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Girovagando in Rete per vedere quanti perdono il loro tempo per venirmi a leggere, ho scoperto la interessante pubblicità di un sito molto seguito che ha utilizzato in prima pagina la parte di una mia elaborazione grafica dell’anatomia del cervello pubblicata in un mio post.

Nessun problema di copyright, anzi, sono contento che sia servita anche ad altri.

Si tratta del Blog di un professionista che afferma di saper insegnare a sprogrammare correttamente il proprio cervello da output indesiderati e a riprogrammarlo a seconda di quanto più si preferisce per affrontare la vita quotidiana con nuova forza ed entusiasmo nonché per ottenere risultati sorprendenti coinvolgendo a proprio vantaggio il mondo circostante così spesso negativo ed apparentemente sordo e immune da qualsiasi influenza esterna.

Nulla di nuovo sotto a sole, questa è la storia di una ricerca vecchia quanto l’uomo, perlomeno da quando questo bipede in posizione eretta ha iniziato a riconoscere la propria immagine riflessa da uno specchio d’acqua o da altra superficie riflettente (guardate che non è uno scherzo) solo che più passano secoli e millenni, le zone più periferiche del nostro cervello che si sono evolute e continuano ad evolversi, più creano veri e propri ostacoli frapponendo a quelle originarie e ataviche come l’Istinto di Conservazione, l’attività della Ragione che molto più spesso di quanto non si pensi è un vero e proprio ostacolo nei confronti delle nostre capacità attive e reattive.

E pensare che già da millenni gli antichi cultori di Arti Marziali in Oriente avevano avuto questa intuizione ed i loro insegnamenti tenevano bene in conto le nostre capacità di reagire al meglio “ad istinto” una volta ben addestrate opportunamente a questo scopo prima che la ragione inizi a porre i suoi dubbi esistenziali facendo da freno più che da calmiere.

Chiaro che addestrarsi come ho appena descritto e che richiede pazienza e determinazione, presume un’infinita onestà di fondo dal punto di vista intellettuale, sociale ed umano da parte di chi intraprende questo non facile cammino perché il risultato porta a sviluppare capacità individuali che mal gestite possono anche essere socialmente pericolose grazie alle forze interiori che sviluppano.

Oggi invece che si vuole tutto bene e velocemente, si ritiene che, partendo dal presupposto che il nostro cervello non è disponibile 24 ore su 24 nella medesima misura, i messaggi, in primis quelli pubblicitari, vanno ripetuti in continuazione seguendo il principio che una rosa di pallini ha più facilità di colpire un passero di passaggio rispetto ad una pallottola sola.

Ci sono però forme mentis “anomale” come la mia, che ad esempio per ricordare non ha bisogno di imparare le cose a memoria ma le è “sufficiente” capire una volta sola per non scordare più, e che sottoposte ad un martellamento di questo genere autogenerano una forma di autodifesa totale che si manifesta nella totale ripulsa del messaggio propinato.

In quel Sito, in poche parole, viene proposto un sistema che vuole sostituire un condizionamento (quello della Società e della Storia) con un altro molto personale e personalizzato “ad usum delfini” e questo, chiaramente, non mi può trovare proprio d’accordo poiché non intravedo nessuna vera compartecipazione personale profondamente cosciente in tutto il processo proposto e in più il tutto viene proposto come prodotto preconfezionato, un po’ quel che sta maledettamente succedendo con i giocattoli o pseudogiocattoli che attivano sempre più l’interesse dei nostri cuccioli (play station, telefonini, tablet …) e che noi, incoscientemente gli proponiamo in esclusiva pure orgogliosi di come li sanno gestire …

Cosa succede poi se gli si tolgono le batterie o la presa della corrente o i soldini di mammà e paà o chi ne fa le veci per le ricariche?

Un punto di questo sistema su cui invece mi trovo d’accordo è l’utilizzo di suoni o musiche in background che in effetti, è scientificamente provato, aprono delle vere e proprie porte del nostro animo e della nostra mente.

Non dimenticate che noi siamo fatti di acqua per una percentuale molto vicina al 100% e basterebbe conoscere gli studi di Masaru Emoto per capire come si comporta l’acqua in modo estremamente differenziato a seconda dei suoni che vengono trasmessi in contemporanea, mentre la temperatura si abbassa verso lo zero.

Ora, per moda, si parla di ”Effetto Mozart” e di suoni o musiche che con la loro emissione creano mutazioni nell’ambiente aereo in cui viviamo emettendo vere e proprie radiazioni o se preferite oscillazioni attraverso l’Etere che vengono così trasmesse senza alcun apparente legame fisico alle molecole, agli atomi, alle infinitesimali forme di Energia che formano i nostri corpi influendo in bene o meno bene sui nostri equilibri più intimi.

Figurarsi quel che accade nel nostro corpo, sino in profondità nei meandri del nostro cervello, il nostro computer centrale … quando viene sottoposto ad emissioni sonore dalle lunghezze d’onda più diversificate mentre le assorbe reagendo sia chimicamente sia fisicamente.

Provate a vedere come ve la potreste vedere con i vostri nervi dopo mezz’ora di musica Tecno o di Mozart oppure di silenzio assoluto … io che vado spesso sottoterra in miniera ho le idee molto chiare in merito, soprattutto sugli effetti del silenzio totale.

Ma allora, certi cervelli in passato come quello di Leonardo o Galileo come hanno fatto a raggiungere tali vette se non hanno avuto occasione di ascoltare, che so io, il concerto in Re Maggiore per due pianoforti di Mozart o altre emissioni d’onda sofisticate, e poi compiere quei salti culturali, anche emotivi e quindi comportamentali che li hanno portati a parlare una lingua nuova per tutta l’Umanità: pensateci un po’ sopra.

Evidentemente non è così semplice codificare totalmente certi processi autoliberatori della nostra mente estremamente legata a tradizioni, religione, culture, vizi mentali, egoismi, inclinazioni istintive … come qualcuno afferma di aver ottenuto anche se il suo petto è ricoperto di medaglie.

Esistono segreti biologici che nonostante il Progresso e la Tecnologia ancora non sono ancora stati totalmente decodificati, e non sarà certo un procedimento di autoipnosi soft a dire la parola nuova che ci renderà dei Superman anche se sicuramente rivelerà i suoi buoni effetti sulle menti più deboli o momentaneamente provate che comunque prima di riuscire a dire qualcosa in modo veramente autonomo … di strada ne avrebbero comunque moltissima da fare.

Quando io invito a fare autotraining da me guidato coloro che vengono a farsi trattare da me per i più svariati motivi, in effetti spesso ma non sempre utilizzo un brano musicale creato da un vero specialista americano in Musicoterapia, brano creato fuori da qualsiasi sfera commerciale e donato a pochi fortunati come il sottoscritto, brano che ha la capacità di “imprigionare” i ritmi respiratori cadenzandoli nel modo più giusto per abbassare innanzi tutto il ritmo cardiaco e per creare il livello di concentrazione necessario ad esempio per eseguire “solo mentalmente” tutti i movimenti corporei che io richiedo facendo rammentare alla coscienza attiva quel che solo il cervello ricorda in silenzio, o per rilassarsi completamente, o per ricordarsi di quel che ormai è sfuggito dal nostro controllo cosciente e che funziona solo grazie alla nostra attività cerebrale più sommersa tipo certe funzioni vitali come lo stesso respiro, oppure per riuscire a vincere tutti quegli stimoli masochistici che ci spingono a farci del male dando retta solo alla parte più fragile ed egoista del nostro animo … ma mi fermo qui, si tratta di processi complessi, sempre differenti da persona a persona e non è il caso di far finta di dare la solita regoletta (insufficiente) che poi uno si mette ad eseguire credendo di aver capito come la cosa funziona.

Io so solo che solo facendo eseguire questi esercizi sono persino riuscito a far scomparire del tutto una blefarite definita cronica ed incurabile da fior di medici.

Ma non sono stato io a realizzare questo traguardo, il merito va tutto a chi si è fatto guidare ed a cui ho progressivamente insegnato a gestirsi da solo ogni giorno di più ascoltando non tanto le mie parole quanto ciò che il suo organismo gli stava disperatamente chiedendo.

Sarà proprio meglio che mi fermi qui, sappiate solo che ho impiegato degli anni, tanti, per giungere al mio attuale stadio di coscienza e proprio iniziando questo lavoro una vita fa ripetendo all’infinito, come in una preghiera, i Katà che il mio Maestro mi aveva insegnato, sino a quando mi sono ritrovato capace di svolgerli alla perfezione anche solo mentalmente, decisione, ordine, disponibilità, tenacia … il resto ha iniziato a venire da sé anche nelle cose normali della vita quotidiana in cui ero io e non l’inconscio a comandare.

UN AMORE IMPOSSIBILE

2 settembre 2016

fla

Scusatemi tanto se sembra che stia divagando come se vivessi sulla Luna, ma mentre fuori tutti si scannano e non solo a parole in Politica, Guerre, Interessi, Malavita, in tuta mimetica o in giacca e cravatta … non è che io sia insensibilmente cieco, sordo e muto (muto soprattutto) su quel che succede, ma francamente, da piccolo uomo qualunque quale sono, un esserino per cui il Palazzo è irraggiungibile persino solo per spruzzare qualche bombola di potente deodorante, sono convinto che sia molto meglio che certa gente si scanni in famiglia mentre io penso ad altro.

Tipo ad esempio, ora che sono in pensione, la mia passione per i minerali.

E a proposito di minerali, le mie assidue frequentazioni in Rete dei siti che parlano di questo argomento mi hanno fatto scoprire le vere dimensioni di un mondo parallelo, quello della Cristalloterapia, che in realtà credevo molto più piccolo e più immune da giri commerciali ben avviati ad uso e consumo di creduloni da una parte ed artisti della Salute “fai da te” dall’altra.

Ma la cosa che mi stupisce maggiormente è la disinvoltura con cui viene presentata la cosiddetta Cristalloterapia facendo affermazioni spesso scientificamente smentibili ed offrendo istruzioni d’uso manco fossero dei bugiardini, i foglietti che accompagnano i vari farmaci offerti dal mercato.

Che le varietà di minerali con cui Madre Natura si è sbizzarrita richiudano in sé delle energie, la cosa è appurata anche scientificamente, ma il voler ad ogni costo individuare delle “prescrizioni” terapeutiche efficienti e valide per chiunque tramite dei pezzi di pietra belli quanto volete ma di solito ormai inerti, e prevedendo per loro merito rimedi certi anche nel caso di patologie di rilievo, mi sembra molto, molto opinabile.

Sicuramente le energie racchiuse in ogni minerale hanno la loro influenza sugli organismi viventi, anche su quelli del Mondo Vegetale, perché no, ma la cosa va vagliata con molta serietà e nessuna fantasia di tipo New Age.

In fin dei conti si tratta pur sempre di Energia “apparentemente” imprigionata in gusci allo stato solido mentre la loro “durezza” ha motivi dinamici ben differenti.

Si può comunque parlare della loro possibile influenza solo in base alla ricettività estremamente personale di ogni singolo e un conto è parlare di influssi naturali o psicosomatici su base allargata e vagamente benefici nel caso di esseri umani come qualsiasi altro catalizzatore esterno, un altro è affermare l’esistenza di una “potenza” terapeutica specifica per chiunque solo tocchi la pietruzza: … pacco dell’operaio, pacco del lavoratore, venghino signore e signori a comperare il pacco …

Acqua fresca per la maggioranza degli esseri umani anche se molti si fanno prendere emotivamente o poco onestamente lavorano di fantasia e le sparano grosse, ma si tratta sempre di un millesimo di quel che può fare l’Omeopatia, il che è tutto dire … a meno che non si tratti di materiali radioattivi o altamente velenosi che subito rivelano la loro influenza sugli organismi viventi come è logico.

La Natura, vai a capirne il perchè, mi ha donato una certa ipersensibilità sicuramente molto superiore alla media che anche se questo talvolta per me rappresenta veramente un peso per quel che mi fa vedere e sentire che altri non sentono né vedono, in altri casi fortunatamente riesco ad utilizzarla sia per me sia per altri con un discreto effetto positivo.

E tra le varie manifestazioni di questa ipersensibilità, c’è proprio quella verso alcuni minerali che anche senza toccarli ma solo accostandomi ad essi mi lanciano dei veri e propri segnali che si traducono in attrazione o respingimento di tipo magnetico, reazioni cutanee tipo prurito o pizzicore, o, molto più difficile da spiegare, un vago senso di una Energia in sospensione, quasi sempre positiva, ma come se fosse lì in prigione in attesa di chi la riconosca …

Degli effetti conseguenti su di me non ne voglio parlare, cose mie.

Un paio di mesi fa, al ritorno da una giornata trascorsa sottoterra in una miniera abbandonata alla ricerca di qualche cristallo sfuggito alla marea di ricercatori più o meno competenti e rispettosi dell’ambiente e che nutrono la mia medesima passione, ci siamo fermati per strada nel bar di una piccola frazione delle nostre Alpi Orobiche dove ci siamo messi a parlare del più e del meno col proprietario che ci avevano descritto come profondo conoscitore del luogo.

E lui, come attendevamo che facesse, ha finito per rivelarci quel che già sapevamo, cioè che possedeva una raccolta privata di minerali che era la grande passione della sua vita.

Quando si è fatto volentieri convincere a mostrarci i suoi tesori aggiungendo alle parole l’invito a a seguirlo, già sentivo in cuor mio che mi sarei trovato di fronte ad una raccolta di minerali di raro valore e dimensioni che, ora lo posso affermare con sicurezza, farebbe invidia anche al Museo di Scienze Naturali di Milano.

Dopo esser scesi per una stretta e ripida scala sotterranea ci siamo trovati in un ambiente abbastanza spazioso, sapientemente illuminato e con tutte le pareti che ospitavano spaziose ed eleganti vetrine in cui facevano mostra di sé minerali di ogni tipo e dimensione.

Dopo il primo vero momento di shock davanti a tanto spettacolo, ho iniziato con controllata emozione ad osservare pezzo per pezzo e vi assicuro che c’erano esemplari rari e non solo per bellezza e valore intrinseco.

In una di queste bacheche troneggiava ad esempio un campione integro di Fluorite del peso di quasi un quintale (!!!) un agglomerato di cristalli violacei da lui stesso trovato e portato fuori da sottoterra con incredibile fatica come ci stava raccontando mentre i miei occhi non sapevano più dove posarsi anche perché in quel sotterraneo c’era in mostra un vero ben di Dio, la dimostrazione che in Natura c’è Bellezza e Ordine e che è solo l’uomo a creare casini.

E proprio allora accadde una cosa strana, stavo cioè iniziando a provare una sensazione particolare, come se se nelle immediate vicinanze ci fosse una presenza particolare di Energia oltre a tutte le altre, ma soprattutto di Equilibrio, di Ordine, una forza che ti faceva tenere il fiato e ti ispirava un senso di “pieno” dentro, ma allo stesso tempo una sensazione tra stomaco e cuore come quando si è in attesa di un evento di cui non si sa nulla, una sensazione pari per intensità (e che non scorderò mai) a quando una vita fa attendevo di leggere in bacheca che ero stato promosso a pieni voti agli Esami di Maturità Classica …

Ci misi molto poco a focalizzare la sorgente di quella sensazione: un campione di Fluorite (di Zogno, per gli intenditori) del peso di circa dieci chilogrammi composto da una serie di grossi cristalli cubici, quelli della foto di apertura, uno dei tanti dalla medesima provenienza esposti in quella megabacheca …

E lì davanti, con solo un vetro che mi divideva da quel gioiello di Natura, rimasi in silenzio per qualche minuto mentre il suo “proprietario” sorrideva perfettamente conscio di quanto mi stava accadendo dentro: evidentemente non ero il solo a provare la medesima sensazione …

Peccato, un pezzo senza prezzo, avrei fatto volentieri dei debiti per acquistarlo … ma non tutte le cose hanno un prezzo e tanto meno sono in vendita.

I grandi amori sono così, quasi mai si riesce a realizzarli ed io che sono stato fortunato, perché uno di già lo posseggo, penso che basti e avanzi.

Per finire, non credo proprio che qualche frammento di minerale burattato così ben reclamizzato in Rete ma violentato meccanicamente nelle sue strutture più intime, possa ancora ancora trasmettere quell’energia che per milioni di anni è riuscito a conservare sottoterra sino a quando non l’hanno riportato alla luce a martellate incrinando nella loro essenza quegli equilibri e quelle dinamiche microscopiche ma estremamente potenti che avrebbero dovuto venir rispettate.

Un po’ un insulto, come certi trofei imbalsamati appesi alla parete di qualche pomposo Circolo di Caccia …

Un po’ un insulto come quando, perdendo ogni rispetto per il proprio corpo, si va a farsi fare un piercing o a farsi tatuare o addirittura dal Chirurgo Estetico credendo di poter così “diventare più belli”…

Un po’ un insulto come quando per cercare di compiere il “Giusto” ci si dimentica di fare il Bene.

FORSE STO PARLANDO CINESE

1 settembre 2016

iir

Gli anni passano ma se non bado troppo a certi inevitabili mali di schiena, considerando quel che sono riuscito a “costruire” per me e per altri, il consuntivo che ne posso trarre è estremamente positivo.

Io sono uno dei non moltissimi fortunati che nella vita ha potuto svolgere la professione che amava anche se per riuscirci ho dovuto lottare veramente parecchio e ad ogni livello, decisamente con un impegno maggiore rispetto a quel che accade nella media, e contro ad ogni tipo di ostacoli, a partire sin da subito oberato dai molto poco costruttivi scetticismi famigliari.

Per non parlare degli slalom tra incidenti di percorso oltre alle invidie del prossimo, che solo la fantasia della sfiga riesce ad inventarsi e che ti fanno venire voglia di mollare tutto … comunque anche questa è “Vita” degna di esser vissuta.

Ora che l’età mi consente di tirare un po’ il fiato e di voltarmi indietro per pensare anche a tante cose rimaste in standby, senza che il quotidiano mi obblighi a correre da mattina a sera, forse sarebbe meglio dire da mattina a mattina, credo di aver individuato uno dei virus che mi differenziano dalla maggior parte dei miei simili (… simili … si fa per dire).

E questo senza puntare il dito contro a quei giovanissimi che mi sembrano sempre più cittadini di un mondo a me sconosciuto, ma anche solo osservando quei miei coetanei che anche se per loro sarebbe l’ora, non hanno ancora iniziato a mangiare l’insalata dalla parte delle radici e intanto non hanno niente di meglio da fare che passar le loro ultime giornate impegnati a lamentarsi di tutto e di tutti dimenticandosi che nella vita esistono anche gli specchi.

Io che non so cosa sia un “Libretto di Lavoro” poiché ho sempre lavorato da indipendente, non mi sono mai preoccupato più di tanto dell’impegno fisico e mentale che la mia professione richiedeva, talvolta asfissiante e molto poco remuneratorio, in ogni senso, e purtroppo talmente impegnativo da obbligarmi a dimenticare talvolta anche i miei impegni di padre.

E non mi sono mai preoccupato più di tanto se quel che realizzavo di volta in volta poteva offrirmi un giusto riconoscimento economico o non economico che fosse, quel che contava era dare sempre il meglio e questo mi ha fatto sviluppare quella determinazione che spacca le montagne ed è essenziale per puntare in alto con esito positivo e senza quelle distrazioni di repertorio che è così comodo millantare per saggezza, prudenza, mentre si ha solo paura di esser considerati dei pericolosi anticonformisti, di esser tropo fuori dal branco, quel branco che si vorrebbe ritenere tanto protettivo mentre …

Oggi tutto si focalizza nella corsa al danaro, su ciò che conviene maggiormente per ingrassare la carta di credito, sia che lo si voglia conquistare lavorando onestamente, sia che “nulla si permetta di rappresentare” un ostacolo al raggiungimento di questo traguardo così penosamente limitante e limitato negli intenti da un punto di vista umano.

Proprio l’altro ieri è stata trasmessa dai Media un’interessante intervista fatta ad una studentessa che aveva partecipato al meeting col fondatore di Facebook, e alla domanda dell’intervistatore su cosa l’avesse spinta a rivolgere domande ben precise a Zuckerberg, la risposta era stata molto chiara e puntuale: a lei interessava capire, meglio, “rubare” il segreto di tanto successo per potersi poi agganciare al sistema e, magari in scala ridotta, trarne anche lei i profitti che a giudicare dai proventi privati del mister, sicuramente fanno la differenza non solo rispetto a quelli di un collezionista di farfalle ma anche a quelli di chi tira la carretta onestamente tutti i giorni per sopravvivere, un atteggiamento tipo gli ultimi venditori della pista di Herbalife e simili.

Nessuno però le ha mai detto che certe forme di successo, a parità di capacità, mezzi, impegno, sono retaggio di pochissime mosche bianche e che questo successo di solito è riservato solo ai “primi” che hanno concretizzato l’idea che li ha fatti volare alto.

Ma la corsa verso il dio Denaro non conosce soste e tentennamenti etici, persino fra le macerie dell’ultimo terremoto dove gli sciacalli di sempre non mancano, peste li colga e gli si apra la terra sotto ai piedi se c’è un po’ di Giustizia, altro che quattro giorni al fresco ed una ramanzina.

Va bé, oggi non devo “fare il nonno” e allora torno a togliere un po’ di erbacce dall’orticello e poi devo anche preparare un paio di motoseghe che utilizzerò a giorni per abbattere alcune vecchie piante di noce che sono diventate troppo grandi e quindi pericolose a causa delle loro dimensioni nel contesto della zona abitativa in cui si trovano … peccato, ma si deve.

Per voi “cittadini” sto parlando cinese, vero?

Il fatto è che io vivo in campagna ed i miei scadenzari sono ben diversi dai vostri.

E poi dovrei anche farmi venire la voglia di come aggiungere con un buon risultato estetico e funzionale nel mio studio qualche altro ripiano su cui alloggiare le new entry dei miei minerali, la collezione sta crescendo a vista d’occhio e con le energie che trasmettono, non solo per chi le avverte oltre che per goderne la bellezza, sono più che degne di un posto di onore, non di certo del buio fondo di un cassetto.

Quel cassetto in fondo al quale troppi finiscono per relegare anche quelle immancabili e spesso poco ascoltate pulsioni positive che fanno la differenza tra uomo e bestia.

QUANDO LA TERRA TREMA

28 agosto 2016

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Qualche giorno fa, era il 23, ho litigato con tutti, anche col mio gatto.

Ero intrattabile, mi facevano inspiegabilmente male ossa e articolazioni, sentivo nelle gambe come delle piccole scariche elettriche e poi verso sera sono iniziati i crampi ai polpacci … potrei aggiungere altro ma mi fermo qui.

Di notte poi mi sono svegliato verso le 3 e non sono più riuscito ad addormentarmi.

Verso le 7 del mattino, facendo piano per non svegliare mia moglie, ho infilato le cuffie ed acceso il tv mentre le prime notizie del terremoto si accavallavano.

E’ da più di una settimana che non riuscivo o a scrivere nemmeno una riga, adesso so perché.

Ma potevo immaginare qualcosa anche da prima visto lo stato di agitazione da cui non riuscivo ad uscire e che mi stava dando segnali noti e ben precisi, ma si sa, quante cose facciamo finta di non vedere e sentire tutti i giorni anche per molto meno …

Se io sono vivo, meglio, se esisto, è solo perché nel lontanissimo 1908 … la nostra famiglia rimasta sepolta sotto alle macerie nel purtroppo famoso terremoto di Reggio Calabria e Messina era stata tratta in salvo grazie all’intervento di una sorella di mio padre, ancora bimba di pochi anni e miracolosamente sfuggita alla catastrofe, che, rimasta incolume, si era messa a rovistare tra le rovine richiamando l’attenzione dei primi soccorritori.

Si tratta di uno dei tanti avvenimenti che riporto fedelmente da un suo diario postumo che avevo trascritto fedelmente e messo in rete col titolo “Dida” che potete trovare anche nei titoli qui sopra.

Peccato che non abbia avuto il successo che meritava, pazienza.

Di sicuro però qualcosa nel sangue mi è stato trasmesso in quanto a ipersensibilità visto come certi dolorosi eventi mi danno sempre in anticipo un avviso, talvolta anche troppo coinvolgente.

Manco fossi una bestiola …

Peccato che questa ipersensibilità che mi accompagna da sempre e che mi avvisa per tempo di tenere più alto il livello di guardia, non sia patrimonio di tutti.

Fatemi riprendere, ci risentiamo presto, almeno credo.

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A giudicare da quella specie di nebbia sociale spesso maleodorante che ci circonda, parrebbe che la parola “Confronto” ha perso quasi completamente il suo vero significato … pure lei, e purtroppo non finisce qui … come si suol dire, al peggio non c’è mai fine.

Sembra che confrontarsi si riduca ormai al cercare di aver conferme se la propria immagine attira il gradimento dei nostri simili quando ci osservano (più o meno forzati dai nostri atteggiamenti) o se si possiede l’automobile più “IN”, se si può ostentare alla faccia dei nostri simili qualsiasi cosa noi riteniamo che ci faccia sentire superiori … che angoscia … tipo l’ultimo telefonino offerto dal Mercato, padrone ormai indiscusso dei nostri equilibri … abbiate pazienza, fatemi correggere … di quelli vostri, non certo dei miei, senza offesa.

Il vero senso del “Confronto” è cosa decisamente più impegnativa, una spinta psicologica che dovrebbe esser connaturata con l’imprinting dell’homo sapiens, non un qualcosa ridotto ad una ricerca talvolta abulica, talaltra rabbiosa di conferme, schiavi dei nostri più inconfessati complessi che non cessano mai di emergere fuori controllo come avviene sulla superficie dell’acqua per gli escrementi portati da una condotta di fogna sotterranea.

Comodo perdere questo appuntamento che mai dovrebbe essere interrotto con la nostra “faccia” di esseri superiori del Mondo Animale, una spinta automatica, istintiva volta alla ricerca di valori che vanno ben oltre a certe prudenze codine spesso millantate per prudente saggezza.

Ma anche la capacità di accettare le nostre inferiorità passeggere o incancrenite che siano, inferiorità che nonostante ogni nostro sforzo potranno anche sembrarci insuperabili … però, chissà? … ed è questo il bello di una vita positivamente attiva e volta sempre alla ricerca del meglio.

Sapersi confrontare è anche una forma di coraggio e, ditemi, come si può vivere e sopravvivere senza coraggio, nascondendosi dietro al dito mignolo delle proprie ipocrisie?

Cosa che capita soprattutto quando il “Confronto” è quello con noi stessi, con quelle parti di noi che molto abilmente cercano di sfuggire al nostro controllo sotto la sapiente guida del diavoletto cornuto col forcone in mano.

Il “Confronto” poi, lo si può vincere o perdere, che importa?

Ma è la pulsione che ci spinge a cercarlo che fa la differenza facendoci salire su quel gradino più alto, infatti se è importantissimo vincerlo è ancora più importante ed educativa l’autopadronanza nel saper perdere con intelligenza, quando accade, e non con rabbia.

Pronti poi a rimettersi subito in gara forti dell’esperienza dei propri errori e ben determinati a superarli, al limite, ma anche a condividere sinceramente la gioia di chi si è dimostrato superiore, mostrare la nostra reale e sincera compartecipazione con la sua felicità che oggi è sua e domani, chissà, può diventare nostra.

Sapersi confrontare non è un’esclusiva degli eroi, di quegli esseri superiori che esistono sempre e da sempre, questo è il patrimonio di chi, dentro forte, non vuole mai cedere dinanzi a qualsiasi prova lo costringa la Vita, sia che faccia il minatore, il ragioniere di banca, il clochard o il Capitano d’Industria.

Mai perdere le motivazioni interiori che dovrebbero stimolarci sempre in questo senso.

Io però ho una sensazione: che cioè queste considerazioni riguardino più il Genere Maschile piuttosto che quello Femminile, perché sono sempre più gli uomini ad avere i maggiori problemi di gestione del proprio “IO”.

Le donne, sì, spieranno con la coda dell’occhio le proprie rivali quando i propri sistemi di autostima accendono il led rosso di guardia, ma la cosa di solito si ferma lì, loro hanno altre cose più essenziali a cui rivolgere pensiero ed energie … e spesso e volentieri, alla fine, sanno pure sotterrare ogni inimicizia fra di loro.

La prossima volta voglio nascere donna (non .. “diventarlo”, scusate i miei blocchi mentali reazionari nati con me nel secolo scorso, ma certi “ripieghi” di moda, quando sono solo ripieghi, mi puzzano da sempre) e per ora stringo i denti e cerco di tener sempre ben presente quel che mi tocca come maschio cercando di dimostrare che il mio sesso ha ancora qualcosa da dire.

Dimenticavo, “Confronto” non significa per forza lotta, gara, guerra … ci si può sempre confrontare tanto per iniziare anche solo mettendosi davanti ad un specchio.

E questo dovrebbe nascere da un’esigenza istintiva della nostra natura di animali superiori, un modus vivendi dinamico e positivo … anche quando sarà proprio il “Confronto” a rivelare le nostre immancabili inferiorità che comunque non sono mai destinate ad essere eterne e insuperabili.

Chi diceva che tutto è relativo ?…

sg

Uno dei maggiori doni del cosiddetto progresso è la possibilità di amplificare enormemente la velocità di propagazione, sino a quanto è possibile ottenere dalla tecnologia del momento.

Che si tratti di messaggi, notizie, di macchine o sistemi sempre più veloci, non fa molta differenza, ma di fatto tutto ci sta ruotando attorno in un turbine sempre più coinvolgente, almeno sino a che uno (più saggio della media) non schiaccia il pedale del freno più per un discorso di equilibrio mentale che di timori generalizzati.

Ma siamo sicuri che velocità di propagazione equivalga ad un miglioramento del Sistema?

A Primavera appena iniziata, quando le gelate notturne sono solo un ricordo, chi come me vive in campagna o anche solo possiede un fazzoletto di terra in cui piantare insalata o pomodori, nei vari centri che vendono piante e fiori inizia la rincorsa ad acquistare le piantine delle primizie da trapiantare, già belle ed apparentemente robuste.

Eppure tutti sanno che quelle piantine inizieranno a fiorire e a dare poi i primi frutti né più né meno in contemporanea di quelle fatte nascere con pazienza in modo autonomo, direttamente dal seme, magari nel bagno di casa, dietro alla finestra che passa loro la luce di cui hanno bisogno.

Ma la sorpresa più antipatica sarà quella di constatare che proprio quelle piantine che sembravano così belle e forti, quasi di regola, dopo la prima fruttificazione che offrirà grandi soddisfazioni, nessuno lo nega, proprio loro saranno più sensibili ad ammalarsi e a dare frutti sempre meno belli e più piccoli rispetto alle altre che non sono state “pompate” in serra dai coltivatori industriali.

E’ quello che accade in ogni cosa.

Tutto ha la sua stagione ed il suo tempo anche se in Inverno possiamo mangiare le fragole del Sud America o i pomodori di qualche altra parte della Terra dove mentre da noi c’è freddo e neve, là risplende il sole estivo.

Il nostro organismo ormai si sta assuefacendo pericolosamente a questo “allargamento”, e diventando parimenti schiavo, in questo caso alimentare, e mentre l’inquinamento avanza e gli anticrittogamici la fanno da padroni mentre il “Bio” è solo un’illusione perché anche togliendo le malattie, la povera terra rimane ipersfruttata, irradiata, inquinata dal cielo e poi per forza riarricchita chimicamente, e l’acqua che cade dal cielo o scorre nei fiumi … la potete depurare quanto volete, ma perde ogni giorno di più la propria purezza, e non approfondiamo ulteriormente, e pensare che il nostro corpo è fatto acqua per ben oltre il 75%.

Frutta e verdura mostrano frutti sempre più belli, tutti grandi uguali, tutti senza un difetto … ma il nostro organismo, checché ne pensiate non si soddisfa più come un tempo in cui le pesche maturavano d’Estate, i cavoli d’Inverno e ananas e banane solo in fotografia.

Oggi vogliamo tutto e subito, anzi, prima …

Ma che senso ha tutto ciò se poi ad esempio quando per necessità corriamo in un Pronto Soccorso Ospedaliero e dobbiamo SEMPRE aspettare delle ore prima che qualcuno ci prenda in considerazione?

O anche solo quando dobbiamo fare la fila in Posta, in Banca, ovunque?

O quando aspettiamo la ”pensione” … mi fermo qui, ma voi intanto continuate pure a masturbarvi con i vostri telefonini tramite i quali vi sembra proprio di avere il mondo in mano senza mai dover fare “la fila”.

CANI, CHE PASSIONE !!!

10 agosto 2016

pep

Non avete occhi che per vostri cani?

Benissimo, vi offro un’occasione incredibile per evitarvi in futuro di venire a leggere quanto scrivo nei miei Post con le mie critiche molto poco “in” e degne del secolo scorso.

Allora cominciamo: vi siete mai veramente chiesti (onestamente) per quale motivo ad un certo punto della vostra vita avete deciso di “adottare” un cane?

Lo sapevate che questo significava far entrare in famiglia un nuovo elemento che vi avrebbe creato dei limiti pari a quelli di una persona adulta ma col cervello di un bambino e con qualche handicap fisico?

Forse avevate solo bisogno di un compagno con cui non esser costretti ad evitare di mettere a confronto i propri pensieri, le proprie scelte, le proprie abitudini e convinzioni … un essere incapace di contraddirvi o anche solo criticarvi perché il dono di esprimersi a parole proprio non ce l’ha e tutto il rimanente non sono che vostre deduzioni.

Che bello poi, poter avere sempre a fianco un compagno totalmente fiducioso in voi anche a prescindere se ve lo meritate, e anche a difendervi, perché no? Con l’aria che tira …

Certo, perché lui è il tradizionale amico dell’uomo, di colui che comunque gli dà da mangiare, lo coccola di sua iniziativa, gli offre un asilo di solito sicuro, lo fa giocare o fare un lavoro che lo diverte, e gli offre dei vantaggi che non troverebbe certamente vagando come un randagio.

E l’animale, di rimando, gli mostra un attaccamento che per lui è il giusto dono dovuto nei confronti di un essere che sente superiore anche se a certe forme di libertà comportamentale tutte sue e molto poco umane non rinuncerà mai pur sapendole non molto gradite al suo padrone amico.

Sì perché lui è nato libero e pur amandovi e anche temendovi, inutile negarlo, cercherà sempre di raggiungere una posizione “sociale” alla pari con voi.

E voi, proprio voi, sarete i suoi amici fedeli sinché un bel giorno non cambierete idea come si può fare con un paio di scarpe, magari quando l’animale si ammalerà, o anche solo invecchierà e voi che siete sempre pronti a mettere all’ospizio un padre o una madre diventati con l’età difficili da gestire e un peso per la vostra autonomia e libertà … non vi comporterete certo in modo differente, anche peggio.

Così vi sarete dimenticati anche che lui, a differenza di qualsiasi altro essere umano, non ha mai potuto né voluto rispondere per le rime a certi vostri comportamenti che è meglio persino non definire col loro nome e quegli occhioni che vi guarderanno sempre come se voi foste l’unica ragione della sua vita, vi troveranno improvvisamente insensibili e duri.

Ma per ora, pieni di entusiasmo, voi lo amate, lo trattate come “uno di famiglia”, messo e non concesso che non iniziate ad esser stanchi di doverlo sempre accudire come un tamagochi e quindi iniziando in sordina a considerarlo un ingombro da cui prima o poi staccarsi in un modo o nell’altro, questo quando dovrete iniziare ad accettare che anche quell’animale è un essere vivente con le sue logiche istintuali a cui lui difficilmente pone dei limiti e che spesso vi trovate costretti ad accettare anche se “lo mandate a scuola” fino a quando sembra ormai esser divenuto capace, su vostro “comando”, di obbedire come uno schiavetto e di dominare i propri istinti, anche quelli più bassi.

Lui ha i suoi ritmi, le sue esigenze, la sua natura animale è decisamente diversa dalla vostra anche se siete convinti che lui sappia rinunciare per amor vostro alle proprie pulsioni … impossibile … che capisca il “senso” delle vostre parole mentre invece ne riconosce solo i suoni e quel che vi “sfugge” tragicamente, è che è molto difficile imbrogliarlo come sapete ben fare con i vostri simili, perché, anche se non ve lo farà mai capire, lui vi “sente” e capisce molto di più di quanto voi capite lui, perché le sue capacità istintuali di “captazione” infinitamente superiori alle vostre, gli fanno avvertire anche quel che gli volete nascondere …

Ma è inutile che insistiate a considerarlo come uno di famiglia, tipo figlio aggiunto, uno cioé che non si sognerebbe mai ad esempio, spinto da qualche odorino invitante, a defecare magari in un posto “no”.

Certo perché se non lo avete ben condizionato sin dall’inizio a rispettare determinate regole, sarà poi sempre lui a comandare, come quando inizia a tirare il guinzaglio, a infilarvisi in mezzo alle gambe quando camminate e a travolgere quanto incontra per le sua strada …

Fior di scienziati hanno ben documentato quel lato della sua natura che funziona in un certo modo compatibile con la nostra tranquillità solo grazie a dei condizionamenti ricevuti; perché state arricciando il naso? Vi siete forse dimenticati che anche voi subite quotidianamente il peso di certi condizionamenti sociali … e spesso solo per vigliaccheria?

E allora per quale motivo comportarsi come quasi tutti i genitori del cosiddetto Mondo Civile e civilizzato che per non “stressare” i propri piccoli, per non creargli dei blocchi psicologici (ma sarà poi vero? Come ha fatto il Genere Umano a sopravviver sino ad oggi senza tutte quelle seghe mentali?) … gli lasciano fare tutto quel che vogliono o quasi e sotto sotto anche perché sono molto preoccupati di perdere il loro affetto creandogli dei limiti, opponendogli delle Regole, dei “no”.

Infatti quando questi “piccoli” iniziano a crescere e ad annusare il significato delle parole “indipendenza” e “libertà”, diventano subito irrequieti, non si riesce più a comunicare con loro, tutto quel che esce dalla vostra bocca li stanca, vi sfuggono se cercate di aprire un dialogo, e appena possono cercano di evitarvi mentre voi continuate pietisticamente e molto coglionamente a riempirgli le tasche con quei quattro o più soldi che gli servono per farsi i fatti propri …

Un errore tipico poi è quello di illudersi che il metodo sicuro per riuscire ad insegnargli a rispettare qualche “ordine” sarà quello di dargli sempre dei piccoli premi ogni volta che obbedisce, così come la maggioranza di voi fa con i propri figli: arriva una bella pagella? Subito il premio.

Gli chiedete di far qualcosa per voi e se anche a fatica riuscite ancora ad ottenerlo, sempre un premio.

Ma la Vita di premi ne offre troppo pochi perché una persona intelligente si illuda che offrire un premio in cambio di un “Sì” offra delle reali prospettive di crescita caratteriale e psichica.

Il vostro cane infatti, come i vostri figli “non stressati”, ma che solo per voi “non sono stressati”, vi obbedirà solo per ottenere quel premio, non perché stia iniziando a capire che deve accettare di tenere certi comportamenti rispettando il suo “padrone”, i suoi ordini, le sue necessità, che nella vita esistono dei paletti, che non tutto è lecito, anzi!

Questo non toglie che la sua natura lo porti normalmente a difendere sia il territorio in cui vive sia il suo padrone a cui sicuramente si affeziona, vorrei ben vedere, per lui voi siete molto di più che il vostro Capoufficio a cui voi, se necessario … glissòn … ma questo deriva dalla sua natura di “paria”, natura che in millenni di convivenza gli ha creato questo habitus per cui la coscienza di sapere che difendendo il suo ambiente e chi lo ospita si traduce anche nella difesa di se stesso.

Certo, un cane sa anche dare la propria vita per fare questo, ma che senso, che valore ha lui della vita? Come noi? Ne siamo proprio sicuri? E’ veramente preoccupato di perdere quello che per il Genere Umano, dopo i soldi e il Potere è la cosa più importante?

Di sicuro ha molto più ricordo e rispetto dei morti, rispetto a qualsiasi suo padrone.

In ogni caso il cane, una volta che sia stato bene condizionato e che sia diventato adulto, se non gli avete consentito di ritenere che è lui il padrone di casa, della vostra vita, delle vostre decisioni e delle vostre abitudini, tipo ad esempio, a prtire dalle cose più piccole, non consentirgli di leccarvi in faccia o di saltarvi addosso per esprimere la sua gioia di vedervi, o di non lasciargli mettere le zampe sulla tavola dove state mangiando o di salire sui divani, o quel che è peggio sul vostro letto, di non scambiare gli spazi dove voi vivete con un canile … indubbiamente è e sarà un ottimo compagno di vita che però non riuscirete mai a convincere che non sta bene ficcare il muso in ogni escremento che incontra per la strada.

Dimenticarsi che un cane è una bestia, anche se di livello superiore, nessuno lo nega (ma mai all’altezza di un felino, non a torto nell’antico Egitto i gatti erano venerati come Divinità, noi ce lo siamo dimenticati, loro no) è l’errore più grande che l’uomo possa commettere.

Avere un cane per casa significa aver accettato in famiglia una nuova creatura con tutti i doveri che per voi ne derivano e mai dimenticare che rispetto a lui siamo noi gli “esseri superiori” anche se certi suoi comportamenti onesti e istintivi qualche volta ce lo pongono qualche gradino più in alto di noi stessi, falsi ed egoisti al suo confronto, invece che sinceri e prodighi come lui.

Ma un cane è sempre un animale, mai dimenticarselo, e basta con quell’amore sperticato che non offriremmo mai ad un nostro simile solo perché questo simile, avendo il dono della parola, ci può rispondere come ci meritiamo, mentre la povera bestia … se rompe … a cuccia!

Potrei continuare per parecchio, ma tanto, lo so, non serve a nulla, e … buone leccate in faccia.