PARAOCCHI PROFESSIONALI

19 marzo 2016

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Se solo ci rendessimo veramente conto di come e quanto ogni parte del nostro corpo fisico è strettamente connessa a tutte le altre al fine di realizzare un funzionamento integrato ad altissimo livello biologico molto complesso ma anche sufficientemente facile da gestire perché “logico”, una volta entrati in possesso delle necessarie competenze, dalle zone più interne e celate sino alle più esterne, da quelle più importanti a quelle apparentemente senza compiti fisiologici assegnati tipo un semplice quadratino di pelle, e di ogni dimensione, tipologia e funzione, io credo proprio che chiunque rispetterebbe maggiormente quella macchina meravigliosa che ci viene affidata venendo al mondo.

Una “macchina” che grazie a queste caratteristiche ci consente di gestirne equilibri e anche “riparazioni” ogniqualvolta necessario, e senza per forza dover sempre ricorrere a farmacia e soluzioni collaterali, ma sfruttando anche solo tutte quelle sue capacità intrinseche che gli sono state programmate dal buon Dio, o dalla Natura, se preferite, e sempre a patto che non ne abbiate fatto scempio con tutte quelle porcherie che la fantasia umana si inventa per non dover affrontare soprattutto psicologicamente difficoltà o anche solo normalità temute con il coraggio e l’amore necessari.

Quasi un discorso di “leve” tocchi da una parte e un’altra reagisce e se hai ben imparato ad individuare i punti di fulcro, rimane solo da capire e “sentire” dove e in qual misura applicare le giuste energie per oenere le reazioni volute che raramente tardano a manifestarsi.

… Una settimana fa mi ha contattato una persona, sessantenne, gravemente limitata nell’autonomia motoria e in balia a forti dolori locali, a cui un anno or sono hanno installato una protesi nell’articolazione del femore della gamba destra, dopodiché le hanno fatto fare un mesetto di fisioterapia e poi, tanti saluti …

A fisioterapia terminata, sono iniziati a comparire i primi dolori lungo la gamba anche se l’intervento è perfettamente riuscito, infatti non si notano clinicamente sofferenze locali post chirurgiche connesse all’intervento vero e proprio, ma i disturbi anche forti non cessano.

Prima di intraprendere qualsiasi tipo di trattamento ho cercato di capire la vera origine di questi disturbi e nella mia ricerca ho anche spostato, logicamente, ogni mia attenzione sulla colonna vertebrale, mosso dal vago dubbio che si potesse trattare di dolori più o meno direttamente connessi ad una forma di lombosciatalgia e non a carenze di tipo circolatorio.

Sospetto confortato particolarmente dalla tendenza del dolore a comparire in modo puntuale soprattutto all’interno della zona muscolare immediatamente superiore al ginocchio e nella cavità poplitea adiacente.

Mi è bastato sfiorare la zona L4/L5 per vedere questa persona letteralmente sobbalzare per il dolore (avvertito sull’arto) … che dire, non spetta certo a me, ma un Neurochirurgo trarre le conclusioni del caso e stabilire le giuste terapie oltre ad un Medico di Base veramente bravo e competente.

Peccato che tutti i “Camici bianchi” sino ad ora interpellati da questa persona non siano stati capaci di defocalizzare nemmeno per un istante le loro attenzioni dalla zona dove era stato effettuato l’intervento e che quindi non siano stati capaci di risolvere nulla continuando a dormire i loro sonni tranquilli un po’ indegni della candida uniforme che indossano con tanto orgoglio.

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… ma presuntuosi, egoisti e ipocriti.

Ovunque il guardo io giri … altro non vedo che una propinazione sistematica di esempi, di inviti ad eseguire modelli comportamentali somministrati come bibbia attraverso Tv, stampa e pubblicità in genere.

Allora, se per vendere una cicca in più, ogni immagine è lecita, ogni messaggio è valido, anche il più cretino, il meno realistico, quello che crea desideri poco realizzabili, il più ipocritamente falso, o veramente assurdo come quello di proporre un’auto che può agevolmente superare i 300Km./h mentre in città se superi i 55 ti arriva il multanova a casa, o cere presunte realtà come quella del Mulino Bianco, di una vita serena solo se vissuta in crociera, o ambienti casalinghi con cucine, soggiorni e camere da letto da petroliere povero, per quale motivo stupirsi se i nostri giovani vivono alla vaff… di ogni regola e convenzione sia pur giusta, di tutto ciò che non è facile, che richiede impegno mentale, tempo o fatica fisica, suscitano considerazioni responsabilmente etiche che presuppongono un impegno di vero rispetto in ogni legame civile?

Rispetto di che, quando l’unica cosa che conta è il denaro e ciò che si può fare con esso?

Il consumismo ha rapito i cervelli, l’uso della carta di credito era gare con un unico gesto ha confuso le idee sul valore dei soldi, così come i giochini elettronici hanno disinsegnato il vero concetto di pericolo, di dolore, di rispetto per la vita altrui, dell’esistenza delle difficoltà che poi, quando capiteranno fra capo e collo nella vita quotidiana creeranno dei perdenti e dei disadattati a cui non sarà certo sufficiente strusciare un dito sul touch screen per cambiare livello e decidere came over.

Ma non punto il dito solo verso la pubblicità come unica responsabile di questa tragedia sociale in atto e dai colori sempre più foschi.

Infatti metto sub iudice anche chi alimenta questo squallido gioco da persuasori mica tanto occulti promotori dei miti che pare abbiano rincoglionito una immensa parte della nostra gioventù, sangue del nostro sangue, medesimo DNA, eppure … portati per manina verso un autolesionismo che scoppierà come una mina a tempo al più presto, non appena saranno costretti a dei confronti veri, quelli per la sopravvivenza.

Confronti che sino a che insisteranno a passare gran parte del loro tempo masturbando telefonino o Play Station e che quando perderanno, perché vincerà il software della macchinetta, studiato apposta per creare dipendenza, la cosa non li scuoterà più di tanto perché in quest’evenienza basterà chiudere il gioco e riaprirne da capo un altro senza dover subire le conseguenze della perdita precedente, senza dover pagar nulla personalmente, senza subire grandi traumi.

Niente dolore, niente privazioni, nessun pesante impatto nemmeno psicologico, come quello che arriva puntualmente quando ti rendi conto che c’è sempre chi è più forte di te e che non è necessariamente gentile, meglio, diciamolo pure, ti sta massacrando solo per preservare i propri interessi.

Ed ecco i nuovi miti paralleli: diventare veline, sposare un giocatore di calcio, diventare cantanti, attori, ballerini, saltimbanchi … o anche dirigenti nell’azienda del vecchio pirla (… il padre) senza muovere un dito, meglio andandosene in giro con la sua carta di credito in tasca.

Quando c’è questa possibilità, perché se no, l’alternativa consiste nella protesta per principio, nello sfogo delle proprie pulsioni più abulico, o peggio, più violento.

Intanto tutti col telefonino in mano a leggersi e rileggersi tutte le cazzate che si sono scambiati con SMS o MMS o con le cuffiette incastrate nei padiglioni auricolari per martellarsi la materia grigia con musiche e percussioni che servono solo a tenere un piede (se non tutti e due) fuori dalla realtà.

Poi importantissimo ed abusato, quasi essenziale il mancare di rispetto al proprio corpo ricoprendolo di tatuaggi, piercing, abusando delle sue capacità di sopportazione nei confronti di alcol, droghe … giusto per non correre il rischio di perdere il filo con la tribù dei simili o venirne accantonati irrimediabilmente.

Tanto la famiglia è morta, ci sono gli “amici”, amici, amici, … quante palle …

E all’esattamente sequenziale emerge il rapporto totalmente sbagliato nei confronti del cibo, del proprio corpo fisico, ossessionati da quel mezzo etto di ciccia in più che invece è solo salute, riserva di energia per chi lavora veramente.

Fuggire, fuggire, fuggire … non solo far finta che certe cose non esistono perché scomode o col pericolo che possano coinvolgere …

Per fuggire poi da cosa se non da se stessi e dai propri complessi di inferiorità con una insofferenza di sistema che denota solo debolezza e insicurezza?

Ma da cosa nascono questi complessi?

Dal troppo benessere, da una vita troppo facile consentita da genitori che per timore di perdere l’amore dei propri figli (cazzata immensa) non hanno più il coraggio di dire NO ed hanno pure la faccia tosta di affermare che si comportano così per abituarli a meglio gestire la propria libertà (?), imparare a responsabilizzarsi, per renderli coscienti e coerenti rispetto al proprio IO … sì iniziando magari sin da quando hanno appena smesso di farsi la cacca addosso … e non sanno ancora distinguere la destra dalla sinistra (mano) ma che già senza esser ancora andati a scuola sanno leggere e scrivere perché la mamma amorosa glielo ha insegnato solo per dimostrare a se stessa di aver generato un genio …

Ma purtroppo nascono anche da situazioni esattamente all’opposto in cui c’è chi non possiede nulla e certi stimoli esasperati lo portano naturalmente a cercare di impossessarsene in qualsiasi modo.

Ci troviamo veramente di fronte ad un dramma socio-esistenziale con scarsissime possibilità di soluzione e non aiuta certo la situazione sociopolitica attuale del nostro paese caduto in mano ad una manica di ladri, sfruttatori, politicanti pinocchi che si stanno facendo gioco di tutto e di tutti noi a prescindere da bandiera, colore o credo.

Soldi e potere, potere e soldi, e gli altri?

Perché? esistono anche degli altri al di fuori di loro?

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La vita mi sta portando alla conclusione che non esistono cose totalmente negative o totalmente positive, tutto dipende dalla valutazione che ne viene fatta.

Un po’ come certi punti (ben individuati) del corpo umano che a seconda di come vengono “toccati” possono generare sia dolore, sia piacevole appagamento, sia totale indifferenza.

Ma parlavo di valutazioni.

Valutare significa mettere a confronto con la realtà circostante le proprie convinzioni, la propria cultura, i propri Habitus operandi, i propri sensi … più o meno sensibili.

Quindi tutto inizia con un processo di apertura volontaria del proprio Io sensibile psicofisico, subito seguito dai tentativi più o meno convinti di analisi, ognuno ha i suoi “procedimenti” operativi.

A questo punto subentrano intelligenza, cultura, autocontrollo, padronanza di sé, voglia di capire, capacità di astrarsi dai luoghi comuni … e tutto il loro contrario.

Ed ecco scoccare la scintilla del giudizio, purtroppo spesso condizionata da elementi esterni che influiscono col loro peso su tutto il processo e non sempre sono così essenziali ai fini di una valutazione corretta.

Esiste poi anche il famoso “senno di poi” capace di rivoltare atteggiamenti e comportamento.

Talvolta in bene, talvolta in male.

Ed ecco a questo punto calare puntuale la ghigliottina del giudizio definitivo, quel giudizio da cui poi per ogni uomo sarà così difficile scostarsi mutando atteggiamenti e convinzioni.

Eppure talvolta la Realtà e la Verità sono lì a portata di mano e ci vorrebbe molto poco per prenderle in onesta considerazione senza farsi troppe seghe mentali e usando maggior coraggio, maggior determinazione, maggior sicurezza in se stessi, cercando quella autonomia di giudizio che è vera garanzia di sicurezza … anche quando poi si casca nell’errore più pacchiano perché di carne siamo e di carne rimaniamo … povero Spirito.

Ma allora, come comportarsi?

Accogliendo a piè fermo tutto ciò che i nostri sensi e la ragione stessa si vedono rovesciare addosso talvolta come un fiume disordinato in piena, cattivo e inarrestabile.

Con ordine mentale, disponibilità, coraggio, prontezza reattiva nei confronti di qualsiasi input, pronti sia ad accoglierlo sia a rifiutarlo con dolce benevolenza, il che non significa passiva rassegnazione ma asettica presa di coscienza in tempo reale, e mai agire a priori ricordandosi sempre che anche se ci sentiamo capaci di “capire” tutto, di questo tutto che ci circonda al massimo potremo esserne idealmente padroni al 50% perché più di tanto difficilmente ci sarà concesso di capire, almeno sino a che saremo ospiti della nostra materia.

Un’ultima considerazione, tutto ciò che è terreno è instabile, mutabile, a noi decidere cosa fare, solo a noi, anche quando tutto sembra perduto, negativo, incontrollabile, provare per credere.

Ma in fin dei conti ciò che conta salvare non è la ciccia anche se è tanto buona (per chi gli piace) …….

IL MAZZO DI CHIAVI

26 giugno 2014

trIn questi ultimi tempi ho avuto modo di conoscere l’ennesima persona di buon livello culturale e scientifico, molto ben preparata su quella ampissima rosa di argomenti che riguardano il corpo umano e la sua cura, ma che, pur possedendo tutte queste premesse, accusa delle carenze apparentemente imprevedibili visto come si gestisce coram populo.

La cosa non poteva non intrigarmi, al punto che quando mi sono sentito richiedere, anche con un certo entusiasmo, se ero disponibile per un qualcosa che oltre ad un corso informativo poteva essere un reciproco scambio di conoscenze (c’è sempre da imparare e da tutti) ho accettato di buon grado anche perché questo mi riportava psicologicamente ad anni addietro quando tenevo, presso un noto Istituto, degli incontri informativi frequentati da parecchia gente su alcuni aspetti della Fisiologia Umana in stretta attinenza con la struttura ossea, muscolare, nervosa, vascolare ed endocrina del nostro corpo.

Il tutto con particolari riferimenti al “Dolore” e ad altri aspetti delle nostre attività cerebrali, sia quelle volontarie sia quelle involontarie, automatiche, regolate dal Sistema Extra Piramidale.

Argomenti su cui mi posso permettere di parlare ad ampio raggio senza timore di sparare fesserie, forte di anni di studio, di moltissime esperienze professionali, di quanto mi era stato insegnato da insigni Cattedratici (non solo italiani) per i quali, anche senza possedere una Laurea in Medicina, ho curato per più di venticinque anni l’iconografia di tante “comunicazioni” scientifiche, ho realizzato audiovisivi destinati a Scuole di Medicina e Chirurgia, Congressi, pubblicazioni, oltre che grazie ad esperienze di vita mia vissuta, vera e propria.

Così, una volta di più, ho dovuto con rammarico constatare per l’ennesima volta che per moltissime persone che pur possono vantare una preparazione teorica di base molto accurata, è sempre buona norma mantenere ben protetta col filo spinato una forma mentis a cassetti che in realtà poi gli impedisce nei loro processi di valutazione di considerare in modo omogeneo, elastico e con una visione veramente globale i vari aspetti della realtà che gli scorre sotto agli occhi, con cui vengono in contatto, perdendo così di vista il senso quasi sempre sommerso di tutti i “perché” di cui siamo circondati.

Questo comportamento genera immancabilmente stress, anche perché è come se un individuo che possiede tutte (o quasi) le chiavi di un mazzo, ma non sa quale è quella giusta, o meglio quali sono quelle giuste, perché certe problematiche sono come certe casseforti che possiedono non una, ma più serrature che devono venire sbloccate contemporaneamente per poterle aprire: è come se la persona in questione si bloccasse nella convinzione che ancora gli manca un’ultima chiave “giusta” e cerca, cerca, continua a cercare per un verso angustiato dal non saper individuare questa chiave dall’altro pur ben sapendo in cuor suo che si comporta così solo perché ha paura di trovare una vera soluzione, delle risposte valide e che una volta aperta quella porta, venga poi costretto ad accettare un qualcosa che possa far vacillare tante sicurezze che sicurezze non sono ma su cui si fondano la sua esistenza ed i suoi presunti equilibri psicosomatici.

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Anno 2014, I vecchi criteri terapeutici sono ormai obsoleti.

Eravamo dopo millenni riusciti ad affrancarci dalla longa manus degli stregoni e dei falsi curatori (di questi un pò meno) ed erano comparsi all’orizzonte medici veri che univano competenze scientifiche finalmente affidabili ed una esperienza vissuta in prima persona, alla capacità di accostarsi alle persone non solo come a unità astratte ospiti di organi singoli ammalati o di menti disorientate perdutamente, ma come ad individui da conoscere globalmente, sia nel corpo che nello spirito, anche da “toccare” fisicamente per capire meglio, in profondità …

Ed ecco sbocciare trionfalmente sempre più nuove tecnologie scientifiche, sempre più settoriali, sempre più specializzate, sempre più accelerate, sempre più legate a rigide regole tecnicamente valide e al massimo della razionalità ma sempre fredde e impersonali.

Nel frattempo la società si è popolata (pardon, sovrapopolata) di individui singoli preoccupati solo di stare bene, di stare meglio unicamente in funzione ed in stretta correlazione con le possibilità economiche raggiunte o che si vogliono perseguire.

Ma si sa, la carne è debole, si può ammalare e si ammala anche quando si pensa di aver preso ogni precauzione cautelativa, senza tener conto né delle predisposizioni naturali né dell’influenza dell’attività psichica del cervello sulla materia del corpo fisico e soprattutto coltivando grosse presunzioni sulle proprie capacità personali.

E così si accendono delle paure, si cerca di recuperare nel minor tempo possibile, innanzi tutto si vuole eliminare il dolore, e solo dopo, forse, ci sarà tempo per pensare alle vere cause.

Viva l’Aspirina … rimedio miracoloso per ogni disturbo.

Ed ecco scattare in pole position la pretesa che la Medicina, con tutti i suoi camici bianchi, i marchingegni elettronici, la farmacologia, realtà che i Media hanno dipinto come infallibili e puntuali, ecco che da questo immense tendone bianco che viene considerato protettivo al 1001 per 1000, ecco che ciò che gli si richiede è di rivelarsi per essere innanzi tutto il grande liberatore  da ogni sofferenza.

Perché il problema, l’imperativo categorico, è quello di sfuggire da ogni fastidio, da ogni dolore, da ogni infermità ignorando il più possible la vera origine di qualsiasi male, quel male che poi ha sempre radici profonde non solo nel corpo ma anche nella mente.

E questa fuga psicologica, così ben sostenuta dai moderni criteri terapeutici anche quando ci si trova di fronte aqll’immensa varietà dei mali che possono affliggere l’uomo, finisce per essere la causa di uno dei più grossi ostacoli del tempo in cui viviamo.

A questo punto riporterò fedelmente qualche riga di un testo scritto da una persona molto più importante di me, uno di quei personaggi che quando aprono bocca, tutti si mettono sull’attenti.

… L’uomo non ha più alcun rapporto con la morte; essa rappresenta qualcosa che in realtà non dovrebbe esistere, una eventualità recondita da mai prendere per tempo in considerazione.

Vuole ignorare la certezza della propria fine e solo quando questa evenienza colpisce una persona della sua cerchia, allora, pieno di panico, si rivolge al medico.

Anche la costante minaccia di morte, rappresentata dalle guerre, dal terrorismo, dalla lupara della malavita, dai più svariati incidenti, non ha cambiato nulla in proposito.

L’abisso che ormai si apre per inghiottire ogni cosa che non porta ad un immediate beneficio nel senso del guadagno materiale, fa precipitare la nostra epoca in una agitazione frenetica.

Così è iniziata la caccia al denaro ed alla ricchezza, identificando in ciò la felicità e la sicurezza desiderate; ma gli uomini avveduti non possono che sentire e giudicare tutto questo come una vera e propria malattia …

Il vero problema, per i pochi che vogliono guarire da questo male oscuro, è prima trovare il terapeuta giusto ma poi avere la forza e la voglia di CURARSI.

 

 

 

   Esistono moltissimi disturbi, mali, anche molto dolorosi, come certi mali di schiena che ti sembra ti stiano mozzando il respiro, altri molto più localizzati come ad esempio l’Alluce Valgo, che possono TUTTI venire incredibilmente risolti con precise manovre manuali, perlomeno per quanto riguarda il DOLORE.

   E’ inutile che qualche purista presuntuoso e polemico dica che sono tutte storie, proprio perché è vero l’esatto contrario.

   Certo che se uno è convinto che solo se un suo simile indossa un camice bianco è degno di fiducia, la Salute è sua e tanti auguri di non incontrar mai quello sbagliato, SOPRATTUTTO quando si tratta di disturbi molto particolari, dalla reale causa difficilmente individuabile solo scolasticamente, perché allora sono proprio dolori, in tutti i sensi.

   Come dicevo, esiste la possibilità di trovar soluzioni terapeutiche valide meno invasive di quelle farmacologiche o addirittura di quelle chirurgiche, ma bisogna che ci siano due requisiti fondamentali da parte di chi vuole esser sicuro di eseguire correttamente i trattamenti: primo, una conoscenza dell’Anatomia Umana decisamente profonda, e non bisogna essere dei Premi Nobel per farsi questo tipo di cultura, bisogna avere tanta voglia e passione di studiare e di aggiornare in continuazione le proprie conoscenze.

   Secondo, e questo è un requisito, una dote più rara che consiste nel riuscire a “sentire”, localizzandola con precisione, la zona del corpo sicuramente responsabile dei mali accusati.

   Ci si può documentare seriamente sul Sistema dei Dolori Riflessi e dei Dolori Riferiti, è una Scienza, d’accordo, ma anche senza andare pienamente a fondo di queste problematiche, studiando l’immensa gamma delle varie sintomatologie, si possono rimuovere tante false convinzioni e finalmente capire certi meccanismi del nostro organismo che sono la chiave di volta per trovare soluzioni valide anche da parte di chi esegue solo dei trattamenti, se non sostituivi, sicuramente paralleli.

   Questo non significa assolutamente che non bisogna ascoltare i pareri illuminati del Medico Specialista, anche se di fatto, sono sempre meno i Medici che vogliono o addirittura sanno come questi trattamenti possono venire realizzati tradizionalmente con successo.

   Miracolo del Progresso, delle Competenze Professionali limitate al semplice rispetto dell’azione di “timbrare il cartellino” anche mentale nei limiti di orari e mansioni …

   Ma spesso anche una scusa in quanto certe cose proprio non le si vogliono e tantomeno le si sanno eseguire (e tantomeno imparare …).

   Andate da qualsiasi Medico per un problema di Alluce Valgo e troverete persino lo Specialista che vi dirà che ci possono essere anche dei problemi respiratori nel concorso delle manifestazioni di questo disturbo.

   Poi vi mandano dal Traumatologo, e poi dal Chirurgo, poi se vi va bene nel giro di qualche settimana o mese vi operano raschiando via la parte d’osso che si è ingrossata in misura anomala (operazione dai postumi postoperatori dolorosissima) e vi mandano a casa con un piede che proprio nuovo tornato non è, anche perché in linea di massima è stato solo rimosso l’ingrossamento di un osso del Metatarso ma non la causa che lo ha generato.

   Che fare allora?

   Io so come fare con il solo uso delle mie mani, me lo hanno insegnato, è una pratica un po’ dolorosa e che richiede di solito tre o quattro trattamenti.

   La bozza ossea, la famosa e antiestetica “cipolla”, rimane ma non sentirete più alcun dolore in quella zona.

   Pronto a dimostrarlo a qualsiasi scettico, ma a questo punto, solo se pagante, perché inizio aver avere le tasche piene di tanta gente che arriva disperata per qualche disturbo, io glielo risolvo gratuitamente nel rispetto delle mie convinzioni sul concetto di Carità Umana, dicendo però chiaramente che il risultato andrà stabilizzato … e poi non vedo più nessuno di quelli che ho messo a posto in quattro e quattr’otto.

   Ultimo squallido esempio, una bella signora cinquantenne, col collo bloccato e riportante i postumi di un trattamento (si fa per dire) di un’estetista che l’ha seriamente compromessa manipolandola in modo incosciente, da me incontrata per caso nell’esercizio commerciale di un’amica e che tra l’altro raccontava di essere in cura presso un fisioterapista (consigliatole dal suo Medico) che però in quanto a risultati …. erano ormai mesi che ci andava senza risultati tangibili.

   Si sa le donne quando iniziano a contarsela su non la smettono più, ed io alla centesima lamentela per questo collo “bloccato” mi sono offerto di metterglielo a posto nel giro di qualche minuto, gratis e senza alcuna manovra traumatica come certe torsioni secche così care ai chiroterapeuti.

   Detto, fatto.

   Anche perché avevo avuto tutto il tempo di osservarla nei movimenti e nelle posture e di trarre le mie conclusioni.

   La Signora poteva voltare finalmente indietro il capo da una parte e dall’altra senza il minimo dolore e come ormai aveva dimenticato da tempo di poter fare.

   Stesso discorso: … attenzione signora, il risultato va stabilizzato visto anche che lei non fa ginnastica e conduce una vita decisamente sedentaria …

   … Certo, ci vediamo dopodomani, iniziamo subito i trattamenti … le telefono per una conferma domani sera.

   Arriva la telefonata: … mi scusi ma domani, ho dimenticato, ho il trattamento col fisioterapista, ma non si preoccupi, mi faccio viva io appena possibile.

   Ecco un’altra persona che anche se mi prega in ginocchio io non toccherò mai più.

   Poi ci sono quei mali di schiena spesso confusi col “Colpo della Strega” ma ancor più fastidiosi, perché come dicevo prima, riescono persino a mozzare il fiato a chi cerca di fare un respiro profondo.

   Anche in questo caso si può ricorrere ad un trattamento chiroterapeutico, per nulla traumatico come quelle girate di collo improvvise, di cui parlavo, quelle in cui si sente un “crack” alla base del cranio ed in effetti poi si sta meglio.

   Vorrei proprio vedere eseguire questo “gesto” terapeutico ad su di una persona anziana e sicuramente ammalata di Osteoporosi …

    Anche in questo caso vi spediscono dal Traumatologo, dal Neurologo … vi fanno fare TAC, radiografie, risonanze magnetiche …. e il verdetto è sempre quello: OPERARE.

   Sicuramente vi mettete in mano a Gente competente, esperta e che vi garantirà un ottimo risultato postchirurgico, eppure vi assicuro che spesso e volentieri quei disturbi sono provocati solo da dislocazioni ossee o articolari temporanee anche gravi e apparentemente definitive, ma che se annullate riportando con manipolazioni caute e precise nella propria sede naturale ciò che ne era uscito, il problema lo si risolve in un quarto d’ora e poi basta una notte di riposo per sentirsi rinati.

   E chiaramente il risultato va stabilizzato con qualche trattamento complementare e possibilmente coadiuvati da un minimo di attività motoria mirata da parte della persona trattata.

   Laonde per cui, anche se la paura di star male la fa da padrona, se sotto sotto vi fidate solo di certi tipi di scelta, per quanto riguarda la vostra Salute, fate vobis, io dormo sonni tranquilli comunque anche perché di Medici seri e competenti c’e ne è un mucchio.

   Peccato che quando ti capita qualcosa di molto grave, la sfiga ti faccia trovare molto più che spesso le persone sbagliate anche se con tanto di diplomi da esibire, appesi sulle pareti dello Studio.

   Mio Padre, quando era ancora vivo ed esercitava la Professione di Pediatra e Chirurgo, sulle pareti del suo Studio mi ricordo che teneva appeso solo un vecchio Crocefisso, una delle pochissime cose salvate dopo il famoso e terribile terremoto di Messina agli inizi del ‘900 da cui si era salvato.

   Quand’è morto e siamo andati a guardare fra le Sue cose da sempre dimenticate, abbiamo trovato uno scatolone pieno zeppo di Diplomi, Riconoscimenti Ufficiali, Lauree (due) e documenti vari di cui onestamente non supponevo nemmeno l’esistenza, perché Lui non ne aveva mai parlato, e che ora conservo gelosamente ma solo per ricordarmi che figlio degenere e ignorante, almeno rispetto a Lui, io sia.

   Uno dei nuovi orientamenti in Psicopedagogia Infantile è rappresentato dalla decisione cosciente (incosciente) e ben determinata di molti genitori, tutori, di troppi insegnanti “moderni”, di “NON VOLER INSEGNARE” il concetto di Obbedienza sin dai primi anni di età, come se si trattasse di un Virus tipo AIDS.

   Il tutto in osservanza delle teorie mai dimostrate di quella frangia di Scuola di Psicologia Comportamentalista che si batte per l’ottenimento dell’indipendenza e dell’autodeterminazione, quindi assolutamente contraria all’Obbedienza dovuta come obbligo, anche quando sarebbe saggio, una questione di Fiducia  di base, e sino dai primi giorni di vita di qualsiasi individuo appena uscito dal ventre materno (o paterno, ormai non si capisce più bene) insomma come parlare ad un cinese in bergamasco pensando di avere trasmesso concetti perfettamente comprensibili.

   L’Obbedienza, così viene ipotizzato, viene vista come pericoloso condizionamento nei confronti della Psiche dei bimbi in fase di crescita, un qualcosa che lascia relegato ad altri piuttosto che a se stessi qualsiasi tipo di decisione o responsabilità, il tutto al fine di privarli molto negativamente sin sul nascere, di ogni stimolo ad affrontare in un immediato futuro  con le proprie forze tutte le prove che la Vita ci obbliga a dover gestire.

   E’ sicuramente una nuova visione del metodo per gettare in una mente vergine le “basi” della Coscienza.

   Anche una nuova visione di un Mondo in cui si può vivere senza dover mai rendere conto a nessuno delle proprie azioni, se non dei propri pensieri.

   Realtà o Fantasia?

   Obbedire a chi, insomma, se ciò può limitare i confini del nostro orticello che possiamo spingere ad Alfa Centauri se lo vogliamo, senza chiedere il permesso a nessuno e senza pagare corrispettivi e dazi di alcun tipo o valore?

   Ma potersi affrancare da un progetto di Obbedienza volendo arbitrariamente disobbedire in Coscienza a certe Regole che sono un fondamento della vita di gruppo, presuppone Conoscenza, il più globale possibile se la si vuol motivare, o no?

   A partire da quando poi, da un anno, due, tre anni di vita?

   Non sarà mica allora questa la vera e moderna Libertà di Spirito da costruire, quella della Coscienza senza Conoscenza, quella improvvisata con click del mouse sul Pc collegato in Rete, che non richiede più, a monte, una seria edificazione nel tempo e col sacrificio, con l’impegno personale, di un bagaglio di nozioni vitali?

   Di sicuro gli Spiriti Liberi adulti e maturi e che si sono già fatti una visione a 360° della vita, da soli o in compagnia, sanno conservarsi tali anche se imprigionati da catene più grandi di loro, vincoli che per quanto aggressivi non riusciranno mai a condizionarli nella loro natura di esseri, vivaddio, superiori, ma questo è un altro discorso.

   E questi non sono né menù da Pizzeria all’angolo, né biada per chiunque.

   L’Obbedienza, si afferma, non serve è sufficiente farsi pilotare dalla propria Coscienza … (occhio, stiamo parlando di esseri umani a partire da 2, 3 o 4 anni di età … quando molti piccoli si fanno ancora pipì e cacca addosso … e non possiedono ancora nemmeno la conoscenza e la padronanza del corpo in cui vivono… come se tutti gli adulti ci fossero riusciti  tramite processi di vita automatici e scontati…)

   A me sembra che iniziative di questo tipo, decisamente inconsuete, “moderne”, vadano benissimo tranne che per un unico limite operativo: l’Età, perché un bimbo che ha appena imparato ad esprimersi a parole e sta timidamente rivelando le prime sfaccettature del proprio carattere non può assolutamente essere in grado di gestire autonomamente la realtà del Mondo che lo circonda e che ha iniziato a coinvolgerlo nei suoi ritmi di vita sociale molto poco “delicati” anche se l’adulto che lo sta allevando con queste new entry, da furbo, pensa, giusto per attuare positivamente questo metodo, di offrirgli più possibilità di scelta, sempre per dargli una sensazione di Libertà di autodeterminazione, ma in realtà ben “pilotate” e comunque all’interno di un recinto ben preciso che però è solo quello del proprio modo di vedere la vita, anche il più egocentrico ed egoista, non importa, basta che altri non mettano naso.

   Risultato sarà che il bimbo si convincerà nel suo intimo che le sue capacità non hanno limiti e che non è costretto a rispettare il volere altrui anche se questi, il furbo di turno, lo avrà solo portato a fare una scelta ben inquadrata e dlimitata tra le soluzioni da lui preprogrammate.

   Ma da un punto di vista psicologico e formativo verrà a trovarsi nelle medesime condizioni di quegli psicolabili che vanno a vedere un Gran Premio Automobilistico, si gasano per un paio d’ore durante il suo svolgimento e poi quando tutto è finito e stanno tornando a casa sulla loro Bianchina alla Fantozzi, schiacciano l’acceleratore pensando che sia quello della Ferrari e finiscono per farsi e fare del male anche ad altri andando inevitabilmente a sbattere.

   Anche perché i piccoli sono come spugne e assorbono qualsiasi stimolo esterno, qualsiasi messaggio, qualsiasi comportamento, buono o cattivo che sia: un bimbo rimane indifeso per molti anni, è Natura, ma intanto osserva e cerca di emulare e bisogna insegnargli a rispettare quelle Regole che poi esistono anche a tutela dei suoi stessi interessi.

   La Libertà è un traguardo, non uno strumento da utilizzare a proprio piacimento, se mai una condizione necessaria per molti a cui manca ancora qualche scalino nella scala della crescita.

   Saper obbedire significa anche, all’occorrenza, avere la garanzia di poter ricevere protezione senza trovarsi tra i piedi troppi ostacoli, guai a chi gli toglie la possibilità di crescere secondo direttive corrette, cablate e collaudate da un’ampia e valida esperienza.

   Le Regole, i famosi “paletti”.

   Se mai, fargli capire a chi può e deve dar retta, a chi deve concedere la propria fiducia, ma non secondo i suoi criteri di scelta di piscione immaturo facilmente plagiabile.

   Un Genitore, un Educatore, non possono poi ABUSARE mai del concetto: “cresciamo assieme”, loro dovrebbero esser già ampiamente cresciuti, al limite, essendo così permissivi, dimostrano solo il loro timore celato e inconfessato di perdere l’affetto e la stima dei loro piccoli: gravissimo errore di valutazione e figlio di insicurezze mai superate !

   L’amore di un figlio non scaturisce da queste piccinerie.

   I figli più amorosi sono di solito i figli di Puttana, senza offesa per le Professioniste appena citate.

   In poche parole un piccolo, mentre inizia a fare le sue esperienze, ha bisogno di uno Spirito Guida, sia esso quello della Madre o del Padre, o di chi in quel momento ne fa le veci e che tra l’altro, per Legge, deve rispondere personalmente sul piano Sociale sino alla maggiore età dei piccoli affidati in termini di responsabilità assoluta.

   E questi hanno quindi il Dovere di non creare strani finti Limbi nati solo dai loro complessi e dalle loro scorie mentali.

   Messo e non concesso che il sistema a cui accennavo abbia dei lati positivi contro ad ogni aspettativa dettata dalla Tradizione, dalle esperienze personali, la risultante non potrà però che essere quella di allevare un essere incentivandolo a diventare egocentrico, presuntuoso, superbo, convinto di essere il Signor Iosotutto, e quel che è più grave sicuramente incapace di mettersi a confronto con i suoi simili, di reagire nel modo corretto quando poi si troverà inevitabilmente contro a chi è più grosso il doppio di lui, la pensa in un altro modo e col suo “peso” gliela farà veder lui, con le buone o con le cattive, oppure, nel rimanente dei casi, crescerà in un mondo molto poco reale tutto suo e sempre pronto a prevaricare scorrettamente chi non la pensa come lui, anzi, della cosa non gliene potrà mai fregar di meno.

   Se fate una piccola ricerca sul concetto di Obbedienza, vedrete che subito il discorso scivola sulle sue attinenze con le logiche comportamentali della vita Religiosa, in cui l’Obbedienza stessa è uno dei cardini principali del Sistema oltre che rappresentare una forma di Rispetto nei confronti di chi volenti o nolenti, ci è superiore di Grado, di Cultura, di Intelligenza, di capacità.

   Ricordate le condizioni di vita durante la Naja (per chi l’ha fatta)?

   Anche senza bisogno di essere stati a Fort Apaches in quel di Macomer, Sardegna, chiunque ne sa qualcosa in quanto a scuola di coercizione, rispetto coatto, imposizioni apparentemente assurde, obbedienza pronta, cieca, assoluta, dura, molto dura, ma altamente formativa nei confronti della solidità interiore di un adolescente che sta diventando uomo e che nella vita non dovrà indossare il Tutù rosa come abito quotidiano, anche se alla mamma magari piacerebbe tanto.

   Non dimentichiamolo mai: senza stress, senza Dolore non v’è crescita.

   E quindi potete anche capire l’origine di tanta avversione, per questioni di principio, a voler far capire ad un minore, da parte di molte persone nate o diventate insofferenti di qualsiasi forma di Ordine, anche per questioni di credo politico o antireligioso, l’importanza di un gesto che non significa necessariamente sottomissione coatta ma accondiscimento sempre più cosciente e partecipe nei confronti di chi sa di più, di chi è più capace, di chi sa come gestire ogni situazione critica, o quasi, e guarda caso anche di rispetto nei confronti di chi si è assunto delle precise responsabilità nei suoi confronti.

   A me personalmente non interessa capire se ciò sia giusto o meno, ma di fatto, saper obbedire, saper rinunciare alle urla del proprio Io che chiama Libertà solo il proprio comodo, che acconsente ad ascoltare solo le ragioni dei propri punti di vista, è un vera prova di forza e di maturità che va costruita con pazienza, con amore e col dialogo perché si può imparare ad obbedire non perché si sia stati costretti ma perché si è stati aiutati a comprendere, soprattutto con l’esempio e con la dolcezza, che si trattava della decisione più saggia il cui significato e la cui portata in quel momento forse ci sfuggivano a causa della nostra esperienza ancora troppo sottile.

   E i bimbi hanno gli occhi molto acuti, sanno discernere quale linea sia da seguire preferenzialmente e si rendono perfettamente conto del loro ruolo e di quello di coloro che possono anche ritenere necessario di doverli tenere per mano molto saldamente senza cedere su concessioni inutili ed altamente diseducative.

   E poi, lo si vede persino in tanti adulti, anche ora che siamo nel 2012, che si può trascorrere (pagando, s’intende, sempre pagando) una settimana di ferie nello spazio in orbita attorno alla Terra, e c’è gratuitamente al nostro servizio la Cultura del Computer, delle info usa e getta della Rete, di tante presunte posizioni “di coscienza” civile, politica, sindacale … quanta gente riesce a guardare attorno a sé ma riuscendo a “vedere” a 360°?

   Anche senza Facebook o Twitter?

   Avanti Signori, venghino venghino, più gente entra, più bestie si vedono.