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E’ un Post lungo, vi avviso, vedete voi  se andare avanti …

Una vita fa, avevo sette od otto anni, i miei genitori erano riusciti a portarmi in estate in montagna anche se eravamo nell’immediato dopoguerra e parlare di benessere o di ferie estive era un po’ come oggi parlare di una gita su Marte.

Eppure papà era riuscito a trovare una stanzetta in affitto per un mese, a S.Vigilio di Marebbe in Trentino, nella casa di famiglia di una sua paziente di Milano e i parenti della donna ci avrebbero ospitati per quel periodo, soprattutto me e mamma, mentre papà, legato dagli impegni professionali della Clinica Pediatrica in cui ricopriva un ruolo importante, sarebbe venuto a trovarci solo nei fine settimana.

Ero tutto un fremito di emozioni, una novità per me assoluta, ma, appena arrivati, c’erano subito state baruffe coi bimbi del luogo miei coetanei, i quali però decisero di accettarmi nel loro gruppetto (ero pur sempre il “figlio del Dottore”) se mi fossi sottoposto, senza che i nostri genitori ne sapessero nulla, ad una specie di “prova” che si sarebbe poi rivelata consistere nel condurmi in gran segreto in una stalla a due piani in cui c’era una specie di lungo scivolo di legno inclinato (senza scalini) che serviva a portare al piano superiore, nel sottotetto, il fieno per il cavallo le mucche ivi ricoverate al pian terreno.

Una volta salito sulla cima di quel tavolaccio che aveva una discreta pendenza, se volevo far vedere che ero degno di entrare nella loro banda, dovevo rotolarmi giù per quella specie di passerella, una capriola dopo l’altra e senza fermarmi, sino a che non fossi arrivato a terra.

La pendenza incuteva timore mentre la piccola folla dei villici in braghette corte di cuoio vociava non proprio delicatamente verso di me, il “villaneggiante”, e, che schifo, poi sullo scivolo c’erano residui di paglia mista a letame … insomma, per un cittadino come me, il “figlio del Dottore” … una prova non proprio facile.

Con la forza dell’orgoglio e con l’incoscienza dell’età ma con un pizzico di cervello, feci qualche veloce valutazione e poi dopo un attimo di esitazione mi misi a rotolare, una capriola dietro l’altra, sinché arrivai a terra fermandomi giusto giusto su di una bella torta di letame di mucca fra l’ilarità generale.

Da parte di tutta la banda ci fu on’ovazione liberatoria, anche perché proprio non so quanti di loro avrebbero avuto il coraggio di fare la stessa cosa, comunque la prova era superata ed io mostrando il mio coraggio, avevo trovato nuovi amici e nuovi complici per le piccole scorribande che ci aspettavano per un mese intero.

Altra storiella: anno 2012, ultimi spostamenti in calendario delle mie uscite in moto, una potente BMW 1150 GS ed anche ultimo “volo”, questa volta causato da un furgone che mi aveva stretto ed agganciato, mentre tentavo un normale sorpasso sotto alla pioggerellina autunnale, schiacciandomi al contempo contro il divisorio in cemento di una superstrada, i famosi New Jersey.

230 Kg. di moto che prendevano il volo saltando di corsia mentre io iniziavo a rotolare per una cinquantina di metri finendo per fermarmi proprio sotto al furgone che nel frattempo, sbandando, si era fermato rumorosamente contro allo spartitraffico …

Tutte le auto che sopraggiungendo si fermavano … oddio, è morto … tiratelo fuori … no, lasciatelo sotto sino a che non arriva l’ambulanza … forse è ancora vivo … Dio, che volo, poveretto … ma c’è del sangue? … etc.

Nel frattempo io nel casino generale, zitto zitto cacchio cacchio, chiaramente un po’ acciaccato, anche se “quasi come sempre” perfettamente incolume, strisciavo fuori da sotto al furgone incredibilmente senza che nessuno se ne accorgesse e mi mischiavo alla piccola folla che si era formata e che sembrava preoccupata più della moto semidistrutta che di me, e chiedevo … ma chi è il guidatore del furgone che devo … chiedergli una cosa …?

Quando l’ho finalmente individuato gli ho sfasciato il mio casco in testa e non mi sembra di aver ricevuto ancora alcuna denuncia per aggressione con arma impropria (l’ambulanza ha portato poi via lui, per commozione cerebrale, non me).

Una mia vecchia amica di Sasso Marconi mi dice sempre … Pierino non si smentisce mai …

Grazie al cielo, danni alla moto, in realtà quasi zero, gran moto la BMW …

Anni ’80, nasce in me una nuova passione, il Radiantismo.

Le trasmissioni a distanza via etere mi affascinano, i telefonini non sono ancora nati, al massimo gira qualche residuato bellico statunitense operante sui 27 Mhz, poi chiamato CB …

Ma io sto cercando ben altro e mi metto a studiare Elettrotecnica ed affini e passo il primo esame d’obbligo ma non mi basta perché mi affascina l’idea di potermi collegare via radio con l’altra faccia della Terra e per far questo bisogna dare un altro esame, quello detto di CW per venire abilitato dal Ministero PPTT per operare in Onde Corte con apparecchiature e relativi impianti d’antenna molto potenti.

Condizione essenziale: devo imparare il Codice Morse, devo essere in grado di trasmettere e ricevere messaggi codificati nei suoi segnali acustici brevi e meno brevi, una specie di forca caudina perché già è possibile fare collegamenti in telescrivente per superare enormi distanze e il CW lo usano solo i radioamatori più tradizionalisti.

Un inferno, io imparo a memoria perfettamente i codici di tutte le lettere dell’alfabeto, ma quando si tratta non tanto di trasmettere perché in quel caso puoi andar piano e il tempo lo gestisci tu richiamando dalla memoria tutte le sequenze necessarie di “linee e punti”, ma di decodificare messaggi in arrivo … il buio totale ed un senso di impotenza come quando un bergamasco cerca di capire quel che gli sta dicendo un Sardo che sta esprimendosi nella sua “lingua” isolana.

Gli esami sono alle porte, mancano poco più di trenta giorni ed io dopo sei mesi che mi arrabatto con le orecchie incollate al ricevitore in onde corte sto per perdere la fiducia nelle mie capacità, perché Il problema primario consiste nel decodificare i segnali in arrivo che vengono inviati da “radioamatori di annata” che i messaggi in CW te li sparano a ritmo velocissimo.

Un giorno, sul lavoro, durante una pausa, mi trovo a parlare con un noto Primario Ostetrico (ormai defunto) che scopro essere anche vecchio radioamatore e gli confido il problema che mi sta angustiando ormai da mesi, la comprensione del Codice Morse in ricezione.

Ed ecco avvenire il miracolo: il medico mi invita a visitare la sua stazione radio ed io, curioso come una scimmia, accetto di buon grado.

La sera seguente mi rivedo col dottore e con mia grande sorpresa lui tira fuori il “tasto” per il morse ed inizia a cadenzare in sequenza due lettere, C e Q, codici internazionali di chiamata, una, dieci, cento volte chiedendomi se mi è sempre tutto chiaro e comprensibile.

Certo, lento sì, fesso no, .

Ma lui insiste sempre con la stesse lettere ed ogni tanto mi chiede …capisci? … io sto per spazientirmi quando ad un certo punto inizio a capire “veramente”: le mie orecchie ora non sentono più dei punti e delle linee perché quelle sequenze sono diventate una “musica” e io non devo più contare punti e linee per riconoscere le lettere corrispondenti …

Il giorno seguente, a casa, accendo il tasto ed inizio a registrare,, ripetute all’infinito prima una lettera, poi un’altra, poi un’altra … tutto l’alfabeto e poi inizio subito ad ascoltare queste registrazioni.

E’ fatta, ho imparato la ”musica”, quelle sequenze di suoni sono diventate musica e riesco finalmente a tradurre i messaggi in Morse con sempre maggior facilità … è il mio istinto a riconoscerli, non devo più ragionare o fare i conti della serva con punti e linee … è un po’ come aver imparato ad andare in bicicletta e non dover più prestare attenzione per non perdere l’equilibrio ma solo alla strada che si sta percorrendo …

… Un altro breve salto nel passato, ho da poco compiuto ventiquattro anni e frequento un Maestro di Arti Marziali a cui non interessa gestire un Dojo (svolge una Professione affascinante che assorbe totalmente il suo tempo) e di cui ho fatto casualmente conoscenza in una situazione di grande pericolo che coinvolgeva un intero gruppo di persone.

Costui, forse colpito da come mi ero comportato, mi ha poi chiesto con discrezione se non volessi imparare regole e tecniche della sua disciplina ancor poco nota da queste parti dell’Occidente: come in un film, vero? ma è la pura verità.

Lui era determinato nel suo intento, anche se per quanto impegno io ci mettessi, i primi tempi non riuscivo che ad apprendere qualche tecnica semplice dal punto di vista esecutivo e le cose non andavano troppo bene perché apparentemente imparavo tutto ma a distanza di qualche giorno lo dimenticavo, confondevo gli insegnamenti ed il mio corpo, impacciato, non riusciva a realizzare quel che mi era pur chiaro nella mente a livello di pura memoria.

Sino alla sera in cui quel Grande pensò di cambiare sistema ed iniziò con l’insegnarmi una tecnica totalmente difensiva fatta di pochissimi movimenti con i quali, come in un passo di danza, il mio corpo doveva seguire in perfetta sintonia i movimenti della sua aggressione, persino facilitandola nello slancio per poi, quando il colpo “giungeva a fine corsa” mentre lo schivavo praticamente evitando ogni contatto corporeo pur rimanendo sempre fisicamente vicinissimo, io dovevo aiutarlo a proseguire nella sua traiettoria sino alla sua totale perdita di equilibrio che lo vedeva rovinare inevitabilmente a terra, una filosofia comportamentale “invincibile”, come poi avrei ben imparato e che avrei fatto per sempre mia.

Come sempre, in breve avevo imparato la teoria della meccanica di quei nuovi movimenti da effettuare, ma quella sera il Maestro fece una cosa diversa: andò a spegnere la luce del grande ambiente adibito a Tatami privato nel suo immenso Studio professionale in cui ci trovavamo, lasciando trapelare un po’ di luminosità dal fondo di un corridoio adiacente.

E subito iniziammo a ripetere quella tecnica praticamente al buio e continuammo a ripeterla per tutta la sera sino alla noia anche se io non ne capivo il motivo perché quel comportamento era per me una cosa ormai chiara e si sarebbe potuti passare ad altro … ma solo per me.

Avevamo iniziato verso le dieci di sera ed andammo avanti così per un’oretta, sinché il Maestro mi disse … bene arrivederci tra due giorni.

E due giorni dopo, come se avesse ancora cambiato metodo di insegnamento si mise a spiegarmi il senso di alcuni movimenti di “chiave” che potevano mettere in difficoltà l’eventuale avversario.

Eravamo chiaramente in piedi l’uno di fronte all’altro quando senza dare il minimo preavviso, partì con un colpo secco e violento verso di me, come qualche sera prima, ma non si trattava di una prova tecnica come avevamo fatto allora.

Io non so ancora cosa in effetti è successo ma ho visto il Maestro era volare per terra senza essere nemmeno riuscito a sfiorarmi e mentre con una elegante capriola si rialzava sorridendo, mi disse: … hai capito?…

Sì avevo capito, il mio istinto su cui era stata scritta corretta una nuova info, aveva lavorato col mio corpo intervenendo prima della mia ragione.

Ma adesso parliamo seriamente, il succo di questi raccontini, apparentemente slegati fra di loro, vi può invece insegnare parecchio sulle capacità del cervello umano.

Però questo ve lo racconto nella prossima puntata del Blog.

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    Ieri mi sono permesso di fare alcuni ragionamenti che a qualcuno sicuramente sono parsi scontati, però, di fatto, sono moltissime le persone che accusano male alle giunture delle gambe, chiedendosi anche candidamente quale può esserne la causa, ma che con una altezza media di un metro e settanta centimetri hanno da tempo superato la soglia degli ottanta chili, tanto per cambiare.

   Il bello della Vita è anche la capacità di sapersi stupire anche per le cose più scontate ed evidenti.

   Beata incoscienza … sino a che dura, però.

   Sapete qual’é il punto critico di tanti “giganti” forzuti che vogliono gareggiare sul Tatami o in qualsiasi altra situazione, tronfi della sicurezza che gli viene da braccia grosse come tronchi d’albero e schiene da scaricatore di porto, volgarmente chiamato “camallo”?

   Il fianco dell’articolazione del ginocchio che appena colpita, con la giusta maestria, e non così per sentito dire, fa crollare a terra chiunque, figuriamoci un gigante sovrappeso.

   E vi assicuro che se a dare il colpetto sono solo io, povero vecchietto, quello non si alza più sinché non arriva l’Ambulanza.

   Una cosa è chiara, quella è una zona debole del nostro organismo, anche se abbiamo appena vinto un concorso di Body Building.

   Ed è debole perché localmente non possono esistere masse muscolari che con i loro robusti fasci cellulari avvolgano e tengano ben stretta e compatta quella zona così ricca solo di tendini, cartilagini ed ossa .

   Ma non solo, infatti, a questo punto, va spiegata un’altra cosa.

   Cosa succede se pigliamo in mano un elastico, lo stiriamo e poi lo lasciamo andare?

   L’elastico riacquisterà la propria dimensione fisica e non perderà le sue capacità di flessione, contrazione e ripristino del suo stato normale a riposo.

   Cosa succede se mastichiamo del chewing-gum e poi, quando abbiamo in bocca una bella palle di cicca molle ed elastica ne pigliamo un pezzetto con due dita e lo tiriamo fuori dalla bocca?

   Quando lo lasceremo andare, questo materiale elastico, fra virgolette, non riacquisterà la sua forma originale anche se tenterà di riprodurre una certa forma di elasticità facendo finta di contrarsi.

   Bene, a grandi linee, ciò è quanto accade quando i nostri tendini vengono stirati violentemente: essi rimangono laschi, anche se non completamente, perché è come se stirandosi eccessivamente perdessero la loro elasticità.

   Pensate all’articolazione delle vostre caviglie e così capirete perché dopo un “storta” seria la caviglia stessa sembrerà indebolita e non più capace di mantenere ben allineati e compressi i tendini che scorrono localmente e che garantiscono rotazioni a 360° del piede senza la minima perdita di resistenza ad ogni sforzo e quindi la capacità di mantenervi saldi in piedi anche in condizioni di equilibrio critico.

   Pensate ora all’articolazione del vostro ginocchio: mentre nella zona della caviglia abbiamo ossa lunghe che si articolano con ossa corte e interrompere gli equilibri di leva risulta molto più difficile, quando si parla dell’articolazione sita a metà della gamba, in effetti, far forza di leva con “braccia” così lunghe è molto più semplice, e quindi far danni seri.

   Pensate al vostro meccanico che non riesce a smollare un dado di un bullone.

   Infilerà il terminale della chiave inglese in un tubo, o simili, che gli consentiranno di allungare il braccio con cui far leva, e risolverà i suoi problemi senza troppi sforzi.

   Ora pensate al carico in chilogrammi che grava sull’articolazione del ginocchio e pensate anche alla lunghezza delle ossa inferiori della vostra gamba e così capirete subito come sia semplice far danni in quell’articolazione intermedia cos’ caricata di peso e spinte oltre ad ogni logica.

   Sapevate già tutto?

   Meglio, una ragione di più per controllare il proprio peso corporeo e per pensare di tanto in quanto a rimuovere un po’ di ruggine da quell’articolazione.

   Anni fa un grande Maestro di Arti Marziali mi aveva insegnato come fare a “sciogliere” anche in pochi minuti le articolazioni delle vertebre cervicali arrugginite, io nel mio piccolo, mi sono inventato un sistema simile che funziona molto bene anche con le articolazioni del ginocchio, con quelle delle caviglie non ci sono ancora riuscito, ma mai dire l’ultima parola e soprattutto mai diffidare delle reali possibilità di risolvere i problemi del nostro organismo anche senza dover ricorrere ai soliti farmaci.

   Siete proprio sicuri che Chi ci ha inventato, programmato e fatti evolvere naturalmente non avesse pensato anche a farci il dono di poterci assistere e curare anche solo con la forza delle Bioenergie che possiamo emanare?

   Certo che se uno si fa da mattina a sera, fuma, si ubriaca, mangia in modo smodato, non conosce regole, per lui gli stravizi sono un quotidiano compagno di giochi nonché un sistema di vita preso a sempiterno modello, etc, etc, parlar di Bioenergie, in questi casi, fa ridere anche me.

   Vedete voi.