ciccia

La vita mi sta portando alla conclusione che non esistono cose totalmente negative o totalmente positive, tutto dipende dalla valutazione che ne viene fatta.

Un po’ come certi punti (ben individuati) del corpo umano che a seconda di come vengono “toccati” possono generare sia dolore, sia piacevole appagamento, sia totale indifferenza.

Ma parlavo di valutazioni.

Valutare significa mettere a confronto con la realtà circostante le proprie convinzioni, la propria cultura, i propri Habitus operandi, i propri sensi … più o meno sensibili.

Quindi tutto inizia con un processo di apertura volontaria del proprio Io sensibile psicofisico, subito seguito dai tentativi più o meno convinti di analisi, ognuno ha i suoi “procedimenti” operativi.

A questo punto subentrano intelligenza, cultura, autocontrollo, padronanza di sé, voglia di capire, capacità di astrarsi dai luoghi comuni … e tutto il loro contrario.

Ed ecco scoccare la scintilla del giudizio, purtroppo spesso condizionata da elementi esterni che influiscono col loro peso su tutto il processo e non sempre sono così essenziali ai fini di una valutazione corretta.

Esiste poi anche il famoso “senno di poi” capace di rivoltare atteggiamenti e comportamento.

Talvolta in bene, talvolta in male.

Ed ecco a questo punto calare puntuale la ghigliottina del giudizio definitivo, quel giudizio da cui poi per ogni uomo sarà così difficile scostarsi mutando atteggiamenti e convinzioni.

Eppure talvolta la Realtà e la Verità sono lì a portata di mano e ci vorrebbe molto poco per prenderle in onesta considerazione senza farsi troppe seghe mentali e usando maggior coraggio, maggior determinazione, maggior sicurezza in se stessi, cercando quella autonomia di giudizio che è vera garanzia di sicurezza … anche quando poi si casca nell’errore più pacchiano perché di carne siamo e di carne rimaniamo … povero Spirito.

Ma allora, come comportarsi?

Accogliendo a piè fermo tutto ciò che i nostri sensi e la ragione stessa si vedono rovesciare addosso talvolta come un fiume disordinato in piena, cattivo e inarrestabile.

Con ordine mentale, disponibilità, coraggio, prontezza reattiva nei confronti di qualsiasi input, pronti sia ad accoglierlo sia a rifiutarlo con dolce benevolenza, il che non significa passiva rassegnazione ma asettica presa di coscienza in tempo reale, e mai agire a priori ricordandosi sempre che anche se ci sentiamo capaci di “capire” tutto, di questo tutto che ci circonda al massimo potremo esserne idealmente padroni al 50% perché più di tanto difficilmente ci sarà concesso di capire, almeno sino a che saremo ospiti della nostra materia.

Un’ultima considerazione, tutto ciò che è terreno è instabile, mutabile, a noi decidere cosa fare, solo a noi, anche quando tutto sembra perduto, negativo, incontrollabile, provare per credere.

Ma in fin dei conti ciò che conta salvare non è la ciccia anche se è tanto buona (per chi gli piace) …….

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Ultimamente ho conosciuto un gruppo di persone che svolge un’attività decisamente particolare, non tanto ludica o solo ricreativa quanto tesa, almeno nelle intenzioni, penso, al raggiungimento di nuovi equilibri e di rilassata serenità riuscendo tramite danze antiche di tipo rituale a toccare corde assopite ma tutt’ora vive nell’animo umano sin dalla notte dei secoli, nonostante la compressione a cui siamo sottoposti dalla vita moderna.

Ho presenziato ad un paio di questi “incontri” senza però prendere parte attiva al lavoro di gruppo, cercando invece di individuare, cosa che mi interessava maggiormente, energie celate in persone sconosciute di cui praticamente non sapevo nulla e quindi fidandomi solo delle mie capacità intuitive e percettive a livello istintivo, pratica in cui sono da tempo allenato.

Una specie di caccia al tesoro che mi intriga parecchio.

Qualche “messaggio” silenzioso ed intenso l’ho colto e pensando di incontrare un terreno fertile e ricettivo, mi ero prefisso di proporre un piccolo ma impegnativo corso di auto training pilotato a vari livelli che è un ottimo calmiere di vita anche in situazioni apparentemente condizionate dalla negatività di determinati eventi.

Parlo di questo con vera cognizione di causa.

Ma con mia grande sorpresa mi sono reso conto che questo tipo di discorso interessava molto poco a queste persone anche se a giudicare dallo spirito che le lega in quella forma di attività, farebbe pensare a ben altra “apertura”.

Il motivo di tanta indifferenza lo ho comunque individuato e facendo una onesta valutazione a posteriori non posso dar torto a chi ha mostrato scetticismo perché essenzialmente rimasto deluso da inconsistenti esperienze precedenti (apparentemente per lui analoghe e di cui non ero al corrente) perché quel che gli era stato pomposamente proposto si è subito rivelato per essere solo una bella cornice vuota e di per se stessa inutile, tipo quei corsi perditempo tipo pacco dell’operaio, pacco del lavoratore, pur gestiti da persone con mezzo chilo di titoli accademici.

Un po’ come certe dimostrazioni gratuite di un prodotto importante, in cui si promette e si parla di tutto per ore e rivelando (sottovoce e casualmente) che esiste in verità un prezzo minimo solo negli ultimi 5 minuti e, tra l’altro, senza mai offrire vere sicurezze: dopodiché uno se ne torna a casa senza aver combinato nulla e dopo aver mandato al diavolo i perditempo che lo hanno coinvolto.

Si sa, non tutte le Scuole con tanto di Stemma ti insegnano come arrivare a Roma.

E a Roma, da Milano, ci si può arrivare percorrendo l’Autosole o in aereo via Tokio.

Ciò è molto in sintonia con quanto ci sta attorno e che tante volte sembra proprio il megafestival della superficialità e dell’inutile, poiché moltissime sono le cose proposte, grandi le promesse e poi ci si trova impigliati in situazioni gestite senza alcun vero approfondimento, finte operazioni culturali che finiscono per rivelarsi al redde rationem per quello che sono: aria fritta.

Per non parlare di tutti quelli che leggono un opuscolo su di un argomento poco convenzionale e giocano a fare i Maestri d’occasione senza possedere la dovuta preparazione sempre più indispensabile proprio quando apparentemente le cose parrebbero estremamente semplici ma proprio non lo sono, come ad esempio praticare vera Pranoterapia e non accarezzare l’aria.

Quel percorso e quell’approfondimento che io invece proponevo in termini chiari e molto seri, consiste nella riscoperta di alcune capacità dimenticate della nostra mente e del nostro corpo fatti funzionare in estrema sintonia, capacità talvolta insospettabili ma sempre presenti anche nell’essere più semplice e apparentemente indifeso e che costituiscono la vera armatura in grado di proteggerci sempre.

E’ forse questo il motivo di tanto rifiuto, perché si tratta di un percorso che poi in realtà spaventerebbe proprio le medesime persone che senza avere approfondito quel che in realtà gli veniva proposto, dicevano di aspettarsi “di più”, ma che poi, obbligate ad aprire gli occhi davanti ad un qualcosa a suo modo impegnativo, si sono rese conto che è proprio quel “di più” che invece esiste ed è ben presente e che gli crea dei blocchi facendole orientare preferenzialmente verso altre scelte.

Scelte o non scelte che prudentemente, anche se si presentano solo formalmente come impegnative e coinvolgenti, in realtà non vanno a toccare nel profondo quel lato autoiperprotetto del loro “io” sempre colmo di insicurezze, di rigidità, di quei piccoli (o grandi) buchi neri che vengono accuratamente ficcati sotto al tappeto come la scomoda polvere che non si ha voglia di buttare in pattumiera, e questo per una purtroppo ricorrente forma di autodifesa tanto istintiva quanto cieca e sorda e quindi poco efficiente quando addirittura non negativa ad ogni effetto.

Evidentemente c’é chi si accontenta, peccato, un’occasione in meno per ACCRESCERE i propri equilibri, le proprie difese, la propria auto gestibilità psicofisica nel modo più cosciente ed efficace.

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E’ un Post lungo, vi avviso, vedete voi  se andare avanti …

Una vita fa, avevo sette od otto anni, i miei genitori erano riusciti a portarmi in estate in montagna anche se eravamo nell’immediato dopoguerra e parlare di benessere o di ferie estive era un po’ come oggi parlare di una gita su Marte.

Eppure papà era riuscito a trovare una stanzetta in affitto per un mese, a S.Vigilio di Marebbe in Trentino, nella casa di famiglia di una sua paziente di Milano e i parenti della donna ci avrebbero ospitati per quel periodo, soprattutto me e mamma, mentre papà, legato dagli impegni professionali della Clinica Pediatrica in cui ricopriva un ruolo importante, sarebbe venuto a trovarci solo nei fine settimana.

Ero tutto un fremito di emozioni, una novità per me assoluta, ma, appena arrivati, c’erano subito state baruffe coi bimbi del luogo miei coetanei, i quali però decisero di accettarmi nel loro gruppetto (ero pur sempre il “figlio del Dottore”) se mi fossi sottoposto, senza che i nostri genitori ne sapessero nulla, ad una specie di “prova” che si sarebbe poi rivelata consistere nel condurmi in gran segreto in una stalla a due piani in cui c’era una specie di lungo scivolo di legno inclinato (senza scalini) che serviva a portare al piano superiore, nel sottotetto, il fieno per il cavallo le mucche ivi ricoverate al pian terreno.

Una volta salito sulla cima di quel tavolaccio che aveva una discreta pendenza, se volevo far vedere che ero degno di entrare nella loro banda, dovevo rotolarmi giù per quella specie di passerella, una capriola dopo l’altra e senza fermarmi, sino a che non fossi arrivato a terra.

La pendenza incuteva timore mentre la piccola folla dei villici in braghette corte di cuoio vociava non proprio delicatamente verso di me, il “villaneggiante”, e, che schifo, poi sullo scivolo c’erano residui di paglia mista a letame … insomma, per un cittadino come me, il “figlio del Dottore” … una prova non proprio facile.

Con la forza dell’orgoglio e con l’incoscienza dell’età ma con un pizzico di cervello, feci qualche veloce valutazione e poi dopo un attimo di esitazione mi misi a rotolare, una capriola dietro l’altra, sinché arrivai a terra fermandomi giusto giusto su di una bella torta di letame di mucca fra l’ilarità generale.

Da parte di tutta la banda ci fu on’ovazione liberatoria, anche perché proprio non so quanti di loro avrebbero avuto il coraggio di fare la stessa cosa, comunque la prova era superata ed io mostrando il mio coraggio, avevo trovato nuovi amici e nuovi complici per le piccole scorribande che ci aspettavano per un mese intero.

Altra storiella: anno 2012, ultimi spostamenti in calendario delle mie uscite in moto, una potente BMW 1150 GS ed anche ultimo “volo”, questa volta causato da un furgone che mi aveva stretto ed agganciato, mentre tentavo un normale sorpasso sotto alla pioggerellina autunnale, schiacciandomi al contempo contro il divisorio in cemento di una superstrada, i famosi New Jersey.

230 Kg. di moto che prendevano il volo saltando di corsia mentre io iniziavo a rotolare per una cinquantina di metri finendo per fermarmi proprio sotto al furgone che nel frattempo, sbandando, si era fermato rumorosamente contro allo spartitraffico …

Tutte le auto che sopraggiungendo si fermavano … oddio, è morto … tiratelo fuori … no, lasciatelo sotto sino a che non arriva l’ambulanza … forse è ancora vivo … Dio, che volo, poveretto … ma c’è del sangue? … etc.

Nel frattempo io nel casino generale, zitto zitto cacchio cacchio, chiaramente un po’ acciaccato, anche se “quasi come sempre” perfettamente incolume, strisciavo fuori da sotto al furgone incredibilmente senza che nessuno se ne accorgesse e mi mischiavo alla piccola folla che si era formata e che sembrava preoccupata più della moto semidistrutta che di me, e chiedevo … ma chi è il guidatore del furgone che devo … chiedergli una cosa …?

Quando l’ho finalmente individuato gli ho sfasciato il mio casco in testa e non mi sembra di aver ricevuto ancora alcuna denuncia per aggressione con arma impropria (l’ambulanza ha portato poi via lui, per commozione cerebrale, non me).

Una mia vecchia amica di Sasso Marconi mi dice sempre … Pierino non si smentisce mai …

Grazie al cielo, danni alla moto, in realtà quasi zero, gran moto la BMW …

Anni ’80, nasce in me una nuova passione, il Radiantismo.

Le trasmissioni a distanza via etere mi affascinano, i telefonini non sono ancora nati, al massimo gira qualche residuato bellico statunitense operante sui 27 Mhz, poi chiamato CB …

Ma io sto cercando ben altro e mi metto a studiare Elettrotecnica ed affini e passo il primo esame d’obbligo ma non mi basta perché mi affascina l’idea di potermi collegare via radio con l’altra faccia della Terra e per far questo bisogna dare un altro esame, quello detto di CW per venire abilitato dal Ministero PPTT per operare in Onde Corte con apparecchiature e relativi impianti d’antenna molto potenti.

Condizione essenziale: devo imparare il Codice Morse, devo essere in grado di trasmettere e ricevere messaggi codificati nei suoi segnali acustici brevi e meno brevi, una specie di forca caudina perché già è possibile fare collegamenti in telescrivente per superare enormi distanze e il CW lo usano solo i radioamatori più tradizionalisti.

Un inferno, io imparo a memoria perfettamente i codici di tutte le lettere dell’alfabeto, ma quando si tratta non tanto di trasmettere perché in quel caso puoi andar piano e il tempo lo gestisci tu richiamando dalla memoria tutte le sequenze necessarie di “linee e punti”, ma di decodificare messaggi in arrivo … il buio totale ed un senso di impotenza come quando un bergamasco cerca di capire quel che gli sta dicendo un Sardo che sta esprimendosi nella sua “lingua” isolana.

Gli esami sono alle porte, mancano poco più di trenta giorni ed io dopo sei mesi che mi arrabatto con le orecchie incollate al ricevitore in onde corte sto per perdere la fiducia nelle mie capacità, perché Il problema primario consiste nel decodificare i segnali in arrivo che vengono inviati da “radioamatori di annata” che i messaggi in CW te li sparano a ritmo velocissimo.

Un giorno, sul lavoro, durante una pausa, mi trovo a parlare con un noto Primario Ostetrico (ormai defunto) che scopro essere anche vecchio radioamatore e gli confido il problema che mi sta angustiando ormai da mesi, la comprensione del Codice Morse in ricezione.

Ed ecco avvenire il miracolo: il medico mi invita a visitare la sua stazione radio ed io, curioso come una scimmia, accetto di buon grado.

La sera seguente mi rivedo col dottore e con mia grande sorpresa lui tira fuori il “tasto” per il morse ed inizia a cadenzare in sequenza due lettere, C e Q, codici internazionali di chiamata, una, dieci, cento volte chiedendomi se mi è sempre tutto chiaro e comprensibile.

Certo, lento sì, fesso no, .

Ma lui insiste sempre con la stesse lettere ed ogni tanto mi chiede …capisci? … io sto per spazientirmi quando ad un certo punto inizio a capire “veramente”: le mie orecchie ora non sentono più dei punti e delle linee perché quelle sequenze sono diventate una “musica” e io non devo più contare punti e linee per riconoscere le lettere corrispondenti …

Il giorno seguente, a casa, accendo il tasto ed inizio a registrare,, ripetute all’infinito prima una lettera, poi un’altra, poi un’altra … tutto l’alfabeto e poi inizio subito ad ascoltare queste registrazioni.

E’ fatta, ho imparato la ”musica”, quelle sequenze di suoni sono diventate musica e riesco finalmente a tradurre i messaggi in Morse con sempre maggior facilità … è il mio istinto a riconoscerli, non devo più ragionare o fare i conti della serva con punti e linee … è un po’ come aver imparato ad andare in bicicletta e non dover più prestare attenzione per non perdere l’equilibrio ma solo alla strada che si sta percorrendo …

… Un altro breve salto nel passato, ho da poco compiuto ventiquattro anni e frequento un Maestro di Arti Marziali a cui non interessa gestire un Dojo (svolge una Professione affascinante che assorbe totalmente il suo tempo) e di cui ho fatto casualmente conoscenza in una situazione di grande pericolo che coinvolgeva un intero gruppo di persone.

Costui, forse colpito da come mi ero comportato, mi ha poi chiesto con discrezione se non volessi imparare regole e tecniche della sua disciplina ancor poco nota da queste parti dell’Occidente: come in un film, vero? ma è la pura verità.

Lui era determinato nel suo intento, anche se per quanto impegno io ci mettessi, i primi tempi non riuscivo che ad apprendere qualche tecnica semplice dal punto di vista esecutivo e le cose non andavano troppo bene perché apparentemente imparavo tutto ma a distanza di qualche giorno lo dimenticavo, confondevo gli insegnamenti ed il mio corpo, impacciato, non riusciva a realizzare quel che mi era pur chiaro nella mente a livello di pura memoria.

Sino alla sera in cui quel Grande pensò di cambiare sistema ed iniziò con l’insegnarmi una tecnica totalmente difensiva fatta di pochissimi movimenti con i quali, come in un passo di danza, il mio corpo doveva seguire in perfetta sintonia i movimenti della sua aggressione, persino facilitandola nello slancio per poi, quando il colpo “giungeva a fine corsa” mentre lo schivavo praticamente evitando ogni contatto corporeo pur rimanendo sempre fisicamente vicinissimo, io dovevo aiutarlo a proseguire nella sua traiettoria sino alla sua totale perdita di equilibrio che lo vedeva rovinare inevitabilmente a terra, una filosofia comportamentale “invincibile”, come poi avrei ben imparato e che avrei fatto per sempre mia.

Come sempre, in breve avevo imparato la teoria della meccanica di quei nuovi movimenti da effettuare, ma quella sera il Maestro fece una cosa diversa: andò a spegnere la luce del grande ambiente adibito a Tatami privato nel suo immenso Studio professionale in cui ci trovavamo, lasciando trapelare un po’ di luminosità dal fondo di un corridoio adiacente.

E subito iniziammo a ripetere quella tecnica praticamente al buio e continuammo a ripeterla per tutta la sera sino alla noia anche se io non ne capivo il motivo perché quel comportamento era per me una cosa ormai chiara e si sarebbe potuti passare ad altro … ma solo per me.

Avevamo iniziato verso le dieci di sera ed andammo avanti così per un’oretta, sinché il Maestro mi disse … bene arrivederci tra due giorni.

E due giorni dopo, come se avesse ancora cambiato metodo di insegnamento si mise a spiegarmi il senso di alcuni movimenti di “chiave” che potevano mettere in difficoltà l’eventuale avversario.

Eravamo chiaramente in piedi l’uno di fronte all’altro quando senza dare il minimo preavviso, partì con un colpo secco e violento verso di me, come qualche sera prima, ma non si trattava di una prova tecnica come avevamo fatto allora.

Io non so ancora cosa in effetti è successo ma ho visto il Maestro era volare per terra senza essere nemmeno riuscito a sfiorarmi e mentre con una elegante capriola si rialzava sorridendo, mi disse: … hai capito?…

Sì avevo capito, il mio istinto su cui era stata scritta corretta una nuova info, aveva lavorato col mio corpo intervenendo prima della mia ragione.

Ma adesso parliamo seriamente, il succo di questi raccontini, apparentemente slegati fra di loro, vi può invece insegnare parecchio sulle capacità del cervello umano.

Però questo ve lo racconto nella prossima puntata del Blog.

IL MAZZO DI CHIAVI

26 giugno 2014

trIn questi ultimi tempi ho avuto modo di conoscere l’ennesima persona di buon livello culturale e scientifico, molto ben preparata su quella ampissima rosa di argomenti che riguardano il corpo umano e la sua cura, ma che, pur possedendo tutte queste premesse, accusa delle carenze apparentemente imprevedibili visto come si gestisce coram populo.

La cosa non poteva non intrigarmi, al punto che quando mi sono sentito richiedere, anche con un certo entusiasmo, se ero disponibile per un qualcosa che oltre ad un corso informativo poteva essere un reciproco scambio di conoscenze (c’è sempre da imparare e da tutti) ho accettato di buon grado anche perché questo mi riportava psicologicamente ad anni addietro quando tenevo, presso un noto Istituto, degli incontri informativi frequentati da parecchia gente su alcuni aspetti della Fisiologia Umana in stretta attinenza con la struttura ossea, muscolare, nervosa, vascolare ed endocrina del nostro corpo.

Il tutto con particolari riferimenti al “Dolore” e ad altri aspetti delle nostre attività cerebrali, sia quelle volontarie sia quelle involontarie, automatiche, regolate dal Sistema Extra Piramidale.

Argomenti su cui mi posso permettere di parlare ad ampio raggio senza timore di sparare fesserie, forte di anni di studio, di moltissime esperienze professionali, di quanto mi era stato insegnato da insigni Cattedratici (non solo italiani) per i quali, anche senza possedere una Laurea in Medicina, ho curato per più di venticinque anni l’iconografia di tante “comunicazioni” scientifiche, ho realizzato audiovisivi destinati a Scuole di Medicina e Chirurgia, Congressi, pubblicazioni, oltre che grazie ad esperienze di vita mia vissuta, vera e propria.

Così, una volta di più, ho dovuto con rammarico constatare per l’ennesima volta che per moltissime persone che pur possono vantare una preparazione teorica di base molto accurata, è sempre buona norma mantenere ben protetta col filo spinato una forma mentis a cassetti che in realtà poi gli impedisce nei loro processi di valutazione di considerare in modo omogeneo, elastico e con una visione veramente globale i vari aspetti della realtà che gli scorre sotto agli occhi, con cui vengono in contatto, perdendo così di vista il senso quasi sempre sommerso di tutti i “perché” di cui siamo circondati.

Questo comportamento genera immancabilmente stress, anche perché è come se un individuo che possiede tutte (o quasi) le chiavi di un mazzo, ma non sa quale è quella giusta, o meglio quali sono quelle giuste, perché certe problematiche sono come certe casseforti che possiedono non una, ma più serrature che devono venire sbloccate contemporaneamente per poterle aprire: è come se la persona in questione si bloccasse nella convinzione che ancora gli manca un’ultima chiave “giusta” e cerca, cerca, continua a cercare per un verso angustiato dal non saper individuare questa chiave dall’altro pur ben sapendo in cuor suo che si comporta così solo perché ha paura di trovare una vera soluzione, delle risposte valide e che una volta aperta quella porta, venga poi costretto ad accettare un qualcosa che possa far vacillare tante sicurezze che sicurezze non sono ma su cui si fondano la sua esistenza ed i suoi presunti equilibri psicosomatici.