green key

18 novembre 2016

Alcuni messaggi che ricevo anche da molto lontano mi fanno pensare che qualcuno si è chiesto il motivo del mio grosso rallentamento nel pubblicare nuovi post.

Da una parte la pacchiana evidenza del fatto che, senza voler offendere nessuno in particolare, anche cani e porci si sono messi a scrivere (scrivere?) e pubblicare di tutto e di più in nome di una molto gratuita saggezza critica al disopra di cose e tempi, dall’altra una mia effettiva sfiducia crescente nei confronti di chi si professa profondamente attento e partecipe ad un certo tipo di critiche costruttive e intanto insiste a gavazzare nella tiepida mota del qualunquismo irresponsabile del mondo che ci sta sempre più avvolgendo come i tentacoli di un calamaro che alla fin fine ci tratterà solo come cibo qualunque per il proprio sostentamento.

Come dice il mio ultimo nipotino di due anni: nonno … pazienza …

Ebbene, pazienza sia, ma lasciate che si schiarisca un po’ questa nube fantozziana che sta avviluppando tutto quanto le sta sotto.

Tanto sono ben poche le cose che mi possono spostare dal mio IO, quell’IO che ha suscitato in molti di voi almeno qualche curiosità.

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E’ ufficialmente arrivato il minirobot da “compagnia”.

Dal giappone, se no, da dove?

Proprio un gadget che ci mancava e di cui eravamo tutti in trepida attesa, in questo Mondo sempre più sovrapopolato e con sempre meno risorse equamente distribuite fra tutti.

Avevamo iniziato a “deviare” mentalmente col presunto amore per le bestie, di solito i cani, i migliori amici dell’uomo, quelli che anche se li mandi a vaffa continuano a guardarti con sguardo innamorato magari in attesa di qualche crostino se proprio non di qualche bistecca, pronti a difenderti sino alla morte anche perché poi, dopo, se tu non ci sei più, chi gli darà da mangiare ed una tana calda e sicura?

Certo, quale miglior amico, quale miglior compagnia se non quella di chi non ti potrà mai rispondere per come certe volte ti meriti?

Meditate gente, meditate.

Oltre a tutto il minirobot lo potrete comodamente trasportare anche dentro ad una valigia e in nessun esercizio pubblico o privato vi sentirete ricordare che lì dentro ospite proprio gradito non è, e che non ci deve proprio entrare … e non dovrete nemmeno portarlo in giro a fare i suoi bisogni anche quando proprio non avete voglia.

Lo schiavo perfetto, il compagno perfetto che non vi dirà mai di no e state pur sicuri che in qualche prossima versione oltre che a rispondere alle vostre domande o a suonarvi la canzoncina preferita, sul mercato arriverà anche la versione tuttofare e pure bravissima a soddisfare i vostri onanistici appetiti sessuali più vergognosi e nascosti.

Così, quando avrete tutto a portata di mano con tutto già “pagato”, scoprirete che dentro di voi inizieranno a morire desideri, emozioni, sogni.

Magari cercherete di tornare al tenero abbraccio col vostro cane languidamente spaparanzati in due su qualche divano davanti al vostro Tv, mentre lui, dopo un po’ stanco di tanta inattività vi porta disperatamente il guinzaglio perchè contrariamente a voi ha voglia di uscire e di andare ad annusare gli angoli più laidi delle strade ma sempre pronto a dimostrarvi il suo amore leccandovi in faccia, possibilmente sulla bocca.

Ma tutto ciò non vi servirà più a nulla perchè avrete definitivamente disimparato il vero senso della comunicazione e il coraggio del confronto, il fegato di affrontare il contrario e lo scomodo ignoto.

Quell’ignoto che lo state diventando proprio voi stessi anche pur avendo rigorosamente eliminato con ipocrita prudenza ogni specchio dalle pareti di casa vostra.

SIC ( … così)

6 settembre 2016

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L’insicurezza è la fonte principale di tutte le invidie e di qualsiasi conflitto.

Certo, poiché chi è insicuro quasi sempre ama fare la vittima, ma non tanto perché ami farsi compatire ma per individuare subdolamente la via più facile per prevalere sulla fonte delle sue invidie e delle sue incertezze che quasi sempre emergono naturalmente nel confronto in tutto il loro squallore, e la lotta solitamente si fa molto dura e impietosa anche perché chi è insicuro difficilmente è anche onesto!

Anzi, quest’arma psicologica l’insicuro la utilizza come “leva” a suo favore per ottenere ciò che mai gli sarebbe concesso se veramente lui fosse un individuo capace di una autonomia totalmente priva di seri problemi organici, sociali, affettivi … e si cautela fuggendo il più lontano possibile da qualsiasi opzione di VERO confronto, appunto.

Infatti, al suo contrario esatto, chi è sicuro di sé e delle proprie capacità non cerca mai né conferme né conflitti per stabilire la vera entità delle proprie forze ma si serve del confronto solo per migliorare ed eliminare ciò che in lui non va anche se la cosa gli è solo sfuggita quando è passato troppo tempo dall’ultima volta in cui ha rimirato la propria immagine in uno specchio.

Gli insicuri sono mine vaganti, un giorno sorrisi e sbilanciamenti affettivi, smancerie di falsità nella vita più privata e forme di apparente disponibilità positivamente emotiva in quella sociale.

Ma all’interno del loro animo cova sempre quell’insaziabile desiderio di prevalere su tutto e su tutti come se questa fosse l’unica vera loro ragione di vita e per gli altri non c’é spazio sino a quando non cedono ai loro capricci, ma poi nemmeno allora …

Esistono solo i miei punti di vista, i miei diritti … nessuno può essere migliore di me, e se così fosse si comporterebbe esattamente come farei io cercando di annientarlo e solo le mie idee, il mio “io” hanno diritto di esistere …

Chi è forte o perché ci è nato, o perché la vita lo ha fatto diventare tale, di solito vive le proprie sicurezze in serena privatezza e così si gestisce mai spinto dalla molla dell’infantile desiderio di riconoscersi amato, ammirato, ascoltato anche se ciò gli può far piacere.

Lui agisce, e i paria inevitabilmente lo seguiranno come i cani di Pavlov anche se non la smetteranno mai di latrare le proprie lamentele perché sono solo dei deboli e una volta rimasti soli potrebbero veder soccombere anche queste loro spinte emotive di amore/odio in uno sfacelo psicologico che nei casi più gravi può anche portare al suicidio.

Che fare con gli insicuri che cercano con ogni mezzo di invadere anche con violenze subdole i mondi altrui solo perché temono che emerga la sacrosanta verità che loro sono solo esseri di seconda categoria della scala animale?

Nulla, nemmeno compassione, solo indifferenza ed un muro di cemento armato e caucciù ben alto, niente filo spinato, non meritano nemmeno quello, vanno solo respinti passivamente sino a quando non comprenderanno l’entità dei loro errori, non sono degni di altro, nemmeno da un punto di vista Cristiano, qualsiasi pietismo nei loro confronti sarebbe solo autolesionista e per loro un incentivo a continuare per la medesima strada di cui ci si renderebbe stupidamente corresponsabili.

Sic.

FORSE STO PARLANDO CINESE

1 settembre 2016

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Gli anni passano ma se non bado troppo a certi inevitabili mali di schiena, considerando quel che sono riuscito a “costruire” per me e per altri, il consuntivo che ne posso trarre è estremamente positivo.

Io sono uno dei non moltissimi fortunati che nella vita ha potuto svolgere la professione che amava anche se per riuscirci ho dovuto lottare veramente parecchio e ad ogni livello, decisamente con un impegno maggiore rispetto a quel che accade nella media, e contro ad ogni tipo di ostacoli, a partire sin da subito oberato dai molto poco costruttivi scetticismi famigliari.

Per non parlare degli slalom tra incidenti di percorso oltre alle invidie del prossimo, che solo la fantasia della sfiga riesce ad inventarsi e che ti fanno venire voglia di mollare tutto … comunque anche questa è “Vita” degna di esser vissuta.

Ora che l’età mi consente di tirare un po’ il fiato e di voltarmi indietro per pensare anche a tante cose rimaste in standby, senza che il quotidiano mi obblighi a correre da mattina a sera, forse sarebbe meglio dire da mattina a mattina, credo di aver individuato uno dei virus che mi differenziano dalla maggior parte dei miei simili (… simili … si fa per dire).

E questo senza puntare il dito contro a quei giovanissimi che mi sembrano sempre più cittadini di un mondo a me sconosciuto, ma anche solo osservando quei miei coetanei che anche se per loro sarebbe l’ora, non hanno ancora iniziato a mangiare l’insalata dalla parte delle radici e intanto non hanno niente di meglio da fare che passar le loro ultime giornate impegnati a lamentarsi di tutto e di tutti dimenticandosi che nella vita esistono anche gli specchi.

Io che non so cosa sia un “Libretto di Lavoro” poiché ho sempre lavorato da indipendente, non mi sono mai preoccupato più di tanto dell’impegno fisico e mentale che la mia professione richiedeva, talvolta asfissiante e molto poco remuneratorio, in ogni senso, e purtroppo talmente impegnativo da obbligarmi a dimenticare talvolta anche i miei impegni di padre.

E non mi sono mai preoccupato più di tanto se quel che realizzavo di volta in volta poteva offrirmi un giusto riconoscimento economico o non economico che fosse, quel che contava era dare sempre il meglio e questo mi ha fatto sviluppare quella determinazione che spacca le montagne ed è essenziale per puntare in alto con esito positivo e senza quelle distrazioni di repertorio che è così comodo millantare per saggezza, prudenza, mentre si ha solo paura di esser considerati dei pericolosi anticonformisti, di esser tropo fuori dal branco, quel branco che si vorrebbe ritenere tanto protettivo mentre …

Oggi tutto si focalizza nella corsa al danaro, su ciò che conviene maggiormente per ingrassare la carta di credito, sia che lo si voglia conquistare lavorando onestamente, sia che “nulla si permetta di rappresentare” un ostacolo al raggiungimento di questo traguardo così penosamente limitante e limitato negli intenti da un punto di vista umano.

Proprio l’altro ieri è stata trasmessa dai Media un’interessante intervista fatta ad una studentessa che aveva partecipato al meeting col fondatore di Facebook, e alla domanda dell’intervistatore su cosa l’avesse spinta a rivolgere domande ben precise a Zuckerberg, la risposta era stata molto chiara e puntuale: a lei interessava capire, meglio, “rubare” il segreto di tanto successo per potersi poi agganciare al sistema e, magari in scala ridotta, trarne anche lei i profitti che a giudicare dai proventi privati del mister, sicuramente fanno la differenza non solo rispetto a quelli di un collezionista di farfalle ma anche a quelli di chi tira la carretta onestamente tutti i giorni per sopravvivere, un atteggiamento tipo gli ultimi venditori della pista di Herbalife e simili.

Nessuno però le ha mai detto che certe forme di successo, a parità di capacità, mezzi, impegno, sono retaggio di pochissime mosche bianche e che questo successo di solito è riservato solo ai “primi” che hanno concretizzato l’idea che li ha fatti volare alto.

Ma la corsa verso il dio Denaro non conosce soste e tentennamenti etici, persino fra le macerie dell’ultimo terremoto dove gli sciacalli di sempre non mancano, peste li colga e gli si apra la terra sotto ai piedi se c’è un po’ di Giustizia, altro che quattro giorni al fresco ed una ramanzina.

Va bé, oggi non devo “fare il nonno” e allora torno a togliere un po’ di erbacce dall’orticello e poi devo anche preparare un paio di motoseghe che utilizzerò a giorni per abbattere alcune vecchie piante di noce che sono diventate troppo grandi e quindi pericolose a causa delle loro dimensioni nel contesto della zona abitativa in cui si trovano … peccato, ma si deve.

Per voi “cittadini” sto parlando cinese, vero?

Il fatto è che io vivo in campagna ed i miei scadenzari sono ben diversi dai vostri.

E poi dovrei anche farmi venire la voglia di come aggiungere con un buon risultato estetico e funzionale nel mio studio qualche altro ripiano su cui alloggiare le new entry dei miei minerali, la collezione sta crescendo a vista d’occhio e con le energie che trasmettono, non solo per chi le avverte oltre che per goderne la bellezza, sono più che degne di un posto di onore, non di certo del buio fondo di un cassetto.

Quel cassetto in fondo al quale troppi finiscono per relegare anche quelle immancabili e spesso poco ascoltate pulsioni positive che fanno la differenza tra uomo e bestia.

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A giudicare da quella specie di nebbia sociale spesso maleodorante che ci circonda, parrebbe che la parola “Confronto” ha perso quasi completamente il suo vero significato … pure lei, e purtroppo non finisce qui … come si suol dire, al peggio non c’è mai fine.

Sembra che confrontarsi si riduca ormai al cercare di aver conferme se la propria immagine attira il gradimento dei nostri simili quando ci osservano (più o meno forzati dai nostri atteggiamenti) o se si possiede l’automobile più “IN”, se si può ostentare alla faccia dei nostri simili qualsiasi cosa noi riteniamo che ci faccia sentire superiori … che angoscia … tipo l’ultimo telefonino offerto dal Mercato, padrone ormai indiscusso dei nostri equilibri … abbiate pazienza, fatemi correggere … di quelli vostri, non certo dei miei, senza offesa.

Il vero senso del “Confronto” è cosa decisamente più impegnativa, una spinta psicologica che dovrebbe esser connaturata con l’imprinting dell’homo sapiens, non un qualcosa ridotto ad una ricerca talvolta abulica, talaltra rabbiosa di conferme, schiavi dei nostri più inconfessati complessi che non cessano mai di emergere fuori controllo come avviene sulla superficie dell’acqua per gli escrementi portati da una condotta di fogna sotterranea.

Comodo perdere questo appuntamento che mai dovrebbe essere interrotto con la nostra “faccia” di esseri superiori del Mondo Animale, una spinta automatica, istintiva volta alla ricerca di valori che vanno ben oltre a certe prudenze codine spesso millantate per prudente saggezza.

Ma anche la capacità di accettare le nostre inferiorità passeggere o incancrenite che siano, inferiorità che nonostante ogni nostro sforzo potranno anche sembrarci insuperabili … però, chissà? … ed è questo il bello di una vita positivamente attiva e volta sempre alla ricerca del meglio.

Sapersi confrontare è anche una forma di coraggio e, ditemi, come si può vivere e sopravvivere senza coraggio, nascondendosi dietro al dito mignolo delle proprie ipocrisie?

Cosa che capita soprattutto quando il “Confronto” è quello con noi stessi, con quelle parti di noi che molto abilmente cercano di sfuggire al nostro controllo sotto la sapiente guida del diavoletto cornuto col forcone in mano.

Il “Confronto” poi, lo si può vincere o perdere, che importa?

Ma è la pulsione che ci spinge a cercarlo che fa la differenza facendoci salire su quel gradino più alto, infatti se è importantissimo vincerlo è ancora più importante ed educativa l’autopadronanza nel saper perdere con intelligenza, quando accade, e non con rabbia.

Pronti poi a rimettersi subito in gara forti dell’esperienza dei propri errori e ben determinati a superarli, al limite, ma anche a condividere sinceramente la gioia di chi si è dimostrato superiore, mostrare la nostra reale e sincera compartecipazione con la sua felicità che oggi è sua e domani, chissà, può diventare nostra.

Sapersi confrontare non è un’esclusiva degli eroi, di quegli esseri superiori che esistono sempre e da sempre, questo è il patrimonio di chi, dentro forte, non vuole mai cedere dinanzi a qualsiasi prova lo costringa la Vita, sia che faccia il minatore, il ragioniere di banca, il clochard o il Capitano d’Industria.

Mai perdere le motivazioni interiori che dovrebbero stimolarci sempre in questo senso.

Io però ho una sensazione: che cioè queste considerazioni riguardino più il Genere Maschile piuttosto che quello Femminile, perché sono sempre più gli uomini ad avere i maggiori problemi di gestione del proprio “IO”.

Le donne, sì, spieranno con la coda dell’occhio le proprie rivali quando i propri sistemi di autostima accendono il led rosso di guardia, ma la cosa di solito si ferma lì, loro hanno altre cose più essenziali a cui rivolgere pensiero ed energie … e spesso e volentieri, alla fine, sanno pure sotterrare ogni inimicizia fra di loro.

La prossima volta voglio nascere donna (non .. “diventarlo”, scusate i miei blocchi mentali reazionari nati con me nel secolo scorso, ma certi “ripieghi” di moda, quando sono solo ripieghi, mi puzzano da sempre) e per ora stringo i denti e cerco di tener sempre ben presente quel che mi tocca come maschio cercando di dimostrare che il mio sesso ha ancora qualcosa da dire.

Dimenticavo, “Confronto” non significa per forza lotta, gara, guerra … ci si può sempre confrontare tanto per iniziare anche solo mettendosi davanti ad un specchio.

E questo dovrebbe nascere da un’esigenza istintiva della nostra natura di animali superiori, un modus vivendi dinamico e positivo … anche quando sarà proprio il “Confronto” a rivelare le nostre immancabili inferiorità che comunque non sono mai destinate ad essere eterne e insuperabili.

Chi diceva che tutto è relativo ?…

I FIGLI DI EVA

16 giugno 2016

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OGNI gesto Nostro, Iniziativa OGNI, OGNI Reazione Sono Tutte Figlie di valutazioni ben preciso.

Che poi QUESTE valutazioni Siano a Loro volta Figlie della Nostra razionalità, dell’istinto, delle Seghe mentali di cui Spesso ci pasciamo e Così via, Di quella disonestà ideologica Che mai ci sogneremmo di Riconoscere E che cerca sempre di tirar acqua al Nostro Mulino, Il tutto Generatore Anche da tante Altre Motivazioni Dalle Più eccelse alle Più squallide, tutto cio non conta dal punto di vista del MECCANISMO Che le Attiva e provocazione Le nostre Reazioni.

Sempre, un monte, ci Sono Quelle valutazioni Che ci rendono MOLTI Simili alle bestie QUANDO proprio non riusciamo ad esserne padroni e piloti al di sopra di Qualsiasi motivazione deviante o deviata, MENTRE noi Esseri umani, tutti, chi Più, chi Menone, avremmo il Dono di Poter Essere padroni del senso di Qualsiasi Nostra Scelta.

Certo, Quante lacrime, quanti mali di schiena, Quante angosce ma also Quante gioie.

Invece, io, Ogni volta Che APRO La Finestra, devo quasi sempre assistere al triste spettacolo di tante scimmiette Che si tappano occhi, bocca e orecchie, impegnatissime un letamare solista il proprio orticello Come se fosse l’unico Degno di attenzioni e l’unica ragione di vita.

Pessimista?

Censore “a” gratis?

Assolutamente no.

E ‘Solo Una questione di diottrie … 10 decimi … e un pizzico di sarcasmo.

DIVERSITA’

31 maggio 2016

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Amici miei, esiste una realtà molto difficile da riconoscere e accettare, una realtà che spesso fa affiorare uno stupido sorriso ironico sul volto della gente cosiddetta normale, una realtà per di più molto scomoda anche psicologicamente per i benpensanti ultrarazionali (secondo il loro punto di vista) come per gli indifferenti e vaffanculisti di professione o per indole, come per coloro che devono sempre mettere in dubbio ogni cosa, per coloro che si credono superiori perché solo loro conoscono il Verbo …

Ma di che sto parlando?

Chiunque sa bene che non esiste un essere umano uguale ad un altro, ma il discorso DIVERSITA’ con la “D” maiuscola va molto più nel profondo: i “Diversi” veri esistono, pochi rispetto ai grandi numeri, ma esistono da sempre ovunque e di solito se ne stanno tranquillamente in disparte o mimetizzati anche perché non gli interessa emergere o decantarsi di fronte agli altri millantando crediti talvolta più che veri.

Intendo per Diversi coloro che possiedono il dono delle intuizioni, la capacità dell’indulgenza, la forza di offrire fiducia, il coraggio delle prese di coscienza, intendo coloro che nella vita riescono sempre, anche se talvolta con fatica, ad esserne i protagonisti silenziosi, discreti, imprevedibili per le grandi masse, senza dover essere dei coronati piloti di Formula1, degli astronauti, dei Capi di Stato, dei Monaci Shaolin, dei professori di Filosofia, dei Guru indù … anche se questo potrebbe aiutare molto …

Diverso è colui che in silenzio “sa” perché capire e “sentire” gli è facile, naturale, istintivo, perché se vuole sa risolvere senza mettersi in mostra, che è paziente e moderato ma non per questo debole, che non ha bisogno di mostrare la propria forza per veder affermata la propria superiorità, sia fisicamente sia mentalmente.

Purtroppo, esser “Diversi”, se da un lato, dentro, paga, comporta un prezzo molto alto: la solitudine, proprio perché questo tipo di Diversità fa paura e tenere le distanze è prudente per l’uomo normale con tutti i suoi scheletri ammucchiati nell’armadio, povero lui così portato ad esser sempre molto propenso a cercare di togliere di mezzo chi è Diverso, una mina vagante e silenziosa, appunto, per lui e per i suo equilibri …

Equilibri ……..?

Un’avversità molto simile a quella dei bimbi che non vogliono mangiare cose nuove solo perché non le conoscono e più di tanto non vogliono rischiare delle proprie sicurezze …

Sicurezze …………….?