OSS …

24 dicembre 2014

im

Ieri sera ho seguito con molta attenzione un film in Tv sul famoso (e veramente esistito) IP-MAN grande Maestro cinese di Kung Fu ma soprattutto promotore di Arti Marziali evolute soprattutto a livello mentale, di coscienza personale verso un traguardo di forza e indipendenza personale, una favola ormai defunta quasi ovunque.

Mentre le immagini scorrevano sullo schermo io cercavo sconsolatamente di fare dei paralleli con la mia esperienza fatta con l’ultimo Maestro, nel caso specifico quello di Aikido Iaido Yawara Do, a cui avevo affidato anche troppo negli ultimi anni la mia totale fiducia e disponibilità mentale … poco comprese, se devo esser sincero, e comunque MAI corrisposte, anche se per me questo non era un problema più grande di tanto, forse a causa della pazienza derivante mia età, nonché degli anni di cui ero più anziano del Maestro a cui avevo ritualmente affidato corpo e mente senza alcuna pretesa di riscontro emotivo in netta opposizione alle sue convinzioni in merito.

Ognuno è quel che è, come uomo, non si può pretendere l’impossibile.

Un Maestro comunque veramente potente sia fisicamente sia come capacità tecniche, un esempio raro, ma nulla da meravigliarsi visto di chi era stato allievo, il famoso “Ciroli” (per chi conosce la storia di questa Disciplina che, volendo, ti rende persino indice e medio di una mano più pericolosi di un colpo in canna di una 9Parabellum, ma che ti insegna anche pazienza, moderazione ed estremo autocontrollo oltre che ad usare il cervello a livelli superiori di attenzione come ARMA FINALE estremamente letale).

Certo, devi saper leggere tra le righe mentre impari Katà e tecniche veramente pericolose nel senso dell’aggressività sviluppabile, e questo non è un libro così aperto per tutti i suoi cultori per chi pensa di potersi appropriare con un po’ di pratica di una capacità manuale superiore di difesa ed offesa.

Quando poi, finito il film, sono andato a letto, ho cercato di ripassarmi mentalmente, come per anni ho fatto prima di addormentarmi, un paio di Katà e mi sono reso tristemente conto di aver perso certe continuità operative.

Ma vi garantisco che si tratta solo di un po’ di ruggine.

Questa mattina sono sceso nel mio studio, la mia “tana” dove ci sono tutti i miei libri, i miei MAC, i cristalli ed i minerali, i fossili, le conchiglie, le pietre raccolte nel corso dei miei giringiro … e tante altre cose che dureranno sino a quando ci sarò, ho appeso con un filo un foglio di carta all’applique a soffitto e mi ci si sono messo di fronte in posizione di riposo/attacco.

Quando ho sentito il mio Ki forte ed emergente, la mia mano sinistra è scattata e indice e medio hanno trapassato quel foglio di carta innocente per fotocopie che mai avrebbe pensato di venir trattato in quel modo.

Chi l’avrebbe mai detto dopo tanti anni di inattività sul Tatami ….

   Gran parte del tempo della mia gioventù l’ho impiegato in varie attività sportive: dal Mezzofondo, al Pattinaggio su ghiaccio, al Nuoto, alla Ginnastica Artistica (Corpo libero e Sbarra), alla Ginnastica coi pesi che allora si chiamava così perché il Body Building era appena agli albori negli USA , ed era una cosa seria, mi ricordo i Maestri, Johnn Grimek, il Metodo Weider appena giunto in Italia… poi dopo una brevissima parentesi di Pugilato nella famosa Palestra Bosisio di Milano, sono passato alle Arti Marziali, iniziando con il Ju Jitsu e compiendo nel tempo una parabola ascendente di esperienze che mi hanno fatto conoscere tanti bravissimi allenatori, ma un solo vero Maestro, riguardo al cui comportamento nei miei confronti ancora non mi capacito della sua decisione di accogliermi tra i suoi “discepoli”, visti, da parte mia, il mio carattere allora molto instabile, immaturo e sufficientemente irritante per chiunque mi avvicinasse, e, da parte sua, i criteri di scelta molto chiusi e iperselettivi con cui sceglieva gli allievi e gestiva il suo Dojo.

   Ma qui si entra in una dimensione troppo personale di cui non voglio parlar oltre anche perché il percorso che ho effettuato col suo appoggio silenzioso e fatto solo di esempi, ha poi coinvolto nel tempo molto di più la mia mente che il corpo.

   Nel frattempo il Destino ha voluto che venissi coinvolto in un incidente veramente grave, ai limiti delle capacità reattive e di sopravvivenza di un corpo umano, ma, anche se con la schiena sfasciata in più punti ( … e non solo la schiena) dopo un anno mi sono ripreso perfettamente e ne sono uscito più forte di prima.

   Poi il lavoro, gli impegni di ogni tipo e importanza, sicché per molti anni non ho più avuto modo di pensare a nessuno Sport con la dedizione adeguata, quindi tantomeno di praticare una Disciplina così degna di rispetto come un’Arte Marziale (vera).

   Sino ad un bel giorno in cui in seguito ad uno sforzo eccessivo non sono iniziati i dolori alla colonna vertebrale ed al bacino, una compagnia veramente antipatica e purtroppo, in crescendo.

   Chi mi ha rimesso in sesto è stato un bravissimo chiroterapeuta americano, estremamente competente, certo Cameron che lavorava in un grosso Istituto di riabilitazione in Milano che si chiama STATIC, che comunque, alla fine dei cicli di trattamento a cui mi aveva sottoposto, mi aveva avvisato che quel recupero fisico che mi aveva fatto fare, avrebbe iniziato a perdere la sua consistenza nel giro di qualche mese se io non mi fossi preoccupato per tempo di fare Ginnastica Correttiva seria e in modo continuativo per stabilizzare i risultati da lui ottenuti.

   Io non gli diedi retta e infatti, un anno dopo, mi dovetti sottoporre ai suoi trattamenti per una seconda serie di “riparazioni”.

   Alla fine di questo ciclo, mi sentii dire che ulteriori trattamenti non me ne avrebbe più fatti perché se non volevo seguire i suoi consigli in quanto a riprendere un’attività ginnastica, me ne sarei dovuto far carico e sopportare le conseguenze fisiche di tanta leggerezza.

   Siccome proprio intelligente non lo sono, almeno in certe cose, io mi “dimenticai” per la seconda volta di seguire quei consigli e nel giro di un altro anno ero di nuovo daccapo con i miei dolori che nel frattempo si erano fatti più “cattivi”.

   Nessuna ernia al disco, nessuna discopatia lieve, solo problemi articolari e algie ben individuate sulle rime di frattura rinsaldatesi perfettamente nonostante la gravità di quel dannato incidente, anche se, a distanza di tanto tempo, a detta dei Medici, ormai le ossa del bacino e le vertebre erano più che saldate ed apparentemente non responsabili di tanti disturbi.

   Abbastanza sul disperato, anche perché nel frattempo gli impegni di Lavoro erano aumentati in misura considerevole e il tempo mi mancava veramente, e cominciavo a far fatica anche solo a scendere dall’auto o a coricarmi a letto, provai a cercare vicino a dove ero andato ad abitare, fuori Milano, una Palestra dove cercare di rimettermi in sesto.

   La Vita è strana, dopo più di dieci anni che avevo cambiato luogo di residenza, venni a sapere, grazie ad una info spifferatami da un amico dei miei figli, dell’esistenza di un Centro di Arti Marziali veramente a pochi passi da casa mia, dove veniva fatta eseguire una Ginnastica Correttiva ad alto livello e che era proprio ciò che stavo cercando.

   Mi sono armato di Radiografie ed esami clinici e mi sono presentato al Maestro di quel Dojo che mi era stato descritto come una vera perla assolutamente estranea dal casino generale delle Palestre ormai funzionanti solo su schemi di tipo commerciale, quelle di Arti Marziali comprese.

   Erano gli inizi di Luglio di una decina d’anni fa.

   Il Maestro, certo Paolo Scalvini, mi ascoltò con mezzo orecchio, mi guardò con mezzo occhio e mi disse che per me di posto, da lui non ce ne era, nemmeno per dei trattamenti (quelli per cui era famoso e per cui chiedevo il suo aiuto), buongiorno, addio.

   Quella fucilata ricevuta in piena faccia mi convinse, in piena sintonia col mio carattere, a non dargli tregua ed assillandolo con una serie di “perché” che alla fine, dopo averlo messo veramente alle strette, ai limiti della Buona Educazione, lo convinsero ad aprirmi le porte anche perché certamente era sicuro che io non avrei resistito più di tanto.

   Così, a Settembre iniziai a mangiar polvere e a sputare sudore e veleno sui pavimento di quel Tatami dove pareva che tutti quelli che come me eseguivano quegli esercizi, quei movimenti e quegli sforzi, così assurdi e duri all’inizio, non fossero capaci di parlare, di comunicare, di condividere qualcosa, ma quella era solo la volontà, la Legge del Maestro che intanto con uno sguardo molto più che vigile controllava che ognuno tenesse le giuste posture e si impegnasse veramente a fondo in quello che stava facendo stando soprattutto zitto.

   Vietato parlare fra di noi, anche solo per una battuta di spirito mentre stavamo lavorando col nostro Corpo, di parlare non se ne aveva il diritto, se non era lui a interpellare qualcuno.

   Dopo un paio di mesi, mi prese fugacemente da parte e mi mormorò che a Gennaio dell’anno seguente mi avrebbe dato un’occhiata per vedere se farmi o meno i trattamenti che avevo richiesto.

   Io avevo capito che aria tirava, anche perché ho almeno dieci anni più di lui, annuii e continuai a fare ginnastica, in silenzio, stringendo molto più di una volta i denti, giusto per non dargliela vinta.

   Arrivò Natale, il panettone, Capodanno, e poi si riprese con l’attività del Dojo.

   E, come promesso, un giorno il Maestro mi disse che se volevo mi avrebbe dato un’occhiata.

   Io ringraziai ma gli dissi che ritenevo che non ce ne fosse più bisogno e continuai a frequentare la Palestra in silenzio, a testa bassa e col massimo impegno, lavorando col mio corpo con una volontà ed una determinazione che solo un adulto poteva permettersi.

   A Giugno compivo gli anni e decisi di invitare tutti quelli della Palestra a fare una bella mangiata tutti assieme a casa mia, in giardino dove di spazio ce ne è tanto.

   Con mia immensa sorpresa, al momento del brindisi per gli auguri di rito, il Maestro disse alla sua “segretaria” di tirar fuori il regalo per me.

   Credetemi, io non sono abituato (da sempre) a ricevere regali e già ero commosso senza sapere di cosa si potesse trattare.

   Da un tipo come Paolo Scalvini, il Maestro, poi ….

   Visibilmente imbarazzato, aprii il pacco e mi sentii le gambe fare Giacomo Giacomo perché dentro c’era nientemeno che un abito da Yawaradoka  e una “Cintura Bianca”, per me un primo vero passo in quella Scuola.

   Le sue parole furono solo: “ … questa Cintura te la do  a credito, ma mi devi dimostrare che la meriti veramente …

   Non so se vi rendete conto, avevo il fiato mozzo, io che mai e poi mai avevo messo in preventivo di partecipare alle Attività Marziali del Gruppo e che mai a nessuno avevo confidato di averne già praticate molto seriamente in gioventù.

   I tempi operativi della Palestra erano di due ore per due volte alla settimana: la prima ora Ginnastica Correttiva e preparatoria, la seconda ora Aikido Iaido Yawara Do, per pochi.

   Io, sino a quel giorno, chiaramente, avevo fatto solo ginnastica.

   Così riiniziò per me un percorso psicofisico abbandonato da tempo, ma mai del tutto, almeno col pensiero.

   Io non ho mai eccelso in nessuna attività sportiva, e in questo c’è un senso non tanto legato alle mie reali capacità pratiche … forse era giunto il momento di utilizzare veramente anche il cervello e di non farsi fuggire un’occasione così rara.

   Voi pensate che da quel giorno il Maestro sia diventato più, diciamo, gentile, malleabile … con me?

   Manco per sogno, sempre più cattivo, secondo la sua natura, tranne quando qualche rara volta dopo il Dojo si andava a bere una birra assieme e si mangiava una pizza.

   Sono rimasto con questo Gruppo per anni, poi a causa dell’ennesimo incidente in moto che mi ha costretto ad un periodo forzato di inattività, ho iniziato a rallentare con le mie presenze sul Tatami, sinché, tranne che per un paio di sporadici rientri, visti sempre con occhio immotivatamente critico dal Maestro, non mi sono ritirato del tutto dal Tatami.

   Ma ciò che volevo apprendere ormai era mio, era dentro di me e non mi interessava più raggiungere nuovi livelli, nuove Cinture, apprendere nuove tecniche.

   Questa mia forma di autosufficienza è sicuramente stata molto impopolare e sgradita in quell’ambiente tante volte presentato come una Famiglia, ma soprattutto guidato da un Padre Padrone validissimo sicuramente per dei giovani in crescita ma forse un po’ troppo agli estremi per una persona della mia età, e non dico altro.

   Io ho cercato col massimo impegno di far capire al Maestro che la mia stima e il mio rispetto nei suoi confronti e in quelli dell’Arte non avevano limite ma che certe decisioni erano solo mie e che non avevo preteso che venissero capite, ma desideravo solo non ricevere critiche gratuite anche perché a quasi settant’anni si ha diritto ad un minimo di rispetto e ci si aspetta di vedere accolto con maggior prudenza qualsiasi comportamento strettamente personale su cui esser cauti nello sparar giudizi e conclusioni è solo prova di intelligenza e maturità.

   Ma come purtroppo capita talvolta nella Vita, non sempre si riesce a comunicare correttamente ciò che si prova, ciò che si ha dentro e anche il matrimonio più felice prima o poi finisce.

   Più di una volta in quegli anni mi sono chiesto se dentro l’animo di Paolo Scalvini, il Maestro, ci fosse mai stato in un momento di “debolezza” un piccolo angolo di stima, di amichevole minimo affetto nei miei confronti, ma poi ho capito che quello che mi sembrava una carenza voluta e cattiva, altro non era che un riconoscimento implicito e anche forse un po’ stizzito che ciò che avevo cercato e voluto e l’avevo ottenuto con le mie uniche forze, quindi era giusto che anche quella porta mi si chiudesse.

   Sicuramente cose da Uomini, e non è proprio una battuta maschilista.

   Io da sempre sostengo che viviamo in un Paese per molti versi strano, da una parte permissivo, da un’altra intransigente e codino, e comunque un posto dove, per fortuna, chi ha qualcosa di cui lamentarsi lo può fare apertamente, almeno sinché è lo Stato che potrebbe reagire e fargliela pagare ma lo lascia fare (niente di nuovo sotto al sole, il “mugugno” era persino tollerato sulle galere veneziane di qualche secolo fa, non so se vi rendete conto … e lì si crepava anche solo per le troppe frustate che si potevano ricevere incatenati al proprio posto di rematori … col diritto di mugugno …).

   Poi, si sa, ci sono tante altre forme di Potere locale e ben noto su tutto il Globo Terracqueo, che è meglio non sfrucugliare a meno di non chiamarsi Don Quijote de La Mancha, o di esser appena usciti sulla parola da una Clinica Psichiatrica.

   E non è una questione di mancanza di fegato, io la chiamo solo prudenza, visto che comunque, dalle nostre parti, anche chi ne avrebbe forza e mezzi, se cerca di difendersi da solo, lo Stato stesso lo incrimina senza batter ciglio e lo sbatte in galera per una bella ammucchiata, soprattutto sessuale e notturna, in compagnia di chi invece vive la disonestà, la conosce alla perfezione e la pratica per mestiere.

   Il concetto lo si può esprimere in questo modo: caro Cittadino … fatti fare il c…. che poi a punire chi di dovere, appena lo troviamo, se lo troviamo … ci pensiamo noi …. tanto, a prenderla in quel posto ci sei abituato, ecchessaramai, una volta in più, una volta in meno …

   Non ringrazierò mai abbastanza il momento in cui ho iniziato a praticare Arti Marziali sotto la guida di un Maestro vero che, mentre mi insegnava tecniche inconsuete e anche terribili per l’effetto che possono produrre senza alcun aspetto teatrale come quelli a cui certe pellicole ci hanno abituato, mi ha fatto crescere al di dentro in un modo ed in una misura che nemmeno mio Padre e tutti i casini in cui mi sono ficcato nel corso della mia vita, erano riusciti a tanto.

   Alla faccia delle mie nuove capacità di sopportazione.

   In questi giorni di scioperi e di proteste, in cui da qualche parte le zucchine sono arrivate a costare 7 Euro al chilo e la benzina ha oltrepassato la soglia dei 2 Euro al litro per merito dei soliti squallidi speculatori, non ho mai visto tanti camion fermi lungo le strade statali e provinciali con una esposizione di cassette di frutta e verdura in vendita (senza scontrino) così ricca e fresca e pure a buon mercato.

   Che sia merito di quelle famose Famiglie che vogliono tanto bene al Popolo Italiano e che una volta tanto invece di distribuire polverine di vario tipo pensano anche alle massaie ed all’ultimo fondo dei loro portamonete?

   Visti ieri e anche l’altro ieri: carciofi sardi di primo taglio, clementini di prima categoria ed arance provenienti dalla Trinacria, e poi cassette di melanzane, zucchine, peperoni, sedano, finocchi, fagiolini …. tutta roba fresca, di serra, mentre nei supermercati molti scaffali rimangono tristemente vuoti.

   Ormai si lavora solo se si ha credito e se le Banche stringono i cordoni, si fallisce, anche perché chi ha imboscato all’Estero qualche risparmio, con questi chiari di luna ben si guarda di tenerli in casa per utilizzarli in loco.

   Tante volte mi sono chiesto come ha potuto creare un impero economico così vasto qualcuno che sino a qualche anno fa vendeva solo scarpe e ciabatte o t-shirt.  

   Ma questa è un’altra storia.

   Intanto, visto che così tengono vivo il mercato, imperversano le pubblicità di diete, materassi, pentole, giochi televisivi dove si possono vincere milioni di Euro, come al SuperEnalotto …

   E intanto le file davanti ai vari “Pane quotidiano” mense della Caritas e così via, sono sempre più lunghe e ci vedi tentennare in piedi, con qualche crisi di dignità offesa, anche gente distinta, con la barba ben fatta e vestita decentemente, che attende la carità, discretamente e in silenzio.

   Cosa ne dici, Professor Monti, che stiano cercando nuove esperienze perché ormai le crociere li hanno stancati e poi, pare pure che stiano diventando pericolose?

   A proposito, io non faccio il panettiere, ma grazie comunque perché d’ora in poi permetti a questa categoria di lavorare anche di Domenica, come un tempo, quando si stava veramente meglio, e, stai tranquillo, gli scontrini domenicali te ti li stamperanno anche su rotolini di carta con la banda esterna dorata a disposizione di qualsiasi controllo contro l’evasione fiscale delle famigerate pagnotte.

   Già che mi sono rivolto a Te, mi spieghi per quale motivo in questo Paese per il quale hai trovato la soluzione di ogni problema economico c’è sempre più gente incazzata che gira per le strade e non certo per recitare dei Pater Ave Gloria?

   Ma quando eri un ragazzino, non sei mai andato al Luna Park a cimentarti col fucilino a pallini nel tiro a segno, premio una bambolina?

   Guarda che per vincerla bisognava fare centro in quel cartoncino con sopra stampati tanti centri concentrici.

   Ma forse là non ci sei mai stato, forse perquestioni di rispetto del Rango della tua Famiglia, per cui quella era una cosa disdicevole, perché ti avvicinava troppo alla Gleba.

   Peccato, una lezione di tecnica e di vita in meno, la mira è una cosa indispensabile (per chi vuol sparare e anche se uno nasce Signorino, non è detto che nasca “imparato”).