METTERSI IN GIOCO

10 maggio 2015

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Una delle prove più impegnative della nostra vita consiste proprio in questo.

Il fatto è che talvolta quando la gente scappa, si nega, fa finta di non vedere e di non capire, non si accolla responsabilità precise e non teoriche … non si tratta necessariamente di mancanza di coraggio, quel coraggio che anche i cani (senza offesa per i cani) riescono a tirar fuori più per questioni di DNA che per processi di autocoscienza razionale e onestà soprattutto intellettuale.

Può anche capitare che chi di quel coraggio ne possiederebbe, può però anche avere idee confuse sulle dimensioni e sul senso del ruolo che si può e talvolta si deve tenere nei confronti di chi ci sta attorno e non si tratta solo di dover tirar fuori quel po’ di … fegato necessario per non continuare a scappare chiamando questo comportamento con parole tipo prudenza e simili.

Mettersi in gioco significa talvolta poi persino poter venire osteggiati da molti sia che mostrino indifferentemente cultura o mancanza di cultura, ma che di sicuro vivono schiavi di blocchi mentali con radici che affondano molto in profondità, oppure affetti da deliri di superautovalutazione veramente gratuita, ma sempre tutti individuabili per una buona mancanza di elasticità mentale, più o meno voluta, più o meno consapevole.

Ma i termini del problema non si esauriscono ancora, quello che sto tentando di fare è un tentativo di analisi veramente impegnativo.

Volete un esempio di chiusura mentale e di rifiuto a mettersi in gioco veramente, onestamente, pronti a riconoscere anche i propri errori oltre che a strillare le proprie ragioni?

Noi ce l’abbiamo tanto su con i musulmani integralisti che non hanno alcun rispetto per la Vita come per le credenze di chiunque non sia Maomettano e avanti per questa strada, ma se ci togliamo le fette di salame dagli occhi, anche qui a casa nostra siamo circondati da integralisti di ogni genere e tipo che si raggruppano in cerchi chiusi e che appena possono, fanno sentire il peso del loro potere anche se invece che avere i “baffi” di generale hanno solo quelli di caporale, e si mostrano sempre impegnati a castrarti moralmente e civilmente col sorriso sulle labbra senza bisogno di celare il proprio muso dietro ad un passamontagna ed ammazzare fisicamente i “diversi” da loro perché quando non si ha ancora imparato a farlo in modo più sofisticato ma dal medesimo effetto, cioè socialmente, spiritualmente, sul piano della dignità …

Già, mettersi in gioco …

E’ un bel match e non tutti hanno la forza, la determinazione, il coraggio, idee chiare e capacità di fare delle scelte che prima o poi li metteranno inevitabilmente in conflitto con le maggioranze silenziose, perbeniste, portatrici di una faccia di culo ben mascherata, e che impiegheranno ogni loro energia per costringere chi esce dalle loro “righe” a farsi infettare dello stesso tumore cerebrale che tutto pianifica, tutto livella, toglie dolori e preoccupazioni (dicono loro) stimoli e fantasie in nome di un credo opportunistico che dà spazio solo ai più furbi e il contentino ai più plagiati incapaci di recidere i fili che li legano al grande burattinaio.

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Mi capita con sempre maggior frequenza di incontrare persone che si lamentano di non riuscire a risolvere i loro problemi che, a parte certi traumi tipo distorsioni etc., in grandissima parte sono di tipo psicosomatico, ma al contempo, non esimendosi di cercare di spillarmi simpatricamente qualche “info” o qualche giudizio senza alcun impegno reciproco … mi assicurano di aver individuato delle “ricette” che paiono valide se non altro per avvicinarsi alle soluzioni ambite e su cui comunque mi chiedono un parere.

Un po’ come andare in una concessionaria auto di una marca, stressare un commerciale con ogni tipo di richiesta, e poi, una volta saputo quel che volevano, o convinti della cosa …, fiondarsi da un’altra parte per effettuare un acquisto che inconsciamente avevano già pianificato nella loro mente e da cui non avevano pensato nemmeno lontanamente di dover recedere.

So bene che mi stanno sicuramente leggendo persone che si possono riconoscere in quel che sto scrivendo come da una foto tessera, ma posso garantir loro che innanzi tutto non sto “parlando all’asino perché intenda il conducente”, e poi che purtroppo certi modi di comportarsi sono ormai tanto comuni che sentirsi da parte loro chiamate in causa come uniche destinatarie di quella che è e rimane una benevola e paziente critica generalizzata, è solo una delle tante forme di presunzione di cui sono affette.

Anzi, direi di più, queste persone le ringrazio per avermi dato un importante spunto per i miei Post.

Sarebbe infatti molto bello che, leggendo fra le mie righe e individuando magari ad istinto quella che per loro potrebbe essere veramente una soluzione importantissima, anche se magari non definitiva, dei loro problemi più pesanti ed immediati, sarebbe bello che capissero che il loro destino è esclusivamente nelle loro mani, dell’impegno che vorranno o riusciranno a mettere nella vita quotidiana sino al momento in cui potranno gridare ai quattro venti che sono vive e libere, magari casualmente, proprio essendosi servite del mio ben collaudato aiuto.

Invece pare che le bugie che raccontiamo a noi stessi per habitus mentale, pur essendo perfettamente consapevoli che di bugie si tratta, e che sono solo dei labirinti a fondo cieco, siano l’unica alternativa opinabile.

Se un problema esiste, permane caparbiamente e si vuole risolverlo bisogna innanzi tutto analizzarlo senza troppa pietà verso se stessi, affrontarlo con altrettanta decisione e poi, dato che siamo esseri umani e tutti possiamo incorrere in errori, una volta appurato sulla nostra dolente pelle che abbiamo scelto un percorso non valido, negativo, addirittura contrario ai nostri interessi, visto che siamo “sopravvissuti” sino a quel momento, trovare il coraggio di mettere la retromarcia e intraprendere un altro percorso ben selezionato grazie alle esperienze pregresse e comunque da seguire con altrettanta grinta e maggiore oculatezza, ma questa volta fatta di zero fantasie sicuramente tanto gratificanti quanto solo fantasie e null’altro.

A meno che tutte le negatività dichiarate non ci

facciano comodo,

psicologicamente e facciano parte della nostra dieta psicosomatica quotidiana per la sopravvivenza morale.

In questo percorso di crescita decisamente in salita e quindi irto di difficoltà, non è poi così impossibile incontrare anche casualmente chi ti porge la mano disinteressatamente ma i timori sistematici diventati consuetudine mentale ed una certa indisponibilità istintiva che spinge a crogiolarsi nelle proprie situazioni negative sono l’ostacolo più difficile da superare per chi in effetti i problemi ce li ha, si sente debole al loro cospetto, è diffidente verso tutto e tutti tranne che verso se stesso che talvolta è proprio il peggior nemico, e si trova disorientato.

Chi poi barando clamorosamente sostiene che, volendolo veramente, si può crescere ed acquistare nuove energie senza subire traumi, soft o hard che dir si voglia, perché si è trovata una strada “preferenziale”, appartiene ad una schiera molto nutrita del Genere Umano, ma sino a che non cambierà registro, questo individuo rimarrà solo un immaturo inconcludente.

Il guaio è che il mondo è pieno di questi immaturi che però come Dottor Jekyll e Mister Hyde, appena si infilano la solita maschera di individui ufficialmente ben “inseriti” a dir loro perfettamente nel loro consesso sociale, moltissime responsabilità loro affidate spesso fanno l’effetto di un’automobile che in piena corsa su di un’autostrada fa un salto di corsia e chi sta passando di lì, coinvolto senza arte né parte, paga per loro che invece se ne escono tranquilli dall’auto sfasciata, salgono su di un’altra e riprendono la corsa.

Come comportarsi allora?

Non bisogna fare nulla di stravolgente tranne che qualche operazione, momentaneamente traumatica per se stessi perché irta di novità, di analisi onesta unita a qualche iniezione di coraggio, e soprattutto decidendosi a cambiare le proprie logiche comportamentali decisamente fallimentari.

Quante volte, con altre motivazioni, in altre situazioni si è fatto un salto nel vuoto o in quello che sul momento sembrava tale ma che “intrigava”, come il credere in un sentimento non riconosciuto, il dare fiducia al primo arrivato grazie ad alchimie sensoriali istintive …

C’è da dire che chi come me in questo momento sciorina consigli e giudizi, in realtà, da solo, non potrà mai rendersi conto appieno delle situazioni altrui, anche quando se ne fa carico per dare aiuto, infatti tante realtà apparentemente troppo difficili e inadeguate alle forze degli interessati si possono invece affrontare assieme tenendosi per mano e munendosi del coraggio che, anche se sommerso, al momento giusto non manca mai, e tentare vie che magari l’istinto consiglierebbe in netta opposizione con le sicurezze suggerite a voce grossa dalla Ragione.

Ma si sa, le guerre si vincono con coraggio, determinazione e tentando anche quella fortuna che certe volte favorisce anche senza porgere il conto.

Come diceva quella famosa matrigna dei cartoons disneyani?

… Specchio, specchio delle mie brame … chi è la più bella del reame?…

(ma alla fine, n.d.R., che ci dò, che ci dò, che ci dò … lo specchio si rompe … per lo stress, e a quel punto, quand’anche ci si accontentasse di uno specchio frantumato e rimesso assieme, non c’è colla che riesca più a tenere veramente insieme i pezzi per molto).

 

 

 

 

 

 

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E’ un Post lungo, vi avviso, vedete voi  se andare avanti …

Una vita fa, avevo sette od otto anni, i miei genitori erano riusciti a portarmi in estate in montagna anche se eravamo nell’immediato dopoguerra e parlare di benessere o di ferie estive era un po’ come oggi parlare di una gita su Marte.

Eppure papà era riuscito a trovare una stanzetta in affitto per un mese, a S.Vigilio di Marebbe in Trentino, nella casa di famiglia di una sua paziente di Milano e i parenti della donna ci avrebbero ospitati per quel periodo, soprattutto me e mamma, mentre papà, legato dagli impegni professionali della Clinica Pediatrica in cui ricopriva un ruolo importante, sarebbe venuto a trovarci solo nei fine settimana.

Ero tutto un fremito di emozioni, una novità per me assoluta, ma, appena arrivati, c’erano subito state baruffe coi bimbi del luogo miei coetanei, i quali però decisero di accettarmi nel loro gruppetto (ero pur sempre il “figlio del Dottore”) se mi fossi sottoposto, senza che i nostri genitori ne sapessero nulla, ad una specie di “prova” che si sarebbe poi rivelata consistere nel condurmi in gran segreto in una stalla a due piani in cui c’era una specie di lungo scivolo di legno inclinato (senza scalini) che serviva a portare al piano superiore, nel sottotetto, il fieno per il cavallo le mucche ivi ricoverate al pian terreno.

Una volta salito sulla cima di quel tavolaccio che aveva una discreta pendenza, se volevo far vedere che ero degno di entrare nella loro banda, dovevo rotolarmi giù per quella specie di passerella, una capriola dopo l’altra e senza fermarmi, sino a che non fossi arrivato a terra.

La pendenza incuteva timore mentre la piccola folla dei villici in braghette corte di cuoio vociava non proprio delicatamente verso di me, il “villaneggiante”, e, che schifo, poi sullo scivolo c’erano residui di paglia mista a letame … insomma, per un cittadino come me, il “figlio del Dottore” … una prova non proprio facile.

Con la forza dell’orgoglio e con l’incoscienza dell’età ma con un pizzico di cervello, feci qualche veloce valutazione e poi dopo un attimo di esitazione mi misi a rotolare, una capriola dietro l’altra, sinché arrivai a terra fermandomi giusto giusto su di una bella torta di letame di mucca fra l’ilarità generale.

Da parte di tutta la banda ci fu on’ovazione liberatoria, anche perché proprio non so quanti di loro avrebbero avuto il coraggio di fare la stessa cosa, comunque la prova era superata ed io mostrando il mio coraggio, avevo trovato nuovi amici e nuovi complici per le piccole scorribande che ci aspettavano per un mese intero.

Altra storiella: anno 2012, ultimi spostamenti in calendario delle mie uscite in moto, una potente BMW 1150 GS ed anche ultimo “volo”, questa volta causato da un furgone che mi aveva stretto ed agganciato, mentre tentavo un normale sorpasso sotto alla pioggerellina autunnale, schiacciandomi al contempo contro il divisorio in cemento di una superstrada, i famosi New Jersey.

230 Kg. di moto che prendevano il volo saltando di corsia mentre io iniziavo a rotolare per una cinquantina di metri finendo per fermarmi proprio sotto al furgone che nel frattempo, sbandando, si era fermato rumorosamente contro allo spartitraffico …

Tutte le auto che sopraggiungendo si fermavano … oddio, è morto … tiratelo fuori … no, lasciatelo sotto sino a che non arriva l’ambulanza … forse è ancora vivo … Dio, che volo, poveretto … ma c’è del sangue? … etc.

Nel frattempo io nel casino generale, zitto zitto cacchio cacchio, chiaramente un po’ acciaccato, anche se “quasi come sempre” perfettamente incolume, strisciavo fuori da sotto al furgone incredibilmente senza che nessuno se ne accorgesse e mi mischiavo alla piccola folla che si era formata e che sembrava preoccupata più della moto semidistrutta che di me, e chiedevo … ma chi è il guidatore del furgone che devo … chiedergli una cosa …?

Quando l’ho finalmente individuato gli ho sfasciato il mio casco in testa e non mi sembra di aver ricevuto ancora alcuna denuncia per aggressione con arma impropria (l’ambulanza ha portato poi via lui, per commozione cerebrale, non me).

Una mia vecchia amica di Sasso Marconi mi dice sempre … Pierino non si smentisce mai …

Grazie al cielo, danni alla moto, in realtà quasi zero, gran moto la BMW …

Anni ’80, nasce in me una nuova passione, il Radiantismo.

Le trasmissioni a distanza via etere mi affascinano, i telefonini non sono ancora nati, al massimo gira qualche residuato bellico statunitense operante sui 27 Mhz, poi chiamato CB …

Ma io sto cercando ben altro e mi metto a studiare Elettrotecnica ed affini e passo il primo esame d’obbligo ma non mi basta perché mi affascina l’idea di potermi collegare via radio con l’altra faccia della Terra e per far questo bisogna dare un altro esame, quello detto di CW per venire abilitato dal Ministero PPTT per operare in Onde Corte con apparecchiature e relativi impianti d’antenna molto potenti.

Condizione essenziale: devo imparare il Codice Morse, devo essere in grado di trasmettere e ricevere messaggi codificati nei suoi segnali acustici brevi e meno brevi, una specie di forca caudina perché già è possibile fare collegamenti in telescrivente per superare enormi distanze e il CW lo usano solo i radioamatori più tradizionalisti.

Un inferno, io imparo a memoria perfettamente i codici di tutte le lettere dell’alfabeto, ma quando si tratta non tanto di trasmettere perché in quel caso puoi andar piano e il tempo lo gestisci tu richiamando dalla memoria tutte le sequenze necessarie di “linee e punti”, ma di decodificare messaggi in arrivo … il buio totale ed un senso di impotenza come quando un bergamasco cerca di capire quel che gli sta dicendo un Sardo che sta esprimendosi nella sua “lingua” isolana.

Gli esami sono alle porte, mancano poco più di trenta giorni ed io dopo sei mesi che mi arrabatto con le orecchie incollate al ricevitore in onde corte sto per perdere la fiducia nelle mie capacità, perché Il problema primario consiste nel decodificare i segnali in arrivo che vengono inviati da “radioamatori di annata” che i messaggi in CW te li sparano a ritmo velocissimo.

Un giorno, sul lavoro, durante una pausa, mi trovo a parlare con un noto Primario Ostetrico (ormai defunto) che scopro essere anche vecchio radioamatore e gli confido il problema che mi sta angustiando ormai da mesi, la comprensione del Codice Morse in ricezione.

Ed ecco avvenire il miracolo: il medico mi invita a visitare la sua stazione radio ed io, curioso come una scimmia, accetto di buon grado.

La sera seguente mi rivedo col dottore e con mia grande sorpresa lui tira fuori il “tasto” per il morse ed inizia a cadenzare in sequenza due lettere, C e Q, codici internazionali di chiamata, una, dieci, cento volte chiedendomi se mi è sempre tutto chiaro e comprensibile.

Certo, lento sì, fesso no, .

Ma lui insiste sempre con la stesse lettere ed ogni tanto mi chiede …capisci? … io sto per spazientirmi quando ad un certo punto inizio a capire “veramente”: le mie orecchie ora non sentono più dei punti e delle linee perché quelle sequenze sono diventate una “musica” e io non devo più contare punti e linee per riconoscere le lettere corrispondenti …

Il giorno seguente, a casa, accendo il tasto ed inizio a registrare,, ripetute all’infinito prima una lettera, poi un’altra, poi un’altra … tutto l’alfabeto e poi inizio subito ad ascoltare queste registrazioni.

E’ fatta, ho imparato la ”musica”, quelle sequenze di suoni sono diventate musica e riesco finalmente a tradurre i messaggi in Morse con sempre maggior facilità … è il mio istinto a riconoscerli, non devo più ragionare o fare i conti della serva con punti e linee … è un po’ come aver imparato ad andare in bicicletta e non dover più prestare attenzione per non perdere l’equilibrio ma solo alla strada che si sta percorrendo …

… Un altro breve salto nel passato, ho da poco compiuto ventiquattro anni e frequento un Maestro di Arti Marziali a cui non interessa gestire un Dojo (svolge una Professione affascinante che assorbe totalmente il suo tempo) e di cui ho fatto casualmente conoscenza in una situazione di grande pericolo che coinvolgeva un intero gruppo di persone.

Costui, forse colpito da come mi ero comportato, mi ha poi chiesto con discrezione se non volessi imparare regole e tecniche della sua disciplina ancor poco nota da queste parti dell’Occidente: come in un film, vero? ma è la pura verità.

Lui era determinato nel suo intento, anche se per quanto impegno io ci mettessi, i primi tempi non riuscivo che ad apprendere qualche tecnica semplice dal punto di vista esecutivo e le cose non andavano troppo bene perché apparentemente imparavo tutto ma a distanza di qualche giorno lo dimenticavo, confondevo gli insegnamenti ed il mio corpo, impacciato, non riusciva a realizzare quel che mi era pur chiaro nella mente a livello di pura memoria.

Sino alla sera in cui quel Grande pensò di cambiare sistema ed iniziò con l’insegnarmi una tecnica totalmente difensiva fatta di pochissimi movimenti con i quali, come in un passo di danza, il mio corpo doveva seguire in perfetta sintonia i movimenti della sua aggressione, persino facilitandola nello slancio per poi, quando il colpo “giungeva a fine corsa” mentre lo schivavo praticamente evitando ogni contatto corporeo pur rimanendo sempre fisicamente vicinissimo, io dovevo aiutarlo a proseguire nella sua traiettoria sino alla sua totale perdita di equilibrio che lo vedeva rovinare inevitabilmente a terra, una filosofia comportamentale “invincibile”, come poi avrei ben imparato e che avrei fatto per sempre mia.

Come sempre, in breve avevo imparato la teoria della meccanica di quei nuovi movimenti da effettuare, ma quella sera il Maestro fece una cosa diversa: andò a spegnere la luce del grande ambiente adibito a Tatami privato nel suo immenso Studio professionale in cui ci trovavamo, lasciando trapelare un po’ di luminosità dal fondo di un corridoio adiacente.

E subito iniziammo a ripetere quella tecnica praticamente al buio e continuammo a ripeterla per tutta la sera sino alla noia anche se io non ne capivo il motivo perché quel comportamento era per me una cosa ormai chiara e si sarebbe potuti passare ad altro … ma solo per me.

Avevamo iniziato verso le dieci di sera ed andammo avanti così per un’oretta, sinché il Maestro mi disse … bene arrivederci tra due giorni.

E due giorni dopo, come se avesse ancora cambiato metodo di insegnamento si mise a spiegarmi il senso di alcuni movimenti di “chiave” che potevano mettere in difficoltà l’eventuale avversario.

Eravamo chiaramente in piedi l’uno di fronte all’altro quando senza dare il minimo preavviso, partì con un colpo secco e violento verso di me, come qualche sera prima, ma non si trattava di una prova tecnica come avevamo fatto allora.

Io non so ancora cosa in effetti è successo ma ho visto il Maestro era volare per terra senza essere nemmeno riuscito a sfiorarmi e mentre con una elegante capriola si rialzava sorridendo, mi disse: … hai capito?…

Sì avevo capito, il mio istinto su cui era stata scritta corretta una nuova info, aveva lavorato col mio corpo intervenendo prima della mia ragione.

Ma adesso parliamo seriamente, il succo di questi raccontini, apparentemente slegati fra di loro, vi può invece insegnare parecchio sulle capacità del cervello umano.

Però questo ve lo racconto nella prossima puntata del Blog.

CERCASI “MAESTRO”

30 giugno 2014

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Arrivato alla mia età penso che si sia ristretto drasticamente il numero delle cose che mi possono veramente stupire ancora.

Tra le poche, ce ne è una che continua imperterrita a far breccia nel mio animo nonostante ci siano tutti i presupposti, avendo ben capito come funziona ovunque, per doversi ormai rassegnare sconsolati davanti alla realtà.

Sto parlando di come, dopo una vita di esperienze vissute con tutti i “sensi” sempre all’erta e funzionanti, io commetta sempre l’errore di dar retta più alla mia stupida fiducia in certe capacità e nella buona volontà del Genere Umano che all’evidenza di certe sue manifestazioni penosamente negative che prescindono dal cosiddetto livello di Civiltà raggiunto.

Ora vi chiedo di essere veramente onesti: ditemi quante volte è capitato anche a voi di conoscere delle persone molto colte, informatissime, grondanti di cognizioni anche tecniche su tutto e su tutti, persone apparentemente di livello superiore e quindi che ci si aspetta che siano conseguentemente molto equilibrate e sagge anche perché le qualità appena menzionate non ti fanno certo aspettare di trovarti di fronte a individui, soprattutto nel privato, tipo Dottor Jekyll e Mr.Hyde, deboli, insicuri, pieni di paure e di ansie, incatenati psicologicamente da complessi di ogni tipo.

Persone che pur conoscono ormai perfettamente dal punto di vista tecnico certi meccanismi sociali o anche solo individuali ma non riescono a vivere un’esistenza equilibrata, lineare, fatta di sicurezze (tranne quella di pensare di NON poter esser mai sicuri di nulla e di nessuno) … incapaci di impegnarsi davanti a qualsiasi decisione che li può coinvolgere nel profondo del proprio IO e che richiede coraggio, onesta coerenza e determinazione almeno nei confronti di ciò che pensano di aver appreso e approfondito sui libri e dovunque gli era possibile oltre che tra le pieghe più celate della propria coscienza e che dovrebbero applicarlo automaticamente nei confronti della realtà dei problemi quotidiani.

Individui che hanno studiato per anni e continuano a studiare divorando volumi che parlano di psicologia, di psicosomatica, di bioenergetica, di autopromozione, di fisiologia, anatomia … praticano attività impegnative e in teoria estremamente coinvolgenti per corpo e mente come Yoga, Tai Chi … individui per i quali non dovrebbero più sussistere molti segreti sull’animo umano e sul corpo che lo ospita … invece …

Facile chiedersi il perché di tanta tragedia, molto più difficile trovare le soluzioni.

E non venite a dirmi che la mente umana è sempre in “fieri” e che è in continua evoluzione, quindi nessuno stupore se l’Homo sapiens talvolta tentenna, non osa agire subito perché è in attesa della Verità.

Mia nonna diceva … aspetta caval che l’erba cresce …

Io dico che è molto meglio onorare volta per volta e senza tentennamenti i debiti morali che ognuno accende quotidianamente verso se stesso col raccontarsi spudoratamente un mare di bugie … e se si commette un errore, quell’errore così temuto, meglio, per la volta seguente ogni dubbio sarà già stato risolto mentre l’esperienza (dell’errore) farà emergere la sua natura di Maestro coordinatore predominante a cui non è né possibile, né doveroso, né onesto, né coerente, né intelligente NON DAR RETTA.

 

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   Ormai si spera solo nell’arrivo clemente di un altro meteorite GIUSTIZIERE di passaggio.

  Dite quel che volete, ma provate a ragionare mentalmente liberi a prescindere dai colori delle vostre bandiere, non vi rendete conto tutti che dopo un anno e passa di prove provate di ulteriore inefficienza programmata non solo umana ma, in questo ultimo caso, anche squisitamente tecnica, vere perle distribuite in giro a badilate dall’attuale Governo, ci tocca pure di vivere impotenti l’amara storia dei due fucilieri prigionieri in India?

   Poveri servi fedeli di uno Stato che ha perso del tutto Dignità e Sovranità avendoli praticamente traditi dimenticandosi il significato delle stellette che gli ha infisso sui baveri, mi viene da pensare che ha proprio R.A.G.I.O.N.E chi sta strillando ai quattro venti che tutto è da rifare mandando a casa questa marea di incapaci pachidermi antidiluviani che ci sta governando col seguito dei loro relativi portaborse non certo gratuiti.

   Per un anno abbiamo persino sopportato pazientemente tutte quelle “lezioni” ripetitive sino alla nausea, di un Professore eletto al rango di statista per meriti speciali, ma mai sceso di Cattedra per fare lo sforzo di provare a comprendere meglio il senso delle sue future responsabilità su ciò che gli era stato affidato.

   Un uomo inflessibile, tutto di un pezzo (quando si tratta di rapporti con Banche e Gruppi Finanziari) che in tutto questo tempo è stato solo capace di farci pagare gli interessi di un debito (per questo bastava un ragioniere) che non si capisce bene come e quando mai potrà venir saldato completamente con i sistemi da lui usati, e che cocciutamente orgoglioso del proprio luminoso operato che ha devastato la vita di migliaia di famiglie di Italiani, come se niente fosse si è autocinto le tempie di alloro come un antico duce romano da portare in trionfo.

   Ma adesso basta col prenderci in giro!

   Nessuno di questi galantuomini che abbia avuto il coraggio di riconoscere apertamente che certe cautele nella storia dei due Marò, io le chiamo vigliaccherie politiche di Stato, sono state e sono tuttora preminentemente motivate dal timore di perdere immense commesse per nostre forniture militari all’India, da tempo concordate, di Armi leggere e pesanti, altro che qualche elicottero dell’Agusta e relative tangenti che non credo proprio siano mai state versate da qualche nostro connazionale di sua esplicita iniziativa, alla faccia dell’irreprensibilità tanto sventolata dei Funzionari di quelle latitudini e del loro amore per la Verità (e degli Euro)…

   Mi piacerebbe sapere chi poi e perché ha dato ordine al Comandante del Cargo Italiano assaltato dai presunti pescatori e accolti come si meritavano, di accondiscendere a girare di prua dopo aver abbandonato le acque internazionali in cui stava navigando per entrare in un porto indiano e pigliare ordini da chi proprio non ne aveva l’autorità.

   Non sarà mica stata colpa SOLO di un Comandante un po’ pirla, un po’ vigliacco ed incapace, o magari del suo telefonino satellitare andato in tilt che così non gli ha permesso di ricevere dall’Alto ordini intelligenti, visto che quelle navi NON sono in collegamento radio diretto e continuo con le loro Basi, vero?, cazzata pazzesca come quella della Corazzata Potemkin … abbiamo voglia di scherzare?

   Chi e perché ha dato ordine che i due militari, comandati tra l’altro non tanto secondo iniziative personali dei loro Superiori italiani quanto operativi in base a disposizioni di carattere internazionale contro la Pirateria, venissero consegnati senza batter ciglio alle Autorità Indiane?

   Sentito forse dire mai di soldati mandati in guerra e poi processati perché hanno ammazzato qualcuno in prima linea nell’esercizio delle proprie funzioni comandate dall’Alto?

   Assieme a tanti, troppi altri perché.

   Avete visto cosa è successo poche settimane orsono quando è stato fatto fuoco per motivi analoghi da una nave americana?

   Tre o quattro “pescatori” con i micidiali RPG da quattro soldi ben carichi e nascosti neanche poi tanto in mezzo alla reti, fatti secchi senza troppi complimenti dal personale di Sicurezza Armata a bordo, pari Grado dei nostri, e tutti zitti e mosca.

   Perché voi che forse avete ancora qualche dubbio sulla correttezza dei nostri Marò, non sapete che è sufficiente un colpo di un piccolo RPG portatile in spalla, pochi Euro al proiettile, sparato a livello della linea di galleggiamento di una nave non corazzata come quelle da guerra, per far affondare anche un cargo da qualche migliaio di tonnellate?

   E uno che è stato preposto al Servizio di Sicurezza della nave deve aspettare che gli sparino contro un minimissile per essere autorizzato a reagire?

   Ve lo immaginate poi cosa sarebbe successo se la nave avesse battuto bandiera Israeliana, o Inglese, o Tedesca, o Russa, o magari solo Coreana del Nord, invece che quella italiana?……………

   Successo qualcosa?

   Successo niente!

   Ma tranquilli, siamo in una botte di ferro, perché nel frattempo il nostro amato Presidente, con viva e vibrante soddisfazione  in mezzo ad una nube di fumo colorato (sempre tendente al rosso carminio)  ha tirato fuori dal cilindro magico altri nuovi tecnici che però adesso non si chiamano più tecnici, per discutere e cercare di capire di cosa l’Italia ha bisogno e se ne ha ancora bisogno oppure se ormai è alla canna del gas, quindi tanto ne vale tirare la catena con quel che ne conseguirà.

   Tanto qualcuno una buona pensione oltre alla buonuscita, oltre a tutto il resto già ce l’ha, e chi glielo toglierà mai?

   Non mi stupisco che questi geni superiori, colti fior da fiore dai contenitori di riserva del Genio Italiano, ci debbano ancora pensare su un po’ per arrivare ANCHE LORO a farsene la giusta idea, questa è la riprova che la quasi totalità di chi gestisce i nostri destini vive da sempre in un mondo e in una dimensione mooooolto lontane dalla realtà, un limbo che ben poco ha a che vedere con la condizione della Gente che miracolosamente ancora possiede un lavoro, anche misero, e che lavorando suda, suda tanto e non solo sudore, sempre che non gli abbiano ancora sfilato il “posto” da sotto al c…. scusandosi col dir: “… che noia però, tutti i giorni a fare le stesse cose … dovete imparare a variare, a dare più sprint alla vostra vita, lavorate di più con la fantasia, domani è sempre bello …”

   VERGOGNA.

 

SALLUSTI, UN GRANDE

1 dicembre 2012

sall

   Chi mi conosce profondamente, SA che io sono un individuo che NON Conosce il significato della parola “INVIDIA”.

   Forse perché, potendolo, in giovine età mi sono sfogato abbastanza e, potendolo, non mi sono mai fatto mancare nulla, sempre nei limiti dell’umano e del lecito, non certo secondo le possibilità OFF-LIMITS di certi mostri sacri a partire da Silvio Berlusconi, per viaggiare tranquillamente in planata a mezz’aria a volo di falco sopra tantissime realtà, anche di casa nostra, che sono solo una potente sberla nei confronti di chi lotta ogni giorno per il pane quotidiano senza nemmeno sapere cosa gli potrà capitare all’indomani.

   Ebbene, confesso che oggi ho invidiato una persona per quello che sta riuscendo a fare sputtanando Sistema, Moralisti di professione, Politici di Parte, Magistrati di ultima nomina in cerca di notorietà, attivisti incazzati e mezzo ciechi e con un unico patrimonio: le idee (quelle pulite) poco chiare ….

   Non perché quest’individuo si sia permesso certi comportamenti che io non avrei avuto capacità o coraggio di tenere diritto davanti a sé come la prua di un rompighiacci nell’Artico, ma perché possiede uno status civile, una notorietà, una figura pubblica, oltre che alle indispensabili qualità personali, bagagli che io ahimé non posseggo tutti e che gli hanno consentito di pigliare per il culo, con molta eleganza e con tutti i benefici della diffusione NON FILTRATA attraverso i Media, un oceano di ISTITUZIONI E PERSONAGGI  come Magistratura, Sistema e Vecchie Cariatidi incaponite sui propri seggi di Potere di cui hanno perso ogni ragionevole capacità di gestione intelligente.

   Sto parlando di un giornalista, certo Sallusti, che potrà anche non essere simpatico a qualcuno, ma che sta dimostrando che quando si VUOLE VERAMENTE DIMOSTRARE AL SISTEMA quanto vecchio, marcio e puzzolente sia, non è certo necessario né tirare bombe carta in Piazza, né fare scioperi della fame dietro rigoroso controllo sanitario, avvolgersi tragicamente dentro ad un vessillo e neppure mettersi a berciare da un palcoscenico con le giugulari gonfie di sangue e la voce roca.

   Onore all’uomo, e speriamo che il suo esempio serva a far germogliare qualche seme sano e impaziente da questo mare di merda, e nonostante la quantità di personale di “controllo” addetto ad estirparlo appena fa capolino.

 

 

Occhio, è un post lungo, se andate di fretta non perdete il vostro tempo a leggerlo.

   Giorni fa hanno tentato di coinvolgermi in una squallida e sterile discussione intellettualoide da salotto “bene” sulle realtà Gay, discussione in cui mi sono onorato di non intervenire verbalmente mai essendo evidente l’ipocrisia di base di chi tanto si affannava per sostenere le proprie imprescindibili tesi morali, religiose, “naturali” …

    Però ho deciso di scrivere un Post sull’argomento che, almeno apparentemente, preoccupa molti dei nostri Illuminati Spiriti Guida, anche di Stato (…) che comunque non hanno ancora avuto il coraggio, per questione di “voti”,  di far indossare in senso socialmente molto lato ma a tutti le solite mutande di cemento di qualche Legge intelligente, giusto perché quando si toccano certi argomenti è un po’ come vedere spuntare in mezzo alle sabbie del Sahara improvvisamente e ovunque dei bei tulipani variopinti .

   Tanto per mettere dei paletti, io non sono gay, lo so, si sente anche da come mi esprimo pur non ritenendomi assolutamente razzista, però dico onestamente che solo l’idea di rimanere per pochi istanti a contatto di pelle nuda con un altro maschio mi può creare veri disagi fisici più che psicologici, una sorta di rifiuto totale e istintivo estremamente naturale e non filtrato dalla Ragione, una vera e propria insofferenza “a pelle”, serenamente automatica.

   Questa premessa la faccio perché c’è sempre dietro all’angolo il grattaculo intellettual-gratuito spara sentenze che afferma con sicumera che, sotto sotto, in ogni uomo, soprattutto in quelli apparentemente più “normali”, c’è un fondo di omosessualità latente e che certe manifestazioni di insofferenza o di apparente agnosticismo sono solo la dichiarazione istintiva, inconscia e incontrollata dei desideri più celati nel proprio cervello e compressi dalla tradizione e dalla cultura, nonché dall’ipocrisia e dal perbenismo, compresi i desideri emergenti meno dichiarati apertamente, e il tutto per una sorta di vigliaccheria da cui pochissimi riescono a non farsi condizionare.

   Basterebbe non voler confondere ad ogni costo e per spirito di parte, realtà molto differenti fra di loro, tipo porta chiusa che si può aprire in ogni istante con quella di muro massiccio di cemento armato ben solido senza alcuna “crepa” o passaggio.

   Solo chi è coglione, cieco o anche solo partigiano, ha quasi timore di prendere in giusta considerazione le inclinazioni naturali della maggioranza del genere umano, che sono solo l’espressione di un vero equilibrio fisiologico e naturale a prova di mina, di un ordine mentale, costruito in fisici normali da genitori sani in ogni senso, e ben coltivato nel tempo della crescita senza esser mai stato depistato forzatamente da fatti incresciosi avvenuti magari durante l’infanzia, da pesanti errori pedagogici genitoriali, da insidie perpetrate da parte di maiali con la faccia umana o da maliziosi esempi molto poco opportuni da parte di chi ha confuso l’inalienabile Diritto ad esser come si è, ma solo in Privato con merce da mercato rionale.

   Oppure solo da una grande leggerezza mentale che chiama gioco ciò che in quel caso è solo deviazione sessuale, oppure, se non vi piace il termine, quel che accade quando madre Natura si distrae ed assegna ad un involucro non appropriato caratteristiche morfopsicologiche destinabili naturalmente ad altro indirizzo.

   A meno quindi che proprio non esistano a monte delle serie cause fisiologiche naturali, come certe alterazioni psicofisiche innate e presenti sin dalla nascita, che hanno il sacrosanto diritto di esser riconosciute e venir tutelate sia clinicamente che psicologicamente e socialmente, e che ben poco hanno a che fare con quelle piazzate folcloristiche in cui si tenta di far sorbire ogni tanto e indiscriminatamente a tutti il solito polpettone stantio di un Gay Pride, che proprio in quanto orgoglio ostentato è solo esibizione gratuita e provocatoria ma solo per chi si sente provocato, e spesso STUPIDAMENTE volgare, perché non c’è nulla da sbandierare in quel modo anche se si sa, lo spettacolo è uno dei mezzi più semplici per reclamare i diritti negati.

   Infatti esistono moltissime situazioni degne di rispetto che invece dovrebbero venir prese in considerazione NON come una malattia da compassionare o “curare” o combattere, secondo le teorie del famigerato Ventennio, con vernice di minio sui genitali, ma proprio come una realtà, scomoda, CON TANTO DI DIRITTI E DI DOVERI, primi fra tutti i Doveri, però, quelli del Comune Senso del Pudore soprattutto nei confronti dei più giovani che hanno tutti i diritti di crescere senza alcun tipo di deviazione forzata dagli egoismi e dai pruriti anche solo iconografici degli adulti con tutti i loro background psicosomatici.

   Personalmente io proprio non vedo la possibilità di aprir varchi in certe mie sicurezze molto personali ed intime, ed anche facendo il più serio esame di coscienza non vedo altra possibilità di potermi eccitare sessualmente se non pensando ad una donna non tanto bella quanto veramente femmina e disposta a rendermi partecipe della sua femminilità, eppure non incontro nessun ostacolo, nemmeno nell’inconscio nel riconoscere ed accettare come degni di esistere dati di fatto che escono dalle mie “geometrie” sessuali.

   Se mai nasce il problema di stabilire cosa significa oggettivamente PER TUTTI l’espressione “Senso comune del Pudore” che comunque gestito, anche esagerando volutamente nell’esibizionismo più provocatorio non DEVE mai superare i confini della Volgarità che con le sue permissività sputtana clamorosamente anche le intenzioni più serie … tipo il voler entrare a tutti i costi in un Tempio, di qualsiasi religione, indossando solo un perizoma e con la faccia dipinta.

   E’ un quesito difficilissimo da dipanare, anche perché ormai da ogni parte si tende a ufficializzare la liceità di ogni tipo di effusione anche in pubblico, atteggiamento difeso a spada tratta da chi comunque non può negare che si comporta in quel modo solo perché si sente diverso,

   Sapete che alle scimmie in genere piace molto mangiarsi ogni tanto i propri escrementi e senza cercare di nascondere il gesto a nessun tipo di pubblico, anche se sanno perfettamente che si tratta di abitudini moooolto particolari?

   Contente loro, ma non vi dà almeno un po’ noia solo l’idea?

   Lo chiedo a tutti, maschi, femmine o quel che pensate di essere, ma sempre umani.

   Sto andando sul pesante ma solo per cercare di esprimere il mio pensiero: non c’è nessun cibo che altri ritengono buono ma che a voi il suo solo pensiero fa venire il vomito?

   Ecco.

   Anche se poi a tutti, gay o sessualconservatori, messi assieme in allegra compagnia conviviale piace mangiare prosciutto crudo, lasagne al forno, una fiorentina ai ferri ed un gelato alla crema, perché sulle papille gustative, almeno su di quelle non si discute .

   Nonostante io proprio non gradisca aver contatti epidermici con fisici maschili ho fatto e faccio “trattamenti” anche a dei maschi di provato indirizzo sessuale “normale”, oltre che a qualche omosessuale, senza dover per forza correre col pensiero alle abitudini sessuali personali o ad altri fattori che secondo certe teorie molto cervellotiche e gratuite dovrebbero ipoteticamente coinvolgere suscitando “reazioni fisiche istintive” di un certo tipo, tipo una erezione incontrollata …

   Certi viaggi mentali sono moneta di un altro mondo che per me e per moltissimi altri della mia pasta proprio non hanno senso.

   Ciò non toglie che io, lavorando nel mondo dello spettacolo sia stato per anni e quasi quotidianamente in squadra con gay e con lesbiche con cui ho intessuto rapporti di lavoro di altissimo livello professionale senza che mai nessuna sfera personale e privata entrasse negativamente nel gioco quotidiano dei rapporti intimi e con buona soddisfazione di tutti.

   Ciò non toglie che riconosco apertamente che un rapporto omosessuale tra due donne mi intriga psicologicamente la fantasia, mentre quello fra maschi mi suona come una stonatura nel mezzo di una composizione di Mozart.

   Ciò non toglie che comunque io ritengo che ognuno è libero di dar spazio alle proprie tendenze sessuali ma a patto che avvengano solo fra quattro mura e nell’intimità più discreta senza alcuna esibizione pubblica imposta come normale espressione affettiva tra due esseri viventi e da doversi accettare in qualsiasi momento e in qualsiasi sua espressione.

   Io credo che a proposito di “normale senso del pudore”, nessun Gay serio mai penserebbe di andare a far la cacca in mezzo ad un prato dove stanno giocando dei bimbi  (e non solo) … o no?

   E sono anche profondamente convinto che se a coronamento di questo orientamento sessuale esistono anche e soprattutto delle vere tensioni emotive e dei sentimenti, fra i quali, non ultimo, il vero Amore che va al di sopra di ogni convenzione tradizionale di coppia, questo, come tale va rispettato.

   Quindi, fate i c… che volete, ma non e mai nelle pubbliche piazze e lontano dai cuccioli… per favore, per cui l’omosessualità non deve essere una scelta di vita optional sul medesimo piano della vecchia e antiquata normalità di orientamento sessuale, almeno sino a quando, crescendo, il rispettivo sistema endocrino non abbia trovato le sue giuste risposte e il corretto ed automatico indirizzo naturale individuale.

   Quindi, voi diversi, ma mica poi tanto, visto che soldi e potere vi ingrifano comunque tutti né più né meno che le famigerate truppe regolari eterosessuali, cercate di vivere le vostre diversità almeno con pudore, se non altro visto che ne fate anche un discorso di sentimenti e libertà morale.

   Sono passati i tempi in cui, dopo la prima notte di matrimonio si esponeva sul balcone della camera da letto il lenzuolo arrossato da una macchia di sangue (spesso e volentieri, sangue di gallina) a testimonianza forzata di una scintillante moralità della sposa giunta agli onori di una impalmazione finalmente lecita secondo le regole di una Società ipocrita.

   Ora tocca a Voi, nuove truppe di una Società a coscienza allargata, dimostrare VOLTA PER VOLTA che il vostro Amore, in quanto tale, merita pudico rispetto e riconoscimento e che non è MERCE da esibire sui baracconi di un Luna Park o sulle grate di un balcone, tipo quel lenzuolo ipocrita e vergognoso del tempo che fu.