IGIENE MENTALE STRAPAZZATA

14 gennaio 2016

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L’immodestia della nostra presunta razionalità, è senza limiti, eppure la sopravvivenza degli esseri viventi, Mondo Vegetale compreso, è in gran parte garantita da un sistema di efficienti sensori organici disseminati nell’organismo di ogni individuo vivente non solo a difesa degli agenti esterni negativi ma anche per amplificare le nostre capacità di valutazione e quindi di adeguata reazione che in gran percentuale dovrebbe essere istintiva nei confronti di ogni tipo di situazione.

Sensori ipersofisticati e per nulla evidenti alla vista soprattutto quelli a disposizione del genere umano anche se in realtà, nella norma, è proprio lui che è attualmente al top della scala evolutiva a non possedere ad esempio, a differenza di alcuni animali inferiori, quella sensibilità all’infrarosso che l’uomo avverte solo sotto forma di calore, quella agli ultrasuoni o nei confronti di emissioni acustiche di frequenze particolari o volume bassissimo, un olfatto selettivo e sensibile a distanza persino sott’acqua … e qualche altra “cosetta”… ma in compenso ne possiede alcuni che se utilizzati correttamente allargano di parecchio l’orizzonte delle capacità individuali.

Bisogna sapere che nel corpo Umano, i recettori degli stimoli che ci giungono dal mondo esterno, una volta “messi in allarme “, attivati automaticamente dal nostro DNA, convogliano ogni segnale al cervello che li decodifica di solito sapientemente (al limite è la mente umana che convinta di saper tutto ne falsa gli “avvisi”) e sono stati tutti puntualmente disseminati dalla Natura su tutta la superficie del corpo, ma non solo, persino al suo interno.

Non è mia intenzione tenere una lezione di Anatomia riguardo alla quale sicuramente non possiedo la dovuta competenza e che poi potrebbe essere interessante solo per pochi curiosi, ma ne so abbastanza per avanzare qualche considerazione forse poco consueta ma sicuramente valida in senso tecnico.

Avete presenti quei cocchi di mamma che, pur non avendo proprio problemi di denutrizione, se qualcuno gli porta a tavola qualche pietanza anche apparentemente invitante ma che loro non conoscono o che per una qualsiasi ragione non hanno mai voluto assaggiare, la rifiutano dicendo che “quella roba non gli piace?”.

Tanto, la fame loro non sanno cos’é.

E a ben poco serve mostrargli l’evidente incongruenza di dire che una cosa non gli va anche se non la conoscono.

Ora fate conto che mentre vivete tranquillamente la vostra esistenza fatta di abitudini, sicurezze, di luoghi, cose e persone conosciute, circondati da cose abituali, in un ambiente apparente favorevole e privo di imprevisti, improvvisamente vi trovate di fronte a una situazione inattesa che preferite ignorare per mille e una ragione, intelligenti o stupide che siano, e mai molto lontane da una certa mancanza di coraggio quando si tratta di “cose nuove”.

Mentre i vostri sensi vi urlano dentro scatenando chimiche che coinvolgono tutto il vostro organismo preparandolo alle reazioni più corrette, voi invece, da bravi struzzi con la testa sotto la sabbia, preferite convincervi che la cosa non vi interessa, non vi riguarda, che avete tempo solo per cose serie (?!) etc.

Ma quella realtà esiste, i vostri sensi hanno lavorato correttamente, è la vostra presunta razionalità che ne rifiuta spesso anche l’evidenza mentre vi nascondete dietro al dito mignolo perché ogni novità, ogni cambiamento può esser sempre un parto doloroso a cui non avete la minima intenzione di dovervi adattare.

Ciò che vi sfugge è che mentre voi vi state psicologicamente “voltando da un’altra parte” il vostro organismo sta reagendo come programmato dalla Natura, gli ingranaggi girano come scritto sulle Tavole delle Leggi e anche se vi state mostrando “sordi” e ciechi il vostro corpo sta cercando di adeguarsi predisponendosi a reagire correttamente.

Se poi insistete a rimanere arroccati dietro a quelle che ritenete valide e prudenti difese preventive, le conseguenze non tardano ad emergere e nascono i primi conflitti interni chiamati anche somatizzazioni.

L’Evoluzione ci ha “donato” nuove forme di materia grigia all’interno della scatola cranica ma noi ancora non abbiamo imparato ad usarle correttamente rendendola spesso corresponsabile di tanti stress organici che finiscono per generare spesso brutti mali fisici e mentali.

Nel prossimo Post, chissà, vi racconterò di questi “sensori”, di queste difese che preferiamo talvolta ignorare, non ascoltare, convinti di esser padroni assoluti di noi stessi, anche quando, per salvare chissà quali apparenze, fingiamo di sentirci “piccoli piccoli”, ma intanto ci comportiamo come se sapessimo già tutto convinti che il nostro cervello ci potrà indicare sempre la soluzione comportamentale migliore, perché abbiamo imparato a utilizzare solo quella parte che abbiamo “ammaestrato” a darci sempre ragione e l’unica di cui riconosciamo l’esistenza attiva.

PRENDI UNA PASTIGLIA …

29 agosto 2014

mma

Il Post di ieri trasudava molto delle mie (sicuramente discutibili) convinzioni su certi limiti “filosofici” della Medicina occidentale tradizionale.

Hai un disturbo?

Se si tratta di cosa grave c’è il Pronto Soccorso, se no si va dal Farmacista che ti consiglia un farmaco, o dal Medico di Base che ti prescrive qualche esame clinico e nel frattempo cerca di ridurti al minimo i “disturbi” con analgesici, antiinfiammatori, antibiotici … ma raramente, in tutto questo Sistema, si considera il Corpo Umano un tutt’uno omogeneo e si è molto più portati a vederlo come un mucchietto di ossa, muscoli e organi interni fra loro indipendenti da “riaggiustare” uno alla volta.

Non solo, raramente si prende in seria considerazione, attraverso un’anamnesi completa, la VERA sommatoria dei motivi che hanno creato il problema accusato, qualunque esso sia, di qualsiasi portata ci si debba poi far carico.

Non a caso un corpo ed una mente rilassate si presentano come più forti, più reattivi, comunque si voglia considerare questo aspetto della Salute.

E questo può avvenire quand’anche l’individuo sia oberato da preoccupazioni contingenti e reali, da gravi difficoltà pratiche e così via.

Questione di equilibri interni ed esterni.

Certo che per giungere a questo traguardo inizia a presentare il conto la necessità di una certa onestà mentale, la necessità di una totale ELIMINAZIONE di ipocrisie di comodo ben gestite da chi per sistema si piange addosso, la necessità di una buona fede per sistema, anche se si può sempre incorrere in errori, chi è perfetto?

La Medicina Occidentale moderna si è arricchita di nuovissime tecnologie sempre in espansione, di metodi di ricerca impensabili per la complessità ed efficienza, eppure le vere terapie (lasciamo perdere ogni discorso sulla Chirurgia, quello è un mondo a sé) soprattutto le meno invasive, quelle che danno dei risultati conclamati, hanno avuto un trend di crescita assolutamente sottoproprozionato rispetto a tutto quanto appena detto.

Allora, senza voler togliere nulla a questa Scienza, almeno cerchiamo per conto nostro di iniziare a darci da fare per non essere costretti un giorno si ed uno no a ricorrere ad Essa.

Come?

Ci risiamo, è così semplice … mai sottovalutare che in grandissima percentuale si tratta di una questione di Igiene Mentale che è anche Igiene Psicosomatica.

Ma in che Supermarket ne vendono un pò?

Non saprei …

Soprattutto non credo proprio che lì se ne possa trovare con tanto di cartellino del prezzo.

 

svm2Quando nel lontano 1950, grande appena come un soldo di cacio, avevo trovato il coraggio tutto da solo, senza alcuna esperienza in merito, per rotolare a capofitto lungo quello scivolo, non l’avevo certo fatto né con la testa fra le nuvole, né accecato dal terrore di potermi far male, né perché costretto con la forza da altri, ma solo perché lo avevo voluto io e in quel poco tempo che avevo avuto a mia disposizione per decidere il da farsi, avevo pensato alla miglior soluzione da adottare in quella situazione, riuscendo poi infatti ad uscirne vittorioso e senza danni fisici.

Ero piccolino ma già capivo che se volevo raggiungere il risultato che mi ero prefisso e senza danni fisici di cui poi avrei dovuto rendere conto ai miei, dovevo gestirmi riducendo il rischio al minimo e per far questo sapevo in cuor mio che non dovevo farmi condizionare da nessuna esitazione o preoccupazione, in fin dei conti non stavo facendo nulla di male… e allora giù, con coraggio, a rotta di collo, davanti agli occhi stupiti di chi non mi pensava capace di tanto osare, gliela avrei fatta vedere io ai quei piccoli montanari zotici di cos’ero capace … cosa vi aspettavate di diverso da uno nato sotto al segno del Cancro?

Certo non sapevo che quel rischio che avevo deciso di affrontare, e che per me in quel momento era la cosa più importante, avrebbe scritto in modo indelebile nel mio cervello che se tutto fosse andato bene, quel rotolare via col mio corpo e con la mente da una situazione che poteva esser pericolosa sarebbe poi diventata in futuro una forma comportamentale istintiva anche in quei particolari gestuali che mi consentivano di non subire danni fisici.

Veri e propri crediti diventati parte di quel patrimonio neuronale sommerso che inconsapevolmente tutti possediamo, e di cui tutti ci serviamo automaticamente soprattutto nei momenti in cui non c’è tempo per fare troppi ragionamenti.

Diciamo che io … ancor piccolo ed inesperto ma fatto forte dalla situazione oltre che dall’incoscienza tipica dell’età, avevo avuto modo di tracciare in profondità nel mio animo le “istruzioni” indelebili, subito poi dimostratesi valide, per risolvere un’esperienza difficile, una soluzione subito tracciata in un “territorio vergine” del mio cervello che l’aveva immediatamente indirizzata nel contenitore dei dati positivi, e resa sicuramente disponibile per una futura esigenza che avesse richiesto un comportamento simile da poter attivare senza tutte le solite moratorie del nostro cervello quando si mette a ragionare.

Come ad esempio quando, andando in moto, dovevo “mollare il manubrio” e volar via per salvare la pelle, per difendermi da situazioni di pericolo create da chi sta al volante di un automezzo pensando ai cavoli suoi invece che alla strada, da chi guida col telefonino attaccato ad un cervello per metà spento, da chi è in perenne gara di velocità con se stesso e con chi lo precede, da chi pensa di essere il padrone assoluto e indiscusso della via, etc.

Un processo istintivo al 100%, per nulla ragionato e così sono riuscito ad uscire SEMPRE da non ricordo più nemmeno quanti voli con danni fisici nulli.

La nostra mente di mammiferi evoluti, soprattutto negli individui di cultura superiore ma anche di quegli ignoranti ben autocoltivati che vivono esclusivamente delle proprie presunzioni consce ed inconsce, è sempre più ammalata di un male inguaribile, della convinzione che qualsiasi nostro “atto” per avere risvolti positivi debba scaturire dalla presunzione di dover (e saper) riuscire a comprendere ogni cosa SOLO con l’attività raziocinante del nostro cervello.

Come se, con tutti i nostri riflessi ben svegli, per schivare una sberla in arrivo dovessimo prima pensare se scostarci a destra o sinistra, avanti o indietro …

Moltissime nostre reazioni non sono figlie di ragionamenti, non sono nemmeno nipoti di recenti memorie, si tratta del frutto degli attimi creativi del nostro istinto che lavorando con un patrimonio di dati preprogrammati ci fa da angelo custode sempre in attività e in possesso di una visione veramente globale di quel che ci può servire.

Sempre che l’educazione che abbiamo ricevuto sin dai primi giorni di vita abbia fatto bene da filtro nei confronti di tutto ciò che si può o che NON si può, che si deve o NON si deve fare, perché anche al cane più docile è consigliabile in certi casi mettere la museruola.

Anche se l’istinto ci spinge talvolta verso l’apparentemente impossibile.

In effetti la parte del nostro cervello che ci consente di esser “razionali”, di fare analisi, astrazioni, ragionamenti, di limitare certi pulsioni dei nostri istinti … è un dono, è il fantastico frutto dell’evoluzione avvenuta attraverso i millenni nel nostro organismo, ma alla base, anche se sommerso al centro del nostro cranio, esiste sempre un centro primario antichissimo ed efficientissimo di comando e di gestione istintuale del nostro corpo, praticamente un cervello primario da rettile, una zona della materia grigia che conserviamo da sempre molto ben protetta al suo interno nella teca cranica, in grado di proteggerci e di farci svolgere ogni tipo di funzione vitale, essenziale, primaria, preprogrammata, di valenza assoluta o relativa ma in sintonia con un’altra dimensione rispetto a quanto ci può suggerire con molto minor efficienza qualsiasi saggia valutazione razionale estemporanea che soprattutto richiede tempo e spesso il tempo “manca”.

Ma anche dei salti di fantasia incredibili …

Una cassaforte di informazioni legate ad interruttori automatici che viene programmata (da noi ma anche da altri, e non sempre correttamente) nei primissimi anni di vita e che apparentemente col passare degli anni non accetta poi più (apparentemente) nessun input dall’esterno.

Per inciso, solo le negatività della vita paiono TUTTE aver effetto sulle reazioni istintuali degli adulti.

Ma guai comunque a chi non è capace di ascoltare la vocina sommersa ma sempre presente del proprio istinto, e guai soprattutto a chi, una volta diventato adulto e si presume maturo, lo lascia libero come un cane sciolto pronto ad abbaiare alla luna, perché l’istinto, volendo è anche un’arma terribile che non tutti sano usare correttamente.

Andare d’accordo con il proprio Istinto, è per chiunque una questione di crescita, di equilibri cercati, raggiungibili e raggiunti anche a fatica ma al di fuori di qualsiasi ansia da prestazione, quel maledetto fenomeno figlio del benessere (o presunto tale) che avvelena quotidianamente la vita di molti e di chi gli sta accanto.

Impegnandosi in modo corretto, anche col supporto di validi aiuti, l’istinto, quando serve, può venire educato e rieducato anche in età adulta, anche se non ci credete, ridonandogli quel ruolo che così spesso funziona da salvavita e che invece viene compresso e compromesso da quelle che noi amiamo definire “le nostre capacità razionali” e introspettive di animali superiori.

Esistono molteplici (ma non troppi) metodi “scientifici” collaudati e all’avanguardia, che si servono di Tecnologia e Scienza lavorando sulle lunghezze d’onda “teta” che “sono di casa” nel nostro cervello per convogliare artificialmente in esso input ben controllati e “tagliati su misura” con i giusti strumenti offerti dal Progresso tecnologico che possono ottenere il risultato di riuscire a riprogrammare in parte quella sezione di materia grigia primaria sempre disponibile ad imparare anche se con qualche difficoltà, in tempi relativamente brevi e con risultati sicuramente positivi nell’immediato.

Ma io vedo questo come un condizionamento pilotato, un qualcosa di artificiale che si pasce delle nostre debolezze mentali e sono convinto che come in ogni altra cosa che ha a che fare con l’essere umano, una volta che l’uomo esce dalla fanciullezza e non è più in grado di gestire la propria mente come un libro bianco su cui si può scrivere di tutto, e diventa adulto e quindi si trova carico di dubbi, di regole, di vere e proprie saracinesche mentali, certi risultati per essere ottenuti veramente in profondità, indelebile e sicuro, per poi fornire sempre in sicurezza i risultati desiderati, necessitano di processi molto più naturali, di minori forzature e di fare come le pere che cadono a terra dal proprio albero e mai lontane dalle sue radici solo quando sono mature, e rimanendo sino a quel momento ben attaccate al ramo su cui sono nate e cresciute sotto ai raggi del SOLE.

Solo poi, ma questo è solo il mio pensiero, i veri traguardi raggiunti con questi criteri saranno veramente disponibili sempre ij modo istantaneo come tutti i componenti di un file scritto su di un hard disk, simultaneamente sempre pronti tutti in contemporanea a disposizione di una “testina di lettura” per quando servirà e non saranno più come maschere di carnevale da cui può essere anche impossibile, volendolo, liberarsi.

Ci vogliono pazienza, applicazione, onestà intellettuale e determinazione ma soprattutto tutto DEVE avvenire in tempi non brevi e attraverso esperienze ripetute in loupe sino a renderne automatica l’esecuzione e senza nulla togliere alle capacità moderatrici della nostra anima razionale che una volta tanto può rimanere spettatrice e capire che è meglio così proprio attraverso a tutte le analisi di cui è capace.

Buon compito!

svm

E’ un Post lungo, vi avviso, vedete voi  se andare avanti …

Una vita fa, avevo sette od otto anni, i miei genitori erano riusciti a portarmi in estate in montagna anche se eravamo nell’immediato dopoguerra e parlare di benessere o di ferie estive era un po’ come oggi parlare di una gita su Marte.

Eppure papà era riuscito a trovare una stanzetta in affitto per un mese, a S.Vigilio di Marebbe in Trentino, nella casa di famiglia di una sua paziente di Milano e i parenti della donna ci avrebbero ospitati per quel periodo, soprattutto me e mamma, mentre papà, legato dagli impegni professionali della Clinica Pediatrica in cui ricopriva un ruolo importante, sarebbe venuto a trovarci solo nei fine settimana.

Ero tutto un fremito di emozioni, una novità per me assoluta, ma, appena arrivati, c’erano subito state baruffe coi bimbi del luogo miei coetanei, i quali però decisero di accettarmi nel loro gruppetto (ero pur sempre il “figlio del Dottore”) se mi fossi sottoposto, senza che i nostri genitori ne sapessero nulla, ad una specie di “prova” che si sarebbe poi rivelata consistere nel condurmi in gran segreto in una stalla a due piani in cui c’era una specie di lungo scivolo di legno inclinato (senza scalini) che serviva a portare al piano superiore, nel sottotetto, il fieno per il cavallo le mucche ivi ricoverate al pian terreno.

Una volta salito sulla cima di quel tavolaccio che aveva una discreta pendenza, se volevo far vedere che ero degno di entrare nella loro banda, dovevo rotolarmi giù per quella specie di passerella, una capriola dopo l’altra e senza fermarmi, sino a che non fossi arrivato a terra.

La pendenza incuteva timore mentre la piccola folla dei villici in braghette corte di cuoio vociava non proprio delicatamente verso di me, il “villaneggiante”, e, che schifo, poi sullo scivolo c’erano residui di paglia mista a letame … insomma, per un cittadino come me, il “figlio del Dottore” … una prova non proprio facile.

Con la forza dell’orgoglio e con l’incoscienza dell’età ma con un pizzico di cervello, feci qualche veloce valutazione e poi dopo un attimo di esitazione mi misi a rotolare, una capriola dietro l’altra, sinché arrivai a terra fermandomi giusto giusto su di una bella torta di letame di mucca fra l’ilarità generale.

Da parte di tutta la banda ci fu on’ovazione liberatoria, anche perché proprio non so quanti di loro avrebbero avuto il coraggio di fare la stessa cosa, comunque la prova era superata ed io mostrando il mio coraggio, avevo trovato nuovi amici e nuovi complici per le piccole scorribande che ci aspettavano per un mese intero.

Altra storiella: anno 2012, ultimi spostamenti in calendario delle mie uscite in moto, una potente BMW 1150 GS ed anche ultimo “volo”, questa volta causato da un furgone che mi aveva stretto ed agganciato, mentre tentavo un normale sorpasso sotto alla pioggerellina autunnale, schiacciandomi al contempo contro il divisorio in cemento di una superstrada, i famosi New Jersey.

230 Kg. di moto che prendevano il volo saltando di corsia mentre io iniziavo a rotolare per una cinquantina di metri finendo per fermarmi proprio sotto al furgone che nel frattempo, sbandando, si era fermato rumorosamente contro allo spartitraffico …

Tutte le auto che sopraggiungendo si fermavano … oddio, è morto … tiratelo fuori … no, lasciatelo sotto sino a che non arriva l’ambulanza … forse è ancora vivo … Dio, che volo, poveretto … ma c’è del sangue? … etc.

Nel frattempo io nel casino generale, zitto zitto cacchio cacchio, chiaramente un po’ acciaccato, anche se “quasi come sempre” perfettamente incolume, strisciavo fuori da sotto al furgone incredibilmente senza che nessuno se ne accorgesse e mi mischiavo alla piccola folla che si era formata e che sembrava preoccupata più della moto semidistrutta che di me, e chiedevo … ma chi è il guidatore del furgone che devo … chiedergli una cosa …?

Quando l’ho finalmente individuato gli ho sfasciato il mio casco in testa e non mi sembra di aver ricevuto ancora alcuna denuncia per aggressione con arma impropria (l’ambulanza ha portato poi via lui, per commozione cerebrale, non me).

Una mia vecchia amica di Sasso Marconi mi dice sempre … Pierino non si smentisce mai …

Grazie al cielo, danni alla moto, in realtà quasi zero, gran moto la BMW …

Anni ’80, nasce in me una nuova passione, il Radiantismo.

Le trasmissioni a distanza via etere mi affascinano, i telefonini non sono ancora nati, al massimo gira qualche residuato bellico statunitense operante sui 27 Mhz, poi chiamato CB …

Ma io sto cercando ben altro e mi metto a studiare Elettrotecnica ed affini e passo il primo esame d’obbligo ma non mi basta perché mi affascina l’idea di potermi collegare via radio con l’altra faccia della Terra e per far questo bisogna dare un altro esame, quello detto di CW per venire abilitato dal Ministero PPTT per operare in Onde Corte con apparecchiature e relativi impianti d’antenna molto potenti.

Condizione essenziale: devo imparare il Codice Morse, devo essere in grado di trasmettere e ricevere messaggi codificati nei suoi segnali acustici brevi e meno brevi, una specie di forca caudina perché già è possibile fare collegamenti in telescrivente per superare enormi distanze e il CW lo usano solo i radioamatori più tradizionalisti.

Un inferno, io imparo a memoria perfettamente i codici di tutte le lettere dell’alfabeto, ma quando si tratta non tanto di trasmettere perché in quel caso puoi andar piano e il tempo lo gestisci tu richiamando dalla memoria tutte le sequenze necessarie di “linee e punti”, ma di decodificare messaggi in arrivo … il buio totale ed un senso di impotenza come quando un bergamasco cerca di capire quel che gli sta dicendo un Sardo che sta esprimendosi nella sua “lingua” isolana.

Gli esami sono alle porte, mancano poco più di trenta giorni ed io dopo sei mesi che mi arrabatto con le orecchie incollate al ricevitore in onde corte sto per perdere la fiducia nelle mie capacità, perché Il problema primario consiste nel decodificare i segnali in arrivo che vengono inviati da “radioamatori di annata” che i messaggi in CW te li sparano a ritmo velocissimo.

Un giorno, sul lavoro, durante una pausa, mi trovo a parlare con un noto Primario Ostetrico (ormai defunto) che scopro essere anche vecchio radioamatore e gli confido il problema che mi sta angustiando ormai da mesi, la comprensione del Codice Morse in ricezione.

Ed ecco avvenire il miracolo: il medico mi invita a visitare la sua stazione radio ed io, curioso come una scimmia, accetto di buon grado.

La sera seguente mi rivedo col dottore e con mia grande sorpresa lui tira fuori il “tasto” per il morse ed inizia a cadenzare in sequenza due lettere, C e Q, codici internazionali di chiamata, una, dieci, cento volte chiedendomi se mi è sempre tutto chiaro e comprensibile.

Certo, lento sì, fesso no, .

Ma lui insiste sempre con la stesse lettere ed ogni tanto mi chiede …capisci? … io sto per spazientirmi quando ad un certo punto inizio a capire “veramente”: le mie orecchie ora non sentono più dei punti e delle linee perché quelle sequenze sono diventate una “musica” e io non devo più contare punti e linee per riconoscere le lettere corrispondenti …

Il giorno seguente, a casa, accendo il tasto ed inizio a registrare,, ripetute all’infinito prima una lettera, poi un’altra, poi un’altra … tutto l’alfabeto e poi inizio subito ad ascoltare queste registrazioni.

E’ fatta, ho imparato la ”musica”, quelle sequenze di suoni sono diventate musica e riesco finalmente a tradurre i messaggi in Morse con sempre maggior facilità … è il mio istinto a riconoscerli, non devo più ragionare o fare i conti della serva con punti e linee … è un po’ come aver imparato ad andare in bicicletta e non dover più prestare attenzione per non perdere l’equilibrio ma solo alla strada che si sta percorrendo …

… Un altro breve salto nel passato, ho da poco compiuto ventiquattro anni e frequento un Maestro di Arti Marziali a cui non interessa gestire un Dojo (svolge una Professione affascinante che assorbe totalmente il suo tempo) e di cui ho fatto casualmente conoscenza in una situazione di grande pericolo che coinvolgeva un intero gruppo di persone.

Costui, forse colpito da come mi ero comportato, mi ha poi chiesto con discrezione se non volessi imparare regole e tecniche della sua disciplina ancor poco nota da queste parti dell’Occidente: come in un film, vero? ma è la pura verità.

Lui era determinato nel suo intento, anche se per quanto impegno io ci mettessi, i primi tempi non riuscivo che ad apprendere qualche tecnica semplice dal punto di vista esecutivo e le cose non andavano troppo bene perché apparentemente imparavo tutto ma a distanza di qualche giorno lo dimenticavo, confondevo gli insegnamenti ed il mio corpo, impacciato, non riusciva a realizzare quel che mi era pur chiaro nella mente a livello di pura memoria.

Sino alla sera in cui quel Grande pensò di cambiare sistema ed iniziò con l’insegnarmi una tecnica totalmente difensiva fatta di pochissimi movimenti con i quali, come in un passo di danza, il mio corpo doveva seguire in perfetta sintonia i movimenti della sua aggressione, persino facilitandola nello slancio per poi, quando il colpo “giungeva a fine corsa” mentre lo schivavo praticamente evitando ogni contatto corporeo pur rimanendo sempre fisicamente vicinissimo, io dovevo aiutarlo a proseguire nella sua traiettoria sino alla sua totale perdita di equilibrio che lo vedeva rovinare inevitabilmente a terra, una filosofia comportamentale “invincibile”, come poi avrei ben imparato e che avrei fatto per sempre mia.

Come sempre, in breve avevo imparato la teoria della meccanica di quei nuovi movimenti da effettuare, ma quella sera il Maestro fece una cosa diversa: andò a spegnere la luce del grande ambiente adibito a Tatami privato nel suo immenso Studio professionale in cui ci trovavamo, lasciando trapelare un po’ di luminosità dal fondo di un corridoio adiacente.

E subito iniziammo a ripetere quella tecnica praticamente al buio e continuammo a ripeterla per tutta la sera sino alla noia anche se io non ne capivo il motivo perché quel comportamento era per me una cosa ormai chiara e si sarebbe potuti passare ad altro … ma solo per me.

Avevamo iniziato verso le dieci di sera ed andammo avanti così per un’oretta, sinché il Maestro mi disse … bene arrivederci tra due giorni.

E due giorni dopo, come se avesse ancora cambiato metodo di insegnamento si mise a spiegarmi il senso di alcuni movimenti di “chiave” che potevano mettere in difficoltà l’eventuale avversario.

Eravamo chiaramente in piedi l’uno di fronte all’altro quando senza dare il minimo preavviso, partì con un colpo secco e violento verso di me, come qualche sera prima, ma non si trattava di una prova tecnica come avevamo fatto allora.

Io non so ancora cosa in effetti è successo ma ho visto il Maestro era volare per terra senza essere nemmeno riuscito a sfiorarmi e mentre con una elegante capriola si rialzava sorridendo, mi disse: … hai capito?…

Sì avevo capito, il mio istinto su cui era stata scritta corretta una nuova info, aveva lavorato col mio corpo intervenendo prima della mia ragione.

Ma adesso parliamo seriamente, il succo di questi raccontini, apparentemente slegati fra di loro, vi può invece insegnare parecchio sulle capacità del cervello umano.

Però questo ve lo racconto nella prossima puntata del Blog.

  Nei rapporti interpersonali considerati leciti in una Società civile in cui vengono più o meno pazientemente consentiti anche modi comportamentali molto border line ed estremamente incompatibili gli uni con gli altri, per assurdo spesso più per non scatenare ulteriori conflitti e conservare equilibri necessari ad una convivenza difficile ma sopportabile che per vero rispetto dei “mondi” e delle personalità altrui, in questa situazione non sempre sono i “migliori” a vedersi riconosciute le proprie valenze e i propri diritti, anche quelli più inalienabili.

   In questa situazione cercare di individuare quali possano essere i comportamenti “normali” auspicabili in ogni situazione è praticamente impossibile, soprattutto quando si ha a che fare con esseri umani più di nome che di fatto che non ammettono altro che il proprio io e il grappolo di cozze della propria individualità che deve essere e rimanere insindacabile ed inattaccabile da qualsiasi considerazione che non derivi da quel loro cervello miope ed egoista che ha generato queste perle di qualità.

   Anche se tali comportamenti non sempre sono la risultante sequenziale di demeriti personali: bisognerebbe infatti tenere in considerazione le provenienze di ceto, di cultura, di costumi … di quella cosiddetta civiltà insomma dell’ambito che li ha generati e, diciamo per pura cortesia, educati.

   Anche se poi ci sono quelli che nati e cresciuti in ambienti invidiabili per serenità, per benessere, moralità, privilegi, vita facile insomma, hanno poi fatto di tutto per rinnegare le loro radici e per protesta (?) hanno deciso per una vita in cui nessuno tranne loro stessi potesse essere giudice, un’esistenza destinata nel tempo a creare infelicità per l’estrema radicale inflessibilità nei confronti degli altri mal sopportati … o anche per l’esatto contrario credendo di aver individuato la vera libertà incapaci di capire che questo valore lo si può trovare solo dentro a noi stessi e non perché il vicino si è deciso a togliere il filo spinato dai confini.

   Dati questi presupposti, la regola più prudente consigliata diventa quella di condurre una esistenza fatta di consuetudini accettabili a confini allargati, di atteggiamenti non tanto ipocriti, ma, si dice, di convenienza per non creare fratture invalicabili, per non scatenare conflitti che minerebbero rapporti già abbastanza difficili per natura.

   In fin dei conti, poi, dopo rari e ben calibrati momenti di convivenza forzata e apparentemente fatta di condivisioni su tutto, di sorrisi, di complimenti e di … come vorrei essere al tuo posto … uno torna a casa sua e che gli altri si impicchino, che rimangano pure nel loro brodo felici e contenti di tanta ammirazione riconosciuta e di altrettante dimostrazioni di convenienza formale da parte di chi afferma di amarli, capirli e di condividerne scelte e punti di vista per pura ipocrisia di comodo.

   In tutto questo bel limbo dorato, quel che è veramente grave è che chi ti parla con la necessaria e forse poco diplomatica chiarezza cercando di farti capire l’estrema limitazione di alcune tue ferree convinzioni e cercando di portarti ad analizzare le cose secondo punti di vista meno rigidamente personali ed arroccati su convinzioni che ben poco hanno a che vedere talvolta con razionalità, rispetto per chi se lo meriterebbe e che non desidera altro che vederti camminare diritto per la tua strada senza condizionamenti infantili, senza l’interferenza di complessi mai superati, senza il pericolo di commettere errori di valutazione tanto infantili e ciechi quanto pericolosi nei confronti dei tuoi equilibri presenti e futuri, bene, questa persona che non ti dà la biada zuccherata, il contentino di inutili e ipocrite smancerie, viene subito individuata come nemico e come tale da combattere o per lo meno da tenere ai bordi estremi della tua esistenza come un lebbroso di medievale (ma mica tanto) memoria.

   Quel che è grave è che nel mondo del lavoro certi comportamenti ottusi e presuntuosi fanno molto comodo a chi manovra i fili del potere perché un individuo più è rigido, più il suo mondo spirituale è limitato, più si mostra antipatico ed arroccato su posizioni che lo tengono ben distante da qualsiasi paziente e comprensiva concessione sociale verso altri, più viene non tanto stimato quanto ritenuto un valido strumento produttivo (comunque da allontanare non appena dia il sentore di iniziare a ricordarsi le sue lontane e scomode discendenze umane).

   Il risultato, di solito, è che questo individuo, così ben oliato da chi gli dà la pappa, inizi a pensare di essere veramente infallibile, e che se gli altri non vogliono condividere le sue posizioni, sono solo dei poveretti che della vita non hanno capito nulla e che non hanno il minimo diritto di venire da lui ascoltati e capiti.

   Tutta teoria?

   Bene, allora, così solo per sport, fate un piccolo collegamento “ipertestuale” tra genitori ormai diventati nonni e figli ormai adulti ed accasati, magari molto ben pilotati, anche se grandi, grossi e pure aggressivi da mogli minute ma che hanno le idee molto chiare, soprattutto sessualmente, su come fare per ottenere sempre ciò che vogliono dal loro 20%  inducendolo spesso ad entrare in conflitto con gli equilibri del gruppo familiare in cui sono entrate e dandogli la “sicurezza” di essere le uniche che li possono capire.

   Potrei continuare, ma, in quanto a discorsi sull’igiene mentale presunta e sulle sue relative sicurezze, per oggi basta così.

   La prossima volta è il turno dei manuali da bancarella di mercatino delle pulci, ad uso dei campioni succitati, per diventare degli ottimi educatori.

 

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   Io diffido solo di due tipi di persone: quelle che hanno stampato in faccia e sulla piega delle loro spalle quanto sono inaffidabili e quelle che non conosco per nulla ma che capisco che, appena cominciano a toccare con viva mano i pungiglioni della mia spina dorsale, preferiscono  deliberatamente tenermi a distanza di sicurezza, chissà perché.

   Se a questo uniamo che, per buona parte della mia vita mi sono trovato incastrato in ambienti molto “In” ma decisamente altrettanto “Off” per la maggioranza delle persone “normali”, ambienti in cui ad esempio è regola andare in vacanza liberatoria per riposarsi delle vacanze appena trascorse, non credo vi sia difficile immaginare come per uno come me, quasi sempre in disaccordo con un certo modo di ragionare o non ragionare e di vivere da privilegiati, sia quasi una missione attaccare in fronte a parecchia gente di questo genere la poco generosa etichetta che si merita, incollandola in bella vista non appena ne ho l’occasione.

   Anche se quella fronte, quella testa, spesso e volentieri, bisogna andarla a cercare in mezzo alle nuvole, molto lontana dalle ciabatte di marca che indossa ben appoggiate per terra, magari nel tiepido cavò di qualche Banca.

   Una categoria soprattutto non può andare d’accordo con me: quella dei bugiardi, e in più, quella dei bugiardi che cercano di convincerti che di bugie non te ne hanno dette oppure che quello che ti avevano detto era giusto e vero ma solo quando te lo avevano detto.

   Ma c’è una categoria che le supera tutte: è quella dei bugiardi scordaroli.

   Quelli che prima ti dicono una cosa, poi, appena gli conviene il contrario, sostengono l’esatto opposto e non solo ne magnificano il loro sostegno, ma neppure si ricordano veramente, da fanciulloni mai cresciuti o disonesti figli di buona donna, scegliete voi, di quel che prima hanno detto o fatto.

   Non solo, anche se ricordano bene i loro voltafaccia, chi mai poi avrebbe, secondo il loro concetto di superiorità personale, il diritto di sindacare sul loro comportamento?

   C’è un’unica fortuna: di solito, prima o poi, chi di spada ferisce …

   Anche se al posto della spada usa la lingua biancastra.

   E’ proprio vero, non ci sono più i Condottieri di una volta, quelli che se tu dicevi una cazzata su Twitter, cinque minuti dopo ti ritrovavi con i gioielli in mano ad eterna memoria di come è meglio comportarsi.

GUA

   Una volta esistevano le Frontiere con i relativi Dazi e questo genere di limitazione pratica serviva a preservare determinati interessi locali, poi, nel tempo, anche in considerazione che i confini all’aria (e al buon senso, non solo ai contrabbandieri) non li puoi proprio mettere, certi “paletti” sono stati rimossi vista la loro inutilità specifica nei confronti degli “sgarri” di grosso rilievo, ma senza esagerare troppo, e che mai hanno conosciuto, conoscono e conosceranno frontiere.

 

   Oggi è rimasta qualche “garitta”, tipo quelle delle infrastrutture Militari di cui proprio non se ne può fare a meno, ma io volevo parlare solo delle Guardie Armate che la Natura ha posto a guardia delle porte del nostro Cervello, cercare di identificarne il senso, l’utilità della loro funzione se ben esercitata, e poi imparare ad utilizzarle correttamente.

 

   Il nostro corpo è letteralmente circondato, contenuto da un involucro esterno ricchissimo di Organi di Senso (guardie armate) che si attivano in svariatissimi modi, tattili, termici, elettrici, chimici, per induzione … inviando al nostro cervello tutti quei segnali che una volta interpretati dal cervello stesso attivano le nostre reattività, sia quelle “ragionate”, sia quelle istintive, automatiche, per fornirci delle valide prime difese.

 

   Ora, lungi dalle mie intenzioni mettermi a fare la parte del professore che non sono e mai sarò, però c’è qualche considerazione, molto parallela al discorso, che non si può far finta di non saper fare.

 

   La cosiddetta Civiltà ha insegnato ad ogni individuo che fidarsi incondizionatamente dei propri simili è un esercizio di vita sociale molto “pericoloso”, ma essere in grado di gestire correttamente un ottimo sistema di allerta automatico e naturale supportato egregiamente dalle famose “guardie”, a patto che venga sempre eseguita una valutazione corretta ed a mente aperta delle situazioni che si presentano, sarebbe un sistema più che accettabile, una fonte di sicurezze, che offre risultati più che positivi sia nel dare sia nel togliere con diritto.

 

   A ciò si aggiunga la predisposizione naturale dell’uomo non solo a non riconoscere mai alcuna delle sue colpe, ma anche a presentarsi sempre come un fresco fiorellino di campo mentre nasconde dietro alla schiena le mani lorde di tante scorrettezze.

 

   Purtroppo, poi l’animo umano, appena ha sentore di poter prevaricare impunemente qualsiasi confine, piglia il minimo di rincorsa indispensabile e cerca di saltare il fosso dedicando ogni attenzione solo ai propri interessi, al proprio egoismo, alle proprie vigliaccherie che crede conservatrici della propria tranquillità e del proprio comodo.

 

   E gli altri?

 

   Ma chi se ne frega … tanto si sa, homo homini lupus.

 

   Smentitemi, anche da Lassù, dai black hole siderali e poco terrestri delle vostre dimensioni personalissime, ma senza dimenticarvi che prima o poi dovrete usare i vostri piedi che forzosamente li dovete sempre tener appoggiati quaggiù in terra se volete muovervici sopra, cari Pinocchietti, da lassù da dove si comanda sempre più impunemente e con l’arroganza di chi si crede infallibile, e non si paga mai per gli errori commessi, anche per quelli di dimensioni galattiche e praticamente irreparabili almeno sino a che l’ultimo di voi occuperà la scena di cui siete sgraditi ospiti, convinto che un culo solo, il vostro, possa occupare più sedie nel medesimo tempo.