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Torniamo alla causa di Forum.

La donna aveva accettato per un paio di volte il “rapporto a 3”, a suo dire, in realtà di più, si deduceva chiaramente da quel che raccontava, ma poi si era rifiutata di proseguire per quella strada sinché la coppia si era finalmente separata, per volontà sua ma le vere motivazioni non erano chiare.

Forse, quel marito, che magari incosciamente covava anche qualche più o meno dichiarata pulsione di genere omosessuale forse sino a quel momento repressa, mantenendo una posizione di comodo dei suoi presunti sentimenti nei confronti della moglie e del concetto di “matrimonio”, voleva dimostrarle che se lui l’aveva tradita con altre donne era stata solo una questione di sesso.

Ed anche nelle occasioni incriminate in cui l’aveva coinvolta (o meglio in cui lei si era fatta coinvolgere volontariamente … per un masochistico amore nei suoi confronti come lei stessa dichiarava ?!) solo di sesso si trattava per lui fermi restando tutti i valori affettivi della coppia, comodo vero? e quindi, razionalmente, trattandosi di normali sfoghi sessuali piacevoli, non esistevano i presupposti per nessuna forma di vergogna, di stress, tantomeno di gelosia, per nessun dubbio sulla solidità del loro rapporto.

Bene, la donna, dopo anni, e a separazione già di fatto da ancor più tempo, chiedeva danni morali, e non solo, al marito denunciandolo come responsabile di una forma di plagio attraverso il quale lui si era approfittato del suo grande amore, proprio quello che la aveva spinta ad accettare la sofferenza unica di quel “numero a tre”.

Prima domanda lecita, ma se la cosa usciva così tanto dalle sue “righe”, come aveva fatto ad accettare anche solo per una volta, la prima? Per amore?

Considerati i fatti, bella faccia tosta a negare qualsiasi coinvolgimento in questa copia sfocata di fantasie da film porno o di un certo tipo di “letteratura”…

Era un po’ come ascoltare a posteriori le recriminazioni e le accuse di una donna che dichiara di esser stata violentata con la forza quando un bruto la ha costretta, non consenziente, a farsi praticare del sesso orale e lei non si è fatta nemmeno sfiorare dall’idea di simulare di stare al gioco staccandogli poi a morsi quel “membro protagonista di tanta arroganza”, così tanto per chiarire che non era disposta a nessun costo a sopportare passivamente qualsiasi tentativo di vera e propria appropriazione indebita del suo corpo …

D’accordo non tutti si chiamano Santa Maria Goretti o possiedono la forza per reagire, per superare quella forma di blocco psicosomatico generato dalla stessa situazione di terrore procurato, perché in tutto questo c’entra molto anche quella forza d’animo che non alberga in ogni individuo e che non gli fa certo scambiare per piacere un’autentica sofferenza morale, fisica e psichica.

Ma almeno un minimo di diniego, di opposizione … nooo, lo ho fatto per amor tuo … amore di che, di chi?

Della propria dignità?

Ad ascoltare l’ex marito, poi, almeno apparentemente, la donna non aveva proprio mai mostrato cenni né di disgusto né di contrarietà allo svolgimento di quel teatrino multiplo, quindi non mi si venga a sostenere che se si era comportata così lo aveva fatto per non dispiacere apertamente al suo grande amore, anzi, sul momento dimostrava apertamente di essere più che consenziente, convinta e partecipe nel corso di quei rapporti particolari, magari con qualche remora la prima volta, ma in seguito …

A cose fatte lei, e dopo averci pensato un bel po’, ora, più arrabbiata che pentita, lo accusava di essere stato lui e solo lui con le sue “richieste sessuali” il responsabile di averla poi fatta cadere in depressione in forma grave e affermava di essersi ammalata psichicamente proprio perché aveva consentito a quel menage, anche se per sua stessa ammissione nei tempi precedenti non avevano proprio lesinato in fantasie multicolori nel corso dei loro rapporti … quindi, complessi di colpa, ripensamenti, crisi … crucifige, crucifige, crucifige quel maiale di maschio sempre e solo lui con il sesso in testa !!!

Io ho sempre sostenuto che se nei fili della luce ci passa della corrente, quando e se schiacci l’interruttore, la lampadina si accende a meno di non usare un cacciavite tra i fili al posto dell’interruttore …

E qui torniamo al discorso che non ci si dovrebbe mai dimenticare che la donna è psicosomaticamente molto diversa dal maschio e che i suoi equilibri sessuali personali, oltre a quelli di coppia, sono molto più delicati, NON fragili, ma ben diversi da quelli del maschio quando si vuol parlare di sesso e amore assieme, e non solo di soddisfare dei pruriti e come certe realtà sono valide solo per l’uomo, altre lo sono solo per la donna .

Ma, tornando a quel che succede quando il corpo inizia a provare quel piacere che oltre che essere una normale reazione fisica è anche uno stimolo naturale offerto dall’Istinto di Conservazione della Specie che manda i suoi richiami attivandoli in tutta la loro prepotenza, che è da ipocriti voler ad ogni costo non riconoscere, anche se io non sono una femmina e non ho mai avuto rapporti sessuali con altri maschi, quindi non posso avere un’idea precisa di cosa si sente nel venire “penetrati”, ritengo che se in certe zone del corpo sono attivi dei “sensori” organici perfettamente funzionanti e se non ci si oppone sin dall’inizio a praticare certe “ginnastiche” se non formalmente a parole, cioè con MENTE E CORPO, sia per questioni etiche che estetiche, non certo per ipocrisia o simili, prima o poi la lampadina si accende e non ci si può nascondere di provarne godimento, chi più chi meno.

A nessuno di voi maschietti è capitato di far sesso con una gentil fanciulla che mentre continuava a dire di no era proprio lei a prendere certe iniziative?

Bell’abisso l’animo umano …

Comunque, tecnicamente, quando in un modo o nell’altro si accettano pratiche sessuali non proprio consuete, dopo i primi “contatti ravvicinati” fuori dalle righe e dalle consuetudini personali subentrano certi meccanismi mentali che proprio per il fatto che si sta provando piacere, un piacere anche nuovo che sino a quel momento si era ritenuto scorretto, “peccaminoso” se ottenuto in quel modo, può darsi benissimo che subito dopo si innestino i primi sensi di colpa subito trasfigurati in pentimento, in fuga psicologica dai comportamenti tenuti, cercando la scappatoia del … ma io non volevo, non ero d’accordo, ma si sa, per non dispiacergli, per amore, mi sono “abbassata” a tanto …

E’ molto scorretto e disonesto il negare che si sia verificato in realtà qualsiasi possibile coinvolgimento sessualmente piacevole in nome di una morale a cassetti di cui ci si professa seguaci e cultori mentre si cerca di creare alibi che vorrebbero incorniciare l’atto sessuale in sé stesso per come è avvenuto come un qualcosa di esecrabile che nulla ha a che vedere con come sino a quel momento si è ipotizzato potesse e dovesse avvenire tra persone che si amano, un qualcosa in cui la volontà del NO però è stata più debole dell’animo di Pinocchio.

Si può capire e anche in un certo senso perdonare questo complicato meccanismo mentale per cui da co-protagonisti di qualche fantasia erotica extra si può incominciare a sentirsi in colpa quando si ha trasgredito da quella che si ritiene lecita normalità e si trova, dopo, ma sempre dopo, il sistema per convincersi di esser passati forzosamente al ruolo di vittime, così la coscienza si fa una bella doccia purificatrice e non rimane che puntare il dito accusatore su chi sino a quel momento è stato partecipe al 50% se non addirittura di meno in quanto a godimento ricevuto.

Non vi sembra che ci siano attinenze col sistema psicologico della Confessione?

Non sto bestemmiando, sto solo facendo un paragone su certi meccanismi mentali che pare funzionino da millenni liberando mente e spirito dal peso degli errori commessi volontariamente o per stupidità ma anche per menefreghismo sino a quando per un motivo qualsiasi non iniziano a pesarci dentro e allora bisogna trovare un sistema per scaricarli da qualche parte molto lontana dalla nostra coscienza.

A dimostrazione del fatto che certe considerazioni che ho messo a corollario della vicenda non sono fantasie, avrei qualcosa da raccontare.

Ma ve lo racconto domani e poi la chiudo lì.

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pppo

   In questa Estate in cui ho avuto molto tempo libero da trascorrere da solo, ho voluto soddisfare una mia curiosità ben datata ma che ho sempre tenuta in un cantuccio, consapevole  prima o poi mi sarei trovato per le mani un fenomeno sociale molto complesso per le sue coimplicazioni sommerse, per numero e per gravità decisamente superiori ai suoi aspetti più evidenti.

   Mi sono quindi organizzato mentalmente per un lungo e molto attento giro turistico in Rete, alla ricerca di un numero veramente consistente di Siti Porno per avere innanzi tutto una visione reale di TUTTO ciò che essi propongono, ma senza alcuna pruderie e ben suponendo quanto di artefatto contengono e che va abilmente bypassato con una buona presenza di cervello, mentre si gioca la non sempre facile parte, in questo caso, di spettatore distaccato e molto critico.

   E poi anche per capire meglio per quale reale motivo la frequentazione di questi siti è così assidua da parte di una così enorme massa di individui, e quale può essere il vero richiamo psicologico delle immagini proposte che va oltre alla semplice immedesimazione nella parte, alla ricerca di un piacere virtuale, ma sempre piacere, di un mondo di situazioni che una persona normale che quotidianamente lavora o ha altri impegni è molto difficile che abbia tempo ed occasione di incontrare già bell’e pronto nel corso della propria giornata o quando torna a casa dopo una giornata di fatiche e preoccupazioni.

   La pornografia offre indubbiamente anche una possibilità di fuga da pensieri, da accumuli emotivi pericolosi, da insicurezze, da eccessi compressi di libido, e senza un impegno individuale eccessivo consente una via di fuga a chi avverte il bisogno impellente di scaricare certe tensioni attraverso un meccanismo psicologico che tradotto in termini volgarmente tecnici altro non è che ciò che ci viene consentito da una capacità umana molto naturale (in possesso a chiunque) di poter ricreare le sensazioni VERE di alcune situazioni virtuali come se fossero reali, attraversoi meandri del pensiero, una volta che nella mente se ne attivino il ricordo o la rappresentazione mentre, corporalmente, se ne è totalmente estranei.

   Un qualcosa che può offrire soddisfazione senza eccessivo coinvolgimento, sinché non se ne diventi psicosomaticamente schiavi, questo il rischio a prescindere da qualsiasi considerazione eticheggiante giusto per salvare la faccia.

   Questo fenomeno, tecnicamente, si chiama EMULAZIONE.

   Lo stesso meccanismo psicologico che ad esempio generalmente ci coinvolge emotivamente anche molto in profondità quando stiamo accanto ad una persona che vediamo soffrire perché ferita gravemente o sconvolta da dolori profondi.

   Una forma di auto coinvolgimento psicosomatico automatico ed istintivo con tanto di attivazione di percezioni interpretate come genuine da parte dei nostri sensi come se fossimo noi stessi a trovarci in quelle condizioni a tutti gli effetti.

   Una divertente e molto istruttiva licenza quindi quella che mi sono concesso anche per soddisfare la curiosità su quali possono essere gli indefiniti e infiniti orizzonti a cui le fantasie sessuali umane possono arrivare visto che il ricordo dei miei lontani trascorsi di gioventù in luoghi e situazioni amene che non sto a raccontare, nonostante le loro variabili di folta campionatura di buon livello, oggi non è certo più competitivo di fronte alle offerte erotiche pay or not to pay che girano in Rete.

   Come sicuramente una grandissima parte di voi è ben documentata sull’argomento (che c’è di male ad esser curiosi o anche solo ad ammettere di esserlo?) in un susseguirsi veramente senza limite alcuno, si possono trovare immagini di rapporti sessuali tra individui di ogni sesso, di ogni “razza” (incredibili certi mix donna-animali …) con divari di età anche improbabili, da soli o in compagnia più o meno folta, come se tutto fosse “normale”, tipo certe feste per sole donne in cui pare che la fellatio in pubblico, e anche qualcos’altro, sia obbligatoria per le partecipanti, e in aggiunta le aberrazioni più spinte e gli eccessi proposti come “normalità” ottima per attizzare i sensi più addormentati o per trovare un senso di libertà (?) scrollandosi di dosso ogni limite o convenzione sociale e morale.

   Bastasse questo … quanti politici ad esempio, meno incazzati e più concilianti …

   Anche se proprio non capisco come in questo processo fisico ed emotivo una donna possa provar piacere a infilarsi in mezzo alle gambe un polipo, o ad avere un amplesso con un cavallo, a farsi leccare le parti intime dal famoso “amico dell’uomo” di razza canina, o come vecchiette di oltre ottant’anni possano accondiscendere a farsi tranquillamente ritrarre mentre leccano un fallo o la vagina di una giovin fanciulla magari impegnata nella manipolazione contemporanea di un discreto numero di peni eccellenti per dimensioni in fase di eccitazione, come uomini grandi e grossi provino piacere a farsi frustare a sangue e altre variabili riferite ai maschietti su cui è meglio stendere un velo pietoso … e solo per dirne tre o quattro su una quantità infinita di variabili …

   E in questo mercato aperto a chiunque, certo non sempre gratuitamente, ci si trova veramente di tutto, non solo grazie alla partecipazione di attori porno professionisti che riescono a procurarsi pane e companatico solo grazie al funzionamento garantito dei propri organi sessuali e di come li sanno proporre e mettere in opera, mentre per le loro colleghe femmine il problema non esiste se non nello stress di voler ricorrere alla chirurgia plastica per aumentare certe dimensioni corporali, come se la loro femminilità ed il conseguente desiderio che possono suscitare fosse in netta correlazione con le circonferenze raggiunte.

   Infatti, incredibilmente, ci trovate anche gente apparentemente normale, ragazzine col viso d’angelo, educande, massaie, donne in carriera, madri con volti che ti farebbero pensare subito a persone moralmente irreprensibili, ragazzini anche visibilmente imbarazzati, almeno inizialmente, oppure “persi” dalla sessualità delle partners magari molto mature con cui stanno “recitando”, volti di persone che si fanno coinvolgere abbastanza evidentemente e non ad uso dell’obbiettivo che le sta riprendendo, di altre che fingono professionalmente (o almeno ci provano) e pure bufale incredibili ed estremamente improbabili con un ampio uso ed abuso di gadget videotecnici per “ingrandire” iconograficamente quel che dovrebbe avere dimensioni normali … con le dovute eccezioni da zoo e da corte dei miracoli che, rarinantes, non hanno bisogno di alcuna promozione artificiale.

   Sodoma e Gomorra a termini di Legge e di perbenismo bigotto … con l’aggiunta dell’ipocrisia del limite minimo di 18 anni per ogni tipo di partecipazione in questa kermesse quando nel mondo e non lontano dalla cosiddetta Civiltà ci sono esseri molto più giovani che già da anni lottano quotidianamente per riuscire a mettere ad ogni costo qualcosa sotto ai denti o, sfruttati da individui innominabili, già sanno maneggiare armi ed uccidere.

   Eppure per la Società civile se nelle strade di Calcutta o di Saigon o che so io, una sedicenne vende il proprio corpo ad un povero adulto con la merda nel cervello perché non sa attizzare i propri sensi in altro modo, allora tutto ciò è immorale, mentre se a farlo è la sorellina diciottenne, tutto è regolare …

   Ma torniamo al mercato della Pornografia in Rete in cui, divertentissime anche se un po’ penose, tipo pacco dell’operaio, pacco del lavoratore …, sono tutte le pubblicità che compaiono assieme alle videate dei filmetti in questione.

   Confesso che oltre ad essermi divertito e qualche volta sinceramente anche stupito, non mi sono mai scandalizzato:

sarebbe stato solo ipocrita perché davanti a certi spettacoli, magari non proprio a quelli più “normali” offerti da questo palcoscenico virtuale, chi può giurare di non aver provato qualche “vago interesse” a seguire con attenzione e curiosità morbosa certe storie almeno per vedere come andavano a finire?…

   Ciò non toglie che quel che cercavo, intanto che mi irrobustivo la mia cultura di settantenne sessualmente ancora attivo (nessun merito da parte mia, è un dono di famiglia e non il risultato di qualche cura a base di Viagra o affini) lo credo proprio di aver capito il motivo di tanto interesse che non risiede solo in quel che si prova davanti ad uno spettacolo porno, magari masturbandosi con i metodi, i tempi, le manipolazioni e le cadenze più consone che solo ogni individuo sa essere quelle giuste per se stesso e che può realizzare al meglio da solo per proprio conto mentre si illude di stare compiendo chissà quali performances, ma anche nella pericolosa sensazione che si può autogenerare in certe menti non solo di sottolivello, ma anche in casi insospettabili per ceto, cultura, sensibilità, presunto rigore morale … che tutto quello a cui si assiste su quei pochi cm. quadrati di video, è normalmente realizzabile con facilità, che non esistono partner che alla fin fine pensino a negarsi o a non voler condividere i nostri desideri.  

   Gesti che non potranno non essere altro se non di sicura soddisfazione fisica e psichica da parte chi ci si perde, ma c’è sempre dietro l’angolo la possibilità che per certe teste possa diventare normale, lecito e realizzabile in ogni istante, nella falsa sicurezza che anche i partner cercati o incontrati casualmente e anche i più recalcitranti, alla fine “ci staranno” e proveranno un piacere simile al nostro, quando addirittura non prenderanno loro stessi in mano le redini della storia, come piace tanto a qualche regista di queste “opere d’Arte” da Casino Mariuccia di Merliniana memoria.

   Mentre la Realtà è molto differente, senza contare che quasi tutti i filmati porno seguono ritmi e logiche sessuali proprie preferenzialmente della psicologia maschile che solitamente poco ha in comune con quella femminile e che certi eccessi così ben presentati rarissimamente hanno attinenza con la realtà di quanto potrebbe succedere tra un uomo e una donna ben motivati a copulare ma per cui il sesso non è l’unica ragione di vita.

   Eppure il Mercato richiede tutto questo perché sono le fantasie più scabrose, meno reali ed attuabili anche per chi vive una vita sessuale molto border line, sono queste “fughe” mentali verso gli eccessi ad alimentarne la richiesta.

   Questi sono i grandi imbrogli della Pornografia commerciale che è solo un volgare business, una maestra di fantasie spesso irrealizzabili se non dall’altra parte dello specchio, che utilizza una rappresentazione falsata e spesso molto pacchiana dei veri concetti di sessualità, e che in menti deboli può creare convinzioni che portano immancabilmente a pericolose confusioni per sé e per altri cadendo in situazioni psicologiche da cui sarà molto difficile affrancarsi.

 

 

   Dato che parlare correttamente di certi argomenti non è così elementare e sequenziale come sputare doverosamente in faccia a qualche responsabile di Governo che meriterebbe di pulire i cessi per qualche anno, non per rappresaglia, ma solo per fargli capire che puzza emana dalla m… che anche lui produce (e che ben si impegna a pubblicizzarla, la sua, descrivendola come essenza di gelsomino) e che però non lo ha mai sfiorato neanche minimamente almeno con i suoi effluvi perché certi individui nascono col filtro già incorporato, probabilmente ci sarà qualche piccolo ritardo nel corso delle mie quotidiane pubblicazioni sul Blog perché vorrei descrivere abbastanza a fondo e senza dire troppe fesserie su di uno di quegli argomenti che passano per essere di terza serie mentre invece riguardano attualmente molto da vicino gli equilibri psicosomatici di molte persone, comprese quelle “di livello sociale superiore” oberate magari anche da sovraccarichi istituzionali.

   L’argomento?

   Incredibile, direte, i MASSAGGI in genere, quel tipo di contatto fisico tra due persone che dalla notte dei secoli viene considerato come il primo e più semplice mezzo di trasmissione di energie positive e stabilizzatrici tra due corpi viventi e sensibili e che come fine ultimo hanno la rigenerazione di vari tessuti organici. 

   Infatti l’industria del massaggio non conosce pause.

   Prima o poi chiunque ha avuto la possibilità di farsi praticare dei massaggi, professionali o non, Shiatsu, Ayurvedici, Psicosomatici, ne tralascio moltissimi, poi i semplici massaggi rilassanti oppure quelli finalizzati ad ammorbidire terapeuticamente tensioni muscolari locali, anche post-traumatiche…. senza escludere codinamente quelli erotici o anche quelli, che proprio massaggi  degni di una qualifica professionale non sono, della povera e sfruttata compagna amorosa e disponibile che facciamo impietosire coi nostri mali di schiena, o quelli che le pratichiamo noi stessi mentre ci stiamo decidendo se procedere o meno a qualche attività ravvicinata più interessante e intimamente coinvolgente …

   Qualsiasi corpo massaggiato, dal momento che viene “toccato” e manipolato dalle mani di un altro essere umano, assorbe le emissioni provenienti dall’altro corpo che entra in contatto fisico con lui, emissioni naturali, automatiche, di bioenergia, nelle sue varie manifestazioni e quantità, tutte strettamente legate alle caratteristiche fisiologiche personali del “massaggiatore” nonché alle sue condizioni psicofisiche che in quel momento stanno gestendo in modo quasi sempre inavvertibile la trasmissione del risultato dei processi elettrochimici che il suo corpo (feromoni compresi) sta producendo naturalmente.

   Per questa serie di motivi il “massaggiato” reagirà non solo alla citata emissione di microenergie (misurabili scientificamente con strumenti appropriati, quindi NON FANTASIE della New Age) ma anche alle emissioni chimiche sempre presenti sulla nostra superficie epidermica, soprattutto su quelle delle mani del massaggiatore (e qui si dovrebbe aprire una Bibbia sul Sistema Endocrino e sulle nostre Attività Ormonali) anche se apparentemente non stanno trasudando nulla in modo evidente.

   Il tutto si autogestisce nel range di una dimensione strettamente legata e condizionata dalle condizioni di disponibilità a venir manipolato in quel momento da parte del corpo ricevente il massaggio oltre che da quanto gli proviene comunque da chi lo sta trattando.

   E che si tenga ben presente che entrambi i corpi ricevono un “quid”, ed entrambi i corpi cedono un “quid”, di estremamente individuale, personale, anche se in percentuali ed intensità sempre molto differenziate.

   Esiste poi un risvolto della faccenda che di solito tutti fanno finta di ignorare.

   Se si desidera andare a fondo di questi meccanismi facendo veramente chiarezza e cercare pazientemente di comprendere in senso globale perché i massaggi producono sempre effetti positivi non solo per il corpo ma anche per l’animo del “massaggiato” bisogna tenere in considerazione anche un aspetto della faccenda che non vedrete mai trattato da nessun Solone competente in materia e che molto ha a che fare col funzionamento della nostra mente e della tradizione culturale da cui proveniamo, talvolta in netta conta posizione con quelle che potrebbero essere le nostre oneste predisposizioni naturali e istintive.

   Cominciamo a considerare quindi il meccanismo psicosomatico che si attiva nella persona che si appresta farsi praticare dei massaggi, tralasciando per il momento quelli del tipo strettamente terapeutico, praticati per lenire gli effetti delle contratture muscolari, delle distorsioni e delle contusioni, anche se ogni tipo di massaggio crea meccanicamente delle reazioni positive sulle superfici trattate, reazioni che aiutano a ridurre inizialmente e poi a far scomparire del tutto tutte le contratture muscolari che ci affliggono a prescindere dalle cause che le hanno generate, soprattutto quelle psicosomatiche.

   O anche quel che avviene in conseguenza ad un qualsiasi contatto fisico, oltre a quelli tradizionali della “stretta di mano” a cui siamo abituati ed a cui raramente diamo il giusto peso non tanto come gesto quanto, appunto, come contatto fisico.

   Mentre nella norma chiunque vive la propria giornata prevalentemente in posizione di “difesa”, di rifiuto istintivo di qualsiasi casuale contatto di questo tipo, di scarsa disponibilità a far superare da qualsiasi estraneo la cosiddetta “distanza sociale” (70 cm.) a meno che non si trovi forzatamente pressato nella calca in Metropolitana o in altre situazioni molto affollate dove tra l’altro si trova sempre l’incivile che allunga irrispettosamente la manina (ma non sto parlando di questa sottorazza umana) quando una persona dicevo, soprattutto se di sesso femminile, decide consapevolmente di aver “bisogno” di massaggi, nella sua mente ed anche nel suo corpo si apre una lunga serie di finestre e porte di sicurezza tutte site in quel tunnel sotterraneo che porta inevitabilmente alla sua sessualità e che vengono prudentemente tenute spesso sbarrate a causa di condizionamenti morali, religiosi e di altri motivi molto più personali e strettamente legati al carattere della persona, a come lei si pone abitualmente nei confronti degli altri, e a mille altri fattori strettissimamente intimi ed accuratamente, direi gelosamente, celati.

   Dicono si tratti di una forma di autodifesa.

   Potrebbe anche essere, ma certo non sempre e non in misura talvolta così “tesa”.

   Lo vedo più in parallelo psicologico a quel famoso comportamento definito col detto: “Excusatio non petita, accusatio manifesta”.

   Non a caso la grossa percentuale della donne che si fanno massaggiare, scelgono altre donne per questa funzione, convinte così di non uscire dai confini della propria moralità che verrebbe forse incrinata da contatti anche estremamente parziali con il corpo maschile di uno sconosciuto o comunque di un estraneo.

   E questo anche in vista del fatto che farsi massaggiare è comunque piacevole e una certa morale tradizionale millenaria, mai scritta su nessun libro ma solo nel cervello femminile, farebbe sicuramente sentire in colpa, come se si trovasse in una situazione di trasgressione, la titolare del corpo massaggiato.

   Ma attenzione, non fraintendiamo.

   Non sto dicendo che chi vuole farsi massaggiare anche da un bel e bravo giovane è in cerca di soddisfazione a pruriti molto simili a quelli sessuali oppure che ne può essere facile preda, oppure che, anche se non ne è in cerca, può supporre che i suoi sensi prima o poi si sveglieranno automaticamente da soli.

   Crucifige, crucifige ….

   Assolutamente no, lasciamo semmai certe considerazioni a chi di mestiere fa lo psicologo.

   Sto solo introducendo il concetto che a questo punto, quando si decide a farsi massaggiare, questa persona decide coscientemente di sospendere momentaneamente l’attivazione di tutti quei meccanismi psicologici che nella sua norma Etica, Morale, Sociale etc., la portano a non consentire a nessuno di toccarla fisicamente da vicino su nessuna parte del suo corpo, a meno che non si tratti di un’altra persona a cui si affida con fiducia come se si trattasse del suo medico personale.

   Per far questo, quindi, cosa di meglio se non affidarsi alle mani di una persona appartenente al proprio sesso che certe mire proprio non le dovrebbe avere?

   Fantasie, fantasie volute, fantasie veramente immaginate solo per raccontarsi mezza bugia.

   Qualsiasi paio di mani che ad esempio sfiorano dei bei seni NON può rimanere insensibile, siano mani di maschio che di femmina, siamo onesti e senza arrivare ad ipotizzare storie di omosessualità.

   Questo è il primo stadio.

   Passiamo ora al secondo, quello in cui, dopo i preliminari di rito, inizia il massaggio vero e proprio.

   Secondo la mia esperienza pluriennale colui o colei che vengono a farsi massaggiare, per prima cosa chiudono gli occhi, cercando non tanto, inizialmente, di mostrare che la loro mente è volta ad altri pensieri, ma innalzano, o meglio, credono di innalzare con questo comportamento, un finta barriera difensiva che vuole mascherare solitamente un minimo di vergogna o di imbarazzo nei confronti di chi, tutto sommato estraneo alla propria vita intima, scruterà il loro corpo “passeggiandoci” sopra in lungo e in largo con le mani come fosse cosa sua.

   Al contempo, di solito, la persona in questione, nuda come un verme ma col corpo inizialmente ben celato sotto ad un lenzuolo discreto, si preoccupa di tirare gli angoli del suddetto per coprire al massimo le proprie nudità, riservate di norma solo allo specchio ed ai più intimi, incurante del fatto che nel giro di pochi minuti quel lenzuolo verrà rimosso per questioni puramente meccaniche e tecnico-professionali.

   Ma non importa, ciò che conta è il gesto, il nostro pudore è salvo.

   Di solito, nel giro di poco la persona riesce poi a ritrovare una padronanza più adulta di se stessa ed inizia a rilassarsi come da copione.

   Terzo stadio.

   La persona è totalmente rilassata, smette di pensare al massaggiatore come ad una persona con nome e cognome e come proprietaria di un corpo fisico con una sensibilità sua ed intima, e inizia a considerarlo solo come un paio di mani, abili, meno abili, non importa, ciò che conta è solo l’effetto distensivo che esse procurano..

   Molto meglio se queste sono veramente capaci di posarsi sulle zone maggiormente sensibili lavorandole come si deve.

   E qui inizia il vero coinvolgimento non tanto del corpo massaggiato quanto della mente che, da lui ospitata, lo pilota e che si trova davanti alla linea infinitesimale di confine tra benessere e piacere, piacere che, non è escluso, assume anche dimensioni molto più intime e vissute quasi in stato non tanto di abbandono psicologico, quanto di aspettativa di riuscire a tradurre le sensazioni benefiche ricevute in sensazioni piacevoli ad ogni livello, al limite prossime anche a quello sessuale.

   Nessuno scandalo, chi si scandalizza dovrebbe fare qualche giro in lavatrice.

   Punto.

   Come vedete sono stato estremamente diplomatico nell’esprimermi.

   Di fatto, qualsiasi persona psicologicamente libera, adulta e in buono stato di salute, da un massaggio eseguito al massimo delle capacità dell’operatore, non può che trarre positività, alla faccia di quel che possono pontificare tanti bacchettoni che poi, in fin dei conti ricordano molto la storiella della volpe e dell’uva.

   Se poi riesce anche a godere corporalmente in senso più intimo durante l’operazione … meglio per chi è così sensibile, e, comunque, affari suoi.

   Come operatore spesso impegnato non solo con corpi giovani ed attraenti ma anche con qualcuno decisamente “stagionato” e ancora titolare del desiderio che gli venga riconosciuta qualche pretesa estetica mai sopita, spero di aver reso bene il concetto, e confesso che prima di iniziare ogni trattamento mi auguro sempre in cuor mio che la persona che dovrò massaggiare si ricordi sempre che io come persona non esisto ma che esistono solo le mie mani che lavoreranno come, dove, quanto e quando sarà necessario.