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A giudicare da quella specie di nebbia sociale spesso maleodorante che ci circonda, parrebbe che la parola “Confronto” ha perso quasi completamente il suo vero significato … pure lei, e purtroppo non finisce qui … come si suol dire, al peggio non c’è mai fine.

Sembra che confrontarsi si riduca ormai al cercare di aver conferme se la propria immagine attira il gradimento dei nostri simili quando ci osservano (più o meno forzati dai nostri atteggiamenti) o se si possiede l’automobile più “IN”, se si può ostentare alla faccia dei nostri simili qualsiasi cosa noi riteniamo che ci faccia sentire superiori … che angoscia … tipo l’ultimo telefonino offerto dal Mercato, padrone ormai indiscusso dei nostri equilibri … abbiate pazienza, fatemi correggere … di quelli vostri, non certo dei miei, senza offesa.

Il vero senso del “Confronto” è cosa decisamente più impegnativa, una spinta psicologica che dovrebbe esser connaturata con l’imprinting dell’homo sapiens, non un qualcosa ridotto ad una ricerca talvolta abulica, talaltra rabbiosa di conferme, schiavi dei nostri più inconfessati complessi che non cessano mai di emergere fuori controllo come avviene sulla superficie dell’acqua per gli escrementi portati da una condotta di fogna sotterranea.

Comodo perdere questo appuntamento che mai dovrebbe essere interrotto con la nostra “faccia” di esseri superiori del Mondo Animale, una spinta automatica, istintiva volta alla ricerca di valori che vanno ben oltre a certe prudenze codine spesso millantate per prudente saggezza.

Ma anche la capacità di accettare le nostre inferiorità passeggere o incancrenite che siano, inferiorità che nonostante ogni nostro sforzo potranno anche sembrarci insuperabili … però, chissà? … ed è questo il bello di una vita positivamente attiva e volta sempre alla ricerca del meglio.

Sapersi confrontare è anche una forma di coraggio e, ditemi, come si può vivere e sopravvivere senza coraggio, nascondendosi dietro al dito mignolo delle proprie ipocrisie?

Cosa che capita soprattutto quando il “Confronto” è quello con noi stessi, con quelle parti di noi che molto abilmente cercano di sfuggire al nostro controllo sotto la sapiente guida del diavoletto cornuto col forcone in mano.

Il “Confronto” poi, lo si può vincere o perdere, che importa?

Ma è la pulsione che ci spinge a cercarlo che fa la differenza facendoci salire su quel gradino più alto, infatti se è importantissimo vincerlo è ancora più importante ed educativa l’autopadronanza nel saper perdere con intelligenza, quando accade, e non con rabbia.

Pronti poi a rimettersi subito in gara forti dell’esperienza dei propri errori e ben determinati a superarli, al limite, ma anche a condividere sinceramente la gioia di chi si è dimostrato superiore, mostrare la nostra reale e sincera compartecipazione con la sua felicità che oggi è sua e domani, chissà, può diventare nostra.

Sapersi confrontare non è un’esclusiva degli eroi, di quegli esseri superiori che esistono sempre e da sempre, questo è il patrimonio di chi, dentro forte, non vuole mai cedere dinanzi a qualsiasi prova lo costringa la Vita, sia che faccia il minatore, il ragioniere di banca, il clochard o il Capitano d’Industria.

Mai perdere le motivazioni interiori che dovrebbero stimolarci sempre in questo senso.

Io però ho una sensazione: che cioè queste considerazioni riguardino più il Genere Maschile piuttosto che quello Femminile, perché sono sempre più gli uomini ad avere i maggiori problemi di gestione del proprio “IO”.

Le donne, sì, spieranno con la coda dell’occhio le proprie rivali quando i propri sistemi di autostima accendono il led rosso di guardia, ma la cosa di solito si ferma lì, loro hanno altre cose più essenziali a cui rivolgere pensiero ed energie … e spesso e volentieri, alla fine, sanno pure sotterrare ogni inimicizia fra di loro.

La prossima volta voglio nascere donna (non .. “diventarlo”, scusate i miei blocchi mentali reazionari nati con me nel secolo scorso, ma certi “ripieghi” di moda, quando sono solo ripieghi, mi puzzano da sempre) e per ora stringo i denti e cerco di tener sempre ben presente quel che mi tocca come maschio cercando di dimostrare che il mio sesso ha ancora qualcosa da dire.

Dimenticavo, “Confronto” non significa per forza lotta, gara, guerra … ci si può sempre confrontare tanto per iniziare anche solo mettendosi davanti ad un specchio.

E questo dovrebbe nascere da un’esigenza istintiva della nostra natura di animali superiori, un modus vivendi dinamico e positivo … anche quando sarà proprio il “Confronto” a rivelare le nostre immancabili inferiorità che comunque non sono mai destinate ad essere eterne e insuperabili.

Chi diceva che tutto è relativo ?…

“… X”

28 novembre 2014

sem

Nel corso della mia gioventù parecchio agitata, per parecchi anni ho fatto parte MOLTO attiva di un noto gruppo giovanile aconfessionale, apolitico etc, in cui ho imparato a gestire parecchie responsabilità, commettendo errori non proprio veniali talvolta, si sa, l’età, ma anche tante cose buone e giuste grazie all’insegnamento ricevuto di tenere sempre ben stretto in mano e primo fra tutti gli altri quell’importantissimo strumento di vita che è il “confronto” onesto, aperto, disponibile, coerente oltre a tanta, tanta buona volontà e nessuna pretesa in cambio dato che si trattava di VERO Volontariato.

Questo presupposto infatti faceva parte delle condizioni di base che ci erano state imposte dai nostri mentori sin dal primo giorno di quella fantastica avventura che ha visto cinquant’anni fa impegnati, direi innamorati, nel mio medesimo percorso umano migliaia e migliaia di giovani soprattutto in Milano, ma non solo lì.

Un’esperienza di vita determinante per molti, anche se non per tutti, certo, e che in effetti offriva poche gratifiche anche se non materiali ma che ha fatto germogliare e crescere prepotentemente in tutti coloro che costruendosi una schiena veramente diritta hanno veramente vissuto in pieno quell’esperienza imparando a dare un senso molto profondo della propria individualità non intesa come chiusura verso il “differente” ma come carburante di un motore sempre da tenere sempre acceso nell’impegno di capirlo, di rispettarlo e, accettandolo con intelligenza e pazienza, nonché sempre nei limiti, del porre una mano tesa quando fosse necessario, in silenzio e senza aspettarsi nulla.

Se non sai voler “bene” a te stesso, non puoi voler bene a nessun altro …

Quel fantastico gruppo più che eterogeneo che si era creato nonostante i pareri gratuiti di tanti scettici, logicamente ha pure lui visto conflitti interni, la creazione di piccole lobbies, ha acuito in alcuni egoismi scontati, insofferenze, anche determinate incertezze, piccole furberie, non escluso qualche fatto grave, eravamo una moltitudine … uno zoo di tutto rispetto con tutti i connotati folcloristici del caso ma una macchina veramente potente.

Ma la qualità direi miracolosa del sistema consisteva nella capacità di far emergere da parte di chiunque, o quasi, la disponibilità totale a stringersi tutti assieme di fronte alle difficoltà che inevitabilmente si presentavano anche dato l’elevato numero di attività parecchio impegnative in cui eravamo coinvolti e che riguardavano alcuni aspetti veramente importanti della vita sociale cittadina e non solo.

Potrei parlare per ore di quanti “grattacieli” ideali siamo riusciti ad edificare su di un suolo impossibile con la sola volontà, con l’impegno e la freschezza di un’età verde non ancora intasata da droga, telefonini, bassa politica, interessi economici, sesso deviato o deviante … anche se chi avesse voluto “pasturare”, nella massa, avrebbe avuto solo da scegliere, sia maschi, sia femmine.

Ma così, proprio ripensando casualmente a tante figure di spicco di quel periodo, voglio parlare di un lato umano, bassamente umano, che emergeva anche da quelle acque per così dire tanto più pure … di quelle di tanti altri dorati ambienti circostanti.

Che Scuola di Vita è stata!

Quante cose ho imparato osservando in silenzio (sino a quando ce la facevo a tenere la lingua stretta tra i denti …)

E oggi che qualche neurone risvegliatosi improvvisamente dal letargo ha riacceso il suo led, voglio parlare di antichi pensieri volti alla curiosa osservazione destatasi in quei tempi sull’attitudine ancestrale e tipica delle donne di ogni tempo e luogo a legarsi perdutamente, quando lo vogliono, ad un’idea, ad un gruppo, anche e soprattutto ad un solo individuo femmina o maschio che sia, quando in questi ravvedono la possibilità di incontrare il leader totale, di fargli supportare la sommatoria delle proprie tensioni più profonde, dei propri desideri più inconsci o inconfessati.

Nessuna resa gratuita, nessun cedimento psicologico, nessuna autovendita a basso costo, piuttosto un matrimonio ideale a qualsiasi costo, un matrimonio quasi sempre asessuato, un matrimonio che mai tradiranno perché una volta creduto di aver intravisto ciò che volevano vedere o sentire, di tutto può accadere ma loro rimarranno per sempre fedeli a quella che in definitiva è solo stata una loro scelta, a quella promessa che in effetti hanno fatto solo a se stesse e che le fa mettere in secondo, in terzo, in ultimo piano qualsiasi altra cosa.

Le Sacre Vestali … coloro che sanno possedere e potere senza avere.

Sono sempre esistite e sempre esiteranno.

A noi poveri ometti che invece ci sbattiamo per un’idea, lottiamo a testa bassa e non solo per noi stessi per un credo che talvolta ci delude, si schiudono orizzonti psicologici di incertezze, di rabbia, di dolore davanti alla sopravvenuta impossibilità, quando si presenta, di mutare il corso di quelle cose che non riusciamo più a gestire, a condividere o che ci hanno offesi e feriti a morte.

E ci ritroviamo come dei poveri trottolini a compiere su noi stessi gli ultimi giri, come dei pirla appunto, sinché forza centrifuga e centripeta non perderanno ogni valore e noi con qualche ultimo sobbalzo ci rovesceremo per terra e pure senza troppe delicatezze.

Le donne, anche se non tutte, NO.

Loro, il Sesso Debole (?!) loro rimangono incrollabilmente arroccate sui loro credo e nulla le fa vacillare, anche quando certe certezze proprio certe non lo sono più (ma guai per tutti quando cambiano idea …)

Allora, stabilito che le cose così non possono funzionare, una volta capito come funziona nelle loro teste, dovendoci convivere, perché non riprendere in mano le redini della Vita, invece di farsi prendere dalla tentazione di mollare il colpo osservando attoniti come invece loro non crollano mai e provare quindi a far “girare”, anche onestamente, tanta FORZA a nostro favore?

Sicuramente si vivrebbe in un mondo con molti meno single, un mondo forse meno psicologicamente autonomo (ma questo lo è veramente?) e moralmente molto più forte e magari, chissà, la parola FAMIGLIA potrebbe tornare ad avere un senso compiuto e i nuovi nascituri a crescere più equilibrati e psichicamente stabili senza essersi parimenti dimenticati tante “cosettine” come ad esempio si impugna un lapis per scrivere “abc” o si punta un dito per indicare la luna e non il dito.

SMALL MESSAGES

28 dicembre 2012

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Chi vuole e chi non vuole cambiare

Chi sta cercando il gran ritorno, silenzioso ma non troppo, alle Convergenze Parallele

Cambiare le architetture dello Stato 

Gli immortali e grigi giochi politici fra i vertici del Potere

L’utilizzo disinvolto di qualsiasi scalino utile nell’ascesa al Potere, con e senza spray deodorante

Le priorità finte o quelle di comodo

Le grasse Bibbie dei tanti e luminosi intenti e la prudente solita assenza di ogni accenno su “come” perseguirli

Le dure logiche dei veri cambiamenti e dei veri intenti

Gli equilibri oscillanti per natura o per comodo politico

I pericoli di perder la faccia e la pelle impegnandosi seriamente nei più corretti tentativi di sanatoria

Le logiche del Potere che tende a conservare se stesso e mai  consentirà a nulla e a nessuno di minare le sue basi, anche le più manifestamente marce

L’ipocrisia di assegnare incarichi attraverso gare ufficiali già totalmente in mano a chi può gestire ogni cosa dall’ombra e secondo criteri ufficialmente “legali” ma colricatto, col denaro sporco, con le connivenze

Le mai rinunciate prebende reciproche nel sistema di gestione del Potere

Le competenze reali sulle sconosciute esigenze di ogni angolo del territorio lontano dal Poter Centrale casualmente sempre miope in certi casi nonostante il filtro delle poche persone oneste disponibili anche a impegnarsi pericolosamente in prima persona

Le meccaniche di assegnazione degli scranni del Potere

Le bandiere come traghetti di comodo

i cicli e i ricicli di riaffioramento negli impasti politico sociali

Lo scomodo motore di ogni forma onesta: il confronto

La possibilità sempre molto relativa di emergere dal basso

Il senso limitativo del voto: o SI o NO senza possibilità di esprimere i MA

i blocchi di principio sugli uomini scomodi e non sulle loro vere idee …

 

   Volete qualche altra idea per starnazzare su Twitter sulla scia di qualche grand’Uomo diventato improvvisamente sensibile in senso sociale ed altrettanto loquace?

   Io temo seriamente di sapere cosa sta per succedere nel nostro amato Bel Paese e mi sa che su questo Blog tornerò a parlare di tutt’altro.

   Non certo perché tema concorrenza o conseguenze sgradite, è solo una questione di olfatto troppo sensibile a certi tipi di atmosfera … vedremo.

   Dopo averci pelato anche le corna con tasse, balzelli, revisioni contabili ed ogni tipo di manovra economica passata come lecita e “doverosa” nascondendosi dietro alla bandiera tricolore, che comunque sta diventando sempre più stretta e sbiadita nelle sue gloriose tinte, e in una situazione in cui sembra che il nostro attuale GOVERNO abbia chiesto la consulenza di qualche Mammasantissima esattore di pizzi, tanta è la fantasia e l’insistenza con cui ci hanno chiesto e continuano ad esigere contributi anche da chi non riesce ad arrivare a fine mese per comprarsi da mangiare e pagar bollette facendo ogni tipo di slalom prima che Equitalia colpisca come un cobra incazzato anche il più debole ed onesto, dopo tutte queste manovre abbiamo però raggiunto una certezza, sempre per bocca del nostro Primo Ministro e di quella cariatide che, dimentico di esser Presidente di un Paese Democratico gli ha procurato lo sgabello dorato e antiurto senza chiedere permesso a nessuno di noi.

   Quale certezza?

   Che siamo diventati drammaticamente poveri e stupidamente incapaci (la colpa è sempre nostra …) di far ripartire quel motore che è stato spento togliendogli carburante (forse perché inquinava il cervello di qualcuno) in modo violento, repentino, traumatico lasciandoci come cani ansimanti con la lingua fuori davanti ad un Padrone Teutonico a cui non si voleva disobbedire nonostante fosse venuto a dettar Legge anche a Casa Nostra?

   Ma no, cosa dico, la certezza è che, grazie al Governo Tecnico, “abbiamo dimostrato di essere un Paese sovrano, credibile, rispettabile e rispettato”.

   Davanti al mondo intero finalmente non siamo più visti né come maccaroni, né come pizzaioli o mafiosi.

   Infatti, due seri professionisti, responsabili della sicurezza di una nostra nave, con dei nervi saldi come l’acciaio delle loro coscienze pulite, rimangono arbitrariamente bloccati da mesi in un Paese dove l’Ipocrisia fa parte del Sistema ed è requisito essenziale per la sopravvivenza di una Burocrazia vigliacca e codina.

   In un Paese civilissimo in cui donne anche incinte assieme a bimbi in età scolare vengono impiegati per spaccare “a mano” i sassi con cui acciottolare le strade, in cui il Fiume Sacro in cui fa abbondanti abluzioni per questioni religiose tutto il suo popolo intero, ad ogni età, è ricettacolo di ogni tipo di acqua fognaria e di colture di batteri altamente infettivi fuori di ogni controllo igienico-sanitario, in cui nei casini onnipresenti per poche rupie puoi deflorare vergini femmine e maschi ancora fanciulli …

   Non vado avanti, ma se volete sapere un po’ di più su quella civilissima India presso cui il nostro Primo Ministro si guarda bene dall’intervenire per tirar fuori dalle fogne due servitori fedeli dello Stato trattenuti con ogni genere di pretesto, visto che si sente così forte di quella Nuova Statura che ha ridato all’Italia in quest’anno di sacrifici coatti, fatevi voi stessi un giretto da quelle parti e poi scoprirete che con l’immondizia che ogni tanto blocca le strade di Napoli, da quelle parti si potrebbero aprire fiorenti catene di Supermercati.

   Anche se poi, pure da quelle parti, assieme a gente civile e per bene c’è sempre chi viaggia in Ferrari alla faccia di chi muore di fame, chi acquista Tornado e non lesina sulle spese per l’armamento nucleare, come in ogni film già visto che si rispetti.

   Il primo che mi viene a raccontare che l’Italia è un Paese Sovrano …………

   Mi viene piuttosto da pensare come si sarebbero comportate in un caso analogo Nazioni come Germania, Israele o anche quei “fanciulloni” cresciuti troppo e che non riescono a maturare invecchiando, di marca USA.

   Intanto, qui da noi, nella civilissima Italia, non uno di quelli che dovrebbero alzare la voce, che, con la scusa che la Diplomazia ha i suoi ritmi, le sue logiche …  si sia ancora spinto oltre alle carte bollate per risolvere questo vergognoso problema.

   D’altra parte la nostra Storia di questi ultimi decenni è zeppa di esempi di italiani più “prudenti” che “grandi” che per non prendere una posizione ben precisa e coraggiosa hanno pure finito per far ammazzare chi ha avuto la disavventura di esser stato preso di mira da chi se ne frega altamente di Pietà, Diritto, Leggi, Amore per la Verità e di quel dimenticato valore comportamentale che si chiama disponibilità ad un Confronto onesto e totale.

  Che qualcuno si vergogni e massimo onore ai nostri Soldati.

 

    Estate, tempo di vacanze, per molti ormai a livello di toccata e fuga, ma sempre tempo di incontri fortuiti, non cercati volontariamente SELEZIONANDO accuratamente nel panorama umano circostante, e che quindi ti mettono a contatto con persone dalle mille e una abitudini, convinzioni, temperamenti, culture differenti dalle tue.

    Famosi “vicini” di spiaggia, di cabina in crociera, di passeggiata nel bosco in montagna.

   Indubbiamente una scuola di Vita per chi lo capisce, un ottimo banco di prova per chi crede nel “Confronto” e chi è per Natura e per convinzione personale pronto a recepire di tutto e di più, sempre teso a far tesoro di ciò che è meglio, anche se quel qualcosa non esce dalla propria testa, insomma anche un’ottima occasione di crescita per chi ne avverte la necessità e lo stimolo, con la volontà di valutare le cose correttamente, in senso oggettivo.

   Poi, invece, ti accorgi che esiste e respira la tua stessa aria tutta quella gente che, anche dopo aver messo la mano destra sul fuoco ed averla ritirata ben bruciacchiata, mai si sognerebbe di cambiare i propri comportamenti e le proprie abitudini di vita, di mettere in discussione le proprie certezze, nemmeno di fronte all’evidenza che si stanno compiendo errori grossolani e facendo solo del proprio egoismo e delle proprie paure inconfessate l’unico stimolo a cui dar retta in ogni atto e pensiero.

   Sic transit gloria Mundi, diceva qualcuno, però si tratta di una considerazione molto triste, soprattutto quando si vedono coinvolti dei bimbi piccoli, degli esseri innocenti in crescita e incredibilmente ricettivi di stimoli (soprattutto quelli negativi, inutile negarlo) di insegnamenti e modus operandi, vere spugne vergini ansiose di apprendere assorbendo e non le solite bestiole, di solito cani o gatti trattati in assenza di idee chiare in merito, come esseri a noi simili.

   Animali che così vengono fatti diventare vere e proprie piccole e grandi icone di assurde manifestazioni di una antica affettività personale rimasta insoddisfatta nonostante certi atteggiamenti di superiorità millantata, sbaciucchiati e lisciati in continuazione come se fossero loro ad aver bisogno di quei gesti che magari vengono invece negati a chi, umano, ne avrebbe veramente bisogno, e non solo di quelli.

   Gesti in realtà tanto poco affettuosi quanto superficiali, non certo quanto lo stress profondo e rivelatore di carenze molto serie che porta ad accudirli sino allo sfinimento come dei tamagotchi solo perché non possiedono il dono della parola e non possono esprimere in modo evidente ed immediato il loro pensiero o mettere in discussione quella schizofrenica alternanza di dimostrazioni d’affetto, o meglio, smancerie, con comportamenti di netto distacco e negazione unilaterale nei loro confronti, sempre pronti ad affiorare solo perché loro sono animali e quando diventano scomodi, che se ne rimangano nel loro cantuccio senza nulla pretendere.

   Esiste poi un’altra considerazione che dovrebbe venir tenuta in seria considerazione per i suoi esiti incredibilmente negativi e come tale utilizzabile come stimolo assennato a cercare di far cambiar comportamento a tante persone che nei confronti dei loro “cuccioli”, a causa della loro personale immaturità congenita, ben coltivata e conservata di adulti mai o mal cresciuti, si comportano come se i loro bimbi dovessero rimanere per tutta la vita dei bambolotti  da nutrire come tamagotchi, appunto, e con cui giocare sempre al medesimo gioco di “Grandi” fanciulloni sempiterni INCAPACI di rendersi conto che questi, i loro piccoli, psicologicamente, spesso, anche per reazione indotta, sono già molto più adulti di loro e che stanno al gioco solo perché l’esperienza gli sta insegnando che gli conviene.

   Per non parlare poi dei ricatti che imparano a mettere in atto con ogni tipo di gestualità ed espressione, quella acustica compresa.

   Quanti sono i genitori che dicono di NO mille volte e poi si comportano esattamente al contrario annullando totalmente l’effetto di quelli che potrebbero essere insegnamenti validi e dimostrazioni non tanto di violenza o prevaricazione gratuita da parte del “grande” più forte (fisicamente) ma di leadership discretamente emanata da adulti degni di fiducia e portatori di validi esempi da seguire ad occhi chiusi?

   Se ne approfittano i cuccioli di cane di certi comportamenti umani, di quella sottospecie di umani così ben diffusa, volete che dei bimbi con tanto di ragione e sicuramente più furbi, con più materia grigia a disposizione nel loro cranio, e quindi maggiormente capaci di valutare le situazioni e la vera “statura” di chi hanno di fronte, “perdano il colpo” di tirar acqua al proprio mulino?

   In fin dei conti si tratta sempre di quegli stessi adulti di cui sto parlando che glielo stanno insegnando con i loro comportamenti psicologicamente instabili.

   E che insistono cocciutamente a volersi baloccare, insensibili a certe realtà che gli stanno urlando in faccia che dovrebbero decidersi a crescere, e spesso facilitati da una sorte ingiusta che gli consente di soddisfare ogni capriccio, di non fargli mai pagare il fio dei propri errori, di non venir mai obbligati a diventare coscienti della propria immaturità e della propria situazione di ingiusto privilegio, quindi mai costretti a crescere velocemente e senza alcun scantonamento dalla diritta via.

   Ma si sa, così è se vi pare e anche se non … continuate pure a giocare se i vostri”equilibri” di cordone ombellicale mai reciso lo reclamano.

   Non vedo l’ora che finiscano le ferie per poter contattare un famoso psichiatra di cui sono amico da tanti anni (e che non mi ha ancora fatto rinchiudere poiché dice che tutto sommato sono solo un rompiscatole ma non certo un individuo pericoloso).

   E sapete perché?

   Perché vorrei che mi inquadrasse le motivazioni per cui in una casa normale, abitata da una famiglia cosiddetta “normale” e borghese puoi trovare anche venti tipi di detersivi differenti diligentemente sistemati sui bordi di una vasca da bagno, di un lavello e così via, così come puoi trovare un’abbondanza di altri gadget di normale consumo quotidiano dagli inscatolati, alle vettovaglie di ogni tipo … ma dalla cantina alla soffitta non trovi l’ombra di uno specchio.

   Va bè, cambiamo discorso.

   Così, tanto per ricominciare a grattare il fondoschiena ai soliti beati fanciulloni dormienti, ma secondo voi, cosa può funzionar bene su questa Terra senza che ci sia stato preventivamente un confronto tra due posizioni differenti?

   E’ chiaro che il confronto deve svolgersi non solo civilmente, ma anche ben animato dalla volontà di capire i punti di vista altrui e dalla capacità di cogliere fior da fiore ciò che è giusto, da qualsiasi parte provenga e di rifiutare con decisione ma senza animosità ciò che proprio non può funzionare, ma non solo perché si è di quell’idea e non si vuol recedere da quella posizione convinti di saper tutto, di potere tutto.

   Avete mai visto nel corso della Storia un Grande che non fosse paziente, comprensivo, capace di attendere, desideroso di ascoltare il suo prossimo …..

   Non credo proprio.

   E non crediate che le “REGOLE” siano solo un’invenzione dell’Uomo, perché in effetti rappresentano il sale della convivenza sociale, la materializzazione di quei famosi confini che individualmente rispettati rendono ogni uomo veramente “libero” anche se questo potrebbe sembrare un controsenso, ma mai dimenticarsi che la popolazione umana conta ormai miliardi di individui ed ogni mente, ogni cuore è un pozzo senza fondo.

  

UOMINI E GATTI

26 marzo 2012

   Ho già scritto un post o due su Camillo, il gatto Certosino che mi degna delle sue attenzioni con un attaccamento particolare, che se uno non conosce i gatti, definirebbe addirittura affettuose e scontate in un animale domestico.

   (Che poi bisogna vedere quanto sono domestici i miei gatti che lascio liberi di scorazzare dove vogliono e che io mi limito a nutrire regolarmente e a curare quando necessario)

   I gatti sono dei felini e mai tradirebbero la loro Natura diffidente, autonoma e libera, loro si affezionano e difendono solo tre cose: i loro cuccioli quando sono ancora piccoli, il territorio in cui vivono e ciò che rappresenta il loro pasto.

   Tutto il rimanente sono solo invenzioni dell’essere umano che li ospita in genere nel medesimo luogo in cui sono nati.

   Infatti io non mi illudo proprio di nulla anche se la bestiaccia in questione (pesa quasi dieci chili e sono tutti muscoli) certe volte, come ieri sera, mi viene a cercare, stando sempre però bene attenta a non farsi prendere in braccio, la sua Natura non glielo consente, mi si accoccola ai piedi  e viene a cercare col suo muso una mia mano per strofinarcisi contro mentre inizia ad emettere un ronzio che il mio GS BMW bicilindrico in corsa fa meno rumore.

   Io mi stavo godendo in silenzio lo spettacolo del cielo stellato fuori, in giardino, seduto sull’erba, tanto ormai è Primavera e la temperatura è mite anche se ormai è notte e la luna crescente da poco comparsa in cielo mostrava un fettina piccola ma luminosissima.

   Camillo è arrivato in silenzio e i suoi “convenevoli” sono iniziati.

   Dopo un po’ è spuntata dall’ombra “Mammina” la gatta di razza Norvegese delle Foreste che sembra più una lince che un gatto, accompagnata a breve distanza dagli altri due soci della birra che in questa stagione non la mollano per un istante, Esso e Saro.

   Esso, dal manto nero con una macchia bianca sul muso dentro cui luccicano due grandi occhi gialli, si chiama così perché me lo ha regalato, quand’era ancora piccolo piccolo, il benzinaio che sta all’inizio del Paese (casualmente della ESSO) e Saro, tigrato col pelo più rosso che bianco,  donatomi allora  nato da poco da una commessa di un Supermarket di nome Sara: tutti si pensava che fosse una femminuccia, il gatto, ed ipso facto il nome, Sara, era bell’e pronto.

   Senonché, crescendo e diventando anche lui una bestia dalle dimensioni di tutto rispetto, ci siamo resi conto che femminuccia non era e Sara è diventata Saro …

   Comunque Mammina, che era arrivata con tanto di “scorta”, molto dignitosamente si è sdraiata a un paio di metri da noi osservando molto attentamente lo svolgersi degli eventi e probabilmente chiedendosi per quale motivo Camillo non l’avesse ancora degnata di uno sguardo e dedicasse invece tutte le sue attenzioni a me che sono solo un essere umano.

   Visto che io non la chiamavo a me e tantomeno non cercavo di allungarmi per darle almeno una grattatina sulla schiena, dopo qualche minuto di apparentemente svogliata attesa, si è avvicinata lei con molta indifferenza e si è sdraiata accanto a me a pochi centimetri di distanza.

   Gli altri due sempre fermi e sdraiati uno di fianco all’altro tipo due sfingi egiziane.

   Io ho seguitato a far finta di nulla e a carezzare Camillo che a quel punto, perso ogni ritegno, si era rovesciato sulla schiena e mi offriva il ventre indifeso a zampe divaricate per aria mentre esprimeva sonoramente il suo piacere senza alcun ritegno.

   E’ passato qualche altro minuto, sinché Mammina si è alzata, ha infilato il suo muso tra la mia mano che stava accarezzando Camillo e, appunto, la sua pancia, ed ha iniziato a spingerla di lato deviandola verso di sé.

   A quel punto non potevo più far finta di nulla e ho iniziato a coccolare anche lei.

   Nel giro di qualche istante, mentre la mia mano iniziava a prendersi  cura anche di quel bell’esemplare, la fetente si è rialzata sulle zampe e con la coda dritta che sembrava raddoppiata di dimensioni si è messa a strofinarsi tutta contro il povero Camillo che non sapeva più da chi gli stavano provenendo tante attenzioni.

   E già aveva iniziato a godere di questa nuova fonte di piacevolissime attenzioni, quando la svergognata, nel giro di poco, si è rialzata e con la coda sempre dritta per aria come una penna d’aquila sul cappello di un Alpino, e senza manco voltarsi indietro ha iniziato ad allontanarsi dirigendosi, subito scortata da Saro e da Esso nella medesima direzione da cui poco prima era spuntata dal buio, non senza sculettare provocatoriamente come una soubrette consumata che sta uscendo di scena.

   Che Femmina !!!

   Pensavo a quell’ex-maschietto diventato donna ad ogni effetto legale, di immagine e sicuramente psicologico anche se, nonostante tutte le cure mediche specialistiche effettuate, le ovaie e l’utero non gli erano certo spuntati come i fiori di pesco a Primavera o come un bel paio di tettine al silicone, e che si era iscritto al concorso di Miss Universo ma che scoperto nella sua natura sessuale iniziale e poi modificata era stato eliminato dalla gara per questo motivo e lui-lei, che si riteneva normale ad ogni effetto, non riusciva a darsene una ragione.

   Tra l’altro, le immagini parlavano chiaro e rivelavano sembianze femminili di tutto rispetto, anche se ad uno sguardo attento non potevano sfuggire certi tratti testimoni di una precedente mascolinità fisica impossibile da cancellare.

   E facevo mentalmente dei paragoni pensando alla profonda e autentica femminilità di Mammina, piccola semplice bestiola domestica, alle sue malizie, a come non perde occasione per esprimere la sua femminilità naturale che le fa gestire da diva anche piccole storielle, piccole situazioni come quella di questa sera nel giardino di casa mia

   Perché certe caratteristiche che fanno parte integrante e indicativa di un sesso nella sua natura più profonda, non potranno mai venire modificate né dalla Chirurgia, né dai farmaci, e neppure, e questa è la cosa più grave per chi poi inevitabilmente ne soffrirà, nemmeno dalle mutazioni psicologiche e psicosomatiche di chi suo malgrado si trova ad affrontare, anche con coraggio in certi casi, perché no?, la crudeltà di una Natura che ha creato la Psiche di un sesso in un corpo che doveva nascere differente.

   Un corpo a cui con le “PRODEZZE” della Tecnologia moderna sono magari state anche date sembianze femminili attraenti sessualmente, almeno così si pensa, ma che al “radar” fisiologico e sempre attivo di un vero maschio non può raccontar bugie perché quando ad una certa immagine non corrispondono odori, vibrazioni, tutti quei segnali naturali e ben identificabili automaticamente che un DNA emette da un organismo vivente perché questa è una delle sue funzioni che molto hanno a che fare con l’Istinto di Conservazione e di Riproduzione, e che non collimano con quanto gli occhi di un osservatore stanno registrando come immagine solo estetica … tutto ciò assume i contorni di tragedia per chi ne viene coinvolto nella parte di “mutante”.

   E a nulla serve che una persona che cambia sesso possa trovare uno o una partner che gli dia tutto il suo Amore; il suo rapporto con la Società sarà sempre falsato e sotto la Spada di Damocle del confronto finale fatto anche di piccole cose quotidiane perché la Società stessa prova una estrema difficoltà nell’accogliere ciò che è diverso, bello o brutto, buono o cattivo che sia.

   E un po’ meno orgoglio sbandierato ai quattro venti, un maggiore pudore della propria Natura proprio non guasterebbe, in nessun caso, soprattutto quando si sente la necessità di venire accettati per quel che si è e si arriva a capire che nessuno è assolutamente obbligato a farlo.

   Grazie al cielo non esiste solo il Sesso col suo codazzo di gioie e problemi, ma per molti e molte persone comunque non sarà certo una vita facile.