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24 dicembre 2014

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Ieri sera ho seguito con molta attenzione un film in Tv sul famoso (e veramente esistito) IP-MAN grande Maestro cinese di Kung Fu ma soprattutto promotore di Arti Marziali evolute soprattutto a livello mentale, di coscienza personale verso un traguardo di forza e indipendenza personale, una favola ormai defunta quasi ovunque.

Mentre le immagini scorrevano sullo schermo io cercavo sconsolatamente di fare dei paralleli con la mia esperienza fatta con l’ultimo Maestro, nel caso specifico quello di Aikido Iaido Yawara Do, a cui avevo affidato anche troppo negli ultimi anni la mia totale fiducia e disponibilità mentale … poco comprese, se devo esser sincero, e comunque MAI corrisposte, anche se per me questo non era un problema più grande di tanto, forse a causa della pazienza derivante mia età, nonché degli anni di cui ero più anziano del Maestro a cui avevo ritualmente affidato corpo e mente senza alcuna pretesa di riscontro emotivo in netta opposizione alle sue convinzioni in merito.

Ognuno è quel che è, come uomo, non si può pretendere l’impossibile.

Un Maestro comunque veramente potente sia fisicamente sia come capacità tecniche, un esempio raro, ma nulla da meravigliarsi visto di chi era stato allievo, il famoso “Ciroli” (per chi conosce la storia di questa Disciplina che, volendo, ti rende persino indice e medio di una mano più pericolosi di un colpo in canna di una 9Parabellum, ma che ti insegna anche pazienza, moderazione ed estremo autocontrollo oltre che ad usare il cervello a livelli superiori di attenzione come ARMA FINALE estremamente letale).

Certo, devi saper leggere tra le righe mentre impari Katà e tecniche veramente pericolose nel senso dell’aggressività sviluppabile, e questo non è un libro così aperto per tutti i suoi cultori per chi pensa di potersi appropriare con un po’ di pratica di una capacità manuale superiore di difesa ed offesa.

Quando poi, finito il film, sono andato a letto, ho cercato di ripassarmi mentalmente, come per anni ho fatto prima di addormentarmi, un paio di Katà e mi sono reso tristemente conto di aver perso certe continuità operative.

Ma vi garantisco che si tratta solo di un po’ di ruggine.

Questa mattina sono sceso nel mio studio, la mia “tana” dove ci sono tutti i miei libri, i miei MAC, i cristalli ed i minerali, i fossili, le conchiglie, le pietre raccolte nel corso dei miei giringiro … e tante altre cose che dureranno sino a quando ci sarò, ho appeso con un filo un foglio di carta all’applique a soffitto e mi ci si sono messo di fronte in posizione di riposo/attacco.

Quando ho sentito il mio Ki forte ed emergente, la mia mano sinistra è scattata e indice e medio hanno trapassato quel foglio di carta innocente per fotocopie che mai avrebbe pensato di venir trattato in quel modo.

Chi l’avrebbe mai detto dopo tanti anni di inattività sul Tatami ….

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Anni fa hanno iniziato a farsi vivi i postumi di un incidente d’auto gravissimo in cui ero stato bersaglio di un’auto in corsa che con una mira incredibile mi aveva centrato mentre attraversavo la strada “sulle strisce” e subito dopo si era data alla fuga procurandomi una serie incredibile di fratture (anche) sulle ossa del bacino.

Traumi che non avevano nemmeno consentito una ingessatura locale: ogni possibilità di soluzione era stata affidata al buon Dio, alla Provvidenza, alla Natura e al Tempo, grande Dottore, non potendosi fare proprio altro, anche perché tra l’altro, nessuno era convinto che ne sarei uscito ancora abile.

Mi avevano tenuto bloccato per mesi su di un’asse di legno su cui ero stato fissato praticamente immobile con delle fasce (lasciamo perdere i disagi soprattutto igienici secondi solo ai dolori che ho provato) sino ad una guarigione decisamente inattesa ma perfetta che però con i prodromi dell’invecchiamento fisico quando ha iniziato a dare i suoi segnali sgraditi con forti dolori emergenti dalle rime di saldatura ossea sulle fratture, mi ha costretto a trovare una soluzione soprattutto non farmacologica che comunque non riusciva ad eliminare temporanee ma sempre più ricorrenti immobilità forzate e notti insonni per le sofferenze.

Dopo essermi inizialmente fatto trattare chiropraticamente nell’unico Centro veramente competente in quanto a trattamenti “manuali” di questo tipo di problematiche, non ne faccio il nome solo perché non sono autorizzato, avevo casualmente scoperto che proprio a due passi da casa mia, “in campagna”, c’era una palestra gestita da un Maestro di Arti Marziali, pure bravissimo manipolatore terapeutico, un tipo molto particolare, direi unico, uno dei pochissimi allievi del famoso Ciroli, Maestro indiscusso in Italia dell’Aikido Iaido Iawara Do, nobile Arte Marziale d’èlite.

Quest’individuo dal carattere molto fumantino, forse secondo nella sua Disciplina sul Tatami solo all’altrettanto famoso e bravo Renato Portesi che col figlio gestisce un Dojo di Categoria difficilmente emulabile in quel di Brescia, aveva personalmente ricevuto in gioventù dal suo Maestro molti più insegnamenti sulla Salute e sulle dinamiche del corpo umano che su quelli relativi alle tecniche più segrete dello Iawara al cui confronto sono veramente pochissime le Discipline in grado di competere anche al livello delle Arti Marziali più temibili a livello mondiale ed utilizzate dai Servizi di Sicurezza più tosti.

Molte sono le persone che lui ha aggiustato con le sue mani ed io speravo che avrebbe dato retta anche a me, ma lui aveva inizialmente ascoltato con molta sufficienza e direi poca pazienza quanto gli avevo esposto sui miei dolori, disturbi, tensioni … ed alla fine aveva sentenziato che non avrebbe fatto nulla per me e che mi potevo accomodare … da un’altra parte.

Forse i miei capelli bianchi gli avevano dato una impressione falsa su quella che era la mia determinazione a trovare una soluzione vera, per difficile che fosse.

Eravamo vicini ai primi di Luglio ed era imminente la chiusura estiva della sua Palestra: io che veramente soffrivo ogni giorno sempre di più senza riuscire a trovare alcun lenimento per i miei problemi che proprio non erano fantasie ma un’angoscia ricorrente e limitante sia fisicamente sia psicologicamente, non ho voluto mollare il colpo e sono riuscito a straare la promessa a mezz’asta che alla ripresa autunnale dei corsi avrebbe riconsiderato la mia situazione.

Sicuramente “qualcuno” aveva pensato che mi sarei dissolto nelle nebbie dell’autunno togliendo il disturbo.

Ma non mi conosceva, io invece, puntuale come Equitalia, al primo di Settembre, con buon anticipo sull’orario di palestra, ero già lì seduto sui gradini del’Istituto in attesa che il Maestro arrivasse, e quando giunse e dovette accettare che non avevo alcuna intenzione di mollare il colpo, mi sentii dire che se proprio volevo che lui mi facesse dei “trattamenti” terapeutici, avrei dovuto iniziare a fare preventivamente per qualche mese, sotto al suo vigile e severo sguardo, una ginnastica “preparatoria”, quella che tutti i suoi allievi eseguivano prima degli allenamenti veri e propri di Arte Marziale, e che di manipolazioni non se ne parlava proprio, almeno per il momento.

O mangiare la minestra, o, come si dice, saltare dalla finestra, ed io, visto che si accendeva un lumino di speranza, accettai pur assediato in cuor mio da tutta una serie di dubbi sulle mie reali capacità fisiche di riuscire a sostenere tanta prova che sapevo molto dura avendo assistito una volta ad una seduta di allenamento preparatorio.

Verso Natale, vista la determinazione con cui mi ero impegnato sputando l’anima e senza mai perdere un colpo, senza perdere un allenamento, io, unico anziano, in mezzo a tanti ragazzini e a qualche giovin fanciulla veramente temibile per le capacità dimostrate, il Maestro mi chiamò da parte e mi disse che se ancora volevo, avrebbe iniziato i trattamenti sulla mia schiena con l’anno nuovo.

Ed io gli risposi: “Quali trattamenti?”

Sì, perché TUTTI I DOLORI ERANO TOTALMENTE SCOMPARSI, non solo, alla soglia dei sessant’anni, era iniziata una nuova primavera per il mio fisico una volta abituato ad una vita molto attiva ma ultimamente condizionato pesantemente dai dolori.

E vi assicuro che quando definisco “attiva” la mia vita quotidiana, anche quella di oggi, sto parlando di fare sforzi di ogni tipo nonostante l’età avanzata, di non aver mai orari o pause tipo penichelle, di coltivare regolarmente attività da “signorino” come ad esempio, fra altre, quella di boscaiolo spaccalegna …

Come ho già avuto modo di dire in altra sede, io, forse ad istinto, non ho mai confidato a questo Maestro le mie precedenti esperienze della nominata Arte Marziale che già conoscevo ed a cui mi ero accostato verso i miei vent’anni coltivandola poi per moltissimi anni in una palestra privata col mio primo Maestro che si chiamava Gian Sinigaglia, un fotografo pubblicitario professionista molto più noto al’estero che in Italia, che aveva vissuto moltissimo in Francia e pure lui, come il grande Ciroli, in gioventù aveva annoverato esperienze in Legione Straniera.

Un tipo schivo, riservatissimo, un uomo di grande Cultura, dal fisico secco come quello di una cavalletta ma incredibilmente forte, due occhi al vetriolo, due mani d’acciaio, mio Maestro inflessibile nella Professione e nella Vita.

Un giorno ero arrivato prima del solito nel suo Studio dove facevo apprendistato professionale, e l’avevo trovato mentre al buio ed in silenzio stava eseguendo a piedi nudi quello che in seguito ho appreso essere un Katà, sul suolo dell’immensa sala posa bianca del suo studio fotografico, situato roprio sotto alla Galleria san Babila di Milano .

Eravamo verso la fine degli anni ’60 e di Arti Marziali ancora non se ne parlava a Milano, se non di Judo e se mai in modo un po’ confuso o di Ju Jitsu per la difesa personale …

Gli espressi tutto il mo stupore e probabilmente lui intuì che non si trattava solo di curiosità ma di un qualcosa a cui la mia mente era già pronta e sicuramente disponibile.

In seguito, quando decise in modo del tutto autonomo di avviarmi alla Disciplina dello Iawara, le sue cure, sono sempre state indirizzate più alla parte psicologica, all’atteggiamento mentale piuttosto che alle tecniche di offesa/difesa pratica vere e proprie … ed io ho coltivato gelosamente questo modus operandi tramutatosi nel corso degli anni, quando ho iniziato una vita autonoma non solo professionalmente veramente tutta mia, forte di una filosofia di vita complementare ben sostenuta dai Pensieri del Tao te King di Lao Tze.

Quel Grande, che mi aveva scelto come unico allievo a cui tramandare la Disciplina, mi ha insegnato alla perfezione i punti critici del corpo umano ed i bioritmi a cui sono legati nelle varie ore del giorno e mi ha fatto ripetere all’infinito pochissime tecniche di difesa /offesa sino a che sono diventate patrimonio mio personale di possibili reazioni naturali ed istintive ma ben pilotabili secondo coscienza e che in ogni momento o situazione mi avrebbero messo in grado di far fronte degnamente a qualsiasi avversario, ma gli insegnamenti essenziali erano e rimanevano indirizzati sempre verso il raggiungimento della totale padronanza della mente sul corpo e l’allenamento a sapersi sempre gestire attivamente e quindi anche apparentemente in modo passivo e conciliante ma vigile e pronto alle reazioni più violente in caso di reale necessità.

Eppure questa nuova esperienza col nuovo Maestro che dopo avermi inizialmente rifiutato, mi aveva in un secondo tempo e di sua unica iniziativa fatto l’onore di chiamarmi tra i suoi allievi Iawaradoka, facendomi addirittura partire dalla cintura verde e non da quella bianca, mi aveva insegnato una cosa nuova: la potenza costruttiva di un modo molto particolare di eseguire una ginnastica fuori dalle righe (soprattutto in senso psicomotorio e quindi molto simile alle tecniche più avanzate dello Yoga) e che non mi risulta  coltivata ed insegnata da nessun Personal Trainer operante nell’universo delle palestre, almeno in Italia.

E mi riferisco anche a palestre gestite da ex allievi di questo Maestro “unico” e secondo me veramente insuperabile in quanto a capacità di far eseguire correttamente ginnastiche terapeutiche, costruttive e ricostruttive di organismi offesi da precedenti traumi, messaggo troppo spesso caduti nel vuoto per una miriade di tristi motivi: il grande Paolo Scalvini, a cui, in questo, vanno tutta la mia ammirazione ed il mio incondizionato rispetto anche se ormai le nostre vie non corrono più parallele.

Perché ho raccontato tutto questo?

Semplice, perché voglio parlarvi di come da quando eseguo trattamenti di vario tipo su schiene VERAMENTE sofferenti, la soluzione incredibilmente ripetitiva con risultati positivi, anche in individui a cui è stato ventilato lo spettro di “ernie al disco” da doversi prima o poi trattare chirurgicamente, è quella di un mix ATTENTISSIMO di chiroterapia, massaggio con digitopressione e movimenti ginnastici molto particolari a corpo libero cadenzati e calibrati sotto l’occhio attentissimo del sottoscritto in veste di trainer/manipolatore.

Mi rendo perfettamente conto che proporsi coscientemente ed onestamente come “trainer” sicuramente efficiente per qualsiasi situazione che richiede non tanto l’esecuzione di qualche movimento di ginnastica da camera …. o da salotto di public relations tipo tante finte palestre del giorno d’oggi, ma correzioni terapeutiche ed affini, richiede una competenza sull’anatomia e sulla fisiologia umana, sulle dinamiche quotidiane dei bioritmi, un occhio attentissimo sulle reattività della persona impegnata, sulle sue reali capacità di auto pilotare psicologicamente il proprio corpo in questo discorso che ben poco ha a che fare con gli insegnamenti di un allenatore di calcio o di un Professore di Ginnastica di Prima Media con tanto di Diploma e tante altre chicche … nonché di una prestanza psicofisica “robusta” quanto serve, allenata costantemente ma gestita con modestia e discrezione.

Quindi, per il vostro bene, spero che chi di voi è afflitto da quel genere di problemi fisici e ne vuole VERAMENTE uscire, possa trovare un terapeuta che come me, che più di altri posso mettere a frutto esperienze maturate nel corso di una attività professionale svolta in ambito medico universitario per decine d’anni, sale operatorie comprese, ha ben “imparato la lezione” e la applica nei modi, con le competenze, la sensibilità tattile e con i criteri di gestione più corretti.

   Oggi ho ricevuto la richiesta di una informazione personale su di me da parte di uno che ha letto un mio Post in relazione all’Arte Marziale da me praticata per alcuni anni sino a qualche tempo fa.

   Evidentemente, leggendo quel che posso avere scritto con riferimenti ben precisi all’AikidoIaidoYawaraDo, la cosa deve avere incuriosito qualcuno che pratica in un altro Dojo la medesima Arte Marziale, che non mi conosce personalmente e che probabilmente vorrebbe capire se parlo per sentito dire, come in Rete è facilissimo, oppure se oltre al fumo c’è anche l’arrosto.

   Forse è così, o forse no, ma non importa.

   A questa persona ho già risposto via mail come ho ritenuto più opportuno, ma il fatto in se stesso della curiosità che la ha indotto a chiedermi “dove” avevo praticato l’Arte, praticamente quali sono stati il mio Dojo e il mio Maestro, mi ha indotto a fare alcuni pensieri che ho deciso di mettere per iscritto.

   Forse la curiosità di questo signore è nata da come parlo di quest’Arte anche se praticamente nessuno mi conosce (ciò che voglio) nessuno può sapere “quanto valgo”, e se è vero che posso vantare un’esperienza di vita ad alto livello spirituale e morale in diretta derivazione dalla filosofia comportamentale che può scaturire da anni e anni di pratica di Arti Marziali.

   Non mi sto facendo bello con le piume del pavone, chi mi conosce non nutre dubbi in merito.

   Mi rendo anche conto che sono moltissimi ormai i Maestri che hanno appreso le tecniche di Tatami dello Yawara, praticamente quasi tutti si sono formati nel Dojo di un Grande Maestro, unico rimasto (di livello veramente superiore, io conosco lui e lo ammiro profondamente, ma lui non conosce me) ormai in Italia per quel che so, e che svolge la sua attività in quel di Brescia.

   I suoi ex allievi a loro volta ora le trasmettono nei loro Dojo a tante persone degne di apprenderle.

   Insegnare le Tecniche dello Yawara non è semplicissimo, poi, apprenderle veramente come si deve giungendo alla loro esecuzione istintuale, ancor di meno, farsi praticare dall’Arte nelle scelte di Vita secondo criteri vecchi di millenni ma freschi di giornata come le lacrime della Fornero, capire la loro filosofia, ancor meno.

   A questo punto devo confessare una cosa di me che pochissimi sanno perché me la sono sempre tenuta stretta dentro.

   Più o meno cinquant’anni fa, mentre cazzeggiavo giocando a fare il muratore, il bagnino, il TOY BOY (invece di frequentare la Bocconi) in quel della “Francesca”, villaggio turistico privato per privilegiati nelle Cinqueterre, tra Levanto e Bonassola, e che non so nemmeno se esiste ancora, ho conosciuto casualmente un “tipo”, di passaggio per qualche week end, che sul momento mi era parso molto strano, ma che poi avevo cercato di conoscere meglio, a causa del non proprio solito caso di amicizia istintiva, a pelle, e conoscendolo più in profondità, mi aveva rivelato, con mille cautele, erano gli anni ’60, pensate!, l’esistenza di un Mondo che manco avrei mai immaginato potesse esistere, quello delle Arti Marziali che lui praticava da moltissimi anni da quando a Parigi aveva conosciuto un Maestro la cui storia di vita si perdeva nei meandri di anni trascorsi in Legione Straniera.

   Questo Signore, che poi oltre che come un secondo Padre è stato mio Maestro di Vita oltre che di Arti Marziali, e che mi ha anche insegnato la professione di Fotografo di Studio, si chiamava Gian Sinigaglia, insegnava Fotografia alla Società Umanitaria, ora ITSOS di Milano, e a quei tempi, come Aldo Ballo, Ugo Mulas, Mari, Comi …. era Fotografo più famoso e sicuramente più bravo dell’Oliviero Toscani che oggi tutti conoscono per merito di qualche sua foto scandalistica.

   Non sto a spiegarvi come poi nel tempo mi ha insegnato non solo le tecniche che mi faceva eseguire nella Sala di Posa megagalattica del Suo Studio prima sito in Piazza San Babila sotto al Bar Donini, poi in Via Carducci, sempre a Milano.

   Sono stati anni fantastici, in cui questo Grande mi centellinava gli insegnamenti e sino a che non era sicuro che li avessi assorbiti a fondo me li faceva ripetere sino a farmi sclerare.

   E poi c’erano gli insegnamenti teorici, non mi ricordo più nemmeno quante volte i miei si irritavano perché tornavo a casa a notte fonda e loro che non sapevano nulla, erano convinti che me ne stessi in giro a bighellonare e a perder tempo dietro a qualche sottana …

   Poi il tempo e la vita ci ha separati ma ciò che mi aveva trasmesso lo custodivo dentro di me come in una cassaforte di cui nessuno doveva conoscere la combinazione.

   Mi riferisco a un periodo della mia vita di almeno dieci anni.

   Ho praticato poi altri Sport, anche violenti, ma dentro di me quel fuoco che era stato acceso con tanto amore, è sempre rimasto vivo anche se silente e più crescevo più mi rendevo conto che moltissime delle decisioni che dovevo prendere per il lavoro, i rapporti sociali, anche per la vita sentimentale, scaturivano tutte da un codice di valori che mi era stato impresso nella mente e nel cuore in modo indelebile da colui che probabilmente è stato il mio più grande Amico.

   Dopo moltissimi anni in cui non avevo più potuto dar seguito alla mia passione per le Arti Marziali per motivi legati a come il mio tempo veniva quasi totalmente assorbito da quel lavoro svolto per più di 25 anni nell’ambito di Sale Operatorie, Università di Medicina, Ospedali, Congressi Scientifici … veramente per un caso fortuito ho conosciuto un Maestro, un po’ anomalo, tipo pecora nera del gregge, ma di altissimo livello, e ho ripreso dall’A B C in silenzio e in punta di piedi a frequentare il suo Dojo e relativo Tatami, guarda caso proprio di AikidoIaidoYawaraDo e senza mai lasciarmi sfuggire nulla dei miei precedenti.

   In questo contesto non ho mai eccelso, e non solo perché non mi “volessi tirar fuori”, ciò si è verificato anche a causa dell’età che ormai qualche limite me lo poneva.

   Ma intanto la mente ha potuto crescere ancora ed oggi, anche se mi sono ritirato definitivamente dal Dojo, eseguo ogni sera i miei Katà e appena posso, specie ora che sono finalmente andato in pensione, medito.

   Voglio soggiungere solo un aneddoto ridicolo: capita certi giorni che sono pieno di dolori, anche perché magari ho fatto il taglialegna per ore, oppure perché ho fatto troppi sforzi abusando di quelle energie che, presuntuosamente, mi sembra di non aver perso completamente.

   Mi infilo il mio Kimono, giacca bianca e pantaloni neri, piedi nudi anche se piove, la cintura non la metto più in vita ed esco in giardino al buio per eseguire un paio di Katà senza che nessuno mi possa stare a guardare.

   Non ci crederete, i dolori scompaiono e quando mi muovo mi sembra di volare, e ogni giorno che passa scopro che mi muovo con sempre maggior scioltezza.

   Oss.

 

  

  

  

  Ieri sera, o meglio, ieri notte, quando a fine giornata sono andato a coricarmi, prima di addormentarmi ho fatto come sempre un po’ di Autotraining e prima di concludere la giornata e mettermi a dormire, come faccio da anni per abitudine consolidata, ho “ripassato” mentalmente un Katà, il primo, casualmente, di quelli che vengono insegnati nella nostra Disciplina, l’Aikido Iaido Iawara Do, cioé il Gashù Shoinì.

   Penso che un discreto numero di voi conosca la tecnica di eseguire solo mentalmente una serie di azioni qualsiasi prima di farlo praticamente, innanzi tutto per non commettere errori al momento giusto quando non la eseguiremo più solo con la mente, ma anche corporalmente con tutti i limiti operativi impostici dalle nostre condizioni organiche (tipo il condizionamento del peso corporeo, la scioltezza dei movimenti e la velocità dei riflessi) e poi, questo lo sanno o lo credono veramente in pochi, per autoaddestrarci ad eseguire quei gesti a livello istintivo, processo che riduce la possibilità di errore praticamente a ZERO.

   Non è raro ad esempio osservare un pilota di Formula Uno che in un angolino del suo Box, tutto solo, prima della gara, ad occhi chiusi esegue con le mani e con le braccia dei movimenti come se tenesse lo sterzo del suo bolide in mano e stesse guidando.

    Lui sta semplicemente ripassando mentalmente il percorso della pista che dovrà affrontare di lì a poco, curve, rettilinei, controcurve, insieme a tutti i gesti tecnici che dovrà compiere alla guida dell’autovettura in corsa.

   In più di un’occasione ho ricordato su questo Blog la reale potenza del nostro Istinto che, adeguatamente ammaestrato ed allenato, ci offre dei supporti vitali a prova di errore in quanto è lo stesso Istinto che in tutto il Mondo Animale, quello Umano compreso, consente ad ogni essere vivente di gestirsi secondo criteri e meccaniche operative che se dovessero venire tutte le volte studiate, elaborate, pianificate ed attivate tramite “ordini” provenienti dalla nostra capacità volontaria di calcolo razionale, ci farebbero sempre e inesorabilmente “perdere il treno”.

   Era un po’ di tempo che dedicavo questa operazione mentale ad altri Katà, tipo Gashù Endai che mi piace in modo particolare, ma tutto, nonostante la variazione di ieri sera, si stava svolgendo come “da manuale” senonché, ad un certo passaggio da una tecnica ad un’altra nel corso del Gashù Shoinì, mi sono reso conto che la visualizzazione mentale di ciò che stavo compiendo “in astratto” mi aveva dato la sensazione di aver compiuto dei gesti “anomali”.

   Sempre mentalmente sono ripartito da capo e, arrivato al medesimo punto, ho ricevuto la medesima sensazione.

   A quel punto ero perfettamente sveglio, sono prima passato con le dovute cautele operative dallo stato di rilassamento corporeo totale allo stato vigile, poi mi sono alzato dal letto e per non rompere l’anima a mia moglie che già dormiva, me ne sono sceso dal piano notte in una stanza del pianterreno dove c’era spazio sufficiente per eseguire il Katà, e sono ripartito da capo.

   Giunto al punto incriminato, mi sono reso conto che ciò che stavo eseguendo istintivamente, in un passaggio, era differente da quanto mi consigliava la memoria razionale e abitudinaria.

   Mi sono fermato, ho ripreso tutto da capo, un’altra volta, due, ma mi rendevo conto che in un passaggio mi stavo muovendo in un modo differente da quello che ripetevo periodicamente da ormai ben più di dieci anni.

   Il bello era che tutto filava perfettamente liscio e sequenziale, anzi avevo trovato una continuità di gesti nuova e molto più armonica.

   Me ne sono tornato a letto (mi darete del matto, può darsi che lo sia) e ho rimandato tutto a questa mattina e, quando mi sono alzato, fra le prime cose, sono andato a rivedermi una registrazione di quel Katà eseguita dal grande Maestro Portesi di  Brescia che tempo addietro, non so se ne esiste ancora traccia, aveva messo in Rete, nel sito del suo Dojo, alcune brevi registrazioni dimostrative di Katà e tecniche varie.

   Registrazioni che avevo subito archiviato e messo da parte con religiosa attenzione, onorandolo come un piccolo tesoro, anche se non ho mai avuto occasione di conoscerlo personalmente per esprimergli, nel mio piccolo, la mia grande ammirazione.

   Ebbene, nella registrazione di quel Katà, le sequenze eseguite da Portesi erano esattamente corrispondenti a quella nuova mia “edizione” anche in quel particolare che effettivamente può sfuggire ad un occhio rilassato.

   E’ accaduta una cosa incredibile nel tempo.

   Ho semplicemente rimosso da solo, in maniera totalmente istintiva ed apparentemente inconscia, un qualcosa che avevo ormai fatto mio inserendovi per colpa sempre esclusivamente mia un piccolo errore di percorso, e che avevo ripetuto non so per quanti anni: quel “passaggio” si è inspiegabilmente “corretto da solo”.

   Il mio Istinto, aiutato da tutto il bagaglio di conoscenze ed esperienza accumulate nel mio Dojo, anche ormai se sono passati molti anni da quando mi sono definitivamente ritirato dal Tatami, aveva trovato il sistema per eseguire una “correzione totalmente automatica”.

   Vi assicuro che se mentre state eseguendo un Katà vi capita per un motivo qualsiasi di distrarvi e di sbagliare un passaggio, spesso e volentieri l’unico sistema è quello di ripartire da capo perché se se ne perde il ritmo … la mente non  sempre è in grado di ripartire correttamente a metà strada dopo che vi siete interrotti.

   Perché un Katà non è nemmeno paragonabile ad un pezzo di musica, è una progressione di gesti sequenziali talmente legati fra di loro in modo armonico da non poter venire frazionati durante la loro esecuzione.

   Questo, chiaramente, avviene quando ci si muove in modo totalmente istintuale ed al massimo possibile della “prestazione”.

   E a molto poco serve stare a pensarci sopra e cercare di ripartire a metà strada, come nella Vita, quando certe volte devi spiccare il salto e metterti al sicuro prima che il “leone” ti zompi addosso e tu manco l’hai visto, hai solo “sentito” lo spostamento d’aria del pericolo in arrivo.

   Il che significa che se nel frattempo non saremo rimasti a cazzeggiare col naso per aria, le nostre capacità reattive e di sopravvivenza, affidate al 99% ad un istinto ben rispettato e allevato con un grado di Coscienza superiore, potranno svolgere la loro funzione senza aver dovuto prima chiedere nessun permesso in carta bollata a qualche ragioniere di passaggio.

  

 

   La vita è proprio strana, erano mesi che non mi capitava di incontrare, e tantomeno, per strada, vecchi compagni di Tatami ed oggi, dal gommista, ne ho trovati addirittura due in paziente attesa di farsi sostituire i pneumatici dell’auto.

  Grandi feste, i soliti ma sinceri “ma perché non vieni più, che peccato, veramente …” e tanta, tanta cordialità.

   Bellissimo poter vivere questi momenti in cui ti rendi conto della potenza del legame che si era instaurato condividendo fisicamente e psicologicamente la medesima Arte Marziale, a prescindere dai vari livelli di preparazione tecnica raggiunti personalmente .

   Dopo lo scambio di rito di notizie su questo e su quella, su chi frequenta ancora e su chi ha dato forfait per mille e una ragioni personali, anche un piccolo aggiornamento su come ultimamente si svolge l’Attività nel Dojo.

   Giuro che dentro di me, sorridevo maliziosamente pensando a quanto sentivo dire, come per uno strano concatenamento, in relazione a quanto ho scritto ultimamente sul lato più affascinante (almeno per me) delle Arti Marziali, che poi altro non riguarda se non lo stadio, direi perfetto, a maturità raggiunta, della naturalezza ed armonia dei gesti, dell’esecuzione delle tecniche, anche poche, ma alla perfezione, della predisposizione psicologica di fronte a qualsiasi avversario quando giunge a un tale livello di sicurezza da esser divenuta istintuale.

   Non importa il numero delle tecniche apprese, dei Katà imparati e tradotti in musica del corpo, della mente e dello Spirito, l’essenzialità della Disciplina risiede nel livello raggiunto psicologicamente e che ti consente di essere finalmente praticato dall’Arte e non viceversa.

   Equilibrio, forza, misura, semplicità, armonia, decisione, la velocità del fulmine.

   L’Arte chiama, ma non comanda mentre il tuo corpo esegue, l’Arte è diventata la tua istintualità.

   Il corpo non esegue gli insegnamenti di una lezione, si muove in sintonia con l’avversario, senza sforzi, solo in attesa del momento giusto per utilizzare le sue spinte per poi gestirle a suo piacimento, tutto automaticamente, senza che il tuo cervello abbia ancora pianificato mezzo gesto.

   Difficile spiegare meglio.

   Perché sorridevo maliziosamento?

   Perché, come mi ha comunicato uno dei due, ultimamente il Maestro (forse sta un po’ invecchiando anche lui) volendo trasmettere uno dei suoi segreti più custoditi in profondità, ha deciso di orientarsi in modo particolare all’insegnamento di questa “istintualità” di cui lui comunque è veramente padrone, ma che, per quanto bravo, non potrà mai trasmettere ad altri solo perché non si tratta di un dono trasmissibile né a parole né con i gesti.

   Queste sono solo deduzioni tutte mie, tengo a precisarlo, e le faccio senza voler recare offesa a nessuno, tantomeno a questo Maestro che stimo profondamente per le sue capacità anche se ora mi sono allontananto, ma solo fisicamente, dal suo Dojo.

   L’istintualità dei gesti comunque non è cosa che possa venire insegnata, è uno status in cui ci si sveglia improvvisamente una bella mattina anche dopo anni e anni che lo si è cercato e mai raggiunto, a prescindere dall’impegno che uno ci possa aver messo.

  E’ veramente uno stato di grazia a cui non molti  pervengono, ed è molto difficile far comprendere questa realtà soprattutto in questo mondo ipertecnologico in cui pare che nulla sia impossibile per nessuno: uno si siede a scuola e impara la lezione, non ce la fa e si rivolge a chi gli spiana la strada, tipo CEPU, tramite cui anche le capre nane del Tibet possono laurearsi.

   Tutto è alla portata di tutti ? … non è così vero, esistono dei meccanismi che si attivano inspiegabilmente in modo quasi automatico ed apparentemente senza alcuno sforzo anche in individui che rispetto ad altri si sono applicati molto di meno, che sono arrivati per ultimi ad accostarsi a mondi nuovi.

  E come tutti gli stati di grazia anche questo raramente viene riconosciuto e capito con facilità da chi non possiede la necessaria umiltà per vedere oltre alle apparenze, oltre alla discrezione e al pudore di chi in silenzio è riuscito a compiere il grande passo che, proprio perché è fondamentale, può anche essere fisicamente un passo indietro  rispetto  agli altri che sono liberissimi di continuare a remare “in avanti” assecondando la corrente che gli pare più giusta e rimanendo giustamente liberi di giudicare e pensare quel che vogliono.

   Oss.

   Qualche giorno fa mia moglie doveva farsi dare dal nostro Medico di Base una delle solite prescrizioni periodiche di cui voi donne avete bisogno puntualmente a scadenze fisse per degli esami medici di routine, e mi ha costretto ad accompagnarla.

   L’omino in questione non mi vede da anni, e ha più di una volta detto alla mia metà che il mio comportamento è scandaloso, da incosciente da … ma intanto non riesce a beccarmi, per prescrivermi i soliti esami clinici e per poi “leggermeli” con aria stupita mentre scopre che non c’è mezzo bullone svitato.

   Purtroppo, con una scusa vigliacca, questa volta mi hanno costretto a metter piede nel suo studio “già che eravamo lì” con gran soddisfazione di mia moglie un po’ preoccupata da un dolore che ultimamente mi prendeva una spalla, si sa, è la storia del ciabattino che va con le scarpe rotte …

   In ogni caso riconosco che quel dolore che compariva e scompariva era una presenza abbastanza scomoda e non escludo che me lo abbia “passato” in forma blanda un signore che la spalla se la era proprio “strambata” e a cui glielo ho rimessa a posto con quattro sedute di biopranoterapia unita a digitopressione.

   Perché la realtà è questa, quando si fanno questi trattamenti si fa come da filtro e o si è ben robusti o è meglio lasciar perdere.

   Non credendo ancora ai propri occhi per esser riuscito a mettermi il sale sulla coda, il mio medico mi ha visitato (ben cinque minuti !!!) e con aria grave mi ha detto che … si sa … l’età … bisognerebbe fare esami accurati … e poi, se la cartilagine si è deteriorata …..

   Tutta una serie di suole che non vi dico.

   Io, per educazione, gli ho lasciato dire tutto quel che voleva, ho rispettosamente preso in mano tutte le richieste di esami che mi ha prescritto, ho ringraziato, salutato con un “arrivederci” … e me ne sono tornato a casa con mia moglie che era diventata improvvisamente muta e sfuggiva i miei sguardi sfottenti.

   La cosa è comunque finita lì anche perché nel frattempo ho aiutato un figlio a spostare dei mobili e nessuno pareva molto preoccupato della mia spalla.

   Poi, qualche giorno dopo, c’è stato quel felice incontro con quell’agricoltore che mi ha permesso di andare a far legna nei suoi campi e io mi sono attivato in conseguenza.

   Ormai è una settimana che manovro motoseghe e roncole, arrampicato su per alberi di oltre trent’anni, impegnato a “sbroccare” getti laterali eccessivi, oppure infognato dentro l’alveo momentaneamente in secca di rogge invase da una vegetazione lasciata troppo incolta e troppo cresciuta di noccioli, martellina, lauro ceraso, carpino …..

   E non si tratta solo di sfrondare, tagliare fusti grandi e piccoli, salire, scendere, ma anche di tener ammucchiate abbastanza ordinatamente ai bordi del campo tutte le frasche che andranno poi sminuzzate col tritatutto delle piante, e quindi bisogna anche spostar pesi e pesi, anche molto sbilanciati, in continuazione.

   Per chi avesse dei dubbi è un lavoro faticoso ma appassionante che stranamente tanto rilassa quanto coinvolge innanzi tutto perché ti fa stare in mezzo alla Natura e anche se a ora di sera ti fa chiedere se hai ancora braccia, gambe e schiena, eppure la mente è libera e serena.

   Pensate quel che volete ma il dolore alla spalla è scomparso, me lo sono proprio dimenticato e mi sento pure più in forma del solito.

   Non solo, sono scomparsi anche alcuni doloretti random che ogni tanto ultimamente comparivano in fondo alla schiena.

   Capisco perfettamente che un cittadino, un impiegato, un libero professionista non avrebbero modo di sottoporsi ad un trattamento terapeutico come questo, tantomeno uno della mia età, però una cosa è certa: mille e uno mali possono venire tranquillamente relegati nel dimenticatoio riattivando le dinamiche chimiche e psicosomatiche del nostro organismo, aiutandolo a rimettere in “pressione”, in circolo tutti quei componenti fisiologici che il nostro corpo stesso produce e che servono proprio a questo, a portare nutrimento e ricambio dove serve coinvolgendo con spirito rinnovato il nostro Sistema Linfatico, senza bisogno di sciroppi, pillolette e chissà cos’altro.

   E datemi retta, massaggi e massaggini sono molto piacevoli quando te li fanno, e ti fanno sentir bene, ma solo una buona dose di ginnastica correttiva eseguita regolarmente, può cambiare la vita.

   Non trovate il tempo per fare ginnastica?

   Inventatevi il sistema per supplire a questa carenza, magari dimenticandovi il significato della parola “ascensore” quando dovete spostarvi da un piano ad un altro e via così con queste sane abitudini dimenticate.

   Io, dal canto mio, tornerò ad aumentare il numero dei Katà serali che, con la scusa del Generale Inverno, avevo, con un po’ di pigrizia, e molta stupidità, ridotto al minimo, ora che ho definitivamente abbandonato il Tatami (col corpo, non con la mente).

   Ma voi vi rendete conto di come la Pubblicità cerca quotidianamente di pigliarci per il c….o ?

   Un conto è fare dello humour, anche astratto, poco convenzionale, ci si può anche divertire e mandare a buon esito lo sforzo di chi ha voluto pubblicizzare quel prodotto.

   Ma voler a tutti costi convincere le persone con i testi, con le trovate grafiche, con gli effetti 3D e con tutto quello che le nuove tecnologie digitali consentono, dell’esistenza di realtà veramente improbabili, tutto ciò suona, al limite, anche come un tentativo di truffa.

   Per fortuna c’è il telecomando e appena arrivano sullo schermo certe furbate, basta fare zapping, se non ci si è già addormentati prima.

   Una delle ultime trovate pubblicitarie di questi giorni, è veramente incredibile.

   Udite, udite, è in vendita nelle edicole di tutta Italia un nuovo “corso” su dispense, rigorosamente a puntate, per imparare a suonare il pianoforte, a vari livelli di difficoltà.

   Capito?

   Solo qualche Euro e già con la prima dispensa, non dico che sarete bravi come Arturo Benedetti Michelangeli, però ci sono buone speranze.

   Pur di vendere, tutto sullo stesso banchetto, pacco dell’operaio, pacco del lavoratore, ecco come assemblare il modellino di una nave, come far collezione di insetti di plastica, sempre venduti con lo stesso sistema “conveniente” (per chi vende) a rate, o come costruirsi un improbabile plastico per il trenino con cui giocare in un altrettanto improbabile appartamento sufficientemente grande per ospitarlo, soprattutto al giorno d’oggi.

   Raccolte poi che finiranno inesorabilmente sul nascere, anche perché noi siamo fatti così, degli incostanti inguaribili.

   Fantastiche creme per le rughe che funzionano benissimo su volti e corpi di modelle ventenni, rimedi anticellulite quasi istantanei, corpi atletici e super modellati grazie a qualche baracchetta di plastica e metallo su cui far finta di agitarsi …

   Arredamenti da villa holliwoodiana  da ficcare in appartamenti alla Renato Bozzetto, inquilino del famoso residence con vani un metro per uno, e poi, piscine e giardini in ogni abitazione …

   Piani tariffari sempre nuovi ma sempre uguali nel succo per i telefonini, Assicurazioni e Banche che ti promettono denaro in regalo…

   Poi ci si inc…a se ogni giorno cercano di imbucarsi in Italia centinaia di individui disposti a pagare valige di Euro per un viaggio su di una barca scassata, pur di raggiungere ad ogni costo questo paese di Bengodi.

   Perché poi le ca…ate come le storie del Mulino Bianco non sono mica tutte ben infilate in quel contenitore fatto apposta per un Mondo … di farina che non esiste, pensateci bene.

   Ci sono anche quelle dei prodotti alimentari “sicuri”, biologici … ultimamente ho visto in una Supermarket una busta di gamberetti surgelati biologici (?).

   Possibile?

   Poi ci sono le pubblicità delle diete … ma nei Lager di Mauthausen, non avevano scoperto sperimentalmente che bastava mangiar di meno per non diventare obesi?

   Di tutto e di più, e noi che si rimane lì ad aspettare che la tortura mediatica finisca e ricominci il filmetto, il Tg o la partita di calcio (quella, voi, forse, io, quella, proprio no).

    Come aveva ragione Gene Gnocchi in uno sketch in cui diceva al venditore di tende “veneziane” che lui ne comperava un paio ma voleva inclusa nel pacchetto anche la signorina col vestitino rosso attillato che le mostrava nel video … le veneziane e le ….

   Ma così sto uscendo di tema, anche se sto parlando di cose reali.

   Infatti ciò che più mi irrita del sistema con cui vengono presentate è lo sforzo per convincere chiunque che tutto è facile, tutto fattibile e realizzabile col minimo sforzo, anche solo pagando pochi centesimi per volta, e impiccati se però ti dicono anche il numero delle “piccole” rate che dovrai poi pagare.

   Eppure tutti sappiamo bene che la vita non è fatta così.

   Che sia perché non siamo ancora cresciuti e ci piace sentire raccontare ancora le Favole?

   Ma che almeno non siano cretine.

   Quand’ero giovanissimo e sentivo i primi richiami verso le Arti Marziali, allora in Italia si parlava solo di Judo e i più sgamati sapevano anche cos’è il Ju-Jitsu, io avevo iniziato ad acquistare tutti i libri che trattavano questi argomenti.

   Non so più nemmeno quante pubblicazioni ho acquistato, e più ne acquistavo e più mi irritavo perché mi rendevo conto che le tecniche spiegate su di esse, così proposte, erano irrealizzabili, incomprensibili anche se apparentemente si poteva capire tutto leggendo con attenzione i testi e guardando le figure.

   Poi, col passar degli anni, sono passato alla fase pratica nelle Palestre, e anche lì, non so quante ne ho girate … sino al giorno in cui un vero Maestro mi ha preso da parte, mi ha fatto un bel discorsino su come da quel momento in avanti avrebbe dovuto funzionare il mio cervello se volevo continuare per quella strada (e così è stato) se no, in caso contrario era molto meglio che scomparissi dal suo orizzonte.

   Sacrifici su sacrifici, sforzi fisici su cui preferisco glissare, mille e una delusioni perché gli obbiettivi rimanevano sempre lontani nonostante il mio reale impegno, la sensazione provata ben più di una volta di essere un povero incapace, un negato per quelle Discipline, ma tanta volontà caparbia e determinazione per riuscire in ciò che mi ero prefissato.

   Per diventare poi non un “Maestro”, ma per dare un’aria pulita a spirito e mente attraverso dei processi di formazione psicofisica veri e validi da migliaia di anni.

   Non so quante centinaia di volte ho ripetuto certe tecniche per affinarle per renderle parte del mio patrimonio di gesti istintivi, anche se poi nella mia vita normale non li avrei mai messo in atto se non in casi di estrema gravità.

   Quanti Katà ho eseguito ripetitivamente, quasi sino alla paranoia, sinché non mi sono entrati dentro, e ti rendi conto che sono loro che praticano il tuo istinto e non sei tu, anche se ora sei diventato forte, libero e cosciente, e che pensi di condurre il gioco, che ti illudi di praticare loro.

   Però alla fine qualche risultato lo ho ottenuto nel mio piccolo di Italiano medio, anche per bocca di chi mi aveva condotto per mano (una mano pesante invero, la Sua) e convinto ad “entrare” nel modo più corretto nello spirito e nella parte di ciò che tanto mi affascinava che è tuttora una fiamma accesa dentro di me pur avendo deciso di ritirarmi definitivamente dal Tatami.

   Che ci crediate o no, tutte le mattine, ancora adesso che ho praticamente settant’anni, per qualche minuto eseguo degli esercizi “base” ed alla sera, con qualsiasi tempo, prima di andare a coricarmi, esco in giardino ed al buio, a piedi nudi, in rigorosa solitudine, ed eseguo sul terreno erboso un Katà che per me è diventato, perdonatemi il paragone, un rosario di fine giornata.

   Vi garantisco che ancora oggi trovo il sistema per affinarne ulteriormente l’elastica armonia di certi movimenti e credo proprio che questa sia una storia infinita.

   Non certo come quel “fantastico” corso su dispense per imparare a suonar bene il pianoforte.