IL CANTICO DEL BLA BLA

21 settembre 2016

sxxx1Nel lontano 1970 un mio amico mi regalò un apparecchio ricetrasmittente, un residuato di guerra made in USA, operante sulla Banda dei 27 Megahertz da tempo abbandonata dai Militari americani a causa dell’estrema instabilità dei collegamenti a lunga distanza, tipica di quella frequenza molto sensibile all’andamento irregolare delle “macchie solari” soprattutto a quei tempi.

Sì, perché la propagazione delle onde Hertziane attraverso l’Etere (quelle che consentono di comunicare a distanza senza “filo”) è condizionata da questo fenomeno naturale.

Già a quei tempi l’idea di poter utilizzare un apparecchio dalle prerogative simili a quelle di un telefono ma senza fili, appunto, era troppo invitante e così nel giro di qualche anno, anche se l’utilizzo di quella frequenza era vietato dalla Normativa Nazionale, un discreto numero di persone che si era attrezzata con quelle apparecchiature e con altre che il mercato giapponese aveva iniziato a sfornare, aveva iniziato a comunicare scambiandosi liberamente via etere ed entro distanze non eccessive, saluti, notizie ma perlopiù fesserie, giusto per il gusto di aprir bocca e di poter sempre trovare qualcun disposto a rispondere alle sue chiamate, e poi, parlare dentro ad un microfono, soprattutto mentre gli altri ti guardavano e non capivano, queste persone potevano anche pensare che tu fossi uno 007 … e ciò faceva sentire molto importanti.

E anche se la cosa non piaceva agli incaricati dallo Stato (Escopost) di tener pulite quelle frequenze il cui utilizzo tra l’altro creava pesanti interferenze sulle emissioni dei programmi Tv e Radiofonici, questa moda prese piede velocemente e ci fu persino chi colse l’occasione per gestire il problema politicamente promettendo in scambio di voti la liberalizzazione dell’utilizzo di quella che poi venne denominata CB, abbreviazione di Citizen Band.

Confesso di esser stato uno dei primi utilizzatori di quelle radio, ma dopo poco tempo, stanco della nullità di quel che mi veniva dalla maggioranza delle persone con cui facevo “collegamenti”, feci il grande passo, e studiai persino l’Alfabeto Morse allora indispensabile per dare gli esami richiesti e quindi diventare Italia2 cioè radioamatore in possesso del legale diritto di esercizio di una stazione radio ricetrasmittente autorizzata dallo Stato.

Ma dato che sostenere quegli esami non era cosa per tutti i cervelli oltre che rappresentare più che un impegno per un qualcosa che doveva essere solo un gioco, un ostacolo sgradito per tutti coloro che non amano le “regole” e tutto deve essere lecito sinché uno casualmente non calpesta la terra del suo orticello, iniziò una lenta invasione di campo (di frequenze radioamatoriali legalmente assegnate in Italia e nel Mondo intero) da parte di quelli che erano rimasti in CB mentre, a livello di fenomeno sociale incontrollato, cresceva a dismisura la moltitudine di abusivi che acquistavano e poi utilizzavano tranquillamente (spesso creando pesanti interferenze) apparecchiature ricetrasmittenti che non avrebbero potuto nemmeno detenere “per bellezza” e l’etere, sempre più affollato, iniziò a venire inquinato irreparabilmente da ogni tipo di abuso e segnali di disturbo stupidi e inutili, buoni solo per creare disordine oltre che per il famoso: … Maria butta la pasta che sto arrivando …

Ma la tecnologia avanzava a passi da gigante e sollecitata da un Mercato che aveva individuato un nuovo business di dimensioni internazionali, così comparvero i primi veri telefoni portatili sino ad arrivare a quelle meraviglie della tecnologia odierna che si possono acquistare liberamente in ogni negozio specializzato e senza alcun limite tranne che pagando a caro prezzo apparecchietto e canone cosicché la CB venne praticamente abbandonata dalle masse logorroiche in carenza di parole e di idee e tanto bisogno di non “sentirsi fuori dal branco” nonchè con tanta voglia di parlare anche a vanvera, ripetendo all’infinito le medesime cose, ridere anonimamente per ogni tipo di fesseria e in compagnia di chiunque, bastava far “andare la voce” e il cervello spesso poteva anche aspettare sino a quando poi non si è imparato addirittura a commettere abusi e scorrettezze sempre nascondi dietro a un dito, cioè nell’anonimato consentito da Social Naetwork e Internet in genere.

I telefoni portatili erano poi un ottimo sistema per tenere sotto controllo a distanza i propri figli (almeno così la pensano ancora certi genitori che invece oggi gli hanno messo in mano delle armi vere e proprie, diventate tali almeno da quando qualsiasi smartphone può andare liberamente in Rete).

Il numero degli utenti del parla/ascolta a distanza oggi è aumentato a dismisura a livello mondiale mentre l’utilizzo che viene quotidianamente fatto di quei gioielli tecnologici certe volte fa pensare a delle scimmie con in mano una lampadina accesa o una collana di perline variopinte che però, almeno loro non hanno l’esigenza di parlare con qualcuno ogni minuto che passa anche raccontandogli sempre le stesse cose per lo più insignificanti.

Si guida col telefonino in mano, si cammina col telefonino in mano, si va al lavoro, persino i più piccoli mentre vanno a scuola, col telefonino in mano.

E magari anche mentre si sta facendo sesso e mentre si parla col corrispondente mantenendo un aplomb degno di un capitano d’industria durante un consiglio di amministrazione, tento nessuno vede quel che si sta facendo … e non aggiungo di proposito altri particolari …

Negli attimi di pausa o lo si usa per ascoltare musica con gli auricolari, o come passatempo facendo girare uno dei soliti giochetti elettronici scemi, ma l’aspetto più patologico di un certo tipo di utilizzo è quello di leggere e rileggere all’infinito precedenti scambi di messaggi rimasti memorizzati come se già non li si conoscesse a memoria.

Tipo “diario” di una volta …

Oppure il cercare disperatamente su quel piccolo schermo notizie e immagini che chiamarle gossip è pura gentilezza considerando da che letamai provengono.

Quante incertezze, quanta solitudine, quante ipocrisie … quando quel telefono non serve per trasmettere notizie importanti o usato come serio strumento di lavoro.

Chi non usa il telefono è fuori dal “branco” perchè non può comunicare ogni 3 minuti il nulla di cui è stato protagonista, non può fotografare controllando in tempo reale il risultato dei suoi click, nemmeno quelli più patetici dei selphy con cui ritenersi protagonista della vita anche quando non si sa nemmeno come friggere un uovo …

Comunicare, comunicare … ma ne siamo proprio sicuri che si tratta di comunicare?

O piuttosto di aver riscontro sul fatto che c’è dall’altra parte qualcuno che è sempre pronto a risponderci e che così non siamo soli?

Già, anche se nella vita quotidiana manco si rivolge la parola al vicino di casa, a quello di pianerottolo, a qualcuno con cui veramente fare dei confronti, con cui esser gentili e umanamente disponibili …

Giusto così: il confronto cosciente è come la lebbra, guai a farsi venire certe voglie, tanto poi, per sfogarsi c’è sempre la partita di pallone alla domenica dove si può urlare, insultare, pestare il primo che ti passa accanto, e via di questo passo.

Ma sempre col telefonino in mano, sì in mano, ora non lo si tiene più in tasca, troppo lontano, se manca quel contatto dove finiranno mai le nostre sicurezze?

Io credo che il primo che inventa una custodia impermeabile per quando si va in piscina, farà un mucchio di soldi … ma no, dimenticavo, hanno già inventato il telefono che funziona anche sott’acqua.

Vorrà dire che la prossima invenzione dovrà essere quella di un paio di branchie portatili per respirare come i pesci mentre si telefona magari a sé stessi, tipo masturbazione.

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COSI’ E’

26 maggio 2016

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Io so molto bene che il mondo gira in un modo abbastanza differente da come mi ostino a volerlo vivere io, e tra le tante cose proprio non rientra nelle mie aspettative ricevere un milione di visite sul mio Blog in un giorno solo come può succedere su Facebook dove, lasciando perdere la politica e relativi escrementi, si pubblicano certe “clip” più o meno demenziali che di tutto fanno tranne che invitare ad usare il cervello per fare delle valutazioni e costruire un qualcosa di buono.

Di sicuro, anche se nessuno pare rendersene conto, neppure i più socialmente attenti, impegnati ed arrabbiati, si tratta comunque di trappole ben camuffate che attirano odiens e spazi subliminali per pubblicità varia i cui proventi vanno in tasca a pochi, proprio a quelli che stanno tanto sull’anima a quelli che ho appena nominato.

Cose normali vista l’età media degli usufruitori di determinate piattaforme mediali su cui concetti come immediatezza spesso mista a improvvisazione, sia quel che sia, imperano no limits e raramente si va in profondità oltre ai 5 centimetri.

E non è che io mi ritenga incapace di comunicare in modo comprensibile con chi ha 50anni meno di me ottenendo la sua attenzione: questo lo constato al lato pratico quando mi ci metto, se mai, il problema dell’intercomunicabilità, oggi, coinvolge dinamiche nuove che mi appassionano meno di un’aringa affumicata.

Dialogo e comprensione seguono altri iter rispetto a qualche decennio fa e così configurati hanno poco da scambiare col mio mondo culturale e psicologico in cui esperienza, certezze ed altri fattori personali talvolta possono purtroppo essere un muro nei confronti dell’attualità delle nuove generazioni.

Gente che quando non si fa distrarre da altro, si accosta o a cuor leggero o con violenza ai problemi della quotidianità, dato che di vero impegno di interfacciamento e coinvolgimento con la Società ancora non se ne parla, tanto pagano mamma o papà oppure … meglio che stia zitto.

E questo accade anche se i giovani hanno una mente certo molto più aperta, libera e dinamica della mia e spesso promettono molto ma mantengono poco.

Ma d’altra parte utilizzare degli escamotages che spesso puzzano di politica per guadagnare ad ogni costo la loro attenzione non rientra nelle mie ambizioni anche se, volendo, con l’esperienza di grafica e comunicazione che mi ritrovo grazie ai miei trascorsi professionali, sarei perfettamente in grado di gettare e gestire delle esche interessanti per attirare anche attenzioni sopite.

Ma si sa, è molto più coinvolgente uno sketch di pochi secondi in cui si vede uno che dopo tre capriole all’indietro si pianta con la testa per terra in un letamaio mentre tutti ridono che una mezza pagina di parole che invitano il cervello a fare qualche considerazione magari scomoda …

Il fatto è che questa è la realtà di sempre, non solo di oggi, le cose funzionano così da che mondo è mondo, e non sarò certo io a cercare di cambiarle … però, che peccato, quanto tempo e quante occasioni perse per chi si è affacciato da poco ad una vita in cui sono sempre di più in agguato coloro che cercano di distrarlo da ciò che veramente importa.

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   Qualche anno fa, quando lavoravo a RaiDue, non ricordo bene in particolare se per il Programma “Scorie” o “Artù” con Gene Gnocchi, ma sempre gestendo la preparazione e l’emissione dei contributi grafici da mettere in onda, ho avuto il piacere di lavorare a gomito con Vauro, salace barzellettista e critico sociale, intelligente e imparziale ma solo quando gli si tolgono a forza gli occhiali con le lenti rosse sulla cui capacità di messa a fuoco ogni tanto lui è forse l’unico a non avanzar qualche riserva.

   Un paio di settimane fa, seguendo la sua divertente produzione di “flash comici” mi sono imbattuto in una vignetta che veramente mi aveva fatto sghignazzare di gusto: … Silvio Berlusconi che di fianco alla culla di Betlehem con dentro il Bimbo, recitava, più o meno: “… Anche quest’anno sei rinato …” chiaramente pensando a sé stesso e non certo a Cristo in fasce.

   Oggi, e vediamo se Vauro ha colto la tragica ironia di certi “fra  virgolette” raccontati col l’abituale eleganza formale dal Presidente uscente del Consiglio davanti a milioni di Italiani, e non solo italiani, in conferenza stampa allargata di fine anno, quando appunto il grande Professor Monti ci ha fatto il suo ultimo (“speriamo”) regalo.

   Al confronto con Lui che per nascita è Parente stretto di Chi possiede e gestisce la Verità, nessuno può esser capace di compiere scelte giuste e sagge mentre le pazienti e luminose stelle della volta del cielo, vecchie di miliardi di anni, osservano impassibili tanta sicumera, tanta presunzione che non cessa di pubblicizzare che senza il suo consenso, la sua approvazione, la sua supervisione tutto è cacca.

   Chi rinnegherà il suo Credo è fuori, o così, o comì.

   Se no …

   Se no, mi chiamo fuori … io con certa gente (senza panfilo) non mi ci metto e che tutti gli altri, ma solo essi, imparino a comunicare fra di loro dimentichi dei colori delle rispettive fazioni perché la Verità è solo quella che esce dalle mie labbra e chissà mai che un giorno in cui non metteranno più in discussione nemmeno una virgola di quanto gli ho concesso di partorire grazie ai miei neuroni di platino … chissà che io non mi decida a conceder loro  la mia annoiata approvazione.

   IO, IO, IO …

   O mi volete come numero uno, in ogni senso, o non se ne parla proprio.

   Ma ieri, ascoltandolo dagli schermi Tv di Casa Vostra, avete capito chiaramente il senso del suo discorso?

   E vi siete proprio convinti che lui, così “tecnico” e così “poco c” abbia anche “rivelato” con sistemi mediatici pari a quelli di ogni altro politico del carrozzone, ma con un uso molto più spigliato e trendy del lessico e della forma, concediamoglielo, COME si possono e devono risolvere certi problemi economici e sociali gravissimi, e non abbia invece fatto accenno solo ad altri prevedibili parti di fantasia esattoriale?

   Di programmi e solo di programmi teorici ne abbiamo pieni i coglioni, invero, ma Lui, da lassù, nel suo Olimpo con l’aria condizionata ed il box per l’auto blu con sopra il Bancomat come il Cayenne di Zelighiana memoria, non riesce a cogliere il messaggio, dobbiamo aver tutti pazienza, si tratta di logiche connaturate a un DNA di classe superiore.

   Chissà se tra qualche mese richiederà con un Decreto Legge, per tutti coloro che vorranno rivolgergli la parola, o anche solo adorarlo in silenzio, cerimoniali sul tipo di quelli  usati nel Palazzo Imperiale di Pechino sino a fine ‘800?

   Una cosa veramente giusta l’ha detta, ossia che in Italia c’è chi non pagando le Tasse mette le mani in tasca al suo prossimo più diretto, peccato che si sia dimenticato di definire immorali certi stipendi, certe pensioni di Stato o Parastato, certe elargizioni di danaro anche pubblico di cui è perfettamente al corrente da sempre e che nessun privilegiato potrà comunque mai portarsi nella tomba o usare per soddisfare, per carenze solo sue, più di una puttana per volta.

   Comunque un grazie sentito al Presidente, oltre a tutte queste critiche, per aver fatto ripartire il Mondo del Lavoro, per aver ridotto tutti gli sprechi della Spesa Pubblica, per aver dimostrato al Mondo intero di esser bravo a pagare i debiti col denaro altrui, per aver riconosciuto il diritto costituzionalmente sancito al Lavoro, alla Casa, alla dignità umana di chi è costretto a chiedere danaro in Banca per pagare Tasse e stipendi ai dipendenti, per ………….. la finisco qui, la lista è troppo lunga.

   E avete visto poi come, da persona che di Politica non capisce una mazza, dice lui, ma che non si esime certo dal porsi al pubblico come un appartenente ad una CASTA ABITUATA DA SEMPRE SOLO A COMANDARE e A NON SENTIR MAI MESSO IN DISCUSSIONE IL PROPRIO VANGELO, avete visto come è riuscito a non rispondere mai in modo veramente chiaro a nessuna delle domande che gli venivano poste anche da professionisti della parola e della comunicazione?

   C’è voluto solo un confronto diretto con l’Annunziata sui RaiTre, qualche ora dopo, per vederlo obbligato a tirar fuori qualche scarafaggio dalle tasche.

   Ma non preoccupatevi, gliene rimane sempre una buona scorta a portata di mano, se no cosa ci porta in dono domani sull’autoblu trainata per l’occasione da qualche renna con falce e martello al posto delle corna e la foto del Presidente della Repubblica al posto del contrassegno di Assicurazione?

   Buon Natale … e chissà che il buon Vauro non faccia una edizione riveduta e corretta di quella vignetta, mettendo la faccia di Mario al posto di quella di Silvio. 

 

   Io onestamente non so se qualcuno fra voi che mi leggete come una volta si leggeva “L’Articolo di Fondo” del quotidiano preferito, si sia mai chiesto perché certe volte pubblico anche tre Post al giorno così, apparentemente senza sforzo  e con una continuità che non credo altrettanto facilmente riscontrabile da “altre parti” per lo meno per un discorso di “continuità” attraverso il tempo…

   Per i più curiosi la mia risposta è elementare, io posseggo due occhi, due orecchie, un ottimo sistema di rivelazione dei dati sensibili provenienti dall’esterno, anche di quelli meno evidenti e comunemente definiti “subliminali” , MA NON FACCIO MAI FINTA di non aver udito qualche “messaggio” in arrivo e cerco di decodificarlo pubblicamente secondo le mie capacità umane di CRITICO NATO.

   Poi, dato che ormai sono in pensione e di tempo a disposizione ne ho parecchio …

   Se poi qualcuno è interessato a conoscere più a fondo i fili logici di quel che mi gira dentro alla scatola cranica … sapete come fare, basta un click.

   Ho voluto fare questa piccola nota di fondo per rivolgere un invito a leggermi magari di meno ma con maggior attenzione perché non è raro il caso che mi venga istintivo di celare magari all’interno di una battuta il vero senso di quel che voglio comunicare e che invece tanto spesso viene frainteso oltre che volontariamente, o meglio, inavvertito per ragioni conservative di autodifesa istintiva oltre che addirittura totalmente ignorato volontariamente per il medesimo motivo.

   E’ logico che questo accada soprattutto quando mi riferisco, raccontandoli, a fatti personali miei che coinvolgono altre persone con cui ho avuto rapporto nella mia vita e che si sentono chiamate in causa magari a sproposito o inadeguatamente, o che vedono sminuito addirittura danneggiato  il loro ruolo, pensano loro, ma visto che il mio è comunque un gesto gratuito, fuori dalle righe e totalmente disinteressato, mi rimane la lontana speranza che lo spettatore sia capace di accogliere questi messaggi in forma puramente contemplativa e che non voglia aggiungere considerazioni personali del tutto gratuite a corollario di quanto in quel momento mi gira di narrare cercando di rimanere il più possibile ONESTAMENTE scevro da qualsiasi sbilanciamento di parte e di considerare le cose anche ottiche che non sono necessariamente le mie.

   Il fatto per il fatto, cronaca pura anche se con i soliti accenni di stampo polemico per insaporire il piatto, ma solo con questo scopo.

   Peccato dover dire queste cose fuori dai denti, ma si sa, il sospetto, la malafede, le posizioni più personali e chiuse sono cattive consigliere anche nel cervello e nel cuore di chi si ritiene al di sopra di ogni sospetto regolarmente dimentico che “la carne è debole”.

   Chi non fosse comunque d‘accordo, con motivi seri e pubblicamente documentabili alla mano, può sempre mandarmi a vaff…. nel reparto commenti, aperto a chiunque, basta che abbia una faccia come me e che abbia argomenti validi per confutare coram populo quel che io scrivo.

   … e senza affermare solo al sicuro tra amici e conoscenti: … si, ma io quello lì lo lascio parlare, aspetta solo che mi venga dire qualcosa sul muso …

   Eventualità remota, ma solo per il bene dei diretti interessati, perché io so molto bene quel che penso, quel che dico e quel che scrivo e non sono certo il tipo che butta il sasso e poi nasconde la mano per paura, davanti a nessuno (tranquilli, è un film che qualcuno di mia conoscenza ha già visto … con i suoi occhi, ma non gli è proprio piaciuta la fine, parola di curlilriccio).

   Il dadaismo dei bimbi piccoli non è altro che un sistema primario di autodifesa della creatura da poco venuta al mondo e che deve imparare a gestire i suoi contatti con la Società di cui essenzialmente non si fida (a ragione) tranne che quando ha a che fare con i simboli portanti del suo nucleo familiare.

   Non è solo un modo di baloccare coi suoni che riesce ad emettere con la sua bocca o un inizio di esternazione della propria personalità anche se comunque è un atto di presenza nell’ambito della Realtà in cui vive e sta crescendo.

   Il suo desiderio è comunicare, non importa a chi, con chi o come, comunicare è un’esigenza primaria.

  E stendiamo un velo pietoso su tante nuove madri e nuovi padri bravissimi ad agitarsi in discoteca a suon di musica, ma un po’ limitati in altre forme espressive essenziali.

   Se l’inserimento nel sistema delle regole imposte dalla Società diventa un problema, e tante volte è solo colpa di chi ha messo un figlio al Mondo prima di aver preso coscienza di se stesso (e per far questo la Cultura serve spesso ben a poco) al “piccolo” lasciato “allo sbando” nonostante certe apparenze esteriori, non rimane che trovare autonomamente soluzioni alternative ad una situazione in cui per crescere sarebbero necessari confronto e dialogo ben sorretti dal clima di un ambiente in cui la vera ricchezza indispensabile si chiama rapporto fiduciario e un appoggio discreto e senza soluzione di continuità da parte degli adulti suoi tutori naturali.

   Intanto viviamo in una Società in cui una delle esigenze primarie sembra quella di trovare un sostituto per ogni cosa, per ogni occasione, mai esporsi troppo, anche regalando ad un bimbo un Cd di favole perché non c’è più tempo per raccontargliele nemmeno quando alla fine di ogni giornata lui cerca di prendere sonno e magari desidererebbe il contatto più prolungato con la mano di un padre o di una madre.

   Ottimo passo propedeutico in senso negativo verso il Complesso di Edipo.

   Oggi non si produce più nulla rispetto a cinquant’anni fa, in proporzione, s’intende, rispetto alle possibilità operative di un tempo, oggi sono tutti signori, la vanga, il piccone e la zappa sono strumenti obsoleti e detestati, evviva le nuove società di servizi cablate apposta per tanti nuovi geni/eroi con una cannetta di vetro al posto della spina dorsale.

   Manca il lavoro?

   Non certo quello col piccone o la zappa.

   Purtroppo siamo tutti circondati, anche a livello dirigenziale, da persone che pur apparentemente “cresciute” in senso umano, non hanno ancora saputo o voluto apprendere il senso di avere e poter utilizzare un linguaggio comune, primo passo di vera apertura e reale inserimento verso una società veramente equa e rispettosa dei Diritti di ognuno.

  

E che cosa credete, che mi metta a parlare di Media, di Pubblicità, di che so io?

A Bologna dicono: “Mò gnanc ….”.

Sto parlando infatti di quella capacità non proprio in possesso di tutti di sintonizzarsi con la mente e col cuore di chi si ha di fronte.

Non è filosofia tirata per le corna questa, sto parlando di uno dei primissimi metodi di comunicazione fra esseri umani di quando la logorrea a vuoto non aveva ancora iniziato a mietere vittime illustri o meno.

Sintonia poi non significa condivisione a 360° delle altrui convinzioni: alla base significa conoscere, sapere e voler valutare al di fuori di noi e trovare i giusti termini di coesistenza nel reciproco rispetto.

Forse i giovani d’oggi hanno grossi problemi in questo senso a causa della tragica carenza di formazione subita per demerito e colpa di troppi genitori a suo tempo molto impegnati solo a infilar fiori nei propri cannoni e poi a fumarseli in “allegra” compagnia.

Non per nulla le nuove leve si sono inventate, facilitate dai mezzi informatici, un linguaggio tutto loro, tipo: “TVB” … etc. che più che far risparmiar tempo ti dà la sensazione che il significato profondo di certi concetti incuta timore ed inviti ad una fuga veloce da parte delle nuove leve.

Mio padre era Pediatra Chirurgo, un Medico di quelli che quando visitavano toccavano il paziente con attenzione, amore e rispetto ed io ancora ricordo quante volte arrivavano in Studio mamme disperate con bimbini singhiozzanti ed urlanti in modo irrefrenabile che due minuti dopo che papà li aveva presi in braccio cessavano di lamentarsi e di schizzar lacrimoni tutt’in giro.

Saper comunicare.

E saper ascoltare e capire, anche quando è scomodo, quando brucia e quando sappiamo che nostro malgrado prima o poi saremo coinvolti contro ad ogni nostro desiderio di neutralità.

Negarsi alla funzione di comunicare è come cercare di evitare che il polline si sparga a Primavera o che la Radiofrequenza delle Onde Hertziane non si propaghi attraverso l’Atmosfera.

Perché allora non imparare ad utilizzare correttamente le nostre capacità in tal senso?

E come?

Innanzi tutto iniziando a conoscere noi stessi nel più profondo, anima e corpo.

Si, ho detto anche corpo, quella struttura che molti di noi utilizzano e muovono persino timorosi di guardarne l’immagine riflessa da uno specchio.

Come certe sante e pie donne del secolo scorso che per pudore la prima notte di matrimonio facevano un buco nella sottoveste per non mostrare le proprie nudità e che poi dopo qualche anno di vita familiare così ben amministrata moralmente si lamentavano se il proprio marito decideva di tanto in quanto di frequentare qualche santo Casino di onorata memoria.

E poi anche conoscere in profondità il proprio animo per non correre il rischio di vedersi sfilare dalle mani affetti, posizioni sociali e tutte quelle cose faticosamente costruite nell’arco di un’esistenza.

Solo allora ci si potrà mettere in confronto con gli altri e dare e ricevere messaggi, criticare ed esprimere giudizi, ma in modo sano, chiaro, deciso ma non offensivo, suadente ma non falso, autorevole ma non gratuito.

Credo sia una Utopia, pazienza.