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Quanto sto per scrivere attizzerà parecchio i padiglioni auricolari di chi è ad ogni costo in cerca di pruriti, anche di tipo sessuale, perché no?

Siamo tutti delle bestioline, chi più chi meno, e di solito, di più i maschietti, particolarmente ricettivi in quel senso, almeno mentalmente, anche quando il pisello serve ormai solo per far pipì (miracoli delle sinapsi cerebrali di questa sottorazza del Genere Umano e a cui, recriminando talvolta, appartengo).

E sicuramente irriterà parecchio quelli di un paio di mie amiche che non mi perdonano mai quando i miei post prendono una certa direzione, ma non è colpa mia se non vogliono accettare l’importanza del sesso anche “libero” nella vita quotidiana.

Dopo anni, vi giuro che è proprio vero, settimanalmente o quasi, continuo a praticare massaggi soprattutto miorilassanti a integerrime signore, ma anche trattamenti terapeutici veri e propri spesso camuffati da massaggi solo nella mente di chi me li richiede, tanto io so bene cosa serve dietro ad una certa immagine fornita da certe persone oltre a quanto mi vengono a raccontare, e queste persone poi mi rimangono nel tempo fedeli forse proprio perché le mie mani offrono loro in modo asettico esattamente ciò che esse richiedono a livello più o meno cosciente.

Uno dei peccati più pesanti della cultura religiosa di casa nostra è sicuramente quello di aver demonizzato il sesso.

C’è una bella signora in particolare, felice sposa ancora non giunta alla cinquantina e senza figli, che sin dalla prima volta che mi è venuta a trovare, è stata chiarissima su quello che voleva: ogni centimetro del suo corpo era a totale disposizione delle mie mani per venire trattato come avrei potuto e voluto decidere io personalmente sulla base delle mie esperienze e della mia sensibilità, con dolcezza o con energia purché riuscissi a rilassarla, potendo toccare fisicamente ogni millimetro quadrato di pelle, tranne che per quei pochissimi centimetri e quel che ci stava sotto, cioé, tanto per parlar chiaro, in zona capezzoli e in quella pubica.

Voi capite che dopo simili premesse qualsiasi terapeuta serio si sarebbe fatto venire qualche “piccolo” interrogativo su questo atteggiamento, dato che l’influsso di certe manovre tattili in corso d’opera si sarebbe comunque fatto sentire in zone immediatamente limitrofe.

Potenza del cervello sui sensi …!

In ogni caso, e posso dire ormai da anni, questo rapporto che è diventato come altri estremamente fiduciario, si mostra durevole e pare che quel che faccio funzioni a dovere, anche se mi fa proprio pensare che io delle donne non capirò mai nulla … forse proprio “per fortuna” ….

E, se me lo concedete, vi giuro che sotto alle mie mani, di donne belle, brutte e bellissime e talvolta estremamente femmine, ne sono passate molto di più della cosiddetta “media” che un maschio normotipo riesce ad avvicinare nel corso della sua vita.

Ciò che più mi crea pensieri ancor più che intimi e tutti miei, è la licenza data da questa signora di farsi “toccare” anche in zone molto intime anche se non intimissime, quelle che lei stessa dice riservate esclusivamente al suo compagno, e che in realtà non possono rimanere proprio insensibili senza che nelle “immediate vicinanze” avvenga qualche sollecitazione tattile parallela non voluta.

Eppure …

E così va avanti da anni: a fine trattamento la signora soddisfatta si ricompone, rimette a posto la biancheria intima davanti ai miei occhi senza alcuna remora falsamente perbenistica, anzi talvolta mi invita a controllare se in alcuni punti un po’ al limite mi sembra che tutto “vada bene”, poi un grazie e un arrivederci alla prossima.

Grazie al cielo mamma e papà mi hanno creato ed allevato regalandomi tutti i sistemi possibili di autocontrollo perfettamente funzionanti e proprio non mi succede mai che nemmeno in certi momenti un po’ scabrosi mi capiti di provare eccitazione, però vi assicuro che certe volte rimane io stesso rimango stupito del mio autocontrollo .

E’ mai capitato a voi maschietti di sentirvi dire da una donna per cui avreste fatto la bava: … caro, carissimo, che bello essere amici perchè fra di noi non potrà esserci mai nulla … mentre in effetti … intanto te la mettono in mano … o quasi … e non solo per modo di dire …

Ecco, una cosa del genere.

Ma in effetti, nel cervello di chi viene coinvolto in queste situazioni diciamolo, un po’ al limite, si tratta anche di un qualcosa di estremamente positivo perché in certi momenti ti rendi conto che anche se nessuna te lo vorrà mai riconoscere apertamente, tu stai dando e in modo molto pulito quel che nessun compagno amoroso sarà mai in grado di offrirle in momenti di vera e totale intimità nel rispetto di certe dinamiche fisiologiche femminili decisamente molto intime …

Quel quid che ha moltissime attinenze con quel modo di sentire che ha dentro di sé ogni donna e che mai, dico mai, lei consentirà che venga alla luce del sole, nemmeno negli attimi di maggior trasporto col proprio compagno.

Vi ricordate di quel post in cui dicevo che in quanto ad equilibri, quando vuole, la donna è la versione “x.2” del Genere Umano in cui i poveri maschi, nonostante tante pretese di superiorità, di fronte a qualsiasi femmina non possono che venire in seconda linea?

Appunto.

SOLDI, SOLDI, SOLDI

23 dicembre 2015

sat

Io penso che Belzebù NON ha fatto, come dicono i Sacri Testi, la sua prima apparizione su questa Terra quando sotto le mentite e facili spoglie di un rettile ha indotto Adamo ed Eva a mangiarsi nel Paradiso Terrestre il “Frutto proibito”, una semplice mela senza bollino di certificazione di prodotto DOP.

Molto più coerentemente con quanto la Storia mostra, la sua prima vera manifestazione di rilievo risale ancor molto prima della storia di Caino e Abele quando il solito furbetto bipede di nome Homo Sapiens, prima ancora di inventare la ruota, si è inventato che era molto meglio far credere ai suoi simili che quel che gli potevano cedere a vario titolo di quanto in proprio esclusivo posesso, poteva valere quanto quel pugnetto di conchiglie variopinte da lui proposte per effettuare lo scambio e che non gli erano certo costate il sudore dei suoi “fornitori” di cose o di opere.

Detto e fatto, visto che le operazioni di scambio in questo senso funzionavano, un bisogno compulsivo di Denaro in qualsiasi forma del suo Potere di Acquisto era sbocciato prepotentemente in chiunque, fossero conchiglie, sesso, schiavismo, carta o metallo prezioso ed aveva invaso le menti dei primi pelosi bipedi sapiens, fra i quali, alcuni, di vedute più maliziosamente ampie e con un po’ più di pelo sullo stomaco, avevano inventato le Banche, quelle organizzazioni che da sempre e con soldi altrui lucrano senza versare una goccia di sudore e spesso vendono fumo con assieme anche valori solo presunti in cambio delle “conchigliette” che i loro simili molto più laboriosi gli lasciano in custodia quando proprio non riescono a spender tutto oppure pensano di riuscire ad ampliare i propri possedimenti con operazioni che alla base sono solo speculazioni, giochi d’azzardo e tutti ben accucciati nel calduccio della propria tana senza spremere una goccia del famoso sudore.

Oggi c’è chi si affanna a dare un nome a nuovi mali come AIDS, Ebola, Terrorismo, Cancro, Fame, Ingiustizie, Violenza con Prevaricazione e così via, la lista è lunga, ma il vero cancro è proprio lui, il Denaro, per come viene interpretato, cercato, usato, procurato, anteposto ad ogni altra cosa nella convinzione che solo lui possa dare un vero senso alla Vita.

Impossibile guarire da questa malattia autoimmune solo per pochi: solo pochi eletti ne vivono liberi.

Dimenticavo… per problemi insiti nel Provider l’affascinante libretto che ho proposto col nome “Dida” sarà disponibile con un piccolo ulteriore ritardo ma sicuramente a breve, ancora un pò di pazienza … grazie.

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Ultimamente ho conosciuto un gruppo di persone che svolge un’attività decisamente particolare, non tanto ludica o solo ricreativa quanto tesa, almeno nelle intenzioni, penso, al raggiungimento di nuovi equilibri e di rilassata serenità riuscendo tramite danze antiche di tipo rituale a toccare corde assopite ma tutt’ora vive nell’animo umano sin dalla notte dei secoli, nonostante la compressione a cui siamo sottoposti dalla vita moderna.

Ho presenziato ad un paio di questi “incontri” senza però prendere parte attiva al lavoro di gruppo, cercando invece di individuare, cosa che mi interessava maggiormente, energie celate in persone sconosciute di cui praticamente non sapevo nulla e quindi fidandomi solo delle mie capacità intuitive e percettive a livello istintivo, pratica in cui sono da tempo allenato.

Una specie di caccia al tesoro che mi intriga parecchio.

Qualche “messaggio” silenzioso ed intenso l’ho colto e pensando di incontrare un terreno fertile e ricettivo, mi ero prefisso di proporre un piccolo ma impegnativo corso di auto training pilotato a vari livelli che è un ottimo calmiere di vita anche in situazioni apparentemente condizionate dalla negatività di determinati eventi.

Parlo di questo con vera cognizione di causa.

Ma con mia grande sorpresa mi sono reso conto che questo tipo di discorso interessava molto poco a queste persone anche se a giudicare dallo spirito che le lega in quella forma di attività, farebbe pensare a ben altra “apertura”.

Il motivo di tanta indifferenza lo ho comunque individuato e facendo una onesta valutazione a posteriori non posso dar torto a chi ha mostrato scetticismo perché essenzialmente rimasto deluso da inconsistenti esperienze precedenti (apparentemente per lui analoghe e di cui non ero al corrente) perché quel che gli era stato pomposamente proposto si è subito rivelato per essere solo una bella cornice vuota e di per se stessa inutile, tipo quei corsi perditempo tipo pacco dell’operaio, pacco del lavoratore, pur gestiti da persone con mezzo chilo di titoli accademici.

Un po’ come certe dimostrazioni gratuite di un prodotto importante, in cui si promette e si parla di tutto per ore e rivelando (sottovoce e casualmente) che esiste in verità un prezzo minimo solo negli ultimi 5 minuti e, tra l’altro, senza mai offrire vere sicurezze: dopodiché uno se ne torna a casa senza aver combinato nulla e dopo aver mandato al diavolo i perditempo che lo hanno coinvolto.

Si sa, non tutte le Scuole con tanto di Stemma ti insegnano come arrivare a Roma.

E a Roma, da Milano, ci si può arrivare percorrendo l’Autosole o in aereo via Tokio.

Ciò è molto in sintonia con quanto ci sta attorno e che tante volte sembra proprio il megafestival della superficialità e dell’inutile, poiché moltissime sono le cose proposte, grandi le promesse e poi ci si trova impigliati in situazioni gestite senza alcun vero approfondimento, finte operazioni culturali che finiscono per rivelarsi al redde rationem per quello che sono: aria fritta.

Per non parlare di tutti quelli che leggono un opuscolo su di un argomento poco convenzionale e giocano a fare i Maestri d’occasione senza possedere la dovuta preparazione sempre più indispensabile proprio quando apparentemente le cose parrebbero estremamente semplici ma proprio non lo sono, come ad esempio praticare vera Pranoterapia e non accarezzare l’aria.

Quel percorso e quell’approfondimento che io invece proponevo in termini chiari e molto seri, consiste nella riscoperta di alcune capacità dimenticate della nostra mente e del nostro corpo fatti funzionare in estrema sintonia, capacità talvolta insospettabili ma sempre presenti anche nell’essere più semplice e apparentemente indifeso e che costituiscono la vera armatura in grado di proteggerci sempre.

E’ forse questo il motivo di tanto rifiuto, perché si tratta di un percorso che poi in realtà spaventerebbe proprio le medesime persone che senza avere approfondito quel che in realtà gli veniva proposto, dicevano di aspettarsi “di più”, ma che poi, obbligate ad aprire gli occhi davanti ad un qualcosa a suo modo impegnativo, si sono rese conto che è proprio quel “di più” che invece esiste ed è ben presente e che gli crea dei blocchi facendole orientare preferenzialmente verso altre scelte.

Scelte o non scelte che prudentemente, anche se si presentano solo formalmente come impegnative e coinvolgenti, in realtà non vanno a toccare nel profondo quel lato autoiperprotetto del loro “io” sempre colmo di insicurezze, di rigidità, di quei piccoli (o grandi) buchi neri che vengono accuratamente ficcati sotto al tappeto come la scomoda polvere che non si ha voglia di buttare in pattumiera, e questo per una purtroppo ricorrente forma di autodifesa tanto istintiva quanto cieca e sorda e quindi poco efficiente quando addirittura non negativa ad ogni effetto.

Evidentemente c’é chi si accontenta, peccato, un’occasione in meno per ACCRESCERE i propri equilibri, le proprie difese, la propria auto gestibilità psicofisica nel modo più cosciente ed efficace.

    Da un paio di giorni a questa parte ero diventato irascibile, proprio io che ormai da anni mi “sono messo tranquillo” al punto di non reagire quasi mai più nemmeno quando qualche furbetto incosciente (perché non sa cosa gli può capitare) ce la mette tutta per provocarmi, e meno tu reagisci più l’altro s’attizza.

   Avevo pensato che potesse trattarsi di un accumulo di tutte quelle notizie negative che stanno sommergendo l’Europa intera, e anche più in là, ma ormai purtroppo ci hanno insegnato a fare il callo anche a questo e vedo che non solo io sopporto senza somatizzare troppo e in relativo silenzio la situazione cercando più che altro di tirare avanti in maniera dignitosa anche se in quanto a esempi di dignità non è che siamo sempre circondati da bravi compagni di viaggio o sventura, che dir si voglia.

   Poi è accaduto l’atroce episodio dell’attentato davanti alla Scuola, i particolari li conoscete e ve li risparmio.

   Visto che ho l’età e la memoria, sono subito corso col pensiero a Piazza Fontana a Milano, a Bologna alla Stazione Ferroviaria, a Brescia a Piazza della Loggia, ma senza cadere nel fragile tranello della “Strage di Stato”.

   Non sono bei ricordi anche perché a distanza di tanto tempo persino sui veri responsabili si sa ben poco.

   Di fatto ANCHE questa volta l’evento è accaduto in un momento particolarmente difficile per l’Italia, e anche se tanti altri gravissimi fatti di sangue sono avvenuti ma in maniera più mirata, Moro, Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino …. i più eclatanti … quello di ieri rattrista in modo particolare perché è stata colpita gente veramente innocente e, quel che è più grave, nel fiore degli anni.

   E non voglio commentare nemmeno questo fatto, l’ho solo ricordato riferendomi a quel senso di enorme disagio che in un sensitivo come me certi avvenimenti creano sempre in anticipo una situazione di vero preallarme.

   Invece non si trattava di nulla di tutto ciò.

   Mentre la pendola di Sala suonava le quattro di questa mattina, mi sono bruscamente svegliato col petto attanagliato da un’angoscia incredibile qualche minuto prima delle scosse di terremoto che non ho mai, per fortuna mia, sentito prima così forti, mentre vetri, suppellettili, la scala che porta al primo piano, e ogni altra cosa, tutto in casa tremava e tintinnava impazzito mentre il letto sembrava diventato l’automobilina di un autoscontro e i lampadari oscillavano paurosamente.

   La mia casa in cemento armato è stata costruita in una zona sino a cent’anni fa paludosa e praticamente, pochi metri sotto terra si incontra l’acqua della falda, ragion per cui qualsiasi vibrazione proveniente dal suolo viene enormemente attutita e ammortizzata.

   Questa notte però è stato veramente differente.

   Ancora adesso mentre sto scrivendo, avverto la tensione, che non si è ancora placata, del mio diaframma e il senso di disagio permane.

   Forse perché nel mio DNA è stato trasmesso il terrore del famoso terremoto di Messina di un secolo fa, terrore che devono aver provato i miei familiari da parte di Papà, rimasti coinvolti con la totale perdita della casa in cui, fuori dalla sede abituale, abitavano temporaneamente per ragioni professionali del Nonno.

   Erano rimasti sepolti sotto alle macerie per ore e mia Nonna paterna era rimasta gravemente ferita.

   Eppure, la cosa stupisce anche me, questa notte non ho provato minimamente paura, anche se mi trovavo fortuitamente solo in casa, e quando si è soli, si sa, in casi gravi, si reagisce sempre molto peggio di quando si ha vicino un’altra persona con cui condividere il presente o anche solo da aiutare perché più debole.

   Così, questa notte ho scoperto di esser diventato fatalista, non rassegnato, questo mai, prima devo tirar le cuoia.

   Il problema però rimane sempre lo stesso: nel nostro cervello stazionano da sempre in sonno moltissime informazioni di cui magari non abbiamo né ricordo né conoscenza diretta e certi nostri neuroni cerebrali talvolta sono enigmaticamente silenti …. sino a quando e tutto per conto loro si danno la sveglia.

   Informazioni finite lì anche per un discorso di catena alimentare … purtroppo, non stupitevi, è così, noi stiamo riciclando da millenni materia organica appartenuta ad altri esseri viventi, riciclata, modificata chimicamente e fisicamente, ma sino a che punto a livello molecolare o atomico dove la materia quasi non esiste e tutto o quasi è Energia?

   Quello è il culo dell’iceberg del nostro IO sino a quel momento sommerso, certi moti della nostra psiche non derivano da una questione di carenza di coraggio, di equilibrio, di forza e quando per un motivo qualsiasi torna alla luce del sole quella parte sommersa, quello, se “facciamo ballare l’occhio” è il momento in cui possiamo renderci conto di non esser fatti solo di pelle, ossa, ciccia, ansie e conti in Banca.

   Io direi di farci sopra un pensierino e di non commettere l’errore di vedersi solo il dito quando si indica la Luna, che è lontana e in alto, molto più in alto di noi ma che, anche se con quel dito non la possiamo toccare, esiste.

  

  

   Dato che parlare correttamente di certi argomenti non è così elementare e sequenziale come sputare doverosamente in faccia a qualche responsabile di Governo che meriterebbe di pulire i cessi per qualche anno, non per rappresaglia, ma solo per fargli capire che puzza emana dalla m… che anche lui produce (e che ben si impegna a pubblicizzarla, la sua, descrivendola come essenza di gelsomino) e che però non lo ha mai sfiorato neanche minimamente almeno con i suoi effluvi perché certi individui nascono col filtro già incorporato, probabilmente ci sarà qualche piccolo ritardo nel corso delle mie quotidiane pubblicazioni sul Blog perché vorrei descrivere abbastanza a fondo e senza dire troppe fesserie su di uno di quegli argomenti che passano per essere di terza serie mentre invece riguardano attualmente molto da vicino gli equilibri psicosomatici di molte persone, comprese quelle “di livello sociale superiore” oberate magari anche da sovraccarichi istituzionali.

   L’argomento?

   Incredibile, direte, i MASSAGGI in genere, quel tipo di contatto fisico tra due persone che dalla notte dei secoli viene considerato come il primo e più semplice mezzo di trasmissione di energie positive e stabilizzatrici tra due corpi viventi e sensibili e che come fine ultimo hanno la rigenerazione di vari tessuti organici. 

   Infatti l’industria del massaggio non conosce pause.

   Prima o poi chiunque ha avuto la possibilità di farsi praticare dei massaggi, professionali o non, Shiatsu, Ayurvedici, Psicosomatici, ne tralascio moltissimi, poi i semplici massaggi rilassanti oppure quelli finalizzati ad ammorbidire terapeuticamente tensioni muscolari locali, anche post-traumatiche…. senza escludere codinamente quelli erotici o anche quelli, che proprio massaggi  degni di una qualifica professionale non sono, della povera e sfruttata compagna amorosa e disponibile che facciamo impietosire coi nostri mali di schiena, o quelli che le pratichiamo noi stessi mentre ci stiamo decidendo se procedere o meno a qualche attività ravvicinata più interessante e intimamente coinvolgente …

   Qualsiasi corpo massaggiato, dal momento che viene “toccato” e manipolato dalle mani di un altro essere umano, assorbe le emissioni provenienti dall’altro corpo che entra in contatto fisico con lui, emissioni naturali, automatiche, di bioenergia, nelle sue varie manifestazioni e quantità, tutte strettamente legate alle caratteristiche fisiologiche personali del “massaggiatore” nonché alle sue condizioni psicofisiche che in quel momento stanno gestendo in modo quasi sempre inavvertibile la trasmissione del risultato dei processi elettrochimici che il suo corpo (feromoni compresi) sta producendo naturalmente.

   Per questa serie di motivi il “massaggiato” reagirà non solo alla citata emissione di microenergie (misurabili scientificamente con strumenti appropriati, quindi NON FANTASIE della New Age) ma anche alle emissioni chimiche sempre presenti sulla nostra superficie epidermica, soprattutto su quelle delle mani del massaggiatore (e qui si dovrebbe aprire una Bibbia sul Sistema Endocrino e sulle nostre Attività Ormonali) anche se apparentemente non stanno trasudando nulla in modo evidente.

   Il tutto si autogestisce nel range di una dimensione strettamente legata e condizionata dalle condizioni di disponibilità a venir manipolato in quel momento da parte del corpo ricevente il massaggio oltre che da quanto gli proviene comunque da chi lo sta trattando.

   E che si tenga ben presente che entrambi i corpi ricevono un “quid”, ed entrambi i corpi cedono un “quid”, di estremamente individuale, personale, anche se in percentuali ed intensità sempre molto differenziate.

   Esiste poi un risvolto della faccenda che di solito tutti fanno finta di ignorare.

   Se si desidera andare a fondo di questi meccanismi facendo veramente chiarezza e cercare pazientemente di comprendere in senso globale perché i massaggi producono sempre effetti positivi non solo per il corpo ma anche per l’animo del “massaggiato” bisogna tenere in considerazione anche un aspetto della faccenda che non vedrete mai trattato da nessun Solone competente in materia e che molto ha a che fare col funzionamento della nostra mente e della tradizione culturale da cui proveniamo, talvolta in netta conta posizione con quelle che potrebbero essere le nostre oneste predisposizioni naturali e istintive.

   Cominciamo a considerare quindi il meccanismo psicosomatico che si attiva nella persona che si appresta farsi praticare dei massaggi, tralasciando per il momento quelli del tipo strettamente terapeutico, praticati per lenire gli effetti delle contratture muscolari, delle distorsioni e delle contusioni, anche se ogni tipo di massaggio crea meccanicamente delle reazioni positive sulle superfici trattate, reazioni che aiutano a ridurre inizialmente e poi a far scomparire del tutto tutte le contratture muscolari che ci affliggono a prescindere dalle cause che le hanno generate, soprattutto quelle psicosomatiche.

   O anche quel che avviene in conseguenza ad un qualsiasi contatto fisico, oltre a quelli tradizionali della “stretta di mano” a cui siamo abituati ed a cui raramente diamo il giusto peso non tanto come gesto quanto, appunto, come contatto fisico.

   Mentre nella norma chiunque vive la propria giornata prevalentemente in posizione di “difesa”, di rifiuto istintivo di qualsiasi casuale contatto di questo tipo, di scarsa disponibilità a far superare da qualsiasi estraneo la cosiddetta “distanza sociale” (70 cm.) a meno che non si trovi forzatamente pressato nella calca in Metropolitana o in altre situazioni molto affollate dove tra l’altro si trova sempre l’incivile che allunga irrispettosamente la manina (ma non sto parlando di questa sottorazza umana) quando una persona dicevo, soprattutto se di sesso femminile, decide consapevolmente di aver “bisogno” di massaggi, nella sua mente ed anche nel suo corpo si apre una lunga serie di finestre e porte di sicurezza tutte site in quel tunnel sotterraneo che porta inevitabilmente alla sua sessualità e che vengono prudentemente tenute spesso sbarrate a causa di condizionamenti morali, religiosi e di altri motivi molto più personali e strettamente legati al carattere della persona, a come lei si pone abitualmente nei confronti degli altri, e a mille altri fattori strettissimamente intimi ed accuratamente, direi gelosamente, celati.

   Dicono si tratti di una forma di autodifesa.

   Potrebbe anche essere, ma certo non sempre e non in misura talvolta così “tesa”.

   Lo vedo più in parallelo psicologico a quel famoso comportamento definito col detto: “Excusatio non petita, accusatio manifesta”.

   Non a caso la grossa percentuale della donne che si fanno massaggiare, scelgono altre donne per questa funzione, convinte così di non uscire dai confini della propria moralità che verrebbe forse incrinata da contatti anche estremamente parziali con il corpo maschile di uno sconosciuto o comunque di un estraneo.

   E questo anche in vista del fatto che farsi massaggiare è comunque piacevole e una certa morale tradizionale millenaria, mai scritta su nessun libro ma solo nel cervello femminile, farebbe sicuramente sentire in colpa, come se si trovasse in una situazione di trasgressione, la titolare del corpo massaggiato.

   Ma attenzione, non fraintendiamo.

   Non sto dicendo che chi vuole farsi massaggiare anche da un bel e bravo giovane è in cerca di soddisfazione a pruriti molto simili a quelli sessuali oppure che ne può essere facile preda, oppure che, anche se non ne è in cerca, può supporre che i suoi sensi prima o poi si sveglieranno automaticamente da soli.

   Crucifige, crucifige ….

   Assolutamente no, lasciamo semmai certe considerazioni a chi di mestiere fa lo psicologo.

   Sto solo introducendo il concetto che a questo punto, quando si decide a farsi massaggiare, questa persona decide coscientemente di sospendere momentaneamente l’attivazione di tutti quei meccanismi psicologici che nella sua norma Etica, Morale, Sociale etc., la portano a non consentire a nessuno di toccarla fisicamente da vicino su nessuna parte del suo corpo, a meno che non si tratti di un’altra persona a cui si affida con fiducia come se si trattasse del suo medico personale.

   Per far questo, quindi, cosa di meglio se non affidarsi alle mani di una persona appartenente al proprio sesso che certe mire proprio non le dovrebbe avere?

   Fantasie, fantasie volute, fantasie veramente immaginate solo per raccontarsi mezza bugia.

   Qualsiasi paio di mani che ad esempio sfiorano dei bei seni NON può rimanere insensibile, siano mani di maschio che di femmina, siamo onesti e senza arrivare ad ipotizzare storie di omosessualità.

   Questo è il primo stadio.

   Passiamo ora al secondo, quello in cui, dopo i preliminari di rito, inizia il massaggio vero e proprio.

   Secondo la mia esperienza pluriennale colui o colei che vengono a farsi massaggiare, per prima cosa chiudono gli occhi, cercando non tanto, inizialmente, di mostrare che la loro mente è volta ad altri pensieri, ma innalzano, o meglio, credono di innalzare con questo comportamento, un finta barriera difensiva che vuole mascherare solitamente un minimo di vergogna o di imbarazzo nei confronti di chi, tutto sommato estraneo alla propria vita intima, scruterà il loro corpo “passeggiandoci” sopra in lungo e in largo con le mani come fosse cosa sua.

   Al contempo, di solito, la persona in questione, nuda come un verme ma col corpo inizialmente ben celato sotto ad un lenzuolo discreto, si preoccupa di tirare gli angoli del suddetto per coprire al massimo le proprie nudità, riservate di norma solo allo specchio ed ai più intimi, incurante del fatto che nel giro di pochi minuti quel lenzuolo verrà rimosso per questioni puramente meccaniche e tecnico-professionali.

   Ma non importa, ciò che conta è il gesto, il nostro pudore è salvo.

   Di solito, nel giro di poco la persona riesce poi a ritrovare una padronanza più adulta di se stessa ed inizia a rilassarsi come da copione.

   Terzo stadio.

   La persona è totalmente rilassata, smette di pensare al massaggiatore come ad una persona con nome e cognome e come proprietaria di un corpo fisico con una sensibilità sua ed intima, e inizia a considerarlo solo come un paio di mani, abili, meno abili, non importa, ciò che conta è solo l’effetto distensivo che esse procurano..

   Molto meglio se queste sono veramente capaci di posarsi sulle zone maggiormente sensibili lavorandole come si deve.

   E qui inizia il vero coinvolgimento non tanto del corpo massaggiato quanto della mente che, da lui ospitata, lo pilota e che si trova davanti alla linea infinitesimale di confine tra benessere e piacere, piacere che, non è escluso, assume anche dimensioni molto più intime e vissute quasi in stato non tanto di abbandono psicologico, quanto di aspettativa di riuscire a tradurre le sensazioni benefiche ricevute in sensazioni piacevoli ad ogni livello, al limite prossime anche a quello sessuale.

   Nessuno scandalo, chi si scandalizza dovrebbe fare qualche giro in lavatrice.

   Punto.

   Come vedete sono stato estremamente diplomatico nell’esprimermi.

   Di fatto, qualsiasi persona psicologicamente libera, adulta e in buono stato di salute, da un massaggio eseguito al massimo delle capacità dell’operatore, non può che trarre positività, alla faccia di quel che possono pontificare tanti bacchettoni che poi, in fin dei conti ricordano molto la storiella della volpe e dell’uva.

   Se poi riesce anche a godere corporalmente in senso più intimo durante l’operazione … meglio per chi è così sensibile, e, comunque, affari suoi.

   Come operatore spesso impegnato non solo con corpi giovani ed attraenti ma anche con qualcuno decisamente “stagionato” e ancora titolare del desiderio che gli venga riconosciuta qualche pretesa estetica mai sopita, spero di aver reso bene il concetto, e confesso che prima di iniziare ogni trattamento mi auguro sempre in cuor mio che la persona che dovrò massaggiare si ricordi sempre che io come persona non esisto ma che esistono solo le mie mani che lavoreranno come, dove, quanto e quando sarà necessario.

   La nostra vita è appesa ad un filo, robusto invero, se leggete il post di ieri, non dovreste aver dubbi in merito.

   Di fatto, quando non è ancora il nostro momento, manco le cannonate ci possono scalfire.

   Ed è proprio per questo motivo che io non cesso mai di invitare chiunque a gestire la propria esistenza, anche nei momenti più critici, senza farsi deviare da inutili apprensioni, senza mai voler accelerare troppo gli eventi, senza soprattutto pretendere dai nostri simili, o presunti tali, ciò che non saranno mai in grado di darci o che non ci “vorranno” mai dare per un qualsiasi motivo tutto loro.

   E’ una questione di equilibri che finiscono per diventare anche equilibri psicosomatici proprio perché il nostro futuro è solo quello che noi ci costruiamo combattendo con il corpo e con la mente.

   D’accordo, c’è il caso, ci sono la Fortuna e la Sfortuna, quelle che manco con un martello pneumatico puoi schiodare dal loro percorso, ma la nostra vita è solo nostra, noi soli siamo i veri artefici della nostra storia.

   E della nostra Salute fisica, non dimenticatelo mai, quindi delle nostre forze più immediate e coinvolgibili.

   Meglio cadere in un burrone da sani che da malati, non si può mai sapere cosa ci può succedere, chi ci può venire in aiuto all’ultimissimo momento, ricordate i vecchi film di una volta, soprattutto quelli con Indiani e Cow-boys ?

   Quando tutto sembrava perduto, ecco il suono del trombettiere che annunciava che stavano “arrivando i nostri”.

   Poveri Indiani …

   Un’altra cosa da tenere sempre ben presente è la capacità di attendere con calma lo svolgimento degli eventi, soprattutto quelli che non saremo mai in grado di modificare magari perché una mandria di rinoceronti in corsa ci sta puntando addosso.

   E mentre le bestie stanno arrivando, si valuta la situazione col dovuto distacco e si prendono decisioni, compresa quella di scavare velocemente una buca ed infilarsi sottoterra.

   La Vita è di chi la vive, non di chi la subisce.

   Adesso sono proprio curioso di vedere cosa capiterà a tanti Padreterni davanti alle decisioni del nuovo Direttivo nazionale che ci troviamo incastrato in gola come la grossa spina di un pesce antipatico.

   Sarà sicuramente il festival dei furbi, dei meno furbi e dei poveri pistola come me a cui toccherà il famoso “Obbedisco”.

   Ma siamo sempre lì, un conto è subire il Fato da disperati con l’acido cloridrico affiorante dalle budella e che stai per vomitare, un altro sapere e soprattutto volere attendere ben piantato sulle tue gambe ed a braccia incrociate ciò che ti aspetta.

   In ogni caso, mai disperare perché mai tutto è perduto.

   Ecco che salta subito fuori chi mi dice di non essere in grado di comportarsi così, perché gli mancano le forze necessarie, anche se la spinta morale potrebbe fare la sua parte.

   Ed allora cosa vi dico?

   Buttate nel cesso le Bibbie tipo Scientology, congedate Santoni, Maghi e Maghesse e fate un sano passo indietro dando maggior credito e fiducia a chi non vi vuole sfruttare, sa che non siete dei deboli ma solo delle persone che vanno sostenute ed aiutate seriamente sul piano della Salute, perché Salute è anche equilibrio, quell’equilibrio che poi ci consente di combattere ad armi pari non solo contro a dei mulini a vento.

   Le crociere di un settimana nei mondi incantati del business turistico non potranno mai restituirvi quegli equilibri che pensate di aver perso.

   Di buono, almeno, c’è che, anche se fate fatica a riconoscerlo, ve ne rendete conto … di ciò che avete perso.

  

   Ci sono tre episodi tre della mia vita, sempre ben presenti nella mia mente, cose che mi hanno segnato profondamente, ma non in bene o in male, come si suole dire di tanti fatti che capitano quotidianamente a chiunque.

   Sarà forse merito di come mi ha tirato su mio Padre che mi ha insegnato che non bisognaa temere la Morte perché è un fatto naturale?

   Sono, come dire, delle presenze per me “impassibili” che al limite mi fanno porre dei “PERCHE’ ” proprio a causa della loro inspiegabilità.

   Ma non mi scostano più di tanto, anche se …

   Non ne ho mai parlato con nessuno, tranne un paio di eccezioni, molto motivate, anche perché mi rendo conto che si tratta di cose che possono far sorridere, soprattutto se non ci si è mai trovati coinvolti personalmente in certe situazioni e molta gente, che perciò perde credibilità, ha una fantasia molto poco affidabile che cavalca senza limiti raccontando ed inventandosi di tutto e di più.

   Contenti loro …

   Io penso che ad ognuno è capitato di diventar parte coinvolta di un “segreto” e di essere arrivato al punto di volerne parlare con qualcun altro, non perché questo “segreto” fosse un fardello così pesante per lui, quanto perché questo comportamento fa parte della natura dell’uomo che non è stato programmato per vivere da solo.

   Non sto parlando di quei famosi tradimenti “di letto” o di altri più pesanti eticamente che chiunque si guarda bene dall’esternare, pena la sua “faccia” e pure qualcosa in più, ma anche questi prima o poi vengono fatti trapelare, soprattutto quando il tempo è trascorso e gli spigoli si sono smussati da soli.

   Di fatto ogni essere umano sente la necessità di esternare, di confidarsi con qualcuno, e non è nemmeno detto che questo qualcuno debba essere una persona di provata fiducia, può essere benissimo anche il primo che passa per la strada, la cosa veramente importante è il sentore di potersi e doversi scaricare di un qualcosa che preme “dentro”.

   Scaricare, brutta parola.

   Io oggi non mi voglio scaricare di nulla, mi gira di parlarne, tutto qui.

   Anni ’50.

   Milano centro.

   Come premio di un bel voto a Scuola, mi avevano dato qualche soldino per andare a comperarmi del “compensato” di legno da intagliare col seghetto del traforo, gioco di cui ero appassionato.

   Ore quattordici del pomeriggio, un sole già caldo nonostante si fosse solo agli inizi dell’Estate.

   Come tutti i bimbi di questo Mondo, stavo correndo impaziente a rotta di collo verso il negozio dove avrei potuto acquistare l’oggetto del desiderio.

   Ancora qualche decina di metri, poi sarei arrivato.

   Mancava solo di attraversare un strada stretta, proprio vicino alla mia Scuola tra l’altro, e diligentemente avevo iniziato a farlo sul passaggio pedonale dipinto per terra.

   Mi ero anche guardato a sinistra e a destra, non stava arrivando nessuno, anche se alla mia destra, ad una ventina di metri, iniziava una curva a gomito che non consentiva la visibilità totale.

   Ero già quasi arrivato dall’altra parte della strada quando un’auto, sbucata troppo velocemente dalla curva mi è arrivata addosso senza possibilità di frenata utile ad evitarmi.

   Uno schianto ed il mio povero corpo di undicenne mingherlino stava volando per aria mentre l’auto pirata fuggiva e io, prima di perdere i sensi, sempre “in volo” guardavo al polso l’orologio che mi era stato donato per la Cresima e mi chiedevo nei fumi della perdita di conoscenza perché mai stessi volando alle due del pomeriggio.

   Poi il buio totale, non so quanto tempo trascorse, quando, all’improvviso, come in un’assolvenza di immagini di un software di montaggio video, tornai a vedere chiaramente tutto quello che si svolgeva attorno a me.

   Due donne che urlavano con le mani nei capelli, degli uomini chini su di me, una persona che usciva dal negozio di legnami con una grossa lastra di compensato per infilarmela sotto alla schiena (ancora non esistevano le barelle “svedesi”) e potermi spostare … senza perder pezzi … gente che iniziava ad accorre mentre in lontananza si sentiva debole il suono di una sirena che si stava avvicinando.

   Il fatto è che io stavo osservando la scena, che poi a distanza di tempo mi è stata confermata totalmente, la stavo osservando mentre galleggiavo per aria un cinque o sei metri sopra le teste di tutti, e mi vedevo distintamente sdraiato per terra in un lago di sangue.

   Ad un certo momento, l’uomo con la lastra di compensato mi la avvicinò ad un fianco iniziando ad infilarmela sotto alla mia povera schiena massacrata, e non solo lei.

   A quel punto aprii gli occhi pieni di lacrime e guardandolo ben fisso, gli dissi: … fai piano, fai piano ho tanto male …

   Dopodichè svenni nuovamente e mi svegliai un paio abbondante di giorni dopo veramente spaventato perché osservavo le espressioni di quelli che stavano attorno al mio letto e i loro occhi non promettevano nulla di buono.

   Mesi di immobilità, mesi di riabilitazione, tanto, tanto male, ma non mi ricordo di aver visto nessun tunnel, nessuna luce, mentre la mia anima stava passeggiando non proprio coi piedi appoggiati per terra.

   Eppure di tempo per pensarci su ne ho avuto tanto.

   Anni ‘70.

   A cavallo della mia potente 750Four HONDA color bronzo, stavo dirigendomi verso gli Uffici della 3MItalia, in quel di Milano San Felice, dove dovevo consegnare un lavoro fotografico all’Ufficio Pubblicità.

   Ora 14 del pomeriggio, un freddo della Madonna, era Inverno avanzato, venendo dal Viale Forlanini, arrivo ad uno dei vecchi svincoli prima del famoso Ponte sulla Rivoltana, quello che a destra porta all’Idroscalo, e diligentemente mi fermo ad uno Stop prima di riprendere la corsa.

   Traffico zero, io, sin troppo prudente, mentre appoggio il piede a terra fermando per un istante la moto allo Stop, sopraggiunge alle mie spalle la motrice di un Tir che nemmeno frena, mi travolge e procede la sua corsa fuggendo mentre la mia moto va a sbattere contro una Fiat guidata da una impiegata dell’INPS che stava portando a casa la vecchia madre: tutte e due all’Ospedale con fratture varie.

   L‘autovettura, fuori strada in un fosso, con la mia moto incastrata nella parte posteriore.

   Io che parto in volo ed atterro parecchi metri più in là, esattamente in mezzo all’unica isoletta di verde che allora esisteva in quel punto.

   Mentre sto volando, lo giuro sui miei figli, porto il polso vicino al volto, guardo l’orologio e mi chiedo: … ma perché sto volando alle due del pomeriggio?…

   Poi il buio del coma.

   Ma da lì a poco, forse poco, i miei occhi si riaprono sullo scenario, un macello di gente attorno, auto ferme da tutte le parti, il gestore del ristorante che si trova tutt’ora dall’altra parte della Rivoltana che bercia insultando il camionista che dopo avermi investito è fuggito, gente che si informa su cosa è successo, commenti, brusio, voci, ma lontane, ed ancora mi accorgo che sto volando sulla testa di tutti mentre osservo anche il mio corpo infagottato nell’Eskimo blu ed adagiato sull’erba in una strana posizione come se dentro agli arti non avessi più ossa.

   Sinché non arriva uno con aria sicura, si inginocchia di fianco al mio capo e, iniziando a slacciarmi il casco, il mio vecchio santo casco integrale bianco che conservo ancora, un po’ a pezzi, ma è sempre su in soffitta, si accinge a sfilarmelo.

   Io a quel punto apro gli occhi e dopo un attimo di disorientamento perché ora vedo tutto da terra e non più dall’alto, gli grido senza troppi complimenti: … cosa stai facendo, coglione ?… e subito ricado nel coma.

   Mi sveglierò più tardi, nell’Astanteria del Policlinico, sempre col casco in testa, intanto che il Neurochirurgo deve venire a visitarmi, e l’infermiera di servizio, che si è accorta che ho ripreso i sensi perché sto iniziando a muovere con estrema cautela le dita delle mani, le ginocchia etc., ridendo mi dice di star buono perché sono, che culo, parole sue, ancora tutto intero.

   Anche stavolta non ho visto tunnel, non ho visto luci bianche, in ogni caso è comprovato che ero andato in coma anche questa volta.

   Anno 2009, strada Paullese, ex Statale 415, un camion mi ha schiacciato contro al divisorio di cemento in mezzo alla carreggiata mentre sto procedendo sotto la pioggia a cavallo della mia BMW GS1150 nera … stesse manfrine, non so quante ambulanze sono intervenute … però di questa storia non vi dico altro.

   Adesso vi lascio perché vado a farmi un  Katà in giardino, prima che diventi troppo freddo il terreno e, lo sapete, i Katà si fanno rigorosamente a piedi nudi, e alla mia età è meglio non esagerare.